non siamo soli!

Agricoltura e allevamento industriale renderanno impossibili diversi obiettivi dello sviluppo sostenibile

Siamo di fronte ad un consumo di prodotti alimentari e di allevamento che inducono una situazione insostenibile. Una precisa analisi di come il nostro consumo di carni e prodotti lattieri influenzino gli obiettivi dello sviluppo sostenibili (SDGs) è stata presentata dal Dr. Peter Stevenson in un convegno a Bruxelles. Su nostra richiesta il Dr Stevenson ha accettato di sintetizzare i punti salienti del suo intervento che dimostrano in modo inequivocabile l’insostenibilità dell’attuale agricoltura e allevamento industriali. La presentazione integrale in formato PowerPoint è disponibile nel sito del CIWF (Compassion in world framing) di cui il Dr. Stevenson è il consulente responsabile per la politica.

“Il secondo degli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile (SDG2) invoca il raddoppio della produttività e dei redditi dei piccoli produttori agricoli. Al contrario l’agricoltura e l’allevamento industriale mettono fuori competizione proprio i piccoli agricoltori e allevatori minando i loro mezzi di sostentamento. Ciò è stato sottolineato dal Direttore Generale della FAO nel suo intervento al Global Forum su Alimentazione e Agricoltura di quest’anno:

Oltre la metà della povertà rurale del mondo è costituita da allevatori di animali domestici e pastori… Dobbiamo assicurare che essi non verranno messi da parte dalle intense operazioni del grande capitale“.

 Il SDG2 aspira anche a raggiungere la sicurezza alimentare, ma agricoltura e allevamento industriale minacciano la sicurezza alimentare. Basti pensare che gli alimenti per gli esseri umani sono usati per l’alimentazione degli animali, i quali li trasformano in modo molto inefficiente in carne e latte. Tra il 36 e il 40 % delle calorie vegetali da piante coltivate è usato come cibo animale. Per ogni 100 calorie di cereali commestibili dall’uomo e mangiati dagli animali, solo 17-30 calorie entrano nella catena alimentare umana come carne e latte. Il Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea afferma:

“L’uso di terre altamente produttive per produrre cibo animale … rappresenta un deciso drenaggio dell’approvvigionamento mondiale di cibo potenziale”.

 Il mondo sviluppato ha livelli molto alti di consumo di carne rossa e lavorata – resi possibili dalla produzione d’allevamento industriale – e ciò contribuisce a malattie cardiache e a certi tipi di tumori. Inoltre, le condizioni di sovraffollamento e di stress in cui sono gli allevamenti industriali di animali promuovono l’emergere, la diffusione e l’amplificazione delle malattie. Questo implica che la produzione industriale dipenda dall’uso abituale di antibiotici per prevenire queste malattie. Ciò porta alla resistenza agli antibiotici degli animali, resistenza che può essere trasferita alle persone.

 Generalmente i sistemi di allevamento industriale usano e inquinano più terra e acqua superficiale che i sistemi misti o a pascolo. Studi mostrano che, se non riduciamo il consumo globale di carne e latticini, sarà molto difficile raggiungere gli obiettivi degli accordi di Parigi sul cambiamento climatico.

 Allora la domanda cui rispondere è: quali cambiamenti servono per indurre produzione e consumo di cibo a svolgere il loro ruolo di raggiungere gli obiettivi dello sviluppo sostenibile (SDGs)?

Gli animali sono efficienti solo quando trasformano materiali che noi non possiamo consumare in cibo che possiamo mangiare. Pertanto è efficiente: crescere animali in pascoli estesi o altre terre da pascolo; usare sottoprodotti tipo quelli della produzione della birra; usare cibo di scarto o residui alimentari; e, decisamente, sistemi integrati di rotazione del bestiame.

 Ci serve ristabilire il legame tra animali e territorio attraverso sistemi misti di rotazione in cui gli animali vengono nutriti con erba e resti alimentari e il loro concime, invece di essere inquinante, fertilizzi il terreno. Questi sistemi possono ricostruire la qualità del suolo attraverso l’uso di leguminose, concime verde e concime animale. 

 Una riduzione di consumo di carne e latticini produrrebbe molteplici benefici. Potrebbe:

  • aiutare a nutrire la crescente popolazione mondiale se una maggior quantità di prodotti sia usata per il diretto consumo umano
  • consentire una coltivazione meno intensiva dei terreni per ripristinare la biodiversità, la qualità dei suoli e delle acque
  • ridurre l’incidenza delle malattie cardiache e di alcuni tumori (questo si applica al consumo ridotto di carne rossa e lavorata)
  • rendere possibile raggiungere gli obiettivi sul clima dell’accordo di Parigi
  • ridurre le pressioni sugli animali selvatici, evitando la distruzione del loro habitat
  • consentire agli animali di essere allevati in maniera estensiva in accordo coi più alti standard di benessere.

 In conclusione, molti cambiamenti sono necessari se cibo e agricoltura devono raggiungere gli obiettivi dello sviluppo sostenibile (SDGs).

Ulteriori dettagli: peter.stevenson@ciwf.org

Sito CIWF: https://www.ciwf.it/