Marcia per l’Europa il 25 Marzo 2017 – Entusiasmo ?

Siamo stati presenti come Forum SIP il 25 marzo a Roma alla Marcia per un’Europa più unita e democratica. Avrete seguito sui media l’evolversi della manifestazione. Abbiamo aspettato a fornirvi le nostre impressioni, perché non tutti sono tornati entusiasti e si è voluto riflettere, prima di scrivere, su quanto avevamo assistito.

L’aspetto positivo è che la marcia di Roma si è fatta e che in parallelo anche in molte altre città europee vi sono state manifestazioni simili. Possiamo dire che coloro che chiedevano un’Europa più democratica e più unita si son fatti sentire a gran voce. Inoltre, a Roma per tre giorni si sono avuti incontri dibattiti conferenze, in cui ciascun gruppo ha potuto far valere le proprie opinioni circa una nuova Europa.

Perché allora non siamo entusiasti?

A nostro avviso, le varie autocelebrazioni lasciano il tempo che trovano: i Federalisti per i circa tremila presenti a Piazza della Verità, la Polizia per avere tenuto tutto sotto controllo, il corteo dei sindacati e della società civile perché il più numeroso, l’estrema destra per aver avuto la visibilità mediatica, un altro partito di destra per la sua riunione nel teatro, il capo del Governo per avere fatto gli onori di casa, il Presidente della Repubblica per aver sostenuto le idee di un’Europa che non esiste, …

Chi è andato a Roma avrebbe preferito partecipare ad un evento in cui – malgrado le differenze – alla fine si convergesse su un unico punto comune: cambiare l’attuale modello europeo basato su finanza e denaro. Invece si è ritrovato in una situazione che è l’esatta fotografia dell’Europa attuale: spezzettata, chiusa in se stessa, timorosa e che “difende” solo chi ha già il potere soprattutto economico.

Il messaggio avrebbe dovuto essere chiaro: malgrado le differenze, vogliamo tutti un’altra Europa, basata su democrazia, libertà, solidarietà, eguaglianza, partecipazione.

Ebbene questo messaggio è sicuramente emerso a parole, ma ancora molto si deve lavorare affinché diventi patrimonio comune di tutte le classi politiche attualmente al governo.

Come possiamo accettare che ognuno “festeggi” per conto suo un evento quale il 60° anniversario dei Trattati?

Come è possibile che i rappresentanti dei Governi siano stati “isolati” dal resto dei manifestanti e tenuti in una gabbia separata? Non è verosimile che i governanti degli Stati Europei abbiano avuto paura a stare tra e con le gente.

Come è possibile ritrovarsi a celebrare i 60 anni dell’Europa in gruppi ristretti, all’interno di teatri o sale conferenze?

Agendo in questo modo, non si è fatto altro che enfatizzare i nazionalismi e tutti coloro che usano la paura, il populismo e la xenofobia anche se a parole sostengono di volerli combattere.

In nome dell’ordine pubblico Roma è stata blindata per la presenza di qualche migliaio di persone; mentre lo stesso giorno a Milano e Monza migliaia di persone (un milione forse) hanno potuto seguire il Papa in tutt’altra atmosfera.

Qualche rinomato politico ha marciato o pronunciato discorsi nel teatro o nelle piazze; ma ció non basta a riempire il senso di tensione volutamente calato sull’evento.

Ci chiediamo come mai una manifestazione cosí ben organizzata sia stata così facilmente svilita. Non ci pare corretto cadere nella retorica dell’attuale politica comunitaria e quindi non ci sentiamo di celebrare un evento che ha prodotto l’immagine dell’insensibilità degli attuali governanti alle richieste che vengono dalla gente e da quei politici che hanno parlato nelle sale di conferenza o in Piazza della Verità dal camion-palco.

Resta il fatto che la manifestazione, a Roma e nelle altre città europee, sono un atto di vera democrazia che forse infastidisce chi attualmente gestisce il potere e questo significa di per sé che il cammino intrapreso è positivo. Ma non possiamo permetterci di abbassare la guardia, né dobbiamo stancarci di chiedere a gran voce dappertutto nell’Unione Europea una nuova Europa democratica, unita e soprattutto non vincolata al capitale e alla finanza. Un’Europa rispettosa della dignità umana e dell’ambiente e quindi anche del suolo!

Facciamo nostro allora il punto 7 del comunicato della presidenza del Consiglio Italiano del Movimento Europeo (CIME) del 4 aprile 2017:

7) Il messaggio venuto dal Campidoglio – lanciato mentre a Roma si svolgevano manifestazioni popolari a favore di un’Europa unita, solidale e democratica, e, perciò, più autorevole sulla scena mondiale e capace di sviluppare un’autentica politica planetaria di pace – deve essere valutato nella sua giusta dimensione. Un messaggio non basta se esso non è accompagnato da impegni concreti e precisi sul contenuto dei progetti, sul metodo e sull’agenda per realizzarli in mancanza dei quali il messaggio rischia di essere rapidamente disatteso e contraddetto come è avvenuto poche ore dopo la sua firma da parte dei paesi del Gruppo di Visegrad e dall’Austria.

Speriamo sinceramente che la nostra mancanza di entusiasmo per quanto è successo a Roma sia sbagliata e dovuta a errate percezioni. Se qualcuno dei lettori era presente ed ha avuto sensazioni differenti, è cordialmente invitato a trasmettercele.

Mario Catizzone: catizma@gmail.com

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