Discariche rifiuti speciali? Ebbene sì, persino nei Parchi d’Interesse Sovracomunali!

La protezione del territorio in Italia e in Europa è tematica davvero “sfuggente”. Organismi istituzionali se ne occupano, leggi ferree ne tutelano i vincoli, … ma alla fine tocca sempre ai cittadini intervenire per frenare le aberrazioni.

Nel 2014 l’Italia è stata condannata dalla UE al pagamento di una multa da svariate decine di milioni di euro (la sentenza è del 2007), per il mancato rispetto degli obblighi comunitari relativi alla gestione delle discariche e dei rifiuti in esse contenuti. Lo smaltimento dei rifiuti è per l’Italia un problema annoso, insieme a quello delle discariche: il caso italiano è forse un esempio emblematico delle carenze delle istituzioni preposte.

Nelle numerose discariche messe sotto sequestro dalla Magistratura per illeciti ed irregolarità nella gestione, i rifiuti sia urbani che industriali lasciano in eredità falde inquinate, territori devastati, elevato rischio per la salute degli abitanti. Inoltre è ormai risaputo che vengono impiegati ingenti mezzi (economici e non) per addomesticare le leggi e gli amministratori. Cosí come si sa che solo le popolazioni locali sono capaci di trovare le risorse – umane, economiche, tecniche – per opporsi a certe scelte pubbliche viziate da tatticismi burocratici, interessi privati, se non mafiosi.

Bisognerebbe studiare e valorizzare proprio quegli esempi che riescono a cambiare direzione. Si tratta di persone che si raggruppano e vigilano sul loro territorio con l’obiettivo di ridare identità alla popolazione, perché possa riappropriarsi della sua storia ed autodeterminare il suo futuro. Esse non solo agiscono localmente contro criticità quali le attività industriali estrattive e la gestione dei rifiuti, bensì pensano alle problematiche ambientali globali.

Nell’Altomilanese si battono da anni contro la devastazione di un’area di 70 ettari di terreni agricoli sita tra i Comuni di Casorezzo e Busto Garolfo (area inserita nel Parco del Roccolo – Parco Locale d’Interesse Sovracomunale). Lí da tempo si svolgono attività di escavazione e di discarica per rifiuti speciali (circa 300.000 metri cubi, già operanti) e ora se ne vorrebbe aggiungere una nuova da 500.000 metri cubi, sempre per rifiuti speciali (terre da siti contaminati, terre di fonderia, terre di bonifica …). In più, altri 2.000.000 di metri cubi circa saranno scavati per essere utilizzati successivamente come ampliamento. Il tutto a poche centinaia di metri dai centri abitati e direttamente sopra una falda acquifera già problematica.

Nonostante la contrarietà dei cittadini e di 50 comuni dell’Altomilanese e del Magentino Abbiatense, la Città Metropolitana di Milano (ex Provincia di Milano) ha dato parere favorevole alla Valutazione d’impatto ambientale (VIA). La Regione invece, dopo 3 audizioni coi rappresentanti delle comunità interessate, ha sottoscritto all’unanimità una risoluzione di opposizione al progetto.

L’unica possibilità di bloccare questo ulteriore scempio ambientale è stato il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR), ricorso supportato da una dettagliata relazione scientifica. Quindi un tavolo di discussione con la Città Metropolitana ha portato alla fattibilità di un progetto pilota che, dotato di più attuale metodologia scientifica, prevede la modifica del concetto di valutazione d’ impatto ambientale precedentemente utilizzato.

Perché citiamo questa storia? Perché

  1. Viene riconosciuto che la VIA (Valutazione Impatto Ambientale), sebbene affidata ad una Università, ha affrontato l’analisi in termini tecnicistici, mentre la comunità scientifica da tempo ormai considera l’ambiente non più un mero supporto geofisico delle attività antropiche, bensí un sistema complesso costituito da diverse comunità viventi, uomo incluso;
  2. Possa essere praticato un progetto pilota di gestione “esportabile” e, coinvolgendo la Regione ad un tavolo allargato di discussione, si possa modificare la norma rendendola più coerente ai fini della tutela ambientale;
  3. I cittadini sono stati riconosciuti come i veri protagonisti nella gestione e programmazione del loro territorio. Hanno dovuto occuparsi del ricorso ed hanno preso parte a tutti i tavoli di discussione. Come ricorrenti si sono avvalsi di ricercatori, tecnici scientifici internazionali, hanno sostenuto tutti i costi, hanno creato una specifica azione di crowdfunding. Hanno cioè dimostrato volontà e capacità di aggregazione di un gran numero di attori.

Resta da porsi una doppia domanda:

  • Perché si devono attivare i cittadini e le popolazioni locali?
  • Perché le amministrazioni – preposte alla gestione del territorio – non agiscono direttamente in sua tutela e delle generazioni future?

Maggiori informazioni, anche su come inviare eventuali contributi monetari, Luigi Dell’Arena: soundcooker@gmail.com

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