Forum SIP

Parere del CESE su Utilizzo del suolo

Un vecchio adagio racconta di un contrabbandiere che attraversava ogni giorno la frontiera tra due Stati spingendo una carriola vuota. I doganieri a più riprese lo avevano fermato e perquisito senza mai trovare un appiglio da contestargli. Dopo molto tempo uno dei doganieri interpella il contrabbandiere e, annunciandogli che sarebbe andato in pensione, gli chiede di confidargli cosa e come contrabbandava. La risposta è stata: “carriole, basta spingerle”.

Come Gruppo Suolo Europa e Forum SIP non ci sentiamo “contrabbandieri”, ma sicuramente spingiamo quotidianamente la nostra “carriola” che contiene la visione di creare il Forum Europeo per Salvare il Paesaggio e Difendere il Territorio. Per questo continuiamo a cercare il contatto con coloro che usano il suolo senza preoccuparsene. Non si tratta di scendere a “compromessi”, ma di capirsi. Nella nostra “carriola” si stanno accumulando molti documenti che contengono le singole posizioni dei vari attori interessati. Descrivendoli cerchiamo di sottolineare i punti salienti, compresi quelli che a nostro avviso si possono ritenere come punti deboli.

Consideriamo qui il documento del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) Utilizzo del suolo per una produzione alimentare e servizi ecosistemici sostenibili (NAT/713-EESC-2017-EESC-2017-01814-00-00-AC-TRA). È un parere esplorativo richiesto dalla Presidenza Estone e adottato dal CESE in seduta plenaria il 18 ottobre 2017 (disponibile in tutte le lingue comunitarie).

Punti salienti

Si tratta di un documento “onesto” che inquadra il suolo quale componente dell’ecosistema.

Contiene la richiesta di una Direttiva UE specifica per il suolo (punto 5.1)

Inserisce il suolo nel concetto di bene pubblico (punto 5.5),

Insiste sulla necessità di sensibilizzazione e dialogo con tutti gli attori co-interessati dal suolo (punto 5.32).

Punti deboli

Sembra un documento che si indirizza solo a coloro che già si interessano di suolo.

Alcuni dettagli di carattere tecnico scientifico vi sono illustrati come acquisiti, mentre al contrario sono discutibili.

Vi si ritrova l’atteggiamento erroneo: “insegnamo” agli agricoltori come devono coltivare.

Invitiamo i nostri lettori a leggere il documento e a farci partecipi delle loro riflessioni.