BOLLETTINO n. 74

1.ESPERIENZE: Documento Terra Bene Comune – Un’agricoltura su piccola scala

2.NOTIZIE DAL FORUM SIP:

3.NOTIZIE SU SUOLO E ISTITUZIONI EUROPEE: Cosa è la Tassonomia?

4.NON SIAMO SOLI!

Documento Terra Bene Comune – Un’agricoltura su piccola scala

La sigla GAS sta per Gruppo di acquisto solidale e si tratta di collettivi di persone che si associano per acquistare prodotti, in genere agricoli, partendo da principi di equità solidarietà sostenibilità dei prodotti. Presentiamo qui l’iniziativa presa da una serie di GAS delle Marche che hanno deciso di rivolgersi alla loro Regione per chiedere formalmente l’approvazione di una legge per riconoscere e tutelare la Piccola Agricoltura Contadina.

Lasciamo la parola alla loro petizione.

Consapevoli che

– l’agricoltura, settore primario e sostanziale per la vita di tutti, non può essere considerata come mera produzione di “merci” perché l’atto del nutrirsi bene è la base della nostra salute,

– la terra è un “bene comune” da custodire e preservare per la sopravvivenza delle generazioni future,

Noi, con forza, vogliamo,

– prenderci cura del nostro ambiente, sostenendo un’agricoltura su piccola scala, un’agricoltura “residente”, resiliente e che presidi e salvaguardi il nostro territorio;

– un’agricoltura che “risparmi” e tuteli le riserve idriche e naturali;

– un’agricoltura diversificata che mantenga la biodiversità e preservi la bellezza del paesaggio;

– un’agricoltura consapevole dei cambiamenti climatici in atto, in grado di sviluppare misure di mitigazione e di adattamento; Continua a leggere “Documento Terra Bene Comune – Un’agricoltura su piccola scala”

Lettera ai membri delle Commissioni ENVI e AGRI del Parlamento europeo

Il Forum SIP continua a sollecitare l’attenzione del Parlamento europeo sull’importanza del suolo. Una lettera è stata inviata ai membri delle sue Commissioni ambiente (ENVI) e agricoltura (AGRI), in totale oltre 200 persone. Il testo originale è stato inviato in FR / DE / EN. Riportiamo qui la traduzione in italiano:

Dallo scorso dicembre 2019 la pubblicazione del Green Deal for Europe ha innescato un meccanismo di rilancio politico dell’intera problematica ambientale europea.

Nonostante le restrizioni dovute alla pandemia, la DG Ambiente – che segue il ritmo di scadenze previste dalla roadmap del Green Deal – ha già prodotto una serie di Comunicazioni ufficiali sulle tematiche ambientali.

 In questo nuovo contesto il suolo ha acquisito visibilità ed è chiaramente menzionato nella comunicazione sulla biodiversità con l’impegno di una nuova Proposta di Direttiva da produrre entro il 2021.

Ricordiamo che il suolo, elemento portante dell’ecosistema e fonte di vita, non è ancora tutelato da una specifica direttiva europea, pur essendo sempre più a rischio di degrado e di perdita. I rapporti ufficiali dell’Agenzia Europea dell’Ambiente riferiscono i dati più che catastrofici sulla perdita di suolo nelle sue varie forme.

Diventa così essenziale sviluppare un contesto comportamentale basato sull’importanza della protezione, del restauro e della conservazione del suolo contro la mentalità corrente dell’abuso che ancora troppo lo sottovaluta. Mantenere la qualità e la funzionalità del suolo si rivela fondamentale per concretizzare tutti gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite e per assicurare un avvenire dignitoso alle future generazioni. 

 Ora è il momento per le istituzioni comunitarie di riflettere, ripensare e rivisitare quanto va fatto per il suolo al fine di ottenere un piano scientificamente credibile che permetta la sua gestione sostenibile nonché un’agricoltura all’avanguardia e attenta alle questioni climatiche globali. Questo piano dovrà diventare il perno della futura proposta di direttiva sul suolo e dovrà poggiare su un preciso assioma: in ogni documento in preparazione non può mancare l’obbligo immediato di arresto di spreco di suolo. Tale indirizzo non comporta affatto il fermo del comparto dell’edilizia. Al contrario è l’unica prospettiva capace di coniugare la salvaguardia di aree di suolo con la vastissima attività settoriale indispensabile a recuperare, migliorare energeticamente, mettere in sicurezza l’immenso patrimonio edilizio obsoleto esistente, a proseguire con le opere di ammodernamento e ristrutturazione di edifici e abitazioni in città e borghi rurali così da favorire l’adeguamento tecnologico.

Però proteggere il suolo dall’uso incontrollato e dalle contaminazioni (estrazioni petrolifere, discariche abusive, mala-gestione dei rifiuti, …) e quindi dall’attuale trend negativo, sarà possibile solo con una comune assunzione di responsabilità basata sulla salute, qualità e disponibilità del suolo per una reale sicurezza alimentare; sull’accesso alla terra e la ricostituzione di una cultura agricola e dei suoli; su una riconsiderazione profonda dell’urbanizzazione e la crescita / riduzione delle città; su un ripensamento complessivo della mobilità e della relativa necessità infrastrutturale.

È pertanto essenziale che la nuova proposta di direttiva sul suolo scaturisca dal coinvolgimento, oltre che dei ricercatori e del mondo accademico, anche degli altri attori che si occupano di suolo: agricoltori, sindacati, costruttori, architetti e ingegneri, rappresentanti della società civile, esponenti del mondo produttivo, amministratori, paesaggisti, professionisti e naturalmente le istituzioni comunitarie.

 Come Forum Salviamo il Paesaggio abbiamo già sollecitato l’attenzione delle istituzioni comunitarie sull’importanza di salvaguardare il suolo per le presenti e future generazioni.

Ci rivolgiamo ora a lei in quanto membro o sostituto della Commissione ENVI / AGRI affinché possa agire direttamente per la creazione di un contesto legale europeo coerente con quanto fin qui illustrato.”

Pro Natura Cuneo

Pro Natura Cuneo, fondata il 9 gennaio 1965, fu la prima associazione ambientalista della provincia di Cuneo, nata per volere di alcune eminenti personalità del tempo, nonchè di enti, come la Provincia e il Comune di Cuneo, la Camera di Commercio, la Cassa di Risparmio, la Forestale locale, il Provveditorato agli Studi e l’Ente del turismo provinciale.

E’ significativo che degli enti pubblici, di fronte agli scempi che cominciavano a colpire il territorio, abbiano sentito la necessità di unire attorno a loro alcuni elementi di spicco dell’intellighenzia cuneese di quegli anni per creare un’associazione autonoma finalizzata alla tutela della natura. Eloquente è il motto scelto allora e poi mantenuto all’atto di revisione dello Statuto, poiché caratterizzante quel momento storico e indicativo degli intenti che la nuova associazione si prefiggeva: “Far conoscere la Natura perché conoscendola la si ami e amandola la si protegga”.

Uno dei primi scopi della Pro Natura fu quello “didattico” informativo. Cicli annuali di conferenze su temi a carattere ambientale si susseguono con continui e soddisfacenti successi sin dal 1965, con un’azione mirata nel mondo della scuola: corsi d’aggiornamento per insegnanti (riconosciuti dal Ministero dell’Istruzione), interventi presso le scuole, coinvolgimento degli studenti in attività di ricerca su argomenti quali l’inquinamento luminoso, la tutela delle risorse idriche, la salvaguardia del paesaggio, lo sfruttamento del suolo, ecc.

In sintesi i fini statutari della Pro Natura Cuneo: Continua a leggere “Pro Natura Cuneo”

GNDE (Società Civile) ≠ GNE (Commissione Europea) – Cambiamento di comportamento

GNDE– Società Civile  

Che occorra passare da un Green New Deal for EU (GNDE) a un Global Green New Deal è quanto in sintesi emerge dall’analisi dell’impatto del COVID19 sul pianeta.

Quattro le lezioni da tenere sempre presente:

  1. La realtà fisica non puó essere negata;
  2. Il tempo è la variabile cruciale;
  • La solidarietà sociale è assolutamente fondamentale;
  1. iv) Si puó cambiare rapidamente quando vi è la necessità.

L’umanità non ha mai subito sfide così globali che necessitano di soluzioni globali – ora più che mai è importante unirsi a livello transnazionale nelle azioni future per affrontare le catastrofi sanitarie e climatiche. Questo è il motivo per cui il DiEM25 e il Sanders Institute sostengono Progressive International che chiede un New Green Deal Globale.

Come già illustrato nei precedenti Bollettini, la GNDE offre una risposta immediata all’attuale crisi. Esso prevede la costruzione di una società equa mentre si sviluppano le tecnologie necessarie per scongiurare i cambiamenti climatici. La sua proposta di uno standard europeo per la salute e l’assistenza, ad esempio, stabilisce un modello minimo per l’assistenza sanitaria pubblica in tutto il continente, istituendo un sistema sanitario resiliente per far fronte alle future crisi sanitarie. Rendere disponibile la tecnologia verde a basso o zero costo per i paesi in via di sviluppo potrebbe pure contribuire a ridurre la pressione sull’ambiente e limitare la migrazione involontaria. La campagna Green New Deal per l’Europa estende la cooperazione con altre organizzazioni di base al fine di convincere i governi nazionali ad approvare le leggi e attuare le direttive dell’UE che spingono l’economia e la società verso una transizione equa sostenibile.

È allora arrivato il momento del Nuovo Patto Verde Globale!

GNE – Commissione Europea

“Non è tutto oro ciò che riluce” e neppure “può la mano destra non sapere cosa fa la mano sinistra”. Queste considerazioni ci sono venute in mente leggendo le dichiarazioni del Commissario europeo all’agricoltura, Janusz Wojciechowski, e quelle del Commissario europeo all’Ambiente, Virginijus Sinkevičius. Continua a leggere “GNDE (Società Civile) ≠ GNE (Commissione Europea) – Cambiamento di comportamento”

Cosa è la Tassonomia ?

Ci è stato chiesto di fornire maggiori spiegazioni sul rapporto tecnico “Taxonomy – Financing a sustainable European Economy” (Tassonomia – Finanziamento di un’economia europea sostenibile) menzionato le precedente bollettino. Eccole.

L’introduzione del documento esprime i concetti base in maniera sintetica:

La tassonomia dell’UE è uno strumento per aiutare gli investitori, le società, gli emittenti e i promotori di progetti a navigare nella transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, resiliente ed efficiente sotto il profilo delle risorse.

La tassonomia stabilisce soglie di prestazione (indicate come “criteri di screening tecnici”) per le attività economiche che:

tassonomia

  • apportano un contributo sostanziale a uno dei sei obiettivi ambientali (vedi figura);
  • non recano danno significativo agli altri cinque, ove pertinente
  • soddisfano le garanzie minime (ad esempio, le Linee guida dell’OCSE sulle imprese multinazionali e i Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani).

 Le soglie di prestazione aiuteranno le aziende, i promotori di progetti e i distributori ad accedere a finanziamenti verdi per migliorare le loro prestazioni ambientali, oltre a contribuire a identificare quali attività sono già rispettose dell’ambiente.  In tal modo, si contribuirà alla crescita dei settori a basse emissioni di carbonio e alla decarbonizzazione di settori ad alte emissioni di carbonio.

 La tassonomia dell’UE è uno degli sviluppi più significativi nel finanziamento sostenibile e avrà implicazioni ad ampio raggio per gli investitori e gli emittenti che lavorano nell’UE e oltre.

La Commissione europea ha voluto questo documento ed ha istituito un gruppo di esperti tecnici (TEG) sulla finanza sostenibile, con l’obiettivo di sviluppare raccomandazioni quali dovrebbero essere i criteri di screening tecnico della tassonomia per gli obiettivi di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. Il TEG ha ricevuto contributi da tutte le parti legate alla catena di investimento, rappresentanti del settore industriale, università, esperti ambientali, società civile ed enti pubblici. Sia il settore privato che quello istituzionale europeo sono ben rappresentati, quello della società civile invece permette dubbi sulla reale rappresentatività del settore ambientalista. Continua a leggere “Cosa è la Tassonomia ?”

Convenzione dei Cittadini per il Clima (Francia)

Quando non si sa come risolvere un problema, normalmente si chiede consiglio a qualcuno di fiducia. Lo stanno facendo alcuni governanti: per riacquistare visibilità politica o per non essere accusati di “fare da soli”, si rivolgono direttamente ai cittadini. Il caso più evidente è quello di Putin che ha costruito un meccanismo che gli permette di restare al potere per altri anni. Meno chiaro è quel che ha fatto il primo ministro Conte che in una settimana ha consultato, partendo da un documento di riflessione, tutte le parti sociali (dal settore privato alle organizzazioni non governative ivi compreso rappresentanti dei FFF), lasciando alla fine scontenti i più.

Più sottile è l’approccio del Presidente francese Macron: sommerso da forti critiche rispetto alle sue scelte politiche (gilets jaunes, elezioni comunali, gestione COVID-19, …) ha cominciato col confrontarsi in assemblee popolari. Poi ha permesso che 150 cittadini – tirati a sorte, rappresentativi della società francese e denominati Convenzione dei Cittadini per il Clima – esprimessero le loro idee su come dovrebbe essere una società rispettosa dell’ambiente in un contesto di giustizia sociale, in particolare definendo una serie di misure che possano ridurre almeno del 40% le emissioni dei gas a effetto serra entro il 2030. Dopo 8 mesi di lavoro, la Convenzione ha consegnato al governo un rapporto risultato del loro impegno.

Ci interessa quest’ultimo approccio, perché è qualcosa che dei ricercatori indicano da alcuni anni come la nuova “strada” da percorrere. La democrazia rappresentativa, con persone identificate da classiche elezioni, sta mostrando molte crepe e carenze. Non sarebbe meglio che cittadini tirati a sorte e per periodi limitati abbiano la possibilità di assumersi responsabilità governative e decisionali? Le esperienze tentate in diverse situazioni hanno dato risultati positivi con una responsabilizzazione e una partecipazione ampia e molto sentita e soprattutto con risultati concreti e approvati da tutta la popolazione. Continua a leggere “Convenzione dei Cittadini per il Clima (Francia)”

L’Agricoltura rigenerativa

L’agricoltura rigenerativa è diventata il cavallo di battaglia di molti politici, aziende alimentari e agricoltori. I suoi sostenitori affermano una triplice vittoria: mitigazione dei cambiamenti climatici, aumento dei profitti per gli agricoltori e maggiore resilienza al cambiamento climatico. Non è così. Le pratiche raggruppate come agricoltura rigenerativa possono migliorare la salute del suolo e produrre alcuni preziosi benefici ambientali, ma è improbabile che raggiungano riduzioni delle emissioni su larga scala. Questo è il risultato illustrato in un rapporto del World Research Institute (WRI)

Sebbene l’agricoltura rigenerativa non abbia una definizione universale, il termine è spesso usato per descrivere le pratiche volte a promuovere la salute del suolo ripristinandone il carbonio organico. I suoli del mondo immagazzinano più volte la quantità di carbonio presente nell’atmosfera, fungendo da naturale “pozzo di assorbimento”. Ma a livello globale, gli stock di carbonio nel suolo sono diminuiti a causa di fattori come la conversione dei paesaggi nativi in terreni coltivati e il pascolo eccessivo. Un obiettivo delle pratiche rigenerative è utilizzare parte del carbonio che le piante hanno assorbito dall’atmosfera per aiutare a ripristinare il carbonio nel suolo. Continua a leggere “L’Agricoltura rigenerativa”