ESPERIENZE : Bosco in città

Quando si pensa a come salvare il territorio, la maggior parte delle persone immagina di poter agire rapidamente con interventi di carattere tecnico-ingegneristico atti a trasformare aree degradate in giardini, parchi o superfici agricole. In realtà è l’esatto contrario: solo con pazienza, applicazione e costanza si può arrivare a preservare superfici altrimenti destinate al degrado o alla speculazione.

Un esempio di come sia possibile difendere un territorio è dato da Boscoincittà. Pochi – anche a Milano – sanno che a soli sette km dal centro della città esiste una superficie protetta e coltivata a bosco. Eppure siamo vicinissimi alla sede della fiera campionaria e alle megastrutture create per l’Expo 2015 appena terminato. Protetta da chi ne ha avuta l’idea poco più di 40 anni fa e sostenuta da Italia Nostra, l’area a bosco è stata coltivata ripulendo il sottobosco da sterpaglie e immondizie, passando dagli iniziali 35 ha agli attuali 120 ha, grazie al recupero di terreni limitrofi.

Tutta l’operazione è stata resa possibile, ovviamente, dal più che quarantennale accordo con il comune di Milano, che ha sempre rinnovato la fiducia agli operatori, attraverso il rinnovo della concessione delle aree (che sono comunali) e attraverso un contributo annuale alle spese di realizzazione e di manutenzione.

Di fatto oggi Boscoincittà si configura come parco comunale, soggetto ai regolamenti del verde del Comune di Milano.

A cosa serve un bosco in pianura e nel cuore dell’hinterland milanese? In primis, a riconciliare l’uomo e la natura, e insieme a combattere smog e inquinamento. Gestito da volontari, il bosco ha anche un indirizzo di carattere didattico: si rivolge in particolare ai giovani e ai bambini, e soprattutto alle famiglie, invitando ad apprezzare il contatto con gli alberi e l’importanza della natura. Nella cascina si possono svolgere incontri, feste, dibattiti, ma soprattutto giochi che coinvolgono i partecipanti sempre dal punto di vista di trarre giovamento dal bosco e capirne l’importanza. Vi si effettuano corsi di educazione ambientale e lezioni o corsi specifici per scolaresche.

Querce, ontani, biancospini, noccioli si alternano con verdi radure e specchi d’acqua. Ghiri, volpi, aironi, garzette sono tra gli abitanti stanziali. Chi si prende cura di loro sono i volontari che nell’arco di 40 anni sono calcolabili in decine di migliaia. Sono loro che puliscono, coltivano, insegnano, organizzano e soprattutto si battono affinché l’area non sia fagocitata dalla speculazione edilizia o industriale.

Maggiori informazioni: Ferruccio Frontini (ferruccio.frontini@alice.it)

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