Accesso alla terra per agricoltori nell’UE

Nel Bollettino del 16 dicembre erano menzionate alcune delle conferenze tenutesi a Bruxelles in concomitanza col World Soil Day. In particolare quella su Access to land for farmers in the EU ha attirato l’attenzione di lettori che hanno richiesto maggiori informazioni.

La conferenza, organizzata dal gruppo dei Verdi del Parlamento Europeo, s’è svolta in due sessioni il 7 dicembre 2016. Nella prima, la mattina, al Comitato Economico e Sociale Europeo è stato presentato il rapporto “Land Rush – The sellout of Europe’s Farmland” (La corsa alla terra: la svendita dei terreni agricoli in Europa). Nella seconda, di pomeriggio, al Parlamento Europeo e in presenza di parlamentari europei, si è discusso della perdita di sicurezza e sovranità alimentare, nonché della difficoltà di accesso alla terra e della possibilità di lavoro per le nuove generazioni di giovani agricoltori europei.

In effetti il terreno è diventato opportunità d’investimento e quindi oggetto di forte speculazione. Lo studio sopra menzionato illustra la situazione dell’acquisto e occupazione delle terre (land grabbing) in Europa da parte di multinazionali e grossi investitori europei e stranieri. Se anni addietro erano i grossi capitali statunitensi a fare la parte del leone, attualmente sono le grosse imprese cinesi (che psicologicamente preoccupano più che non le multinazionali nord americane).

Ciò implica l’impossibilità alla sopravvivenza delle piccole o medie strutture agricole ed impedisce a qualsiasi giovane che voglia lanciarsi nella produzione agricola di poter acquisire dei terreni, salvo che non li erediti dalla propria famiglia. Si arriva così all’incongruenza che oltre la metà dei suoli agricoli in Europa è presa in affitto (con punte del 96 % in Slovacchia e 89 % in Bulgaria) e che chi coltiva non è proprietario.

A tale fotografia già di per sè negativa, va sommato l’impatto che la situazione ha sull’attuazione della Politica Agricola Comune (PAC): in pratica vengono sovvenzionati i grandi gruppi finanziari che hanno la capacità di rispondere alle varie forme amministrative imposte dalla Commissione Europea.

L’intervento di Adam Payne (agricoltore e membro del comitato di coordinamento di Via Campesina) ha fornito la seguente impietosa “fotografia” della situazione:

  • l’Europa ha 10,8 milioni di aziende agricole (media: 16,1 ha);
  • 91,8 % del lavoro agricolo è prodotto da componenti del nucleo familiare;
  • tra il 2003 e il 2013 l’unione Europea ha perso 4 milioni di piccole fattorie agricole (cioè il 33% del totale);
  • il 3% delle aziende agricole europee ha una superficie superiore a 100 ha e possiede il 52% di tutto il terreno agricolo;
  • mentre il 75% delle aziende è inferiore a 10 ha e ha solo l’11% del suolo agricolo; infine il 6% dei gestori delle aziende agricole ha meno di 35 anni, mentre 55% ha oltre 55 anni.

L’intervento del parlamentare Jose Bove ha dato alcune indicazioni su come poter ammendare questo contesto: limitare l’aiuto della PAC ad un massimo tra 50 e 100 mila euro per azienda agricola; sovvertire l’attuale falso modello agricolo che si basa su “più grande più redditizio” e sostenere invece le aziende agricole piccole e medie; fermare i grandi progetti agricoli (esempio quello di 20.000 vacche da latte che significa monopolizzare e occupare vaste superficie agricole); bloccare l’acquisto di terreni agricoli a fini speculativi (esempio l’attuale acquisto di terre da parte di alcune società francesi in Romania).

Nelle conclusioni tratte dalla parlamentare Maria Heubuch si sottolinea l’importanza di agire con nuovi obiettivi e nuove regole che facilitino l’ingresso nelle attività agricole delle nuove generazioni di agricoltori. Si auspica che ciò sia fatto rapidamente a livello europeo e dei singoli stati membri dell’Unione Europea.

 

Copia cartacea del rapporto ‘Land rush” può essere richiesta a:

maria.heubuch@europarl.europa.eu

Annunci