Pascal Poot, un orticoltore francese

Nella sezione “Esperienze” del nostro bollettino abbiamo a più riprese parlato di orti e della loro necessità di ridiventare attività economica regolare per coloro che si dilettano di agricoltura con particolare riferimento ai giovani. Non si tratta infatti solo di produrre “cibo”, ma di riprendere contatto con la terra: toccarla, lavorarla, viverla.

In questo non ci siamo sentiti sicuramente né originali né pionieri. Al contrario, è un settore ove non si smette mai di imparare. Ecco allora che dalla Francia ci viene un’esperienza particolarmente interessante. Si tratta di un orticoltore, Pascal Poot, che riesce a coltivare un orto senza innaffiarlo. Chi abbia anche un minimo esperienza di orto, sa quante cure e lavoro necessita specialmente per innaffiarlo regolarmente e accuratamente se non si vuole correre il rischio di perdere tutto per la siccità. Poot è riuscito a sviluppare un metodo di coltivazione che, basandosi sull’agricoltura biologica, gli permette di coltivare le proprie produzioni agricole senza irrigarle e senza usare fertilizzanti chimici o pesticidi.

Tutto si basa sulla sua pluriennale esperienza nella selezione di semi e sulla semplice osservazione dell’orto: mentre i prodotti coltivati avevano bisogno di cure e attenzione per crescere e produrre, le cosiddette erbacce si sviluppavano con vigore e forza anche in condizioni limite di sopravvivenza. Questa capacità viene loro dalla disponibilità all’adattamento a situazioni ambientali e climatiche che le piante coltivate non hanno più.

Va considerato infatti che le piante hanno meccanismi simili alle reti neuroniche dell’essere umano. Sono capaci di captare “messaggi” esterni e di adattarvi la relativa risposta, trasmettendola alle loro consimili. Non è più così per le piante coltivate che, quando il seme piantato inizia a germogliare, deve ricevere “messaggi” sempre più adattati per ottenere il suo massimo rendimento legato non più alla sua rete “neuronica”, ma a quanto riceve da chi lo coltiva. Metaforicamente si può paragonare la pianta al vitello o al maiale o alla gallina vincolati al posto in cui debbono “produrre” e obbligati a ricevere cibi e liquidi al solo scopo di ottenere più carne o più uova.

Basandosi sulla sua esperienze di selezionatore di sementi, Poot ha cominciato a ricercare vecchie varietà di ortaggi in particolare pomodori e – come facevano una volta gli agricoltori – a scegliere nelle coltivazioni non irrigate, le piante che resistevano meglio alla siccità. A fine stagione, da queste piante più forti, ha estratto i semi con cui l’anno seguente ha continuato produzione e selezione.

In pochi anni è così arrivato a ottenere sementi con alte capacità produttive, necessitanti di scarsa umidità, con buona resistenza alla siccità e che producono da 10 a 20 volte più di vitamine, di antiossidanti e di polifenoli (questi ultimi nutrimenti validi – secondo i ricercatori – per la prevenzione del cancro) delle varietà classiche o ibride.

Una volta trovato le piante più adattate, ne va mantenuta la capacità riproduttiva con un oculato e attento processo di selezione e conservazione delle sementi. Tutto questo processo è l’esatto contrario di quanto le multinazionali agricole vogliono imporre con le piante modificate geneticamente.  Possiamo solo augurarci che i metodi di Poot, che oltre la fornitura delle sementi dà corsi di formazione specifici, si allarghino a macchia d’olio almeno per quanto riguarda le varietà orticole.

 

http://www.lepotagerdesante.com/

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