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Missione Suolo della DG Ricerca – punti di forza e debolezza

Riceviamo e pubblichiamo una analisi sul rapporto del Board di esperti nominati dalla DG Ricerca della Commissione europea: Caring for soil is caring for life.

Ricordiamo che tale rapporto è stato il soggetto del seminario di studio organizzato dal Forum SIP il 24 settembre 2020.

“Il documento intitolato: “Prendersi cura del suolo è prendersi cura della vita” ha il merito di aiutare a porre il suolo al centro dell’attenzione pubblica europea. Rappresenta quindi una occasione per sviluppare la cultura del suolo in Europa e per iniziare politiche e azioni per la conservazione del suolo. Accanto ai numerosi punti di forza che si possono evidenziare ci sono però alcuni punti di debolezza, sui quali è bene discutere.

A mio parere, uno dei meriti principali del documento è quello di sottolineare che il suolo ci interessa non solo per i servizi resi all’uomo, ma anche per se stesso, cioè per il suo valore di corpo naturale e di supporto a tutte le forme di vita, non solo della nostra. Questa posizione contrasta quella che è stata sostenuta e viene tutt’ora ripetuta da molti tra i principali attori della ricerca pedologica e delle politiche europee.

Passando alla visione strategica invece c’è da osservare che l’obiettivo posto dalla Commissione di esperti appare molto ambizioso e difficilmente raggiungibile, in quanto, a detta della stessa Commissione, corrisponderebbe ad un aumento del 100% dei terreni sani rispetto all’attuale valore di riferimento, con l’inversione di tendenza di molti processi di degradazione in atto.

Un’altra preoccupazione che scaturisce dalla lettura di Missione terra riguarda l’allestimento dei laboratori viventi ed esempi faro (lighthouses e living lab).  Si tratta del rischio di investire sempre di più a vantaggio di pochi “premium farmers”, lasciando tutti gli altri agricoltori sempre più indietro. Questa tendenza è già presente ed è evidenziata dai risultati delle politiche della PAC, che vedono l’1,1% delle aziende, quelle di grandi dimensioni, raccogliere il 22,8% degli aiuti economici europei, mentre le piccole aziende, che sono la maggioranza (55%), solo il 5,8%. Nella realizzazione della Missione la selezione dei laboratori viventi ed esempi faro dovrà considerare attentamente la dimensione territoriale e la loro collocazione, di modo che siano veramente motori di sviluppo per un ampio territorio e per comunità agricole numerose.

C’è poi la mancanza di considerazione di una questione fondamentale, le conseguenze ambientali e il degrado del suolo causati dalle politiche della UE relative agli accordi commerciali con Paesi terzi. Questi infatti consentono l’importazione di alimenti e mangimi prodotti con metodi e strumenti non consentiti in Europa. La concorrenza sleale ha messo fuori mercato molti agricoltori europei ed è una delle cause del massiccio abbandono agricolo registrato soprattutto nell’Europa meridionale e orientale. Ma ovunque in Europa il degrado del suolo va di pari passo con il taglio spasmodico dei costi di coltivazione, per competere con i prezzi bassi (e la bassa qualità) di alimenti e mangimi importati.

Missione Suolo avrebbe dovuto chiaramente affermare che nell’attuale sistema di produzione, distribuzione e spreco dei beni di consumo alimentare, la differenza tra il loro prezzo di mercato (relativamente basso) e l’effettivo costo di produzione (relativamente alto) qualcuno la paga: la salute degli agricoltori e del suolo!”  

Maggiori info: Edoardo A.C. Costantini eac.costantini@gmail.com

President Elect – International Union of Soil Sciences Secretary – European Society for Soil Conservation