Applicazione della direttiva sulla responsabilità ambientale

La politica attuata dall’Unione Europea negli ultimi anni ha portato alla disaffezione dei cittadini, all’aumento della sfiducia, al risorgere di nazionalismi e rigurgiti epocali che si pensavano definitivamente archiviati. Si è rinunciato persino a valorizzare ed evidenziare le politiche ambientali che molti paesi nel mondo ci invidiano. Siamo infatti una delle poche aree al mondo in cui ancora si cerca di difendere il valore della natura e dell’ambiente.

Attiriamo l’attenzione sulla Risoluzione del Parlamento europeo del 26 ottobre 2017 circa l’applicazione della direttiva relativa alla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale (detta anche “direttiva ELD” o “direttiva sulla responsabilità ambientale”).

L’Unione Europea (UE) ha il mandato di contribuire a perseguire obiettivi quali protezione della salute umana, cura e miglioramento della qualità dell’ambiente. Per farlo deve usare un elevato livello di tutela fondato sui principi della precauzione e dell’azione preventiva, sul principio della correzione dei danni causati all’ambiente, nonché sul principio “chi inquina paga”. Per questo si è dotata già dal 2004 della Direttiva ELD sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale. Questa Direttiva ha una particolare importanza perché si occupa dei danni provocati alla biodiversità (specie e habitat naturali protetti), alle acque e ai terreni. Definisce le autorità responsabili della messa in esecuzione e indica come calcolare costi, riparazioni, recuperi. È quindi una direttiva “pilastro” che riconosce anche alla società civile la possibilità di denunciare danni ambientali effettuati sia da privati che da strutture pubbliche.

I legislatori hanno anche previsto la sua revisione dopo 10 anni della messa in esecuzione. In effetti entro il 30 aprile 2013 gli Stati membri dovevano riferire alla Commissione sull’esperienza acquisita nell’applicazione della direttiva. Le relazioni comprendono tra l’altro le informazioni e i dati relativi ai tipi di danni ambientali, chi li ha causati, le procedure intraprese e il loro risultato, le riparazioni e i relativi costi. Con i rapporti nazionali e con il supporto di studi effettuati dal 2012 al 2015, la Commissione ha potuto presentare al Parlamento e al Consiglio una relazione nel 2016  sulla messa in esecuzione della Direttiva con conclusioni e raccomandazioni su come migliorarne l’attuazione pratica.

In base alla documentazione ricevuta il Parlamento europeo ha approvato una propria risoluzione a fine ottobre 2017 con cui chiede una riformulazione della messa in esecuzione della Direttiva ELD.

Questa procedura, forse lunga, pone però in evidenza la volontà dell’Unione Europea di mantenere la salvaguardia della salute dei suoi cittadini e dei suoi ecosistemi. Tocca agli Stati membri infatti attuare questa volontà, ma finora questi hanno dimostrato scarso interesse, basti pensare che solo a partire dalla metà del 2010 (dopo ben sei anni!) la ELD è stata recepita da tutti i 27 Stati membri. Per questo il Parlamento Europeo è critico nei confronti dell’applicazione della ELD, constatandone l’attuazione del tutto eterogenea sia in termini giuridici che pratici. Addirittura 7 Stati membri devono ancora risolvere alcuni problemi di non conformità. La principale raccomandazione del Parlamento europeo è di migliorare la ELD con termini meno generici, limitando la possibilità d’interpretazione e facilitando le procedure di comunicazioni tra autorità competenti. In altre parole si deve rendere efficace e efficiente il principio “chi inquina paga” ed è per questo che si chiede alla Commissione di presentare una relazione ogni due anni in merito all’applicazione della direttiva.

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