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Decade of Ecosystem Restoration 2021 – 2030

With little attention from the media, the UN Decade of Ecosystem Restoration was launched on June 5th. The aim of this action is to involve all nations of the world in acting to protect farmland, forests, grasslands, peatlands and mangroves which are subjected to ever-increasing degradation. Governments, the private sector and civil society have 10 years, until 2030, to restore 350 million hectares of degraded landscapes.

It is a long and lasting commitment that is badly suited to the short attention spans of politics. The United Nations, as published on the 4per1000 Initiative website, has launched a global online survey to take stock of existing capacity to restore ecosystems called “Taking Stock of Global Capacity for Ecosystems Restoration”. This survey was jointly developed by a coalition of 38 organizations, under the leadership of the FAO.  It will be a kind of snapshot to identify what and whose capacities need to be enhanced to achieve the goals of the Decade.

A long march always starts with a first step, and so we hope that this decade will see a real commitment by governments and institutions and that they will take seriously what the young people of Fridays For Future have been shouting about for some years now right across the world.

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Bollettino n. 85

01/07/2021

1. ESPERIENZE:  … e Giudizio Universale sia!

2. NOTIZIE DAL FORUM SIP: 

3. NOTIZIE SU SUOLO E ISTITUZ. EUROPEE:  Calcolatore dell’impronta del consumatore

4. NON SIAMO SOLI!       

esperienze in Italia

… e Giudizio Universale sia!

… e Giudizio Universale sia!

No, non sono parole di qualche nuovo messia o un ulteriore annuncio della prossima fine del Mondo. Si tratta invece dell’iniziativa intrapresa da oltre duecento italiani che hanno deciso di denunciare lo Stato italiano per inadempienza e non-azione nei confronti dei problemi legati al cambiamento climatico. Quindi anche in Italia 24 associazioni – assieme a persone adulte e a minori (rappresentati dai genitori) – si è intrapresa la via legale come già ha fatto in Francia, Olanda, Pakistan, Colombia, Irlanda …

Le parole degli organizzatori sono molto chiare:

“L’emergenza climatica è qui: sta già influenzando le nostre vite e non risparmierà nessuno. Tutti i governi italiani hanno rinviato decisioni coraggiose per prevenire il disastro. Ma ora non possiamo più aspettare: ne va del nostro futuro. Questa intollerabile inazione ci spinge a confrontarci con lo Stato e le sue responsabilità. Siamo cittadine e cittadini, studenti, scienziati, avvocati, attivisti e volontari. Siamo tutti e tutte vittime climatiche.

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Forum SIP

Tavola rotonda “Soil is Life, is Food, is Future”

Si è svolta la tavola rotonda “Soil is life, is Food, is Future“, oltre 250 persone si sono registrate da circa 30 nazioni differenti, principalmente dell’Unione Europea, ma anche dal Sud America, dall’Africa, dagli USA e dall’Asia.

Sono state tre ore intense, scandite da due video e da alcuni disegni che hanno potuto rilanciare l’attenzione e la concentrazione dei partecipanti.  

Difficile riassumere in poche righe i contenuti del dibattito, il risultato più importante è sicuramente che il dialogo tra attori con interessi diversi sul suolo è possibile. La struttura e l’approccio della tavola rotonda può essere ripetuta e utilizzata a vari livelli dal territoriale al locale al nazionale.

Tre ore non sono sufficienti per ottenere un documento condiviso, pertanto comincia ora la messa a punto delle raccomandazioni condivise da inviare alla COP26. Una prima bozza verrà inviata a luglio a tutti i partecipanti, la registrazione integrale dell’incontro sarà messa rapidamente su YouTube, mentre i due video proiettati durante l’incontro sono già accessibili.

Video “I am the soil” di Riccardo Mei:      https://www.youtube.com/watch?v=kMpOHMLmjD8

Video “Lumbricus terrestris” di Barbara Geiger”: https://youtu.be/3_dz30F7I5Y

Forum SIP

Un manifesto per democratizzare l’Europa

L’UE sarà democratizzata. O si disintegrerà!

Questo è il titolo e il grido che il Manifesto per democratizzare l’Europa lancia a tutta l’Unione.

Il ‘grido’ – allo stesso tempo provocatorio e realistico – chiama tutti i cittadini europei ad una presa di coscienza e all’azione ed identifica le seguenti priorità immediate:

“(A) la piena trasparenza nel processo decisionale (ad es. trasmissione in diretta delle riunioni del Consiglio europeo, dell’Ecofin e dell’Eurogruppo, la piena divulgazione dei documenti di negoziazione commerciale, la pubblicazione dei verbali della BCE, ecc.) e (B) l’urgente ridistribuzione delle attuali istituzioni dell’UE nel perseguimento di politiche innovative che affrontino realmente le crisi del debito, delle banche, degli investimenti inadeguati, dell’aumento della povertà e delle migrazioni.”

Al Manifesto è seguito un proficuo dibattito con la concretizzazione di “Che cosa l’Europa deve fare ora!”: una agenda progressiva incentrata su salute pubblica, prosperità condivisa e pace sostenibile. Le tre serie di politiche proposte dal primo movimento paneuropeo unificato sono assolutamente coerenti con la lettera dei Trattati UE.

La loro attuazione riunirà:

• tutela della salute pubblica in tutto il continente europeo

• solidarietà con i paesi vicini e con tutti gli altri, che non è solo un dovere morale dell’Europa, ma anche l’unica misura efficace contro le pandemie che non rispettano i confini

• elaborazione e finanziamento della Green Transition senza la quale sia la società che il Pianeta decadranno

• Adozione di strumenti di finanziamento pubblico a beneficio di molti – strumenti attualmente ampiamente utilizzati a beneficio di pochissimi.

Ritorneremo a parlare di questi documenti nei nostri Bollettini.

Manifesto in IT : https://diem25.org/wp-content/uploads/2016/02/diem25_italian_long.pdf

Forum SIP

Il Green Deal europeo non è tutto quello che pretende essere

Un articolo di Laura Basu sul Green Deal dal titolo ‘Six reasons why the EU isn’t as green as it claims‘ (‘Sei ragioni perché l’UE non è così verde come pretende’) ha attirato la nostra attenzione. Ancora più esplicito è il sottotitolo; “Non lasciarti ingannare: il Green Deal europeo non è tutto quello che pretende essere“.

Quali sono queste 6 ragioni?

Il green Deal europeo:

1) Si aggrappa al dogma della crescita economica

2) È costruito sul “colonialismo verde”

3) Sta finanziando i grandi inquinatori

4) Investe in false soluzioni

5) Viene dirottato dai lobbisti aziendali

6) È messo in ginocchio dal Trattato sulla Carta dell’Energia

L’articolo attacca direttamente le deboli soluzioni proposte e spiega perché esse non modificheranno il presente declino ambientale nell’UE. Non è più il tempo di compromessi sempre al ribasso. È tempo di politiche audaci per sperare di limitare i danni ambientali causati dall’uomo. Purtroppo né il Green Deal né gli ultimi accordi del G7 gettano le basi per un possibile futuro rispettoso dei limiti ambientali.

Forum SIP

Spese militari queste sconosciute

Il 2020 è stato un anno orribile anche economicamente per la maggior parte degli esseri umani. Per alcuni però non è stato così. Basti pensare alle multinazionali farmaceutiche o ai GAFA (Google, Appel, Facebook, Amazon)… e a qualcun altro che nel silenzio ha visto aumentare i propri profitti: i produttori di armi.

Per scoprirlo dobbiamo consultare il rapporto del SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute): i dati ci indicano che a livello mondiale in percentuale si è avuto il più alto incremento registrato: 2,6% per un totale di 1961 miliardi di dollari.

Proviamo a scriverlo correttamente in cifre: $ 1.961.000.000.000,00.

La parte del leone è stata fatta dagli USA, con Cina, India, Russia e Regno Unito e, sorpresa, l’Africa col 5% è il continente con il maggior incremento percentuale, anche se tutte le nazioni africane assieme non raggiungono i livelli di investimento dei primi menzionati.

Sorge spontaneo chiedersi: com’è possibile che si accetti ciò, quando il numero dei morti per Covid sta raggiungendo i 4 milioni?

L’unica spiegazione è quella data da Einstein: “Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi“.

istituzioni europee

Calcolatore dell’impronta del consumatore

Le persone più attente alle questioni ambientali conoscono già l’esistenza del calcolatore dell’impronta ecologica . Chi lo ha utilizzato, pur considerandosi già attento alle tematiche legate al cambiamento climatico, spesso resta sorpreso dal risultato perché scopre che sta vivendo in maniera insostenibile.

Il Centro di Ricerca della Commissione europea ha creato un proprio calcolatore per definire l’impronta del consumatore in funzione degli obiettivi dello sviluppo sostenibile come definiti dalle Nazioni Unite (SDGs). Cosa è e su cosa si basa?

“Il Consumer Footprint Calculator consente di calcolare gli impatti ambientali del proprio modello di consumo e di valutare come i cambiamenti nello stile di vita possano influenzare la propria impronta di consumo personale.  Prende in considerazione cinque aree di consumo: cibo, mobilità, alloggio, elettrodomestici e beni per la casa.

Lo strumento si basa su un approccio relativo al concetto ‘ciclo di vita’, cioè considera gli impatti che si verificano lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti e l’energia che si consuma.

Il calcolatore copre 16 indicatori di impatto ambientale relativi alle emissioni generate nel suolo, nell’acqua e nell’aria, nonché all’uso delle risorse. Questi 16 indicatori sono quelli adottati nel metodo Product Environmental Footprint della Commissione Europea e possono essere riassunti in un cosiddetto “punteggio singolo”. Si possono così valutare gli impatti dei propri consumi, e concretizzare le azioni atte a raggiungere l’SDG 12 sul consumo responsabile, e molti altri obiettivi di sviluppo sostenibile.”

Comunque non illudetevi! Rispondendo anche alle domande di questo calcolatore, il risultato resterà sempre preoccupante dato che vi confermerà l’insostenibilità dell’attuale modello di società dell’Unione europea. Vi è però la possibilità di una “consolazione” rispetto all’altro calcolatore: scoprire che i più virtuosi, malgrado un modo di vivere insostenibile, hanno generalmente un impatto negativo inferiore al risultato di un cittadino medio europeo. Attenzione! Questo non significa affatto che possiamo accontentarci del male minore e rinunciare a cercare di migliorare le nostre impronte ecologica e di consumatore.

Consumer Footprint Calculator : https://knowsdgs.jrc.ec.europa.eu/cfc