Alle Colonne d’Ercole. In bicicletta attraverso luoghi e paesaggi oltreconfine

Nel nostro Bollettino 14 del 16 Aprile, abbiamo informato del viaggio in bicicletta di Tullio Berlenghi alle “Colonne d’Ercole”. Tullio viaggiava anche a nome del Forum Salviamo il Paesaggio. Virtualmente lo abbiamo accompagnato e seguito la cronaca del suo viaggio attraverso le informazioni che pubblicava regolarmente nel suo sito web. Tullio, raggiunto il suo e nostro obiettivo, è rientrato in Italia. Gli abbiamo chiesto alcune righe per illustrarci il suo stato d’animo. Ha gentilmente accettato.

“Ecco, adesso sono davvero solo. Io, la mia bicicletta e la strada. 150 chilometri alle spalle e 2000 da percorrere”. Erano questi i miei pensieri quando – arrivato a Sanremo, ad un terzo della seconda tappa – avevo appena salutato il mio amico Nazzareno che mi aveva accompagnato in quel primo tratto della tappa e venivo colto da un’emozione fatta di euforia ed inquietudine all’idea che per le prossime tre settimane sarei stato completamente solo.
Il vero viaggio è iniziato in quel momento. Un viaggio in bicicletta da Genova alle “Colonne d’Ercole”, ossia allo Stretto di Gibilterra, quella sottile striscia di mare (14 km la distanza minima) che separa il continente europeo da quello africano. Un viaggio lungo, faticoso, impegnativo, ma di un’intensità emotiva straordinaria. Un viaggio che mi ha permesso di attraversare il territorio di ben sette stati e una larga varietà di luoghi, ambienti, panorami.

 La bicicletta è il mezzo ideale per apprezzare appieno i paesaggi sempre diversi che si dispiegano ad ogni pedalata. C’è una differenza importante tra il ciclista e il cicloturista ed è la postura sulla bicicletta. Il ciclista spesso è chino sul manubrio, con il corpo contratto dalla sforzo e lo sguardo perennemente rivolto alla ruota anteriore. Il cicloturista pedala in posizione eretta, lo sguardo rivolto in avanti, sempre pronto a girarsi a destra e a sinistra per cogliere fotogrammi dei panorami che incontra. E’ esattamente quello che ho cercato di fare io – pur cedendo, nei momenti di maggiore fatica, all’istinto dello sguardo fisso (e vitreo) sul manubrio – durante l’intero viaggio, per non perdermi il lento fluire di un paesaggio in continua trasformazione. In 22 giorni di pedali ho incontrato paesaggi di tutti i tipi: scogliere a picco sul mare, lunghi litorali sabbiosi, foreste, frutteti, torrenti, terreni coltivati, centri urbani, prati, zone industriali, lagune, aziende zootecniche, palazzoni di cemento, zone protette, laghi, colline, terreni brulli e assolati, montagne, fiumi, cascate. Ho attraversato luoghi meravigliosi, che hanno impreziosito la bellezza del mio viaggio. Certo, sia in Francia sia in Spagna ho visto anche discutibili aggressioni cementizie ed inutile consumo di suolo, ma la sensazione prevalente è stata di un sostanziale rispetto dell’integrità di ciò che l’articolo 9 della nostra Carta Costituzionale individua come bene che la Repubblica deve tutelare: il paesaggio e, con lui, l’ambiente, il territorio, il suolo. E’ come se i nostri vicini di casa avessero la consapevolezza di possedere un bene prezioso da salvaguardare e valorizzare.

 Speriamo di raggiungere presto anche noi questa consapevolezza. Del resto anche l’Italia ha un paesaggio meraviglioso, uno sfondo perfetto per un viaggio in bicicletta. Dobbiamo solo esserne coscienti e capire quanto sia importante rispettarlo e tutelarlo. Per dimostrarlo potremmo intanto approvare una legge efficace per fermare concretamente il consumo di suolo. Probabilmente non basta, ma senza dubbio sarebbe un segnale importante.

Tullio Berlenghi: t_berlenghi@hotmail.com

www.allecolonnedercole.com

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