Brownfield

Organizzata dalla DG Ambiente della Commissione Europea, il 5 aprile 2019 si è tenuta al Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) la conferenza: Brownfield redevelopment in the EU (Recupero delle aree dismesse nell’UE). Con “brownfield” si indicano quei luoghi urbani o urbanizzati e il loro terreno circostante che sono stati interessati da precedenti usi; abbandonati o sottoutilizzati; che possano avere problemi di contaminazione reali o percepiti; principalmente in aree urbane; richiedenti un intervento per riportarli ad una utilizzazione benefica per gli abitanti. In sintesi: Aree dismesse urbane o urbanizzate con problemi di inquinamento ai sensi delle norme in materia di bonifiche.

Con questa conferenza, la Commissione europea ha puntato a promuovere la riqualificazione delle aree dismesse come soluzione per limitare l’espansione urbana, l’accaparramento dei suoli e la loro cementificazione. Nella conferenza sono state presentate politiche, sfide e buone pratiche per la riqualificazione dei brownfield da parte di soggetti europei, regionali e locali e sono state esplorate le potenzialità offerte dai fondi dell’UE.

Cercare di recuperare un suolo maltrattato asfissiato inquinato ha un costo economico impossibile e difficile da sostenere. La conferenza ha fatto emergere queste problematiche, cercando di indicare e individuare possibili soluzioni, come ad esempio allargare l’approccio PPP (Partenariato Pubblico Privato) ad una quarta P (people = gente).

Plaudiamo quindi all’iniziativa e alleghiamo la sintesi della conferenza con lo schema di problemi e soluzioni.

La strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni, recita il proverbio. Si continua quindi a cercar di “salvare il salvabile” senza rendere responsabili coloro che hanno creato o subito queste situazione di abbandono. Forse si potrebbero creare delle legislazioni che rendano responsabili del recupero dei brownfield coloro che usano quell’area urbana o urbanizzata. Non si tratta di colpire quelli che sono stati costretti ad abbandonare quelle aree, ma a forme preventive come un accantonamento di fondi da effettuare nel tempo o a speciali forme di assicurazione. D’altronde centinaia di capannoni industriali ormai abbandonati coprono vaste superfici una volta fertili, specie in aree agricole di pianura. Recuperare quelle superfici ad usi non ricreativi ma produttivi è una esperienza raramente tentata e lasciata eventualmente alla sola responsabilità dell’agricoltore.

Tema per una nuova conferenza?