Premio Goldman a Uros Macerl (Slovenia)

Già in passato abbiamo parlato del Goldman Environmental Prize assegnato dall’omonima fondazione americana. Il premio viene conferito ogni anno a degli ambientalisti di base, uno per ciascuna delle sei regioni geografiche del mondo. È anche chiamato il “Nobel Verde”.  Quest’anno, per la regione Europa, il premio è stato attribuito allo sloveno Uros Macerl. Grazie alla sua volontà, dopo anni di battaglie legali, questo agricoltore è riuscito ad ottenere la chiusura della fabbrica di cemento gestita dall’impresa francese Lafarge. Gli scarichi industriali mettevano “potenzialmente in pericolo la salute dei cittadini”. Amato dagli ecologisti, odiato dai suoi oppositori, questo agricoltore di 48 anni dedica la sua attività all’allevamento e all’agricoltura organica.

La sua lotta è iniziata più di 15 anni fa, ma la lotta e la vittoria di Uros non sarebbero state possibili senza il sostegno del collettivo di difesa dell’ambiente Eco-Krog.

All’inizio si è constatato che la vallata era soffocata dall’inquinamento dovuto ad un cementificio, ad una fabbrica di vetro e ad una centrale a carbone. Tutte queste attività fornivano centinaia di posti di lavoro, ma l’aria era diventata sempre più irrespirabile, fumi coprivano la valle in continuazione e la neve spesso diventava nera a causa delle polveri di combustione.

Nel 2002, Lafarge ha acquistato il cementificio – esistente da oltre un secolo – e in un anno il benzene (sostanza cancerogena) è aumentato del 250%. Nel 2012 si è constatato ufficialmente il tasso elevato di cancro nelle persone e di aborti spontanei tra gli animali d’allevamento. La raccolta dei dati sull’inquinamento ha permesso a Uros di dimostrare la situazione insostenibile nelle colline. Il cementificio non ha reagito e ha continuato a produrre senza preoccuparsi dei rischi cui sottoponeva le popolazioni e l’ambiente. Già nel 2009, l’agricoltore aveva potuto agire legalmente contro il cementificio perché una sua parcella era stata inglobata nel perimetro che la fabbrica intendeva riservare all’incinerazione di plastica e gomma.

Alla fine, dopo anni di procedure, nel 2015 la Commissione Europea rinvia la Slovenia davanti la Corte Europea di Giustizia poiché la fabbrica (citiamo) “mette potenzialmente in pericolo la salute dei cittadini”. Il governo sloveno ordina allora, nel marzo 2015, al cementificio di cessare la sua produzione di cemento.

Gli oppositori a Uros hanno sollevato le questioni riguardanti la perdita dei posti di lavoro e la decrescita economica della valle, pur riconoscendo il miglioramento delle condizioni ambientali e il ritorno di uccelli e di animali considerati come scomparsi.

Ma il posto di lavoro non dev’essere un’alternativa alla salute. Non si devono permettere ricatti legati alla creazione di infrastrutture per le comunità locali (centri ricreativi, squadre sportive, centri medici, …) come compensazione dei danni dovuti alla produzione inquinante.

Finalmente l’esperienza di Uros Macerl dimostra che le grosse strutture industriali e i grossi capitali finanziari possono essere costretti a rispettare le norme o in alternativa a chiudere.

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