Cosa è il suolo (Francia)

I pedologi dibattono regolarmente su come definire il suolo in maniera scientifica e allo stesso tempo comprensibile anche ai non “esperti”. Finora non si è arrivati ad una definizione unica, sintetica e chiara. Riceviamo dalla Francia un articolo (la traduzione dal francese all’italiano la potrete trovare qui di seguito) che chiarisce cosa si debba pensare quando si parla di suolo. Non è una banale definizione, ma piuttosto indica il modo con cui avvicinarsi alla tematica del suolo per proteggere le generazioni future.

 

” Cos’è il suolo? Cos’è la terra? Grosso problema semantico. Molte imprecisioni, nonostante il francese sia una lingua ricca di sottigliezze. Ciò riflette la nostra ignoranza nel comprendere ciò che avviene sotto i nostri piedi.Il suolo è la superficie sulla quale camminiamo, sia all’interno che all’esterno di una costruzione.  In agricoltura si lavora il suolo; in pedologia si operano sezioni nel suolo.La terra è il nostro pianeta, ma è anche la materia che si trova quando facciamo un foro nel suolo.

Proviamo a vederci più chiaro.

 

                Come si forma un suolo?

Il nostro pianeta, qualche centinaio di milioni di anni fa, era un masso inabitato, ove si trovava solo della roccia che si erodeva sotto l’influenza del clima (pioggia, gelo, …) decomponendosi in elementi sempre più piccoli: rocce, sassi, ghiaia, sabbia grossolana, sabbia fine, limo grossolano, limo fine, e argilla.

La vita nata dagli oceani ha colonizzato i bordi del mare e dei fiumi, e le prime piante si sono liberate progressivamente dalla loro dipendenza dal mezzo acquatico. Le più rustiche, come i cianobatteri e i licheni, si sono installate sulle rocce, nella sabbia. Nutrimenti che hanno permesso ad altre piante più grosse di installarsi. Muschio, equiseti, felci, conifere, poi le piante da fiore si sono succeduti per millenni. Durante questo tempo, la materia organica si è accumulata sul suolo con cui si è mescolata per formare l’humus. È il risultato di questo legame che chiamiamo “terra” nel senso agricolo. 

Si possono osservare gli stessi fenomeni durante la ricolonizzazione dei suoli maltrattati dall’uomo o da avvenimenti climatici quali tempeste, smottamenti, … I vegetali pionieri invadono lo spazio liberatosi e preparano il suolo per i nuovi insediamenti vegetali. La vegetazione evolverà più o meno rapidamente fino ad arrivare ad uno stadio di equilibrio denominato climax. Quest’ultimo dipende dal clima e dalla natura minerale del luogo, come ad esempio le foreste di faggi in montagna.

Uno studio delle piante su un terreno ci offre molte informazioni sulla natura del suo suolo e ciò permette di individuare le tecniche da usare per un specifico compito sia che si tratti di produzione vegetale che di ricostituzione dell’ecosistema. È la cosiddetta tecnica delle piante bioindicatrici.

In sintesi, il suolo, la terra, così come la conosciamo, nasce dall’incontro tra il mondo organico e il mondo minerale. Vediamo ora i processi che avvengono durante questa integrazione. Un suolo nudo senza vegetazione, sia argilloso che sabbioso, si accumula su sé stesso formando una superficie dura, compatta, difficile da lavorare. Al contrario, un suolo coperto da vegetazione ha la terra frammentata in aggregati più o meno grossolani. Le radici frantumano il suolo, creano canali ove l’aria e l’acqua possono circolare liberamente, creando quello che definiamo un suolo vivente.

 Batteri, funghi e altri microorganismi del suolo vivono insieme alle piante da milioni di anni. In questo lasso di tempo, oltre alla concorrenza per lo spazio e gli elementi nutritivi, alle relazioni di aiuto reciproco, di simbiosi, sono nati degli intensi scambi tra i partner del suolo. La maggioranza delle piante che conosciamo vivono in stretta collaborazione con la fauna e la flora del suolo. La pianta consuma principalmente acqua e gas carbonico presente nell’aria. Grazie alla fotosintesi che le dà energia, sintetizza gli zuccheri. Una parte degli zuccheri li usa per crescere, altri li accumula per i propri bisogni ulteriori (fioritura, fruttificazione), infine un’altra parte sarà essudata dalle radici (cioè le radici “sudano” dello zucchero) e questo alimenterà i batteri e i funghi che vivono attorno alle radici nella zona chiamata rizosfera. In cambio degli zuccheri, formidabile sorgente di energia per i microrganismi, i funghi daranno alla pianta acqua e minerali estratti dalla parte minerale del suolo. Alcuni batteri forniranno alla pianta l’azoto necessario per la sua crescita. In questo sistema equilibrato, tutti sono vincenti e si dice che questi esseri  del suolo vivono in simbiosi. Inoltre, i microrganismi proteggeranno le radici delle piante dai germi patogeni che generano malattie.

 Quando interveniamo su un suolo con un lavoro – leggero o pesante che sia – perturbiamo questo equilibrio. Lo scopo di qualsiasi agricoltura naturale è di preparare il suolo per una produzione con i minori danni collaterali per i nostri alleati sotterranei. Così noi insistiamo su un lavoro leggero del suolo che permetta all’acqua e all’aria di circolare liberamente. Mai girare il suolo, per esempio con una vanga, perché i microrganismi di superficie (che hanno bisogno di ossigeno per vivere) si ritrovano interrati là dove c’è poca aria e soffocano, mentre i microrganismi che vivono a 20-30 cm di profondità, là dove circola meno aria, si ritrovano alla superficie bruciati dai raggi UV e dall’ossigeno. In pratica si tratta di un micro-genocidio: la vita del suolo regredisce e ció è ulteriormente pericoloso per le piante.

 Noi conserviamo al meglio la vita del suolo, perché è l’unica garanzia per una dieta corretta ed equilibrata delle nostre colture. Non alimentiamo le nostre piante con fertilizzanti solubili, ma diamo da mangiare ai microrganismi del suolo con materiali organici preparati appositamente. Per questo, una ricetta che si adatta a tutti i tipi di terreno è: compostaggio, pacciamatura e concimi verdi.

La tecnica dei concimi verdi è un’imitazione del miglioramento del suolo attraverso i vegetali come descritto in precedenza. La differenza sta nella selezione delle piante che migliorano il suolo nel senso della produzione agricola: dei cereali per rompere il suolo e scardinarlo in profondità; delle leguminose per un apporto in azoto per le colture successive; delle piante a forte biomassa per nutrire il suolo.

La pacciamatura (paglia, erba tagliata, foglie morte) protegge la superficie del suolo disturbato dal nostro lavoro, dal sole, dal vento e dalla pioggia. La degradazione degli elementi costituenti la pacciamatura nutrirà il suolo.

 Il compostaggio è un miglioramento della degradazione naturale della materia organica. In effetti, in natura, questa degradazione è lenta e numerosi elementi nutritivi possono andare persi nel frattempo. Nel compost,  il controllo dell’umidità e dell’aria del mucchio facilita la colonizzazione da parte dei batteri, provocando un rapido aumento della temperatura. Gli elementi che fermentano saranno facilmente consumati dai batteri e resteranno “prigionieri” della parte viva. Questi batteri a loro volta verranno consumati alla loro morte da altri microrganismi, innescando una concentrazione di elementi nutritivi. Inoltre, nel compostaggio, dopo la fase di decomposizione della materia organica, si ha l’elaborazione di catene di carbonio chi si struttura in grumi come il couscous o la semola. In questa ri-elaborazione di materia in assenza di aria, gli agenti patogeni sono consumati dai microrganismi “buoni”. Il compost sano sparso sul suolo vi apporterà un humus di grande qualità per la salute delle nostre colture.

“Compostaggio, pacciamatura e fertilizzanti verdi sono le tre mammelle dell’agricoltura”

 Queste tre tecniche nutrono il suolo e le piante, e il compostaggio è la tecnica più performante per la creazione rapida di humus.

 

Film “Analyse des sols

Contact: Valo Dantine valo@terre-humanisme.org

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