Controllo Democratico

Nel Bollettino 59 abbiamo accennato al rischio dovuto alla normalizzazione della devianza. Concludevamo con l’indicazione che solo un vero controllo democratico potrà permettere d’impedire che limiti sempre più degradanti diventino la norma. Ci hanno scritto chiedendo di chiarire meglio cosa intendiamo per controllo democratico, perché alcuni lo potrebbero confondere con la “delazione” o “il fare la spia”.

Non vogliamo soffermarci su una definizione, partiamo da un esempio concreto.

Muhammad Yunus (premio Nobel per la pace) nel 1976 lanciò la Grameen Bank in Bangladesh, una banca che offriva crediti ai più poveri. Il meccanismo, ripreso in Europa e in altre parti del mondo, è basato sulla compartecipazione: si offre un credito a una persona ma in quanto membro di un gruppo che ne assicura la responsabilità. Cioè il “controllo” dell’uso dei fondi concessi era direttamente seguito da tutti i componenti del gruppo solidale. Il successo è stato positivo enorme e immediato: chi riceveva i fondi sapeva che, se non rispettava le regole, penalizzava gli altri componenti del gruppo.

Nel Bollettino 54 abbiamo parlato della SAFER (Société d’Aménagement Foncier et d’Etablissement Rural) Auvergne-Rhône-Alpes in Francia. Essa, non potendo più intervenire sulle transazioni di superfici agricole, ha creato nel territorio una rete di persone responsabili di avvertirla preventivamente delle vendite di terreni. Questo dispositivo vuole bloccare la vendita di terreni a investitori non appartenenti al territorio, evitare speculazioni fondiarie e allo stesso tempo facilitarne l’acquisizione da parte di giovani senza forti possibilità economiche, ma con la volontà di coltivare la terra.

Chi ha visitato i Sassi di Matera (Capitale Europea della Cultura 2019) avrà sentito parlare del “vicinato”, cioè del gruppo di insediamenti afferenti allo stesso spazio pubblico comune, di solito una “piazza”. La vita di giorno si svolgeva lì, fuori dalle grotte insalubri, e quindi si instauravano modi di vita basati sul rispetto reciproco e su regole non scritte ma condivise. Si trattava di solidarietà tra vicini, ma anche di controllo reciproco nel bene e nel male. Non servivano polizia e tribunali per risolvere problemi o conflitti.

Un altro esempio più vicino a noi sono le cooperative italiane: in linea di principio sono guidate dai propri soci che ne esercitano il controllo e prendono decisioni in maniera collettiva. Esse hanno validità giuridica e sono ufficialmente registrate.

Ci è stato segnalato che in uno stato democratico, il controllo è già di per sé “democratico”. Istituzioni e strutture sono state create in un quadro di equilibrio istituzionale che assicura la salvaguardia del singolo componente della società… poi però alle volte assistiamo alla manipolazione delle istituzioni che da strutture di servizio diventano via via strutture di disagio, se non di oppressione per i più deboli e i meno abbienti. A quel punto il processo democratico individuale diventa inattuabile, mentre s’impone la normalizzazione della devianza.

Cosa propone il controllo democratico?

Prima di tutto la partecipazione, poi la non-delega, infine la comunicazione.

Ad esempio, nei trasporti ferroviari al concetto di servizio si è sostituito quello di profitto. Le scelte fatte sono a favore dell’Alta Velocità, lasciando alle Regioni l’onere dei collegamenti “locali”.  Si sono così ridotte o addirittura dismesse reti ferroviarie una volta importanti per persone e merci. Cosa avrebbe potuto fare il controllo democratico? Se i vari responsabili decisionali avessero dovuto ricevere l’approvazione di appositi comitati creati o eletti, si sarebbero potute effettuare scelte più idonee sia per le persone che per l’ambiente.

E per il territorio? Assistiamo al balletto delle scelte di pianificazione fatte e imposte. Solo dopo, i cittadini si organizzano con tutti gli strumenti utili al fine di far modificare scelte che non sono a favore dell’interesse collettivo. L’esperienza dei Gilets Jaunes in Francia ne è l’esempio estremo. Gli esempi anche in Italia non mancano e di alcuni abbiamo riferito nei nostri Bollettini. Domanda retorica: Non sarebbe meglio che le scelte proposte vengano approvate anche da gruppi auto costituiti o appositamente creati? Utopia? Studiare l’esperienza del Comune di Malles (da noi riportato nel Bollettino n. 52) e la lotta dei suoi abitanti per la messa al bando dell’uso dei pesticidi può, ancor meglio delle parole, far comprendere di cosa stiamo parlando.

Cosa proponiamo in concreto?

Non ci possiamo più accontentare di votare un candidato, sia esso deputato, senatore o semplice membro della giunta comunale. Va cambiata la relazione tra individui e istituzioni: dobbiamo individualmente essere coinvolti nel processo decisionale che riguarda il nostro futuro. Per questo ci si deve aggregare con altri, amici conoscenti vicini, con il preciso scopo di accompagnare la persona eletta o il responsabile di un preciso incarico. Ciò significa mantenere un rapporto “privilegiato” e costante con l'”eletto” sia per sapere di cosa si discute e quali posizioni vengono proposte sia per poter fornire le proprie valutazioni in merito. Fantascienza? Non proprio, oggi con i mezzi di comunicazione esistenti tutto ciò è a costo zero: occorre solo la volontà di metterlo in pratica e fortunatamente questo approccio si sta sempre più sviluppando specie in alcuni Stati membri dell’Unione europea.