bollettino

Bollettino n. 82

1.ESPERIENZE: Codice Penale sui delitti ambientali – Legge n. 68 del 22 maggio 2015

2.NOTIZIE DAL FORUM SIP:

3.NOTIZIE SU SUOLO E ISTITUZ. EUROPEE:

4.NON SIAMO SOLI!

esperienze in Italia

Codice Penale sui delitti ambientali – Legge n. 68 del 22 maggio 2015

È rimbalzata su media e giornali la notizia che la Francia ha raggiunto il “club” dei paesi condannati per non aver agito per fermare il cambiamento climatico. La lista si allunga: Olanda, Pakistan, Colombia, Irlanda … La Francia è ritenuta responsabile di “pregiudizio ecologico” per inazione climatica dal tribunale amministrativo di Parigi. Il processo era iniziato nel 2018 su denuncia di quattro ONG sostenute da una petizione che aveva raccolto 2,3 milioni di firme. Il riconoscimento di questa responsabilità apre la strada a future ingiunzioni del tribunale per obbligare lo Stato ad agire per il clima.

Ci siamo posti la domanda se anche l’Italia potrebbe essere sanzionata ed abbiamo cercato cosa esiste nella legislazione italiana. Nel Codice Penale la legge n. 68 del 22 maggio 2015 – entrata in vigore il 29/05/2015 – prevede Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente. Si occupa di Inquinamento, Disastro ambientale, Traffico materiale radioattivo, Omessa bonifica, Impedimento del controllo e vi aggiunge le aggravanti mafiose.

Come cittadini possiamo sentirci rassicurati e considerarci protetti? Abbiamo la legge, ma chi la sta applicando? In che modo? Vengono attuate procedure con riferimento alle quotidiane notizie dei disastri ambientali o di inquinamento? Se lo Stato non le applica e non fa rispettare la legge, diventa co-responsabile? Ancora, se lo Stato non agisce concretamente per tutelare l’ambiente è perseguibile?

Riportiamo qui il testo del primo articolo della legge:

Art. 1

 1. Dopo il titolo VI del libro secondo del codice penale è inserito il seguente:

 «Titolo VI-bis – Dei delitti contro l’ambiente.

  Art. 452-bis. (Inquinamento ambientale). – E’ punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 100.000 chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili:

   1) delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo;

   2) di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna.

  Quando l’inquinamento è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena è aumentata.

Quindi chi inquina o distrugge, paga o va in prigione. Però un parametro salta immediatamente agli occhi: i tempi della giustizia in Italia sono incompatibili con quelli della natura. Significa che le azioni di denuncia sono molto spesso irrilevanti rispetto ai danni. Allora insieme a “chi inquina o degrada paga”va messo in conto “chi danneggia ripara”. Carcere e multe, anche se di 100.000 euro, da soli sono inefficaci a frenare chi fa scelte dannose per la natura, di cui – non dimentichiamolo! – gli esseri umani fanno parte. Invece, se un’industria, una fabbrica, una fattoria dovrà risanare un territorio per i danni creati e indennizzare gli abitanti, ci penserà molto bene prima di agire contro i limiti della natura. Pensiamo per esempio all’inquinamento da PFAS nelle falde acquifere e nei rubinetti delle case in Veneto, ai siti inquinati della Terra dei Fuochi in Campania, per non menzionare la “solita” ILVA di Taranto.

Invitiamo i lettori a segnalarci casi di denunce arrivate alla fase finale della procedura giudiziaria e delle eventuali sanzioni inflitte.

Forum SIP

Forum SIP: La mia esperienza in qualità di tirocinante al Parlamento europeo

Mi chiamo Anna Paesano, sono laureata in Scienze Agrarie Ambientali e Forestali e specializzata in Biotecnologie Agrarie e Ambientali.

Nel settembre 2020, mentre il mondo subiva la seconda ondata di aggressioni della pandemia, ho iniziato una fantastica esperienza, ho preso il volo … fino in Belgio, e mi sono trasferita a Bruxelles!

In effetti il Forum Salviamo il Paesaggio mi aveva offerto l’opportunità di svolgere un tirocinio di quattro mesi presso l’ufficio MEP Eleonora Evi (Verdi / ALE).

L’aspetto entusiasmante era non solo di poter mettere in pratica quanto avevo imparato durante i miei studi, ma di farlo al servizio delle istituzioni europee.

Ho preso parte alle attività degli uffici in modo dinamico. Ho osservato il lavoro del Parlamento europeo su ambiente, agricoltura, suolo e cambiamento climatico, biodiversità e in particolare ho assistito ai lavori dei comitati ENVI e PETI di cui la parlamentare Evi è membro.

Da ottobre 2020 a gennaio 2021 ho seguito gli aggiornamenti su PAC, Green Deal e relative strategie promossi dalla Commissione Europea.

Ho avuto modo inoltre di partecipare ad uno stimolante ciclo di conferenze sul riconoscimento dei diritti della natura organizzato dall’europarlamentare Touissant, e poi a diversi webinar sul Carbon Farming, l’importanza del suolo come pozzo di carbonio e le conseguenze sulle emissioni di GHG, sul ruolo chiave per la biodiversità, sul cambiamento climatico e i suoi effetti sulla salute umana.

Un traguardo interessante è stato raggiunto a fine gennaio, quando col team di Eleonora Evi abbiamo aiutato Luca Colapaoli a presentare – e far sì che fosse accolta – la Petizione sul consumo di suolo dell’area di San Donato Milanese (n. 0148/2020 presentata per conto di GreenSando). In quella circostanza è stato stimolante osservare l’impegno del Parlamento europeo in prima linea per la difesa del suolo di fronte all’amministrazione locale.

Questi sono in generale i temi che ho affrontato durante il tirocinio.

Purtroppo, a causa della pandemia, gli uffici del PE hanno chiuso l’accesso a tutto il personale due settimane dopo il mio arrivo a Bruxelles. Quindi non sono stata in grado di condurre le interviste sul tema “suolo” con i deputati: era la principale attività sulla quale si sarebbe dovuto basare il mio tirocinio. Tuttavia, grazie al 100% di smart working, posso dire di aver portato a casa una notevole esperienza sia formativa sia lavorativa sia di vita.

Attualmente il mio obiettivo è dedicarmi alla scienza, in particolare alla scienza del suolo e della terra, il che implica uno stretto contatto con la politica ambientale che è lo strumento più importante per difendere il suolo e l’ambiente.

Ritengo estremamente positiva l’opportunità di sperimentare l’inserimento in un team molto attento alle problematiche ambientali (nonostante le varie dinamiche politiche!), e anche di aver potuto contare sul sostegno da parte di Mario Catizzone e del Gruppo Suolo Europa.

Grazie a tutti per esservi fidati di me! Anna Paesano: anna-paesano@libero.it

Forum SIP

GNDE (Società Civile) : La geopolitica del Green Deal

GNDE – Società Civile  https://report.gndforeurope.com/

È molto interessante osservare come di fronte allo stesso problema, pur partendo da punti di vista differenti, si arrivi a indicare percorsi simili o convergenti. Abbiamo sempre sottolineato l’importanza del documento Green New Deal for EU (GNDE), ora ci sembra che anche l’analisi prospettata da Bruegel e l’European Council on Foreign Relationships (pubblicata il 2 febbraio scorso) converga su alcune delle raccomandazioni presenti nel GNDE.

Invitiamo a leggere tutto il documento di Bruegel, di cui menzioniamo qui alcune delle azioni raccomandate:

“4. Diventare uno standard mondiale per la transizione energetica, in particolare per l’idrogeno e i green bond. Richiedere il rispetto di rigide normative ambientali come condizione per accedere al mercato dell’UE sarà un forte incoraggiamento a diventare “verdi” per tutti i paesi.

5. Internazionalizzare il Green Deal Europeo mobilitando il bilancio dell’UE, il Fondo dell’UE per la ripresa e la resilienza e la politica di sviluppo dell’UE.

6. Promuovere coalizioni globali per la mitigazione del cambiamento climatico, ad esempio attraverso una coalizione globale per il permafrost, che finanzierebbe misure per contenere il disgelo del permafrost.

7. Promuovere una piattaforma globale sulla nuova economia dell’azione per il clima per condividere le lezioni apprese e le migliori pratiche.”

Cosa ne pensano i nostri lettori?

Leonard, M., J.Pisani-Ferry, J. Shapiro, S. Tagliapietra and G. Wolff (2021) ‘The geopolitics of the European Green Deal’, Policy Contribution 04/2021, Bruegel Policy Contribution Issue n ̊04/21 | February 2021 The geopolitics of the European Green Deal Mark Leonard, Jean Pisani-Ferry, Jeremy Shapiro, Simone Tagliapietra and Guntram Wolff

Forum SIP

GNE – Commissione Europea: Non arrecare un danno significativo

Il regolamento che istituisce il dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF – Recovery and Resilience Facility) stabilisce che nessuna misura inserita in un piano per la ripresa e la resilienza (RRP – Recovery and Resilience Plan) debba arrecare danno agli obiettivi ambientali ai sensi dell’articolo 17 del regolamento Tassonomia. Quindi ai sensi di questo regolamento, la valutazione degli elementi per la ripresa e la resilienza deve garantire che ogni singola misura (ossia ciascuna riforma e ciascun investimento) inclusa nel piano sia conforme al principio «non arrecare un danno significativo» («do no significant harm»).

Cosa costituisce ‘un danno significativo’ per i sei obiettivi ambientali contemplati dal regolamento Tassonomia? Ecco la spiegazione:

“Si definisce il «danno significativo» come segue:

1.   si  considera  che  un’attività  arreca  un  danno  significativo  alla  mitigazione  dei  cambiamenti  climatici  se  conduce  a significative emissioni di gas a effetto serra;

2.   si  considera  che  un’attività  arreca  un  danno  significativo  all’adattamento  ai  cambiamenti  climatici  se  conduce  a  un peggioramento degli effetti negativi del clima attuale e del clima futuro previsto su sé stessa o sulle persone, sulla natura o sugli attivi;

3.   si  considera  che  un’attività  arreca  un  danno  significativo  all’uso  sostenibile  e  alla  protezione  delle  acque  e  delle  risorse marine  al  buono  stato  o  al  buon potenziale  ecologico  di  corpi  idrici,  comprese  le  acque  di  superficie  e  sotterranee,  o  al buono stato ecologico delle acque marine;

4.   si considera  che un’attività  arreca un danno significativo all’economia circolare,  compresi  la prevenzione e  il riciclaggio dei  rifiuti,  se  conduce  a  inefficienze  significative  nell’uso  dei  materiali  o  nell’uso  diretto  o  indiretto  di  risorse  naturali,  o se  comporta  un aumento significativo  della  produzione, dell’incenerimento o  dello  smaltimento dei  rifiuti  oppure  se  lo smaltimento a lungo termine dei rifiuti potrebbe causare un danno significativo e a lungo termine all’ambiente;

5.   si  considera  che  un’attività  arreca  un  danno  significativo  alla  prevenzione  e  alla  riduzione  dell’inquinamento  se comporta un aumento significativo delle emissioni di sostanze inquinanti nell’aria, nell’acqua o nel suolo;

6.   si  considera  che  un’attività  arreca  un  danno  significativo  alla  protezione  e  al  ripristino  della  biodiversità  e  degli ecosistemi  se  nuoce  in  misura  significativa  alla  buona  condizione  e  alla  resilienza  degli  ecosistemi  o  nuoce  allo  stato  di conservazione degli habitat e delle specie, compresi quelli di interesse per l’Unione.”

Forum SIP

Fare meno per consumare meno

“Fare meno per consumare meno” è il concetto lanciato da Amory Lovins – fondatore del Rocky Mountain Institute – e sintetizzato dalla parola Negawatt, ossia la potenza non utilizzata o risparmiata in opposizione al Megawatt unità di misura della potenza usata. Sono già passati 30 anni da questa che allora fu considerata una ‘provocazione’.

Oggi è più che provato che si tratta di una necessità. La pandemia da Covid19 ci mostra chiaramente che si può produrre e soprattutto consumare in modo diverso: meglio, meno e più vicino. In tutti gli Stati membri dell’UE, in questo ultimo anno, si è avuto un aumento del consumo di alimenti prodotti localmente e cucinati in casa. I produttori agricoli si sono ingegnati per fare arrivare i loro prodotti fino ai consumatori e i gruppi d’acquisto solidali si sono moltiplicati. Ne abbiamo già parlato in alcuni dei nostri Bollettini.

Ma non basta, si può fare molto di più. Per esempio, va ridimensionato notevolmente tutto il settore pubblicitario creato per attirare l’attenzione su prodotti – non solo alimentari – continuando a concepire il cittadino come mero consumatore al quale inquinare il cervello. Una pubblicità legata alla realtà invece aiuterebbe a capire e non solo a comprare. Riteniamo che le autorità locali (alcuni Comuni già lo fanno) possano imporre un’assunzione di responsabilità, tipo: imporre l’obbligo ai negozi di spegnere le loro insegne luminose dal momento della chiusura (riduzione di consumo energetico); abolire la pubblicità cartacea, il risparmio di alberi e vegetazione sarebbe immediato. ‘Obblighi’ che farebbero risparmiare sia la proprietà privata che i singoli cittadini e sarebbero a tutto favore dell’ambiente.

istituzioni europee

Valutazione dell’impatto della politica agricola comune (PAC) sulla gestione sostenibile del suolo

Quando si vuole prendere tempo … si fanno fare studi, ricerche, analisi. Molto dipende a chi si affidano queste azioni. Comunque sia, i risultati finali possono essere interessanti per capire se e come andare avanti. Il rapporto sulla Valutazione dell’impatto della politica agricola comune (PAC) sulla gestione sostenibile del suolo acquisisce, proprio in questa fase della discussione sulla PAC, una importanza particolare sia per la PAC sia per la definizione della nuova strategia europea sul suolo.

Chi ha voluto questo studio? Direttamente la Direzione Generale Agricoltura della Commissione Europea. A chi è stato affidato? Al Gruppo Europeo di Interesse Economico, Alliance Environnement: oltre venti persone ne hanno curato l’analisi e la redazione. Lo studio ha preso in considerazione le varie disposizioni della PAC a partire dal 2014 ed ha effettuato verifiche in aree agricole di dieci Stati membri dell’UE.

In sintesi, a noi sembra che il rapporto abbia una solida base sia scientifica che di raccolta degli elementi di valutazione. Il risultato finale è abbastanza chiaro: gli strumenti della PAC malgrado le potenzialità descritte non hanno sostenuto e salvaguardato la produttività e fertilità dei suoli. Il rapporto finale conta quasi 150 pagine: ne riportiamo qui solo alcune considerazioni conclusive sufficientemente rappresentative.

“Solo poche delle attività necessarie per la protezione del suolo sono applicate a livello dell’UE. Inoltre, le attività chiave, come il traffico controllato, la rotazione diversificata delle colture, la no/ridotta/tardiva lavorazione del suolo e l’applicazione del compost, nonché la limitazione delle dimensioni del terreno non sono in alcun caso imposte dal regolamento UE; vale a dire le aree vulnerabili in termini di qualità del suolo (o suscettibilità all’erosione) non beneficiano di disposizioni specifiche stabilite a livello dell’UE.

Esaminando le decisioni degli Stati membri e delle autorità di gestione di mettere in pratica strumenti e misure che promuovono attività per la gestione sostenibile del suolo, lo studio ha rilevato che alla qualità del suolo è stata attribuita meno importanza rispetto ad altre preoccupazioni ambientali (per esempio biodiversità e acqua, che beneficiano di obiettivi dell’UE legalmente vincolanti e istituzioni o servizi dedicati). Questo livello di priorità attribuito alla questione della qualità del suolo sembra derivare principalmente dal livello di consapevolezza che le autorità nazionali e locali hanno dei rischi per il suolo e delle loro possibili conseguenze.

L’assenza di diminuzione del bilancio azotato di crescita dal 2010 suggerisce che la recente attuazione della PAC non è riuscita a fornire un ulteriore contributo all’effetto che le precedenti politiche avevano sulla riduzione dell’uso di fertilizzanti.

L’impatto delle misure e degli strumenti della PAC sulla compattazione del suolo e la salinizzazione rimane molto limitato, poiché nessuno strumento ha affrontato chiaramente tali questioni.

Guardando tempeste, siccità, incendi e impermeabilizzazione del suolo come altri fattori che possono influire sulla qualità del suolo, si può osservare che tali eventi possono avere un impatto su aree molto estese e possono quindi avere un impatto molto significativo sulla qualità del suolo rispetto all’impatto che ci si può aspettare dalla PAC. È anche importante notare che i suoli degradati e spogli sono più colpiti da tempeste e siccità rispetto ai suoli gestiti in modo sostenibile e che la frequenza di eventi naturali estremi dovrebbe aumentare in futuro: questo suggerisce che le misure e gli strumenti della PAC devono aumentare di scala per contrastare, per quanto possibile, gli effetti di questi eventi.

La necessità di limitare l’erosione, aumentare il contenuto di carbonio nei suoli minerali, proteggere i prati e garantire il mantenimento del loro contenuto di carbonio è affrontata esplicitamente nel quadro della PAC. Tuttavia, le norme stabilite a livello dell’UE non sono molto ambiziose e il contributo della PAC per mitigare tali minacce per il suolo dipende quindi dalle scelte di attuazione prese a livello dei singoli Stati membri o delle regioni.”https://op.europa.eu/it/publication-detail/-/publication/85bd465d-669b-11eb-aeb5-01aa75ed71a1/language-en

non siamo soli!

Un altro mondo è possibile!

In silenzio si è tenuto il World Social Forum 2021 dal 23 al 31 gennaio 2021 in Brasile. Diciamo in “silenzio” perché pochissimi media hanno riportato lo svolgersi di questo evento che – sebbene organizzato on line – ha visto l’incontro di più di 9.000 mila partecipanti, 1300 organizzazioni da 144 paesi che si sono confrontate su oltre 800 tematiche.

Non si è trattato solo di una celebrazione dei 20 anni del primo Forum effettuato nel 2001 sempre in Brasile, ma di un rilancio di contatti, idee e attività.

Si è riaffermato che un Altro mondo è possibile e che allo stesso tempo è sempre più necessario ed urgente.

Lo sforzo organizzativo è stato enorme ed ha dimostrato tutta la vitalità della Società civile. Il programma ha toccato e legato discipline e settori diversi: Guerra e Pace, Giustizia economica, Educazione comunicazione cultura, Femminismi, Società e diversità, Popoli indigeni e ancestrali, Democrazia, Giustizia sociale e Clima, Ecologia e Ambiente.

Il 30 gennaio è stato dedicato a Assemblee Generali autogestite per l’identificazione di una agenda di azioni articolate, di idee, di espressioni politiche e culturali dei movimenti e della società civile. Ciò ha dato vita ad una lista di azioni concrete pianificate nel 2021 che costituiscono un calendario comune https://join.wsf2021.net/?q=actions-globalf fino al prossimo Forum Sociale Mondiale previsto a Città del Messico nel 2022.

Ulteriori informazioni sono ottenibili nei video registrati e disponibili su YouTube.

Usciamo dal silenzio!