Bollettino n.68

01/02/2020

1.ESPERIENZE: Banca della Terra

2.NOTIZIE DAL FORUM SIP: I fondamentali della Bioeconomia

3.NOTIZIE SU SUOLO E ISTITUZIONI EUROPEE: Stato dell’Ambiente in Europa (SOER) 2020

4.NON SIAMO SOLI!

Banca della Terra

Non se ne parla molto, ma in Italia esiste la Banca della Terra. Viene definita come un’opportunità e per l’imprenditoria privata e per il recupero dei terreni abbandonati. In pratica si cerca di favorire l’accesso dei giovani agricoltori a terreni agricoli e forestali. La Banca della Terra è in realtà una lista dei terreni, sia pubblici che privati, messi a disposizione per affitto o concessione.

Qual è l’obiettivo? Riprendere la gestione del territorio per ridurre i rischi dovuti all’abbandono delle terre.

Cosa si vuole ottenere?

Favorire l’occupazione in particolare giovanile, rivalorizzare i terreni pubblici e privati attraverso un loro uso produttivo, rilanciare l’agricoltura e le foreste legandole alla salvaguardia dell’ambiente e del territorio, preservare la biodiversità, tutelare il paesaggio, prevenire i dissesti idrogeologici, difendere le zone e le popolazioni di montagna dalle calamità naturali, incrementare i livelli di sicurezza contro incendi e deterioramento ambientale, arrestare la perdita di produzione locale, …

La “Banca nazionale delle Terre Agricole“, è stata istituita in Italia con la Legge 28 luglio 2016, n.154, Art.16 ed è amministrata dall’ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare).

Ci si basa su una identificazione e mappatura delle zone incolte abbandonate. Può essere alimentata sia con i terreni derivanti dalle attività fondiarie gestite dall’Istituto stesso, sia da quelli appartenenti a Regioni e Province Autonome o altri soggetti pubblici interessati a dismettere i propri terreni. Nel loro sito si può consultare la mappa nazionale delle zone incolte abbandonate e dei terreni messi a disposizione ed eventualmente presentare una manifestazione di interesse per l’acquisizione del terreno.

È comunque lasciata al livello regionale o comunale la gestione delle superfici identificate. Continua a leggere “Banca della Terra”

I fondamentali della Bioeconomia

Il Forum SIP tramite il GSE ha richiesto la traduzione di “I fondamentali della Bioeconomia – la Società basata sul Bio”, documento prodotto dalla Federazione Unita dei Lavoratori Danesi.

È un testo sintetico con molte figure che rende facilmente comprensibile come una società industrializzata (non solo quella danese) possa positivamente rispondere ai problemi legati al degrado ambientale e climatico.

Ne raccomandiamo la lettura e invitiamo alla sua ampia diffusione. Il testo in italiano è disponibile e scaricabile dal seguente sito: https://www.groennejob.dk/dokumenter/documents

Programma Lavoro 2020 del Gruppo Suolo Europa (GSE)

Sembra ieri che il GSE ha tenuto la sua Assemblea Generale elettronica, invece è già passato un anno! Molte delle cose previste sono state eseguite e nuove sfide da affrontare sono emerse specie dall’Assemblea Generale del Forum tenutasi a Milano il 12 ottobre 2019.

Per quest’anno proviamo a strutturare la nostra fase decisionale in modo diverso. La definizione del Programma di lavoro per il 2020 non si terrà attraverso un dibattito email, ma attraverso un questionario con cui definire le priorità delle azioni da intraprendere.

Il questionario si baserà sul mandato del GSE e sul Programma di lavoro del 2019. Per ogni rubrica saranno poste domande con differenti tipi di risposta: un semplice “sì” o “no”, o a risposta multipla, o con la possibilità di scrivere commenti.

Una prova della sua corretta impostazione e facilità sarà fatta nella prima settimana di febbraio con volontari appartenenti alla rete del GSE. Ciò permetterà di ottenere il formato finale da posizionare in un apposito sito web. Successivamente tutti i membri del GSE e della Rete GSE, tramite un email specifico, saranno invitati a rispondere al questionario nel periodo 21-27 febbraio. Il risultato delle risposte sarà accessibile e visibile nel sito. Il comunicato finale è previsto per il 29 febbraio 2020, ma non potremo darne comunicazione nel prossimo Bollettino del 1° Marzo perché il Programma di lavoro che ne risulterà dovrà ricevere l’approvazione finale da tutto il GSE e dalla Rete GSE.

Naturalmente l’azione è aperta a tutti e invitiamo coloro –  non appartenenti al GSE o alla Rete GSE – che volessero partecipare a questa esperienza di comunicarlo a suolo.europa@gmail.com.

GDE – GNDE: Viva la differenza !

Nel precedente Bollettino abbiamo parlato del Green Deal for Europe – GND ( Patto Verde per l’Europa) sollevando dubbi e perplessità soprattutto per quello che riguarda il suolo.

Vi è però un documento preparato dalla società civile: The Green New Deal For Europe – GNDE (Il nuovo patto verde per l’Europa) che affronta la definizione di una pianificazione europea per una giusta transizione. Sono tre le organizzazioni che si sono unite per preparare le prime bozze: Green Public Works (GPW), Environmental Union (EnU) e Environmental Justice Commission (EJC). Il loro lavoro è circolato tra varie associazioni non governative e successivamente è passato al vaglio di analisi e contributi già a partire dallo scorso settembre. Il documento finale non è ancora disponibile nell’apposito sito, ma la bozza … contiene la parola suolo declinato nei suoi vari contesti: ambientale, agricolo, urbano e con un solo comune obiettivo: “Oltre a raggiungere emissioni nette zero, il New Green Deal for Europe deve anche lavorare per invertire la perdita di biodiversità, il degrado del suolo e altre forme di degrado ambientale.”

Il punto di partenza del GNDE è molto chiaro: “Oggi l’Europa affronta tre crisi sovrapposte. Continua a leggere “GDE – GNDE: Viva la differenza !”

Stato dell’Ambiente in Europa (SOER) 2020

Gli addetti ai lavori lo chiamano direttamente con il suo acronimo inglese SOER. Si tratta del rapporto sullo stato dell’ambiente in Europa redatto ogni cinque anni dall’Agenzia Europea per l’Ambiente. Per Natale lo abbiamo trovato sotto l’albero. È un documento di cui non è necessario sottolineare l’importanza. Va letto e meditato, mentre gli amministratori pubblici e i rappresentanti politici dovrebbero tenerlo sulla scrivania o, come suggerito da alcuni, direttamente sul comodino.

Non possiamo rallegrarci, in sintesi “abbiamo perso il treno” e l’Europa non riuscirà a centrare gli obiettivi fissati per il 2030. Si raccomanda allora un intervento urgente che possa nell’arco dei prossimi 10 anni fare quello che non si è fatto negli ultimi 40. Il rapporto non può per la sua natura essere “negativo” o “pessimista”, pertanto si continua a sostenere la speranza e a richiedere un intervento urgente che affronti l’allarmante tasso di perdita di biodiversità, gli effetti sempre maggiori dei cambiamenti climatici e l’eccessivo sfruttamento delle risorse naturali.

Possibile?

Il raffronto col precedente rapporto SOER del 2015, ci fornisce dati spietati.

Lo stato dell’ambiente è peggiorato, le prospettive sono ambigue e nel complesso le tendenze ambientali in Europa non sono migliorate. Prendiamo il campo della biodiversità: dei 13 obiettivi strategici specifici fissati per il 2020 in questo settore, solo due hanno buone probabilità di essere raggiunti: la designazione di zone marine e zone terrestri protette. Guardando al 2030, se le attuali tendenze persistono il deterioramento dell’ambiente naturale si aggraverà e aria, acqua e suolo continueranno a essere inquinati.

Già il suolo!

Basta una occhiata alla figura qui allegata che riporta schematicamente e sinteticamente la stato dell’ambiente in Europa. Non è necessario leggere, saltano agli occhi immediatamente le tre sole linee orizzontali completamente rosse (colore che indica “Dominano tendenze/sviluppi al peggioramento” e “Non a buon punto”). Corrispondono a:

Urbanizzazione e uso del suolo da parte di agricoltura e silvicoltura

Condizioni del suolo

Cambiamenti climatici e impatti sugli ecosistemi

In altre parole, i peggiori allievi della classe!

Per urbanizzazione e uso del suolo Non a buon punto neanche per il 2050.

Se partiamo dalle parole di Franklin Dehousse – professore all’Università di Liegi e precedentemente giudice alla Corte di Giustizia dell’Unione europea – che commentando le affermazioni del Presidente della Repubblica francese sulla NATO ha detto: “Non è la NATO che è nello stato di morte cerebrale, ma la classe politica europea” (pubblicate in Belgio su Le Vif/Express no. 47 | 21 novembre 2019), allora la situazione ambientale in Europa NON potrà migliorare.

Allora ai giovani che manifestano e che chiedono risultati e concretezza, possiamo per il momento rispondere Chi vive sperando muore cantando.

valorizzazione capitale sociale e obiettivi

NON SIAMO SOLI : Malles

Forse alcuni dei nostri lettori ricorderanno gli articoli su Malles e il controllo democratico.

https://angelidelsuolo.wordpress.com/2018/10/01/malles-impazienza-o-pazienza/

https://angelidelsuolo.wordpress.com/2019/06/01/controllo-democratico/

Ritorniamo sull’argomento per riportare una notizia che consideriamo importante: la Corte d’appello di Trento, distaccamento Bolzano, con sentenza n°01 del 4 gennaio 2020, ha dato ragione al 100% al Comune di Malles. Il referendum popolare di Malles del 2013 si poteva fare, perché non arrecava nessun tipo di danno a nessuno. Non solo, ogni cittadino italiano (così è scritto nella sentenza) ha il diritto di fare una raccolta di firme e di porre un quesito referendario e democratico.

BASTA … progetto di ricerca sul Biochar !

Abbiamo ricevuto e volentieri pubblichiamo questo articolo sul Biochar.

BASTA è un progetto di ricerca (FWO n. S000119N) pensato, avviato e condotto dall’Università di Hasselt e dall’Istituto per la ricerca agricola, della pesca e della nutrizione – in Belgio (ILVO – Instituut voor Landbouw-, Visserij- en Voedingsonderzoek). Il progetto unisce la competenza e gli sforzi di diversi esperti in chimica, biologia, economia e diritto per determinare il valore aggiunto del biochar nell’uso sostenibile del terreno attraverso applicazioni mirate (BASTA e’ l’acronimo del titolo del progetto: Biochar’s Added Value in Sustainable land use with Targeted Applications).

Il biochar è un materiale carbonaceo stabile, poroso, prodotto mediante decomposizione termica (o pirolisi) della biomassa. Date le sue promettenti caratteristiche fisico-chimiche, il biochar può essere usato per esempio in agricoltura, principalmente come ammendante agricolo e fertilizzante, nell’allevamento per vari scopi, ma anche come mezzo per la bonifica del suolo, e può anche essere considerato una tecnologia NET (Tecnologia a Emissione Negativa) o CDR (Rimozione del biossido di carbonio).

Il biochar ha suscitato un grande interesse nella comunità scientifica nell’ultimo decennio: inizialmente studiato principalmente in relazione alla fertilità e al miglioramento del suolo – specialmente dopo la scoperta dei cosiddetti suoli Terra Preta (terreni neri) in Amazzonia -, ora viene anche ampiamente considerato per il suo possibile ruolo nel ridurre le concentrazioni di CO2 nell’atmosfera e, quindi, per il suo potenziale di alterazione del clima, al punto che nei suoi ultimi rapporti l’IPCC (Gruppo Intergovernativo sul cambiamento climatico) elenca il biochar tra gli strumenti proposti per mitigare i cambiamenti climatici attraverso di rimozione di CO2.

 Il progetto BASTA risponde a molte delle “Grandi sfide” del 21 ° secolo: uso di materie prime rinnovabili, sicurezza alimentare globale, agricoltura sostenibile e resiliente al clima e lotta ai cambiamenti climatici. Il progetto mira a colmare le lacune in un’economia circolare attraverso un riutilizzo efficiente della biomassa organica residua, con particolare attenzione ai risultati economici, ambientali e sociali ed entro limiti economici, ecologici e giuridici ottimali.

In particolare, questo progetto, (co) finanziato da FWO (Fonds Wetenschappelijk Onderzoek, ovvero la Fondazione di ricerca – Fiandre), mira a creare diversi biochar “su misura” (e quindi aventi determinate caratteristiche) dalla biomassa residua e a studiarne il potenziale di valorizzazione in applicazioni specifiche: (1) il biochar viene aggiunto durante l’elaborazione di letame e altre biomasse per studiarne gli effetti sulla qualità del prodotto e sull’efficienza del processo, nonché sulle emissioni di gas serra (GHG) e ammoniaca (NH3); (2) il modo di agire del biochar nei substrati di coltivazione è studiato al fine di progettare alternative alla torba a base di biochar, alternative che siano sostenibili  e che sopprimano le malattie; (3) il biochar viene usato  in campi aperti che sono attualmente sotto pressione (suoli moderatamente inquinati da metalli e sensibili alla siccità) al fine di studiare le caratteristiche specifiche del biochar allo scopo di ripristinare questi terreni degradati. Inoltre, la capacita’ di resistenza agli effetti del cambiamento climatico del biochar è testata nell’Ecotron dell’Università Hasselt, un’infrastruttura sofisticata in cui vengono simulate condizioni climatiche future.

 

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