bollettino

Bollettino n.86

01/09/2021

1. INDIGNIAMOCI  ! :  Indigniamoci !            

2. NOTIZIE DAL FORUM SIP: 

3. NOTIZIE SU SUOLO E ISTITUZ. EUROPEE: Cosa stiamo sbagliando?

4. NON SIAMO SOLI!       

esperienze in Italia

Indigniamoci!

Da anni la situazione di degrado del territorio dovuto all’incuria umana è sotto gli occhi di tutti. Inutili le “grida” di esperti, tecnici, ricercatori, scienziati. Neanche le centinaia di morti, ormai migliaia, riescono a smuovere le nostre coscienze e soprattutto quelle dei nostri responsabili pubblici. Tutto deve essere subordinato al profitto, mentre le “buone azioni” sono lasciate ai volontari e alle loro associazioni. Riteniamo si sia toccato il fondo della mistificazione e della disinformazione.

L’incongruità del comportamento dei politici di conseguenza renderebbe plausibile il comportamento insensato dei singoli. Se un ministro agisce in maniera irresponsabile nei confronti dell’ambiente, perché un assessore dovrebbe essere “più attento”? Allora, viva la creazione di rotonde e svincoli stradali e al diavolo le sistemazioni idrauliche e forestali a protezione del suolo. Smottamenti, frane, inondazioni, incendi, grandinate con chicchi grossi come noci, nubifragi, temperature che raggiungono e sorpassano i 40 gradi (e sempre più spesso i 50), venti che sconquassano… sono considerati “momenti isolati” e non il risultato di una economia e di una incuria non più sopportabili. Attenzione: non più sopportabili non dalla “natura” che sa e saprà sempre come difendersi, bensì da noi esseri umani che soccomberemo alle nostre stesse idiozie.

Questa sezione del Bollettino – finora riservata a cercare esperienze, esempi positivi da studiare, adattare, copiare – d’ora in poi si chiamerà “Indigniamoci !” e denuncerà ciò che non va con esempi concreti.

Iniziamo subito dal caso di Edoardo Tranquilli.

Edoardo è un giovane agricoltore e apicoltore di Roma città, uno dei pochi rimasti. Perpetua questo lavoro agricolo, cominciato e continuato da 6 generazioni, malgrado gli consenta solo una fonte modesta di reddito.

Circa 10 anni fa, per costruire viale Enzo Ferrari, gli viene espropriato un pezzo del suo terreno. Fin qui tutto bene: serviva per pubblica utilità, quindi per il bene di tutta la collettività. Il progetto aveva un importante promotore, un grosso imprenditore di zona che rapidamente ottenne importanti compensazioni. La strada venne fatta e il racconto si potrebbe chiudere qui con la soddisfazione di tutti.

Purtroppo non è così: lo stato dei luoghi non venne mai correttamente ripristinato e il terreno fu lasciato in condizioni pietose, pieno di avvallamenti, buche, resti di cantiere, senza recinzioni, aperto alle intrusioni di chiunque. Da ben 10 anni il nostro apicoltore è esposto a furti, deposito di immondizie e rifiuti d’ogni genere. Sono quindi 10 anni che, oltre a combattere cementificazione e speculazione, Edoardo deve combattere anche con sicurezza e degrado… costretto per di più a raccogliere “monnezza non sua” quotidianamente, senza intravedere vie di uscita. Ora è arrivato allo stremo: ha verificato che il suo terreno sta cominciando anche ad inquinarsi.  A questo punto necessita d’urgenza l’intervento pubblico per una bonifica vera e propria e una messa in sicurezza dei luoghi, cosa che avrebbe dovuto essere stata effettuata ancor prima dell’inaugurazione della strada…

Questo esempio è sintomatico della grave carenza concettuale insita nell’esecuzione delle opere cosiddette di pubblica utilità. In assoluto il territorio è un bene che va protetto e messo in sicurezza. Non possiamo lasciare la sua protezione e la sua conservazione sulle spalle dei più deboli, come i singoli agricoltori. Non possiamo neanche “sperare” che siano i responsabili politici o amministrativi a modificare lo stato comatoso in cui versa il territorio. Tocca a noi indignarci e attivarci. Solo se lo facciamo per “piccoli problemi” come l’esempio qui riportato, potremo affrontare anche quelli macroscopici tipo il Ponte Morandi, le frane, le inondazioni, gli smottamenti che ormai avvengono con ritmo costante e non solo in Italia.

Forum SIP

Seguito della Tavola Rotonda “Soil is Life, is Food, is Future” (SLFF)

La Tavola Rotonda del 28 giugno scorso ha avviato un processo di analisi e un fiorire di idee che necessitano un’ulteriore elaborazione.  È cominciata la trascrizione degli interventi, la cui rilettura e verifica sono previste entro la metà del mese di settembre. Seguirà la preparazione delle raccomandazioni per la COP26 che verranno inviate per commenti ed analisi.

I lettori di questo Bollettino riceveranno l’invito a comunicare i propri commenti.

Siamo stati sollecitati da vari lettori per creare anche una versione in lingua italiana degli atti della Tavola Rotonda. Purtroppo dobbiamo esimerci da tale compito dato che al momento le nostre energie sono concentrate sulla preparazione delle raccomandazioni e dei testi da pubblicare in inglese. Rimaniamo comunque disponibili a collaborare con un gruppo di volontari qualora volessero impegnarsi nella traduzione dei testi.

Riportiamo qui i links alla registrazione integrale della Tavola Rotonda su YouTube e ai video messi a disposizione dell’evento “Soil is Life, is Food, is Future”: 

·        Registrazione totale: https://youtu.be/vnExBaT8PzM

·        Video “I am the soil” di Riccardo Mei: https://youtu.be/kMpOHMLmjD8

·        Video “Lumbricus terrestris” di Barbara Geiger”: https://youtu.be/3_dz30F7I5Y

         (versione di 5′ preparata espressamente per l’evento)

·        Video “Lumbricus terrestris” di Barbara Geiger”:

          https://www.youtube.com/watch?v=cVT8B-jKH3Q (versione integrale 15′)

Forum SIP

Pilastro 5 – Innalzare gli standard di vita

Ci è stato chiesto cosa pensiamo del ciclico rilancio della costruzione del ponte sullo Stretto di Messina. Innanzitutto troviamo strano che il ministro Enrico Giovannini abbia rilanciato l’idea. Ricordiamo che proprio Giovannini è stato tra i creatori e poi il portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS). Ora noi non poniamo la questione se il Ponte sia “sostenibile”, ma ci domandiamo se il ponte risponda ai criteri di priorità di salvaguardia ambientale e troviamo la risposta nel Pilastro 5 del Green New Deal for Europe che riportiamo qui sotto nella sua sintesi.

“Il Green New Deal per l’Europa eleva le comunità verso una maggiore prosperità, sicurezza e libertà.

Il Green New Deal va oltre la sicurezza lavorativa. Innalza gli standard di vita in tutto il nostro continente in vari modi, dagli investimenti sulla salute e l’educazione a quelli sull’arte e la cultura. 

Attraverso la costruzione di nuove abitazioni ad impatto climatico zero, il Green New Deal farà fronte alla crisi abitativa che ha lasciato così tante persone senza casa o a rischio di sfratto.

Attraverso la costruzione di reti energetiche intelligenti e sistemi di trasporto efficienti, il Green New Deal ridurrà il costo della vita per tutte le famiglie.

Recuperando la biodiversità ed eliminando l’inquinamento, il Green New Deal consentirà a tutte le comunità di godere di aria pulita, acqua e riserve naturali locali. 

Investendo in un’economia più sostenibile, il Green New Deal ridurrà il numero di ore di lavoro settimanali e darà più spazio al coinvolgimento nella comunità.

Aiuterà a costruire comunità resilienti alla crisi climatica ed ecologica. Il Green New Deal per

l’Europa eleva le comunità verso una maggiore prosperità, sicurezza e libertà.”

Il Green New Deal per l’Europa propone di mettere al centro l’economia della cura, i servizi pubblici e la democrazia partecipativa, invece dell’attuale ossessione per la crescita economica e l’economia finanziaria.

Allora, tenendo presenti queste frasi, provate a rileggere le dichiarazioni riportate nei media per il rilancio dello studio di fattibilità del Ponte sullo Stretto.

Forum SIP

Iniziativa di impegno per il consumo verde

Un nuovo progetto pilota vede cinque imprese che operano in settori molto diversi tra loro ad impegnarsi per un consumo ecosostenibile: Decathlon, Lego, L’Oréal, Renewd e la catena belga di supermercati alimentari Colruyt. Questo progetto, denominato “Green Consumption Pledge Initiative” (Iniziativa di impegno per il consumo verde), intende spingere le aziende a impegnarsi volontariamente nella transizione verde.

“L’impegno per il consumo verde si basa su un insieme di cinque impegni fondamentali. Per aderirvi, le imprese si impegnano a realizzare azioni ambiziose per migliorare il loro impatto ambientale e aiutare i consumatori a effettuare acquisti più sostenibili. Devono adottare misure concrete in almeno tre dei cinque settori oggetto dell’impegno e devono dimostrare i progressi compiuti con dei dati che devono essere resi pubblici. Ogni impresa aderente collaborerà con la Commissione in piena trasparenza per assicurare che i progressi compiuti siano affidabili e verificabili. I cinque ambiti oggetto dell’impegno sono i seguenti:

  1. calcolare l’impronta di carbonio dell’impresa,
  2. calcolare l’impronta di carbonio di determinati prodotti di punta dell’impresa,
  3. aumentare la quota dei prodotti o servizi sostenibili nelle vendite totali dell’impresa o del comparto aziendale selezionato,
  4. assegnare una parte della spesa destinata alle relazioni pubbliche dell’impresa alla promozione di pratiche sostenibili,
  5. assicurare che le informazioni sulle impronte di carbonio dell’azienda e dei prodotti fornite ai consumatori siano facilmente accessibili, precise, chiare e aggiornate.”

Tutte le imprese dei settori non alimentari e le imprese del settore al dettaglio che vendono prodotti alimentari o di altro tipo interessate ad aderire all’impegno verde potevano contattare la Commissione europea entro la fine di marzo 2021. Altre sei imprese hanno aderito e sono state inserite nel giugno 2021 nel progetto pilota che si terminerà nel 2022.

Forum SIP

Giovani per il Clima (Youth For Climate)

Siamo abituati a vedere panel di esperti che, su richiesta di governi istituzioni o organizzazioni internazionali, redigono rapporti specifici e dettagliati sui più disparati argomenti. Rapporti spesso difficili per i non addetti ai lavori o volutamente incomprensibili.

Cosa succede invece quando sono i giovani a richiedere un rapporto tecnico scientifico?

Tutte le settimane i giovani di Youth for Climate del Belgio manifestano. Già nel gennaio 2019 con una lettera inviata ad alcuni ricercatori e professori delle università belghe hanno chiesto loro di effettuare uno studio ben preciso:

“…

I giovani hanno sottolineato l’urgenza della crisi climatica, ma noi siamo troppo giovani per fornire tutte le soluzioni da soli. Per questo vi chiediamo di formare un gruppo di esperti. Vi invitiamo a mettere a conoscenza noi, così come i responsabili politici, di quali soluzioni scientifiche esistono per porre fine alla crisi climatica. Con queste soluzioni, Youth For Climate tenterà di accelerare una transizione climatica ambiziosa, ma responsabile verso un futuro promettente e vivibile. “

La richiesta non è caduta nel vuoto. Oltre 20 ricercatori si sono mobilizzati e hanno redatto, con il contributo di oltre altri 50 esperti direttamente consultati, un rapporto di circa 120 pagine disponibile dal maggio 2019.

“Questo rapporto del Gruppo di Esperti su Clima e Sostenibilità non è un rapporto scientifico pieno di calcoli precisi delle varie possibili soluzioni. Nei limiti del tempo e delle risorse, hanno fatto uno sforzo – sulla base di ciò che la scienza esistente ci insegna – per mettere insieme una serie di ingredienti che, si spera, diano ai politici l’ispirazione per affrontare la crisi climatica in modo deciso ed efficace. Ognuno ha un ruolo da svolgere. Gli scienziati devono stabilire i fatti e le loro conseguenze nel modo più preciso possibile. Spetta ai politici definire il quadro e fare delle scelte. Anche i cittadini, le organizzazioni e le imprese, dal canto loro, devono assumersi le proprie responsabilità. Non ci sono argomenti per giustificare un ulteriore rinvio ad affrontare la sfida climatica. Sappiamo abbastanza per agire ora.”

Lodiamo questa iniziativa che pone nelle mani dei giovani strumenti per definire il loro futuro. Inoltre, inquadra la problematica climatica dal contesto mondiale a quello locale passando per quello europeo, nazionale e regionale. Un approccio valido quindi per tutti i livelli di pianificazione. Interessante notare che, per illustrare i risultati delle analisi, il rapporto ha usato la struttura proposta dall’Economia della Ciambella come definita nel libro di Kate Raworth.

istituzioni europee

Cosa stiamo sbagliando?

Le ultime elezioni europee hanno consentito l’arrivo al Parlamento europeo di un consistente numero di deputati “verdi”. Assieme alle piazze riempite da manifestanti di tutte le età, grazie ai giovani di FridayForFuture, la richiesta di una Europa attenta alla dinamica ambientale era assurta a priorità politica europea. In risposta c’è stato il lancio del Green Deal for Europe.

Da allora si assiste a tutta una serie di iniziative europee presentate con roboanti parole e tanti “sostenibili”, ma che inducono a svuotare i reali essenziali obiettivi di cambiamento. 

Abbiamo più volte sottolineato in questo Bollettino come ciò sia lontano dalle urgenti necessità che l’ambiente reclama. Dobbiamo tornarci di nuovo a proposito della legge sul Clima che il Parlamento europeo ha formalmente approvato il 24 giugno. Un solo dato per capire: la legge sul clima sarà lo strumento di riferimento per la neutralità climatica europea entro la metà del secolo con l’obiettivo dell’UE di ridurre le emissioni nette di gas serra del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. La proposta iniziale era del 70%, già negoziata al “ribasso”…

Domandiamoci un po’ perché si continua, malgrado il favore e le preoccupazioni delle popolazioni europee (senza menzionare le catastrofi ambientali), a scendere sempre a compromessi che diminuiscono le speranze del vero cambiamento. La risposta solitamente data è: “meglio poco che niente”. Ma l’errore sta proprio qui: sperare che accettando poco si possa comunque attuare un miglioramento. Come ripetono i FFF: la “casa” brucia, l’incendio divampa e né un bicchiere né un secchio di acqua sono sufficienti a spegnere le fiamme.

D’altronde siamo governati da persone che non comprendono appieno il significato delle parole ambiente, ecosistema, cambiamento climatico, suolo. E non è nemmeno colpa loro… se studio fisica e robotica, come vuoi che capisca la disposizione dei vacua nei suoli?

Allora dobbiamo forse cominciare da questo punto specifico: eleggere gruppi europei di esperti ambientalisti che con potere di veto dicano preventivamente sì o no a leggi proposte priorità. Sarebbe un ruolo da affidare alla Agenzia Europea dell’Ambiente, ma purtroppo manca dell’autorità necessaria poiché istituzione non eletta.

Questo nucleo di esperti ambientalisti eletti avrebbe solo due mandati:

  1. valutare la compatibilità con i limiti ambientali  di progetti leggi disposizioni infrastrutture su richiesta di comitati o associazioni o gruppi di cittadini;
  2. informare ed educare pubblicamente i politici e gli amministratori che facciano affermazioni incongruenti riguardanti l’ambiente.

Cosa ne pensate? Aspettiamo vostre proposte, indicazioni, idee, critiche e commenti.

non siamo soli!

SOILMATES (Belgio)

Prendete degli agricoltori “anomali” dediti all’agricoltura rigenerativa, aggiungeteci degli “chefs” consapevoli con i loro clienti, mescolateli con artisti, operatori culturali e ambientalisti con mentalità aperta ed otterrete SOILMATES. Questa è la ricetta con cui si è costituita in Belgio questa iniziativa senza scopo di lucro. Il punto comune di partenza è “che il suolo fertile sia la chiave per preservare tutta la vita, l’obiettivo di Soilmates è creare consapevolezza dando visibilità al suolo. Attraverso performance artistiche ed esperienze culinarie si invitano le persone a risvegliare i propri sensi e ad entrare nell’inaspettato della metà nascosta della natura.

I SOILMATES sono persone disposte a pensare in modo olistico alla complessità della vita. Il loro obiettivo è creare un cambio di paradigma in cui la terra viva diventa il centro dell’esperienza culinaria e artistica, piuttosto che lo chef, l’artista o il contadino. Il suolo diventa il soggetto“.

Un suolo sano permette un’agricoltura sana e un cibo altamente nutritivo con ritrovati sapori e qualità olfattive che riportano in auge cibi e prodotti preziosi per noi ora e per le generazioni future. L’iniziativa, nata da alcuni rinomati chefs, ha visto una rapida espansione con molte adesioni e partecipazione. Il che ha portato anche alla creazione di giornate di formazione alimentare in differenti zone di Bruxelles. Giornate dedicate “alla trasmissione, alla condivisione della conoscenza e alla riflessione intorno al suolo vivo.”

Non si tratterà di “noiose” presentazioni di tematiche più o meno scientifiche, bensì di diversi talk, performance artistiche e workshop sulla vita nascosta nel suolo. Un programma di 8 ore mai visto prima, creativo, poetico e audace dedicato al nostro rapporto con il SUOLO.

Maggiori informazioni, Soilmates – Belgio:

info@soilmates.be / https://soilmates.be/