Sentenza del Consiglio di Stato su continuità di una area

In questa rubrica abbiamo cercato di proporre fatti concreti, esperienze riproducibili affinché, con un po’ di volontà, ogni lettore possa “appropriarsene”. Questa volta segnaliamo la sentenza del Consiglio di Stato del 19 febbraio 2016 n. 675, perché è uno strumento opponibile in molti casi a chi vuole imporre usi speculativi o deturpazioni del territorio. La sentenza ha chiaramente indicato che la continuità di un’area da tutelare può avere delle dimensioni diverse da quelle fisiche.

Il Consiglio di Stato, al di là del fatto specifico riferito ad una specifica parcella di terreno in Campania, afferma un principio generale:

“… la continuità dell’area non deve essere intesa in senso solo fisico, né richiedere necessariamente una continuità stilistica e estetica tra le aree, ma può essere invocata anche  a tutela della continuità storica tra i monumenti e gli insediamenti circostanti; pertanto, nel caso di una vasta porzione di territorio di interesse paesistico, archeologico o culturale, non rileva il mero rapporto di continuità fisica dei terreni ai fini della loro inclusione nell’area vincolata e il potere discrezionale di cui l’amministrazione dispone nel fissare l’ampiezza del vincolo indiretto finalizzato a costituire una fascia di rispetto attorno al bene archeologico oggetto di tutela diretta è sindacabile in sede di legittimità soltanto per macroscopica incongruenza ed illogicità.”

Amministratori pubblici e comunità territoriali hanno con questa sentenza un ulteriore chiarimento giuridico circa le possibilità per tutelare il territorio. Questo non è che l’applicazione dell’articolo 9 della Costituzione italiana: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

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