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Fare meno per consumare meno

“Fare meno per consumare meno” è il concetto lanciato da Amory Lovins – fondatore del Rocky Mountain Institute – e sintetizzato dalla parola Negawatt, ossia la potenza non utilizzata o risparmiata in opposizione al Megawatt unità di misura della potenza usata. Sono già passati 30 anni da questa che allora fu considerata una ‘provocazione’.

Oggi è più che provato che si tratta di una necessità. La pandemia da Covid19 ci mostra chiaramente che si può produrre e soprattutto consumare in modo diverso: meglio, meno e più vicino. In tutti gli Stati membri dell’UE, in questo ultimo anno, si è avuto un aumento del consumo di alimenti prodotti localmente e cucinati in casa. I produttori agricoli si sono ingegnati per fare arrivare i loro prodotti fino ai consumatori e i gruppi d’acquisto solidali si sono moltiplicati. Ne abbiamo già parlato in alcuni dei nostri Bollettini.

Ma non basta, si può fare molto di più. Per esempio, va ridimensionato notevolmente tutto il settore pubblicitario creato per attirare l’attenzione su prodotti – non solo alimentari – continuando a concepire il cittadino come mero consumatore al quale inquinare il cervello. Una pubblicità legata alla realtà invece aiuterebbe a capire e non solo a comprare. Riteniamo che le autorità locali (alcuni Comuni già lo fanno) possano imporre un’assunzione di responsabilità, tipo: imporre l’obbligo ai negozi di spegnere le loro insegne luminose dal momento della chiusura (riduzione di consumo energetico); abolire la pubblicità cartacea, il risparmio di alberi e vegetazione sarebbe immediato. ‘Obblighi’ che farebbero risparmiare sia la proprietà privata che i singoli cittadini e sarebbero a tutto favore dell’ambiente.