non siamo soli!

Carta degli orti collettivi di … Bruxelles (Belgio)

In molte città europee si coltivano aree che poco hanno a che fare coi terreni agricoli. In italiano vengono spesso chiamati “orti di guerra” in altre lingue si parla di orti collettivi. È interessante scoprire che sempre più le municipalità incoraggiano queste forme di messa a coltura. A Bruxelles è stata redatta una carta che recensisce 651 orti collettivi nella Regione di Bruxelles (in effetti la capitale del Belgio è amministrativamente una regione) e 1175 se si includono quelli della Vallonia. Non sono piccoli numeri e toccano realtà agricole che hanno raggiunto una certa visibilità specie localmente. È interessante notare che vi sono orti collettivi anche in pieno centro storico della città e altri nel “Pentagono” che è l’area storica della città.

Dove è possibile installare un orto collettivo? La risposta è meno difficile di quanto si possa immaginare. Se un gruppo vuole ottenere una superficie, può cercare su tetti piatti (naturalmente facilmente accessibili) specie se appartenenti a entità pubbliche (esempio il tetto della Biblioteca Reale), terreni appartenenti a enti pubblici o semipubblici, ai lati delle strade o su larghi marciapiedi poco utilizzati (magari anche con strutture appositamente costruite). Chi fornisce aiuto e informazioni? L’Istituto di Bruxelles per la Gestione dell’Ambiente (IBGE), organismo della Regione Capitale.

I principi su cui si basano gli orti collettivi sono pochi e semplici: la gestione del terreno è data al gruppo che gestisce l’attività su base comunitaria. Ci si incontra, si scambiano idee, si decide, si lavora, si sta assieme. Il tutto è basato su un’agricoltura il più possibile naturale e che copra quasi permanentemente il suolo (permacoltura). Si ottengono così giardini che durante tutto l’anno fornisco prodotti alimentari dai pomodori ai cavolini di Bruxelles, dalla lattuga ai fagioli, dalle carote alle rape rosse, dai carciofi ai finocchi ai broccoli … il tutto in armonia col ritmo della natura. Chi vi lavora afferma che tale attività permette oltre a mangiare sano, a vivere con maggiore relax e maggior buonumore costruendo legami sociali e non solo conoscenze formali.

Tutto questo in un ambiente che comunque è circondato da rumori, traffico, aria inquinata. La società moderna non educa più alla solidarietà e alla cooperazione, invece con gli orti collettivi si riapprende a vivere insieme … vivendo insieme.