Rainscape (giardino per la pioggia lungo le strade)

Dobbiamo sapere che gli esseri umani negli ultimi 25 anni hanno distrutto un decimo della vita naturale del pianeta.

Le strade sono state lo stimolo di crescita e sviluppo per secoli. Esse però hanno influito molto negativamente sul territorio con il progressivo processo di impermeabilizzazione dei suoli. Inoltre l’impatto va ben oltre i limiti delle strade stesse, in quanto esse agiscono direttamente o indirettamente sulla distruzione di foreste, sull’inquinamento, sui movimenti di animali, sulla conservazione della diversità biologica … Tutto questo ce lo ricordano alcuni ricercatori in un interessante articolo pubblicato sulla rivista “Science“. Attiriamo l’attenzione su un dato: in base alle loro proiezioni i ricercatori affermano che per il 2050 si prevede un aumento delle sedi stradali di circa il 60% rispetto alla situazione attuale. Un detto toscano riassume bene la situazione: “piove sul bagnato”.Bisogna correre ai ripari. Un’opzione per mitigare qualche impatto negativo derivante dalla costruzione delle strade – soprattutto di quelle nuove – potrebbe venire dalla proposta di alcuni costruttori stradali. Si chiama Rainscape ed è una tecnologia – lanciata dalla Takenaka Corporation nell’agosto 2016 – che ambisce a raccogliere e immagazzinare le acque che scorrono sul manto asfaltato e si infiltrano nella coltre a lato delle strade.

Questa novità tecnologica ha allo stesso tempo un approccio scientifico innovativo e una semplicità concettuale. Tutto sta nella sua corretta installazione e manutenzione. Lo schema nell’immagine qui allegata sintetizza tale metodologia. Si raccolgono le acque piovane e le si filtrano attraverso vari materiali che rimuovono anche l’azoto e il fosforo.rainscape

Questo “giardino per la pioggia” si crea usando gli spazi laterali delle strade – quelle da noi con eventuali paracarri – e non dovrebbe costituire un allargamento dell’occupazione stradale. Si raggiungono così molteplici obiettivi, il più importante dei quali è l’assorbimento e l’immagazzinamento dell’acqua piovana soprattutto nei momenti d’intensità più elevata, evitando il fenomeno di accumulo e di ruscellamento.

Abbiamo trovato l'”uovo di Colombo” per una superficie impermeabilizzata? Calma !!!

Giovanni Poletti, agronomo specializzato nella gestione in ambito urbano di alberi, tappeti erbosi, parchi e giardini, raccomanda prudenza. Tale tecnica è infatti proponibile in ambito urbano ove se ne possano assumere i costi e la manutenzione. “Da un punto di vista della mera efficienza di raccolta sono sistemi che funzionano (abbastanza) ma il problema risiede negli inquinanti che arrivano e che rendono l’acqua di cattiva qualità, basti pensare anche solo agli idrocarburi persi dai veicoli o al semplice sale antigelivo sparso in quantità semplicemente insensate sulle strade.

Nonostante la bontà di intenti e materiali, stante la situazione generale, ritengo però che al momento si ricada sempre nello stesso errore di fondo, cioè il disquisire di fiamma ossiacetilenica con chi ha appena scoperto che sfregando due pietre si può arrivare al fuoco…“.

In attesa di nuove soluzioni, non ci rimane che continuare a cercare di limitare la costruzione di nuove strade e di nuovi insediamenti.

http://www.japanfs.org/en/news/archives/news_id035734.html

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