ESPERIENZE: Cippato

Se un amico incontrandovi vi dice “oggi ho distribuito il cippato prodotto con la cippatrice”, molto probabilmente vi domanderete se si sente bene o, se siete toscani, se ha appena rivisto il film “Amici miei” di Monicelli (disponibile su Youtube!) …

Il cippato è il risultato della fine triturazione di legno, rami e arbusti per mezzo di una macchina detta appunto cippatrice. La si vede usare dai giardinieri nei parchi e giardini pubblici. A che serve? Dipende. Il cippato dei tronchi è un ottimo combustibile, quello misto è un ottimo fertilizzante naturale. Il cippato può provenire anche da scarti di attività agricole e non solo da foreste o parchi.

Perché è un prodotto interessante? Per la semplice ragione che può essere utilizzato negli orti per ridurre drasticamente, e in certi casi completamente, l’uso dell’acqua per irrigare. Le colture orticole sono tra le più bisognose d’acqua e creano non pochi problemi nei momenti di siccità. Il cippato, copre il suolo e ne preserva l’umidità. Non solo, funghi e batteri attaccano i residui legnosi e vegetali per distruggerli e trasformarli, producendo elementi nutritivi assorbiti direttamente dalle piante nell’orto. Quindi all’azione di salvaguardia idrica si aggiunge quella di fertilizzazione naturale.

Coprire il suolo con pezzetti di legno, di rami, di resti vegetali permette di accumulare sostanza organica, di proteggere gli elementi nutritivi e di migliorare la stessa struttura del suolo. Inoltre, vista la lentezza della decomposizione della lignina, questa protezione  e la messa a disposizione di elementi si protrae nel tempo. Il terreno può così mantenere e aumentare la propria capacità di ritenzione idrica a tutto vantaggio delle piante e di chi le coltiva, che potrà fare a meno delle frequenti irrigazioni, lavorazioni e concimazioni.

Chi sta attualmente usando questo metodo con successo è il Consorzio della Patata Quarantina Ligure. La Patata Quarantina è una coltivazione semiprecoce esistente in Liguria già dalla fine del 1700. Lentamente è sparita, ma è stata recuperata e reintrodotta nella produzione agricola negli anni ’90. Il Consorzio nasce nel 2000.

Come afferma il Presidente, il Consorzio “E’ uno strumento per salvare la nostra montagna dall’impoverimento e dall’abbandono. Con la patata siamo riusciti a riattivare una rete di economia locale, in grado di sostenere in parte la nostra comunità e farla rimanere a vivere sulla montagna.”. Non solo. La scelta di un’agricoltura a salvaguardia della natura e della qualità ha indotto la sperimentazione di pratiche di agricoltura biologiche e, dal 2006, l’uso della silvagricoltura con cippato di ramaglie fresche come nuova tecnica per nutrire il suolo e per coltivare senza acqua e senza combustibili fossili.

http://www.quarantina.it/

http://www.quarantina.it/index.php?option=com_content&view=article&id=75&Itemid=80

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