non siamo soli!

Suolo come deposito per il CO²

Una delle difficoltà che incontrano i pedologi e gli accademici è quella di comunicare in maniera efficace concetti che per la loro complessità necessitano di un linguaggio specifico. Cercare di spiegare la differenza tra carbonio, carbonio organico, sostanza organica, anidride carbonica, … domanda doti comunicative rare tra i ricercatori del suolo.

Meglio affidarsi a chi della comunicazione ha fatto il suo mestiere e tra questi ai giornalisti che si occupano di argomenti scientifici.

Segnaliamo qui due articoli che riteniamo appropriati per una più chiara comprensione di quello che l’Iniziativa 4per1000 porta sempre più concretamente all’attenzione dei media e del modo politico.

Il primo articolo lo si trova nel Guardian Weekly, giornale britannico attento alle tematiche ambientali. Nel settembre 2016, Jason Hickel nel suo “Our best shot at cooling the planet might be right under our feet” (Il nostro colpo migliore per raffreddare il pianeta potrebbe essere proprio sotto i nostri piedi) riesce ad inquadrare l’intera tematica di assorbimento accumulo e salvaguardia del carbonio nel suolo. Chiarisce inoltre che l’energia pulita non ci salverà dal degrado climatico e ambientale e che solo attraverso un nuovo sistema economico si potrà sperare di riuscirvi.

Il tutto comunque si poggia sull’abilità del suoli e degli oceani a mantenersi attivi come serbatoi di carbonio. Purtroppo sono entrambi sotto continuo attacco e sempre più degradati. In particolare i suoli, anche se trattengono 4 volte più carbonio delle piante e degli alberi. Le attività umane come la deforestazione e l’agricoltura industriale – con la sua aratura intensiva, la monocultura e l’uso massiccio di fertilizzanti chimici e pesticidi – stanno rovinando i nostri terreni molto velocemente, uccidendo i materiali organici che contengono. L’agricoltura industriale ha danneggiato così tanto il nostro suolo che un terzo dei terreni agricoli del mondo è stato distrutto negli ultimi quarant’anni e un terreno degradato, perdendo la sua capacità di trattenere il carbonio, rilascia nell’atmosfera le enormi quantità di CO² che tratteneva.

Scienziati e agricoltori ritengono però che la situazione si può ancora sanare. Occorre rigenerare il suolo degradato passando dall’agricoltura industriale intensiva a metodi più ecologici – non solo fertilizzanti organici, ma anche no-tillage, compostaggio e rotazione delle colture.

In sintesi è esattamente ciò che propone l’Iniziativa 4per1000.

Se l’articolo di Hickel espone chiaramente la situazione, quello di Amy Crawford nel Nature Conservancy Magazine del marzo 2018 permette di comprendere cosa fare e come intervenire sul suolo. Attraverso esempi concreti di agricoltura, identifica e illustra 5 semplici pratiche agronomiche superficiali per nutrire il terreno e rendergli la sua fertilità a nostro beneficio:

1) Tieni il suolo coperto; 2) Aggiungi materiale morto da decomporre; 3) Facilita i riciclatori della vita; 4) Rafforza le potenziali sinergie tra gli attori viventi del suolo; 5) Pensa a mantenere il suolo e la sua fertilità.

Anche qui, con semplicità, ciò che raccontano le varie esperienze raccolte dall’Iniziativa 4per100.

5 points soil