Dall’Europa-mercato all’Europa-comunità di destino

Riportiamo qui di seguito un breve articolo (originale in francese, traduzione di M. Catizzone) redatto da Pierre Defraigne, politologo molto noto in Belgio. Lo segnaliamo perché sintetizza un modo di sentire di fronte all’evoluzione dell’Unione Europea di questi ultimi anni. In poche righe illustra il perché della necessità di riappropriarsi di una democrazia diretta senza più deleghe in bianco.

Olaf Ferguson, presidente del Parlamento Europeo ha deciso di indirizzarsi all’assemblea degli eletti per ricordare i fondamenti della giovane federazione europea, grazie ai riferimenti storici di un visionario della sua epoca, difensore della coscienza europea, che indica i segni premonitori qui di seguito espressi.

La debolezza delle istituzioni e degli uomini non basta a spiegare l’impotenza dell’Europa di fronte alle crisi che si moltiplicano e si aggravano: ripugnante crisi dei rifugiati avvelenata dall’indurimento del regime Erdogan in Turchia; crisi esistenziale del Brexit; dilagante ma formidabile crisi dell’euro; crisi morale delle élite europee finalmente rivelata dalla decadenza di Barroso, diventato ormai un soldato di ventura al servizio della finanza americana.

 Bisogna piuttosto porsi domande sulla pertinenza dell’Europa-mercato che si è sostituita nel corso degli ultimi due decenni all’ambizioso progetto dei padri fondatori. È un’Europa di divisione e di esclusione: crescita anemica, elevata disoccupazione soprattutto tra i giovani, diseguaglianze in aumento che generano la grande paura di retrocessione della classe media e soprattutto divergenza tra il centro e la periferia dell’Eurozona. Questa è la più grave minaccia per l’Europa, perché la discrepanza ha indotto la formazione di una piramide gerarchica in cima alla quale la Germania, più numerosa, più sviluppata e più forte creditore dell’eurozona, domina la vita dell’Unione Europea.

 L’uscita della Gran Bretagna in effetti rimette l’Europa continentale di fronte alla Germania. Tutto ció è pericoloso e dannoso: urge far crescere l’Europa degli Stati con l’Europa dei cittadini. Si pone allora la questione centrale del significato da attribuire alla costruzione europea. I cittadini capiscono bene che gli stati-nazione europei sono ormai troppo piccoli per misurarsi con i giganti del mondo post-globalizzazione: imprese oligopolistiche globali americane e cinesi e potenze continentali emergenti. L’Europa appare loro più che mai necessaria, ma non un’Europa sottoposta alle forze centrifughe dell’intergovernamentalismo e neo-liberismo di oggi. L’Europa deve reinventarsi una dinamica centripeta che spinga alla sua unità politica e strategica intorno a una democrazia civica.

 Al di là delle identità nazionali, che restano indelebili poiché rimandano agli immaginari collettivi condivisi da secoli, oggi bisogna costruire una coscienza europea fondata sulla ragione e che si alimenti da due “sorgenti”: da una parte la percezione di un destino comune di fronte ai rischi e alle minacce di un mondo globalizzato in permanente trasformazione, dall’altra parte i valori della civilizzazione creati dall’Europa nel corso della sua storia feconda e caotica.

Concretizziamo e focalizziamo questa coscienza europea su due assi: un modello di sviluppo sostenibile fondato sull’innovazione e sulla solidarietà e che si appoggi ad un’Eurozona riequilibrata e alla re-industrializzazione dell’Europa tramite tecnologie avanzate e decarbonizzate; una potenza strategica propria costituita dalla difesa europea comune all’interno della NATO, condizione di una vera politica estera dell’Europa.

 

 Pierre Defraigne

Cittadino europeo

Direttore esecutivo del centro Madariaga – Collegio d’Europa

Direttore Generale onorario della Commissione Europea

Dal giornale “Le nouvel européen”

http://lenouveleuropeen.be/leurope-marche-leurope-communaute-destin/

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