Lettera aperta della Confederazione Contadina (Francia)

La Confederazione Contadina è un sindacato agricolo francese che ha lo scopo di difendere i contadini in tutte le loro istanze. Presente in Francia a livello nazionale, regionale e dipartimentale, è membro fondatore della coordinazione europea di Via Campesina.  In questo periodo di crisi dell’intero settore agricolo dovuta al Covid19, il 20 marzo scorso, ha pubblicato una lettera aperta dal titolo inequivocabile: «Coronavirus: La nécessaire refondation de nos systèmes agricoles et alimentaires» (Coranavirus: la necessaria rifondazione dei nostri sistemi agricoli e alimentari).

La lettera ha valenza totale e la analisi che propone permettono una profonda riflessione sul nostro futuro non solo agricolo. Ne riportiamo qui alcuni passi significativi.

La crisi del coronavirus mostra che molte aree della nostra vita quotidiana devono essere astratte dalla logica della concorrenza globale, dalla ricerca del profitto a tutti i costi, dalla finanziarizzazione dell’economia reale, dalla specializzazione dei territori.

Se continuiamo a saccheggiare le risorse naturali, a considerare la terra, la sua fecondità e la forza lavoro come qualsiasi altra merce, a produrre cibo come derrata industriale standardizzata che può essere scambiata in tutto il pianeta, come faremo a vivere di fronte al crollo della biodiversità, alle conseguenze sanitarie e agronomiche dei cambiamenti climatici? […]

Se continuiamo a brevettare il vivente e deleghiamo la produzione di semi a società multinazionali, cosa accadrà in tempi di crisi se non avremo il controllo sulla base di tutta la nostra alimentazione?

Se continuiamo a costruire filiere industriali internazionalizzate, il cui minimo shock economico, sanitario e climatico genera una volatilità catastrofica del mercato, come possiamo garantire prezzi equi, stabili e sicuri per i nostri contadini che ci danno da mangiare qui e altrove?

Se continuiamo a sostenere l’espansione e l’industrializzazione delle nostre strutture agricole e quindi incoraggiamo la scomparsa delle nostre attività contadine e la dipendenza dal settore agroalimentare, come faremo quando avremo bisogno di numerose/i contadine/i necessari per affrontare le sfide del clima, della biodiversità o della crisi sanitaria che sono e saranno davanti a noi?

Se continuiamo a specializzare i territori, a segmentare i settori, a far viaggiare le merci agricole e agroalimentari in tutto il pianeta, come faremo quando ci renderemo conto che la Francia non produce più che la metà della frutta e verdura consumata dalla sua popolazione? Come faremo se i nostri acquirenti internazionali non verranno più da noi per la loro produzione di vitelli, capretti, latte o grano?  Se continuiamo a basare il nostro modello alimentare sul consumo di combustibili fossili, sulla distruzione dei cicli naturali, sull’uso costante della tecnologia, non saremo in grado di far fronte alle reazioni del vivente, del nostro pianeta. È illusorio credere in un controllo totale delle società umane sulla natura attraverso una crescente artificializzazione e tecnologizzazione dei nostri stili di vita. Dobbiamo poter contare sul know-how degli agricoltori e sulla loro conoscenza della complessità degli ecosistemi.

I modi di distribuzione e commercializzazione che fanno vivere decine di migliaia di contadine/i e concernono milioni di cittadine/i sono sotto pressione. Si devono trovare delle soluzioni concrete, innovatrici e sostenibili per tutte/i le/i contadine/ii, perché dipendono dal sistema globalizzato, dai contratti con la ristorazione fuori casa, dai mercati all’aperto la cui apertura è incerta. 

Non si tratta di rispondere alla globalizzazione e al sistema finanziario capitalista con l’autarchia o il ripiegarsi su se stessi, ma piuttosto occorre porre la questione dell’autonomia al centro delle politiche pubbliche.

Speriamo che la situazione attuale consenta a tutti di comprendere il valore del lavoro contadino e l’importanza dell’autonomia contadina per la resilienza dei nostri sistemi alimentari.

 Ripensiamo l’organizzazione dei nostri settori, i nostri consumi, il nostro cibo. Ripensiamo ai nostri sistemi alimentari per l’accesso a cibo di qualità per tutte/i. Ripensiamoli in modo da basarli su una protezione aumentata, ambiziosa e duratura del mondo contadino. Questa protezione non significa assenza di sviluppo ma, al contrario, forte sostegno da parte delle politiche pubbliche per l’agricoltura che crea posti di lavoro di qualità, remunera, produce cibo diversificato, resiliente agli shock, rispettosa di ambiente e esseri viventi, rilocalizzata e ancorata al proprio territorio. Una agricoltura in grado di essere la base per una sicurezza sociale degli alimenti, prossimo importante progresso sociale del nostro secolo.