istituzioni europee

Politica Agricola Comune ?

Spesso l’Unione europea è stata criticata per la sua “lentezza decisionale”. Vista fuori dai “confini” è qualcosa d’incomprensibile. Vissuta dall’interno, assomiglia invece alle grandi liti tra membri della stessa famiglia. Si paga l’errore di non aver organizzato l’Unione con regole decisionali capaci di avanzare via via che l’Unione accoglieva nuovi Stati membri.

Questa premessa fa capire cosa sta succedendo per la Politica Agricola Comune (PAC). La “lite in famiglia” vede da una parte i giovani scesi in piazza in questi anni, le associazioni ecologiste, i nuovi parlamentari europei ed anche il Commissario all’Ambiente. Dall’altra, le lobby agricole, i produttori agricoli industriali e il Commissario all’Agricoltura. Ne abbiamo già accennato anche in questo bollettino.

Il risultato dello “scontro” non è indolore. Lo si capisce dalla reazione del mondo ecologista che, con l’approvazione del Green Deal for Europe, aveva immaginato un immediato cambiamento nelle politiche europee, PAC inclusa. La delusione è arrivata il 23 ottobre quando anche il Parlamento europeo ha approvato la nuova PAC che, se applicata, renderà impossibile rispettare gli accordi di Parigi ed evitare il collasso climatico.

Si continua cioè a perpetuare uno schema che porta al degrado dell’ambiente e della salute umana. Prova ne è anche l’autorizzazione per i prossimi dieci anni da parte della Commissione europea all’importazione di soia modificata geneticamente XtendFlex prodotta dalla Bayer. Si tratta di soia sviluppata per resistere a tre erbicidi maggiori: dicamba, glufosinate-ammonio e glyphosate. In Europa tale produzione è di fatto bandita, invece non lo è in Brasile, Argentina e Canada che si apprestano a coltivarla per “rifornire” il mercato europeo. In altre parole si concede ad altri l’uso di pesticidi che hanno un impatto negativo sull’ambiente e la biodiversità, a condizione però che ciò avvenga al di fuori dei nostri confini.

Ritornando alla PAC, si direbbe che i ministri dell’agricoltura degli Stati membri ne siano “soddisfatti”, compresa la ministra italiana – almeno dalla sua valutazione presentata alla Commissione agricoltura del Parlamento italiano – che sottolinea la creazione di eco-schemi naturalmente flessibili (!), con esclusione del riso (!). Si continua così il vecchio approccio di salvaguardare gli interessi economici di alcuni a scapito dell’ambiente e della salute. Esattamente come sta succedendo ovunque nell’UE per il Covid-19.

In sintesi, i ministri UE dell’Agricoltura hanno messo da parte la perdita di biodiversità, il degrado dei suoli, il cambiamento climatico e continuano a sostenere l’agricoltura industriale (con tutte le conseguenze sull’ambiente) e a dare sovvenzioni in base alle superfici penalizzando quelle piccole o medie, cioè proprio quelle che più usano metodi convenzionali o biologici. Di fatto, non si affronta la transizione verso un sistema di produzione alimentare sostenibile, cioè sociale ed ecologico.

D’altra parte, però, finora non avevamo mai assistito ad un dibattito così “elevato” con un gruppo parlamentare determinato (verdi e non) che ha chiesto il ritiro della presente versione della PAC. Anche la presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen, ha dovuto riconoscere che la Strategie Farm2Fork e quella sulla Biodiversità – alla base del Green Deal – mettono l’accento su un sistema agroalimentare più sano e sostenibile con i seguenti obiettivi per il 2030: ridurre del 50% l’eccesso di nutrienti (specialmente azoto e fosforo) e di pesticidi – assicurando il non degrado della fertilità del suolo -, di almeno il 20% l’uso di fertilizzanti e di aumentare dall’8% al 25% la quota di terreno agricolo destinata all’agricoltura biologica. Von der leyen conferma che questi elementi non sono “pienamente” ripresi dalla nuova PAC, ricalcata invece – per “continuità istituzionale” – dalla proposta della precedente Commissione. https://www.euractiv.com/section/agriculture-food/news/final-cap-deal-can-still-be-fit-for-purpose-von-der-leyen-replies-to-greens/

Di conseguenza, non ha accettato il ritiro dell’attuale testo della PAC. Come dire “ci stiamo tirando delle martellate sulle dita, ma speriamo tanto di sbagliare mira almeno qualche volta”.

Non si tratta di sentirsi frustrati e neanche d’inseguire “l’ennesima occasione mancata”, al contrario si devono e si possono rafforzare le azioni e il fronte per cambiare. Se oggi Von der Leyen si discosta, almeno a parole, dalla Commissione precedente (che – ricordiamolo – per 5 anni ha rifiutato qualsiasi azione che trattasse di ambiente o di inclusione sociale!) allora il cambiamento è in corso e sarà irreversibile, nonostante continuino le liti in famiglia. Non si potrà però evitare che “tutti i nodi vengano al pettine”, perché il “pettine” c’è e siamo noi.