Una Speranza per l’Europa!

Il 20 e il 21 giugno il Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE), assieme al Comitato per Cultura e Educazione del Parlamento Europeo, ha organizzato l’interessante conferenza Una speranza per l’Europa!.  Numerosi i partecipanti, molto interessanti gli interventi provenienti da rappresentanti di istituzioni pubbliche e della società civile di molti paesi dell’Unione Europea.

Il punto di partenza di dibattiti e discussioni era il posto che la cultura[1] deve assumere per l’Unione Europea. La cultura non è separata dall’umanità, essa unisce persone, istituzioni, associazioni, nazioni. L’Unione Europea (UE) ne è forse l’esempio più evidente. Se si abbandonano i parametri culturali l’identità europea si perde e si innesca un progressivo processo di indebolimento economico e sociale. Questo ologramma è sotto gli occhi di tutti nell’UE e chiarisce che lo sforzo attuale delle istituzioni europee e nazionali concentrate meramente sullo sviluppo e la crescita economica sono destinate al fallimento. Si deve considerare maggiormente l’interazione delle azioni economiche e sociali con letteratura, creatività, rispetto, gratitudine, fiducia, e tutti gli altri aspetti culturali propri delle popolazioni.  Inoltre si deve migliorare anche il concetto di sviluppo sostenibile, evidenziandovi la componente culturale, la quale va aggiunta ai suoi tre pilastri, estraendola e separandola dalla dimensione sociale.

Nella conferenza è stato evidenziato come il territorio sia il luogo per eccellenza in cui si rilevano gli aspetti culturali delle società. Salvaguardandone le peculiarità, si innescano processi di recupero e di sviluppo che permettono di affrontare anche gli aspetti più gravi della attuale crisi economica. A questo proposito sono state interessanti tutte le esperienze illustrate nella sessione “La cultura come strumento di riconversione di città e territori”. Segnaliamo qui quelle di: a) Cristian Carrara, assessore alla cultura della regione Lazio, che ha presentato il lento e difficoltoso “recupero” dei territori legati alla via Francigena; b) Carolino Tapadejo, ex sindaco di Castelo de Vide (Alentejo – Portogallo). Quest’ultimo è stato forse l’intervento col maggiore valore “didattico” e di esempio da seguire. Il comune portoghese, al confine con la Spagna, ha innescato un processo di recupero culturale del territorio che ha coinvolto tutta la popolazione. Si sono recuperati terreni, fabbricati e avviati processi produttivi locali basati sull’eredità culturale del passato (risalenti anche al XV-XVI secolo), che hanno permesso di ricostruire un tessuto sociale ed umano con relativo recupero economico.

Infine da segnalare la sera del 20 giugno: a dimostrazione di come la cultura possa diventare uno strumento globale di dialogo, di comprensione e di costruzione della pace, un evento musicale è stato organizzato al CESE con una performance da parte del Quintetto per archi di Damasco dell’Orchestra Filarmonica Siriana Expat composta da musicisti tutti costretti a fuggire dalla loro terra.

http://www.eesc.europa.eu/?i=portal.en.events-and-activities-europe-culture-cities
http://www.regione.lazio.it/rl_cultura/?vw=contenutidettaglio&id=178
http://www.cm-castelo-vide.pt/
http://www.emmaforpeace.org/
[1] Secondo la World Commission for Culture and Development (rapporto Our creativity diversity), con la parola “cultura” si intende “l’insieme dei fattori distintivi spirituali e materiali, intellettuali ed emozionali che caratterizzano una società o gruppo sociale”. Ciò include territori e paesaggi.
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