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La superstrada Pedemontana Veneta: una cesura di 94, 5 Km tra Treviso e Vicenza

La superstrada Pedemontana Veneta è il risultato tangibile delle contraddizioni delle politiche di sviluppo territoriale e urbanistico instauratesi a partire dal dopo guerra ad oggi in Veneto.  L’arteria fu concepita nel 1966 nel Piano di Sviluppo Economico regionale come superstrada a scorrimento veloce di superficie, per risolvere l’emergenza traffico di questi territori in piena crescita economica. Dopo una gestazione durata oltre vent’anni, è stata trasformata nella superstrada a pagamento più cara d’Europa (8,80 € per 84,8 Km tratto Montebelluna-Valdastico), realizzata per oltre 70 Km in trincea nell’area idrogeologicamente più fragile del Veneto, con un project financing dove il rischio d’impresa con la firma del Terzo Atto Aggiuntivo della Regione Veneto nel 2017 è tutto a carico della Regione per un importo di 914.910.000 euro in conto capitale e 153.950.000 euro per 39 anni in conto esercizio (Dati Corte dei Conti, 2018).

34 Comuni attraversati, 3000 espropriazioni, per oltre 892 ha di terreno agricolo trasformato in una lingua di cemento e asfalto in nome di una deregolamentazione urbanistica senza eguali. Tra gli espropriati, tanti piccoli proprietari di fondi agricoli a seminativo per i quali la terra oggi ha valore solo come rendita catastale perché eredi di un Veneto contadino per il quale la terra era fatica e miseria, salito al ceto medio negli anni di governo della Democrazia Cristiana quando l’ascensore sociale funzionava ancora. Ma anche tanti imprenditori agricoli che con sacrificio e dedizione da questa terra hanno prodotto l’asparago bianco DOC di Bassano, i duroni IGP di Marostica, il radicchio di Treviso e quello di Castelfranco, l’olio extravergine di oliva del Grappa, la casatella trevigiana DOP, il Grana Padano – solo per elencarne alcuni – rifornendo i mercati agroalimentari di mezzo mondo, esportando il così detto MADE IN ITALY agroalimentare tanto apprezzato. Imprenditori agricoli che si sono visti portare via un pezzo della propria azienda, o della propria vita, senza essere stati adeguatamente risarciti e in tempi certi, in nome di una grande opera considerata strategica per risolvere l’emergenza traffico più lunga della storia… 7 anni! Emergenza, dichiarata il 31 luglio 2009 per Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri con tanto di nomina di un commissario ad hoc.

Paesaggi agrari e pedecollinari censiti come Zone a Protezione Speciale, stravolti dai cantieri per lo scavo della galleria di bypass in Vallugana, provincia di Vicenza, dopo il sequestro del cantiere della galleria di Malo per la morte di un operaio siciliano a causa di un crollo durante gli scavi, o l’area delle risorgive del torrente Poscola, trasformata in una voragine a cielo aperto. In questi quasi cinquant’anni, dopo un decennio di discussioni politiche, proteste, incontri pubblici e trasformazioni territoriali, dettate da fortissime pressioni sugli amministratori locali di tipo elettorale e clientelare che hanno portato alla moltiplicazione delle capacità edificatorie dei propri comuni per 5 o 50 (2018 Salata e O. Borsato), c’è chi ha perso un figlio (suicida), chi un padre (morto d’infarto per il dolore di veder espiantati diecimila metri quadri di ulivi, dopo anni di lotta e dissenso), chi è caduto in depressione e si è ammalato, chi invece si è arricchito speculando nelle aree a ridosso dei 14 caselli, diventate aree di sviluppo strategico per legge regionale! Espropri e ulteriori frammentazioni fondiarie hanno inferto una profonda ferita nella psiche e nella società delle genti di quest’area del Veneto, spazzando letteralmente via la routine di molte famiglie e stravolgendo definitivamente questa comunità che affondava le proprie radici nel mondo cattolico-rurale, trasformandola in una società snaturata, sempre meno solidale e più malata di solitudine. Negli ultimi 20 anni il tasso di suicidi in queste aree è cresciuto, ma è proibito parlarne.

Non è un caso se a pochi metri dai nuovi caselli siano arrivati i primi poli logistici di multinazionali del calibro di Amazon e si stia progettando la costruzione di giganteschi centri commerciali dal nome evocativo, importando modelli di sviluppo economico e di consumo che non ci appartengono e non hanno niente a che vedere con la tanto declamata transizione ecologica.

Il caso “Montello Hill” a Montebelluna, provincia di Treviso, è esemplare: un centro commerciale ai piedi del Montello, in corso di realizzazione appena fuori dal casello di Montebelluna, per complessivi 25 mila metri quadrati, con 160 negozi e 2700 posti auto.  Un luogo dove poter trascorrere le proprie giornate con l’intera famiglia, inebetiti dai bagliori degli esercizi commerciali, dei locali e degli eventi lì organizzati, in ambiente climatizzato ed energivoro, in cambio di 1,5 milioni di euro di investimenti nel centro storico di Montebelluna, di cui il 30% chiesto in forma patrimoniale attraverso la cessione al comune dell’area edificabile nel parcheggio Sansovino (2021, F. Giuliano).

Il primo tratto è stato inaugurato nel novembre 2020 e ad agosto 2021, con 56 Km aperti, si contavano appena 6.000 veicoli al giorno (Dati CoVePA, 2021) contro i 21.000 dichiarati sul Mattino di Padova il 01 agosto 2021 secondo dati ufficiali di Pedeveneta. I mezzi pesanti continuano a preferire la viabilità ordinaria, intasando la strada statale Treviso-Vicenza, un po’ per i costi eccessivi, un po’ perché la segnaletica in alcuni tratti e in prossimità dei caselli di uscita non è ultimata e gli inconsapevoli autisti finiscono per girare a vuoto inutilmente, soprattutto nel tratto vicentino.

Fatto sta che la Pedeveneta, una volta ultimata, richiederà la realizzazione di altri 63 km di opere complementari per poter essere raggiunta dai potenziali fruitori residenti nei comuni non attraversati direttamente dall’opera, con ulteriore consumo di suolo e trasformazione urbanistica territoriale. La Regione Veneto, scegliendo di realizzare quest’opera a tutti i costi, ha intrapreso una strada senza ritorno, anche e soprattutto indebitando le generazioni future per i prossimi 39 anni.

Nora Emme del Coordinamento Asolano e Castellana del Forum Salviamo il paesaggio