Confisca beni mafiosi nell’Unione Europea

Al di fuori degli addetti ai lavori, pochi sono al corrente della Direttiva 2014/42/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 aprile 2014, relativa al “Congelamento e alla confisca dei beni strumentali e dei proventi da reato nell’Unione europea”. Ricordiamo che col termine “Direttiva” si indica un atto legislativo che stabilisce un obiettivo che tutti i paesi dell’UE hanno il dovere di realizzare. Ciascun paese dovrà decidere come procedere ma, senza la trascrizione nella legislazione nazionale, la direttiva rimane solo un pio desiderio.

La Direttiva UE 42/14 è sicuramente un grande passo in avanti per far muovere tutti gli Stati membri dell’UE verso una legislazione che combatta efficacemente le mafie. Si deve tenere presente che molti Stati membri ancora negano la presenza delle mafie nella loro nazione. L’Italia, grazie alle dolorose esperienze accumulate, è all’avanguardia per la sua legislazione per combattere le associazioni mafiose.  Il testo della direttiva europea è il risultato di un compromesso e ancora non recepisce elementi dimostratisi efficaci nella legislazione italiana. Invitando alla lettura del testo nella sua versione integrale, solleviamo qui le perplessità e i punti deboli che alcuni giudici italiani hanno segnalato al Parlamento Europeo.

Partendo dal concetto che “se le mafie usano delle Ferrari, i giudici non possono rincorrerli per tutta Europa con delle biciclette”, sono stati sottolineati alcuni elementi per migliorare la direttiva 42:

  1. Vi è la necessità di confiscare i beni della criminalità organizzata anche in assenza di condanna definitiva. “Prevenire” è più importante degli aspetti normativi formali. Adeguati strumenti giuridici, eccezionali, impongono di non dover aspettare gli iter dei tribunali, ma di poter agire con la rapidità necessaria al fine di indebolire finanziariamente e patrimonialmente la potenza economica delle mafie. Il processo penale deve poter separare il “denaro” e il suo uso e riuso dall’aspetto penale dell’azione. In parole semplici: “non si attacca il soldato”, “si attacca il patrimonio”. Questo approccio fu creato in Italia dal giudice Chinnici ed è quello che ha prodotto i migliori risultati contro le criminalità organizzate. Va perseguito anche a livello europeo e, se i beni provengono da attività criminali (e ora si potrebbe aggiungere terroristiche), essi devono essere tolti (attraverso congelamento e confisca) dall’economia legale anche in assenza di individui condannati.
  2. La creazione di una rete informativa europea con nomi e patrimoni delle famiglie mafiose e dei loro prestanome è un’iniziativa che viene considerata contro la privacy ed è ostacolata da molti paesi che, come abbiamo detto, considerano la mafia un problema esclusivamente italiano.
  3. La necessità di creare una Procura Europea per combattere il crimine organizzato è un’idea che comincia a farsi strada, dopo la strage di Parigi, Bruxelles e la scoperta di cellule terroristiche in tutta Europa. Anche per il terrorismo vale l’esperienza italiana e valgono gli insegnamenti del giudice Chinnici.
  4. Se si può già considerare positiva la creazione, a livello di ogni Stato membro, di Agenzie centralizzate per la confisca dei beni, va considerato limitante che lo strumento di confisca sia circoscritto solo ad alcuni reati e non è ben chiaro cosa si intenda giuridicamente per “profits of crime”. Manca inoltre in quale modo si possa calcolare il vantaggio economico sia diretto che indiretto.

Testo della Direttiva in italiano:

http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32014L0042&from=IT

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