esperienze in Italia

Invertiamo il Processo

Gli accordi internazionali, specie quelli sul clima, creano un quadro di riferimento obbligatorio per tutti gli Stati che vi aderiscono. L’inerzia e il non rispetto di questi impegni sono sotto gli occhi di tutti. A poco sono servite manifestazioni anche oceaniche, movimenti giovanili che reclamano un diritto al loro futuro sostenibile, rapporti scientifici sempre più catastrofici, appelli di comunità accademiche. Il mondo politico è refrattario e in molti casi sordo a tali richieste. Chi è responsabile di questa inattività? I governi e i politici si susseguono, ma nessuno risponde delle scelte che perpetuano l’inerzia ancora d’attualità.

Alcune associazioni e cittadini hanno analizzato la problematica della responsabilità: abbiamo i dati di una crisi ambientale e sociale che limitano i normali e riconosciuti diritti umani (es. alla vita, alla salute, lavoro, ad avere un futuro); conosciamo le cause che producono questa crisi; vi sono le soluzioni indicate da ricerche e studi scientificamente verificati. Allora, se uno Stato non ha preso le decisioni adeguate per fermare il degrado, il suo governo ne è responsabile oltre che politicamente anche giuridicamente.

Inoltre, la crisi climatica non è “democratica”, non colpisce tutti alla stessa maniera. Saranno i più miseri a pagarne le conseguenze in maniera più grave. Aria, acqua, suolo, vegetazione non saranno più “beni comuni”, ma accaparramento dei più forti. Ciò varrà non solo tra nazioni e stati (basti comparare Olanda e Bangladesh), ma anche tra popolazioni nella stessa nazione (es. Venezia e Taranto).

Oltre a ciò, saranno le generazioni future a pagare il costo maggiore della nostra inazione ormai quasi quarantennale. Ed è ciò che a gran voce stanno gridando da mesi i giovani di Friday For Future.

Da alcuni anni cittadini e associazioni ricorrono alla via legale, denunciando l’inazione degli Stati ed anche il comportamento di multinazionali o imprese private. Olanda, Francia, Irlanda, Belgio, Svizzera hanno fatto da battistrada in Europa. Ora tocca anche all’Italia, grazie alla campagna “Giudizio Universale, invertiamo il processo“. Vi ritroviamo molte associazioni che si impegnano a portare in giudizio la Stato italiano per “inadempienza rispetto alle politiche di mitigazione dei cambiamenti climatici con conseguente violazione di alcuni diritti fondamentali“. Accanto all’azione legale si sviluppa la sensibilizzazione per il sostegno e la promozione di tale iniziativa.

Si comincia dal considerare i dati scientifici accertati e quindi non “discutibili”, dati che gli Stati conoscono e che sono di riferimento alle loro decisioni politiche sia nazionali che internazionali. In caso di non rispetto di tempi, regolamenti, limiti, norme stabilite internazionalmente si passa alla denuncia legale. Non si tratta solo di rispetto dei parametri, ma anche della necessaria informazione, su dati certi e verificati scientificamente. Il fine ultimo rimane la creazione di politiche più attente per la salvaguardia dell’ambiente e delle generazioni future di cui i politici a tutti i livelli debbono farsi carico.