Mondeggi, concretizzazione del concetto di Suolo Bene Comune

Chi ha letto il recente libro “Credere, disobbedire, combattere” di Marco Cappato vi avrà trovato concreti esempi di – come scriveva Don Lorenzo Milani – “L’obbedienza non è più una virtù”. La società attuale, imperniata sul solo parametro del profitto, necessita di coraggio per dimostrare che – usando un altro slogan – “un altro mondo è possibile”.

Riuscire a realizzare idee considerate utopiche o visionarie basate sulla salvaguardia della dignità dell’essere umano è la vera sfida che noi oggi dobbiamo affrontare e che le future generazioni dovranno risolvere.

“Suolo bene comune” è uno di questi concetti considerati astratti che invece sintetizza l’importanza del suolo per la vita. Significa l’urgente necessità di un uso del suolo sostenibile. Se si vuole una società economicamente praticabile nel corto periodo ed ecologicamente sostenibile nel lungo, va da sé che gli aspetti biofisici e socioeconomici sono da considerare fra loro inscindibili. Ed è proprio di questo tipo d’approccio che l’essere umano ha la totale responsabilità, poiché può determinare il degrado o la salvaguardia del suolo per il futuro.

Chi è stato capace di concretizzare questo termine astratto?

Sono stati in tanti e, anche se si sente parlare raramente dell’Agricoltura Sociale, essa è una realtà che acquisisce importanza e visibilità crescenti. Non ci riferiamo qui, seppur rilevante, alla confisca dei beni delle cosche mafiose, ma alle iniziative di cittadini che occupano e usano terreni e strutture agricole altrimenti destinate all’abbandono.  Esistono in tutta Italia e dal 2011 possono raggrupparsi sotto il loro Forum Nazionale per un’Agricoltura Sociale che ha tenuto il suo ultimo incontro in Calabria lo scorso 13 e 14 ottobre.

Questa lunga premessa, per presentare l’esperienza dell’occupazione uso e rilancio dei terreni della villa di Mondeggi vicino a Firenze. Storica villa-fattoria, Mondeggi è stata per secoli proprietà di famose famiglie e alla fine è diventata proprietà della Provincia di Firenze. Una gestione del tutto irrazionale ha portato al fallimento (con un grosso debito finanziario) e al successivo abbandono con relativo degrado di tutte le sue strutture. Così la Provincia decide di liberarsene e di venderla. È a questo punto che nasce un comitato di cittadini che si oppone, chiedendo sotto la bandiera “Terra Bene Comune”, una gestione pubblica dei terreni e rivendicando “la gestione partecipata e autonoma delle terre pubbliche da parte delle comunità locali, nell’ambito di progetti di neo-ruralità, privilegiando progetti di agricoltura contadina, naturale, comunitaria, sociale e di sussistenza, entro una nuova relazione tra città e campagna.

I proponenti si sono costituiti come comitato “Mondeggi Bene Comune – Fattoria Senza Padroni” per il recupero dell’intera fattoria. Nonostante l’appoggio del Comune, la Provincia di Firenze ha insistito per la vendita la cui gara è andata deserta grazie anche alle azione dei cittadini e volontari che hanno effettuato dibattiti, sottoscrizioni, appelli e allertato l’attenzione di giuristi, accademici e soprattutto della popolazione. Senza più aspettare è iniziata la Custodia Popolare di Mondeggi con occasioni di conoscenza e di socialità aperte a tutti, cominciando il recupero dei fabbricati e dei poderi.

Altra importante azione è legata al progetto Mondeggi Terreni Autogestiti (il cui acronimo MoTA è usato comunemente in toscana per indicare il fango) con cui si affidano – a chi ne fa richiesta – appezzamenti di terreni per coltivarli e recuperarli a fini agricoli. Va da sé che il vincolo è di usare un’agricoltura biologica rispettosa dell’uomo e dell’ambiente.  La villa è diventata luogo di aggregazione dove, grazie all’azione volontaria di agricoltori più sperimentati e di professori provenienti dalla Facoltà di Agraria, si è rilanciata la produzione agricola prioritariamente per il consumo di chi ci lavora e successivamente per lo scambio con produttori che rispettino gli stessi principi della Fattoria.

Si è pertanto formata una comunità agricola senza padroni, basata sulla solidarietà e non sul profitto, per condividere l’amore per la terra e la natura nel rispetto dei loro ruoli e ritmi. A ciò si aggiunge la creazione di relazioni umane basate sulla reciproca considerazione e la partecipazione, con decisioni comuni prese con vari livelli assembleari.

Rimane comunque una ‘spada di Damocle’ sulla testa di tutte le persone coinvolte nella fattoria: le istituzioni rifiutano questa realtà comunitaria e hanno sempre sul loro tavolo la pratica per la vendita della Villa-Fattoria di cui hanno già alienato i beni mobili. Per cercare di ovviare a questo rischio, si è autocostituita la Comunità di Mondeggi con l’obiettivo di farsi riconoscere come l’entità capace della gestione agricola della Fattoria considerata come bene comune ed a tale scopo è stata redatta la “Dichiarazione di gestione civica di un bene comune”, con la descrizione di regole chiare e condivise.

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