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Normalizzazione della Devianza

Uno dei rischi maggiori che corre la società moderna è la cosiddetta “normalizzazione della devianza”. È un concetto che deriva dalla statistica, ma in pratica si verifica quando individui o gruppi accettano ripetutamente un livello di riferimento inferiore fino a che esso diviene la norma. Facciamo un esempio nel campo del linguaggio: qualcuno alla televisione ha cominciato ad usare parole considerate una volta volgari (coglioni, cazzo, figa, merda, cacata …), ebbene oggi sono parole comunemente usate da politici, commentatori pubblici, attori, persone intervistate… Si è via via perso il senso della misura, accettandone sempre più un uso decisamente fuori luogo.

Veniamo all’ambiente, sono sotto gli occhi di tutti i problemi causati dalla plastica e dal petrolio. L’accettazione di usarli in tutti i componenti che ci circondano, ci ha portato alla situazione critica opposta: dopo aver accettato gradatamente il loro predominio, ora siamo costretti a ristabilire dei limiti al loro uso e al loro consumo.

E il territorio? Dove prima vi erano campi e prati vi sono ora parcheggi e edifici. Abbiamo accettato passivamente che si usassero terreni fertili per un uso diverso dall’agricoltura o dalla dimensione ambientale. La canzone ” Il ragazzo della via Gluck” di Celentano ne è testimone: chiunque abbia percorso negli anni settanta una strada dal centro della città in una qualsiasi direzione, dopo poco aveva un paesaggio di campi coltivati o di boschi. Quella stessa strada oggi offre in visione negozi, abitazioni o strutture commerciali.

E il suolo? Si è trasformato in mero supporto alla produzione agricola. La maggior parte degli agronomi si è trasformata in “chimici agrari” capaci di somministrare fertilizzanti, antiparassitari, anticrittogamici in funzione esclusiva della crescita rigogliosa della pianta. E ancora si continua a “guardare” il suolo con diffidenza.

Attenzione non stiamo assumendo la posizione del “prima era meglio”. Stiamo solo sottolineando che, ponendo limiti al momento giusto, non si deve poi correre dietro a catastrofi irrisolvibili che distruggono il futuro, come ci gridano i giovani di tutto il mondo a seguito dell’esempio di Greta Thunberg.

Allora, se comprendiamo che la normalizzazione della devianza porta alla distruzione della struttura sociale e dell’ambiente, comprendiamo che la possibilità di reagire sta nelle nostre corde. Siamo responsabili di avere permesso l’attuale devianza senza reagire: speravamo forse che i nostri eletti agissero per noi. Non è stato così. Non resta che un modo per rispettare il futuro dei nostri figli e nipoti: il controllo democratico.

Non basta votare qualcuno, va “seguito, accompagnato, controllato” da un gruppo specifico di cittadini. Ciò vale per il politico, ma anche per il quartiere o il gruppo di case. Bisogna uscire dal proprio isolamento e dal proprio individualismo e partecipare direttamente. Gli esempi sono innumerevoli in Italia e in Europa: dall’adottare un albero, alla protezione di un lago, alla salvaguardia di un torrente. Alcuni li abbiamo illustrati proprio in questa rubrica. Tocca a ciascuno di noi impegnarsi, partecipare e non delegare.