Forum SIP

GNDE (Società Civile) ≠ GNE (Commissione Europea) – W la differenza: “La normalità è il problema”

Nel clima di incertezza creatosi col Covid 19 si vive in situazione di attesa. Sembra quasi di essere tutti posizionati su una linea di partenza in attesa dello sparo dello starter. Per andare dove? Per ricominciare tutto come prima, una volta eliminati vincoli e limiti?

Questa tragedia – in cui i morti si contano a migliaia – deve, e sottolineiamo deve, farci riflettere e riconsiderare il nostro modo di vivere. La generazione più penalizzata è quella dei più anziani, proprio quella che ha permesso nel dopoguerra di costruire in Europa un’oasi felice nel mondo. Un’oasi di pace di solidarietà di comprensione chiamata Unione Europea. Sono state le loro energie e le loro rinunce a permetterci una vita dignitosa, fondata su valori invidiati da chi non è membro dell’UE. Sono loro che hanno creato sanità, cibo e educazione per tutti, senza se e senza ma. Li stiamo lasciando andare per primi. Nelle case di riposo di molti Stati – per decisione di carattere politico o di urgenza – non ricevono il sostegno sanitario necessario. Non vogliamo criticare, chiediamo solo a ognuno di avere un pensiero di saluto per questi anziani che nel momento finale della loro esistenza rimangono soli, senza la presenza e il conforto dei loro cari.

Le politiche basate sul profitto di smantellamento delle attività pubbliche hanno prodotto lo sfacelo che è sotto i nostri occhi. La cosiddetta TINA (“Non c’è alternativa”) è risultato un fallimento, così come la mondializzazione/globalizzazione selvaggia. Nel momento della crisi è allo Stato che ci si rivolge e alla sua capacità di regolare non solo l’emergenza sanitaria, ma anche la sopravvivenza economica delle imprese e dei singoli.

Il GNDE e il GNE, con tutti i loro limiti hanno l’obiettivo di indurci a cambiare modo di vivere, attraverso il rispetto dell’ambiente e la coesione sociale. Sembravano suoni di campane provenienti da un villaggio lontano, quasi un flebile suono rispetto ai rumori assordanti della nostre occupazioni quotidiane. Ora, in questa tempesta mondiale, devono essere il nostro punto di riferimento, di approdo e di speranza.

Proponiamo di leggere l’articolo pubblicato nel sito del Forum SIP, dove si ricorda che già nel 2015 il rapporto della Convenzione della Biodiversità indicava nel cambio dell’uso del suolo la causa principale delle malattie infettive.

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Allora diciamolo alto e forte: non possiamo tornare alla “normalità” precedente. Impediamo la cementificazione selvaggia, proteggiamo i nostri suoli. Che i costruttori ci aiutino! Abbiamo bisogno di loro, necessitiamo non solo di rimettere in piedi, riaprire, ammodernare ospedali abbandonati o chiusi, ma anche di costruire tante opere tutte a consumo zero di suolo come:

  • la messa in sicurezza e riqualificazione energetica degli edifici degli anni cinquanta e sessanta (e oltre);
  • la progettazione e l’avvio di un piano per il recupero delle migliaia di borghi e centri storici in via di abbandono (o già deserti);
  • la riconversione di aree industriali in nuovi quartieri urbanisticamente autonomi destinati prioritariamente alle classi sociali più deboli, attraverso l’adozione di un grande “piano casa” a consumo di suolo zero;
  • la sostituzione delle tante reti idriche “colabrodo” in un ambito strettamente pubblico della gestione dell’acqua;
  • la messa in sicurezza di ampie aree soggette a rischio idrogeologico, comprese demolizioni ove necessarie;
  • la bonifica delle migliaia di aree inquinate, trasformandole in boschi urbani;
  • la messa in sicurezza di strade, ponti e gallerie della rete principale e non;
  • l’attuazione di un grande piano di cablaggio dei territori pedemontani e montani;
  • il sostegno all’agricoltura ecocompatibile.

Ognuno può e deve fare la sua parte e il Covid19 ce lo dice: ci sono alternative!