Il Riesame dell’Attuazione Ambientale

Quotidianamente i media informano sulle restrizioni economiche decise dalla Commissione europea e richieste agli Stati membri. Si sente parlare di lettere, controlli, valutazioni che impongono rigidità finanziarie molto spesso a danno della vita quotidiana delle singole persone. Queste misure sono considerate vessatorie, forse a giusto titolo, ma le istituzioni comunitarie non fanno altro che concretizzare ciò che gli stessi Stati membri hanno deciso. È come volersela prendere con il soldato delle decisioni prese dal colonnello.

Vi sono altre azioni che la Commissione ha intrapreso, ma di cui i media non parlano molto. Ad esempio Il Riesame dell’Attuazione Ambientale (The Environmental Implementation Review – EIR). L’EIR (COM (2016) 316 final) è uno strumento per migliorare l’effettiva messa in opera della legislazione ambientale dell’UE.

Ricordiamo che l’Unione Europea è l’area geografica che ha una legislazione ambientale tra le più avanzate al mondo. Ciò non è un “vanto” morale, al contrario esprime la necessità di preservare il pianeta indicando il cammino “virtuoso” da seguire. D’altronde la mancata attuazione delle politiche ambientali ha alti costi ambientali, economici e sociali. Benvenuta quindi questa disposizione che attira l’attenzione sull’ambiente.

L’EIR funziona attraverso relazioni biennali riguardanti ogni Stato membro. Con esse si vogliono indicare lacune, disposizioni e soluzioni per l’attuazione delle politiche comunitarie ambientali a rischio di infrazione. Previsto dal 7° Programma d’Azione per l’Ambiente, il riesame sottolinea la necessità di attribuire la priorità al rafforzamento della messa in esecuzione degli obiettivi comunitari. In questo modo s’intende anche aiutare gli Stati membri nella comprensione e conoscenza delle carenze in termini di attuazione delle politiche ambientali già esistenti.

Non si tratta quindi di un’azione di “controllo” ambientale – che spetta all’Agenzia Europea dell’Ambiente – ma solo di verifica se le legislazioni ambientali europee sono correttamente applicate o in via di applicazione. Sembrerebbe a prima vista un’ulteriore incombenza burocratica, in realtà è un efficace modo per fotografare la situazione delle politiche ambientali in tutta l’Unione Europea. Allo stesso tempo è un valido aiuto ai ministeri nazionali dell’ambiente che con questa analisi possono incidere sull’avanzamento delle politiche ambientali nazionali.

La Direzione Generale dell’Ambiente ha già pubblicato il primo rapporto per i 28 Stati membri . Il quadro complessivo che ne emerge indica varie debolezze e le sfide che debbono essere affrontate. Tra l’altro alcune di queste sfide sono comuni a più Stati membri, per questo è interessante sapere che vi è anche un programma per aiutare le amministrazioni nazionali a collaborare tra loro (TAIEX-EIR PEER 2 PEER) .

La relazione sull’Italia?

Viene riconosciuto che l’Italia è all’avanguardia in materia di accordi volontari e presenta uno dei più alti livelli di EMAS e marchi di qualità ecologica (ecolabel) nell’UE. Indichiamo qui solo i punti su cui l’Italia deve migliorare le proprie politiche ambientali per essere in linea con quelle europee: la gestione dei rifiuti, la gestione del suolo, le alluvioni, l’inquinamento atmosferico, il completamento della definizione delle aree speciali di conservazione per la biodiversità. La lettura dell’intero rapporto, qui allegato, è fonte di riferimento per tutti coloro che in Italia si preoccupano di ambiente.

Per maggiori informazioni, cliccate QUI

Annunci