istituzioni europee

FoodDrinkEurope

Nel 2011 la Confederazione delle industrie alimentari e delle bevande della CEE si è trasformata in FoodDrinkEurope per collaborare con istituzioni europee e internazionali su questioni che hanno un impatto sull’industria alimentare e delle bevande. Attualmente essa comprende 26 federazioni nazionali, di cui 2 osservatori, e 27 associazioni europee di settore e 21 importanti aziende di alimenti e bevande.

Cosa si prefigge allora FoodDrinkEurope?

Facilitare lo sviluppo di un ambiente in cui tutte le aziende europee di alimenti e bevande, indipendentemente dalle loro dimensioni, possano soddisfare le esigenze dei consumatori e della società, mentre competono efficacemente per una crescita sostenibile.

In particolare Fooddrinkeurope agisce attraverso una rete di oltre 700 esperti su 4 tematiche specifiche: i) sicurezza alimentare; ii) politica dei consumatori (scienza, alimentazione e salute); iii) sostenibilità ambientale; e iv) competitività.

In breve, FoodDrinkEurope è l’organizzazione che si è data la lobby del commercio alimentare e delle bevande per sostenere e influenzare le politiche riguardanti il proprio settore. Attenzione, con “lobby” non intendiamo un’associazione automaticamente negativa per l’ambiente e/o la società. Riteniamo che ogni organizzazione debba e possa portare avanti i propri propositi nel rispetto dei principi di legalità e di sostenibilità ambientale e sociale.

Segnaliamo allora due interessanti rapporti che hanno a che fare direttamente o indirettamente col suolo:

Industry Working with Farmers (Industrie che lavorano assieme agli agricoltori)

Unfair Trading Practices – A historic opportunity to bring fairness and predictability to all in the food supply chain! (Pratiche commerciali sleali – Un’opportunità storica per portare equità e prevedibilità a tutti nella catena di approvvigionamento alimentare!).

Li mettiamo assieme perché l’uno è un continuum dell’altro e ambedue hanno un impatto diretto sugli agricoltori e le loro scelte e quindi sul suolo.

Punti Forti

  • L’agricoltura nell’UE ha alti standard qualitativi nel campo di sicurezza alimentare, salute delle piante e degli animali e della protezione dell’ambiente
  • La comunità agricola dell’UE dipende anche dall’industria alimentare e delle bevande europea che acquista circa il 70% di tutte le materie prime agricole.
  • Buoni esempi di relazioni tra produttori agricoli e rivenditori industriali
  • Il potere contrattuale non è nelle mani delle industrie, ma della catena dei rivenditori che impongono prezzi indipendentemente dai reali costi sostenuti dai produttori
  • Il singolo produttore è in una posizione contrattuale di dipendenza nei confronto del rivenditore perché rappresenta solo una minima frazione dell’azione del rivenditore
  • Una direttiva UE può ulteriormente rafforzare la posizione del produttore affrontando il fattore paura, aumentando la certezza del business e fornendo equilibrio nella catena di approvvigionamento alimentare.
  • Proteggendo il produttore dalle pratiche strangolatrici dei rivenditori, non si hanno ripercussioni sui prezzi dei prodotti al consumatore.

Punti deboli

  • Non si fa riferimento diretto alla necessità della conservazione del suolo e si menziona la necessità di un’agricoltura sostenibile senza affrontarne l’impatto sulle scelte industriali.
  • Non viene analizzato l’impatto che le scelte delle industrie hanno sui produttori.
  • Manca una presa di responsabilità dell’impatto della commercializzazione su ambiente e società.

Invitiamo i nostri lettori a inviarci analisi, precisazioni, percezioni.