esperienze in Italia

Strumenti collaborativi e conflitti ambientali

Già in passato abbiamo affrontato in questo Bollettino temi relativi al controllo democratico.  A Milano, lo scorso 22 novembre, si è svolto un interessante convegno su “Sviluppare collaborazione nei confitti ambientali e urbani“. Abbiamo chiesto ad una delle relatrici, l’avv. Veronica Dini, di illustrarci perché e come ci si debba occupare di strumenti collaborativi nell’ambito dei conflitti ambientali. Gentilmente ci ha inviato il seguente contributo.

“La prima ragione consiste nel fatto che, come ci racconta la cronaca, di ambiente non possiamo non (pre)occuparci: troppe sono le urgenze e troppo rilevanti sono le sfide da affrontare. Il secondo motivo attiene al fatto che la gestione e la tutela dell’ambiente riguardano beni e interessi fondamentali che, quanto meno, sono percepiti come contrapposti: in questo campo, dunque, il conflitto è ineludibile e destinato ad aggravarsi con il progressivo esaurirsi delle risorse disponibili.

Chiarito perché il tema sia centrale, nel dibattito giuridico, sociale e politico, occorre prendere atto del fatto che il conflitto si può prevenire e gestire con strategie e istituti diversi: affidandosi al verdetto dell’Autorità Giudiziaria ovvero utilizzando strumenti collaborativi.

Nel primo caso, in estrema sintesi, la soluzione della vertenza è delegata a un soggetto terzo che filtra la vicenda attraverso la lente del diritto e attribuisce torti e ragioni.

Diversamente, gli strumenti collaborativi (tra cui quelli propri della democrazia deliberativa, la mediazione, la pratica collaborativa e la giustizia riparativa), prevedono il coinvolgimento diretto, supportato da esperti e facilitatori, delle parti, che sono chiamate a sviscerare le ragioni del conflitto e gli interessi realmente rilevanti. Il fine ultimo è quello di addivenire all’individuazione di una soluzione concreta, costruttiva, creativa, che potrebbe anche prescindere dalla rigida attribuzione delle responsabilità giuridiche.

Laddove le pronunce giudiziarie rischiano di cristallizzare il conflitto, impedendone una reale composizione, gli strumenti che valorizzano la partecipazione diretta delle parti possono determinare nuove opzioni comportamentali in grado di incidere sia sulle situazioni che sulle norme.

La ricerca e la sperimentazione su tali tematiche, condotte a partire dal 2015, (www.mediazioneambiente.it e www.systasis.it) hanno dimostrato che la seconda opzione non solo è effettivamente praticabile anche in materia ambientale ma è altresì foriera di importanti risultati positivi in una molteplicità di casi.

Tra questi, richiamo una vertenza avente a oggetto la gestione di un servizio pubblico locale, che neppure le Sezioni Unite della Cassazione aveva risolto, nel quale le parti (p.a. e società che gestiva il servizio), di fronte a uno stallo che perdurava da oltre 10 anni, hanno deciso di rivolgersi a un Organismo di mediazione: in questo modo, finalmente, hanno potuto avviare un confronto diretto e orientare il dialogo alla effettiva risoluzione del problema che aveva originato il contenzioso. La procedura si è conclusa con la sottoscrizione di tre accordi.

In altri casi, la mediazione ha consentito di pianificare in modo condiviso, trasparente ed efficiente un’area protetta ovvero ha fatto sì che un’Amministrazione pubblica si impegnasse a sottoporre un progetto urbanistico contestato da una parte della comunità a un procedimento amministrativo più partecipato e aperto al confronto.

Va, peraltro, evidenziato, che non si tratta solo della mediazione: anche i regolamenti che molte amministrazioni hanno approvato per la gestione condivisa dei beni comuni e confiscati alla criminalità (cfr. anche www.circola.org) sono strumenti importanti per realizzare una gestione del territorio improntata alla effettiva partecipazione dei cittadini e alla concreta tutela dell’ambiente. I patti di collaborazione sottoscritti in tale contesto costituiscono, dunque, anche, l’esito di processi che hanno condotto a decisioni condivise, equa composizione degli interessi in gioco e prevenzione/gestione creativa dei conflitti.

Naturalmente, trattandosi di conflitti estremamente complessi anche dal punto di vista tecnico, che coinvolgono spesso un numero elevato di parti e richiedono la composizione di diritti fondamentali e interessi economici rilevanti, il cammino da fare è ancora lungo. Peraltro, le difficoltà non sono solo e tanto di carattere tecnico, quanto culturale: dobbiamo – in quanto cittadini, pubblici amministratori, operatori e professionisti – imparare a prendere in carico, personalmente, le situazioni conflittuali in cui ci troviamo coinvolti e ad assumerci la responsabilità di impegnarci per prevenirle e risolverle. Dobbiamo imparare ad ascoltare e a discutere in modo simmetrico e costruttivo. Si tratta di un radicale cambio di paradigma culturale. Quanto mai necessario e urgente, a tutti i livelli. Sul quale, dunque, siamo tutti sollecitati a riflettere e verso il quale dobbiamo tutti orientarci.”

Maggiori informazioni: Avv. Veronica Dini (vd@veronicadini.comveronica.dini@systasis.it)