istituzioni europee

Habemus la nuova strategia comunitaria sul suolo

Il 17 novembre 2021 la Direzione Generale Ambiente ha pubblicato la Strategia UE sul Suolo per il 2030. L’attenzione maggiore è stata finora data alla frase nel documento che indica la preparazione di una apposita proposta legislativa sulla salute del suolo per il 2023. Noi vorremmo invece soffermarci sul contenuto della Strategia.

Riconosciamo che riuscire a mettere insieme in un quadro logico e il più possibile semplice la tematica suolo è come cercare la quadratura del cerchio. Il lavoro fatto dai funzionari della DG Ambiente è stato come il camminare su un filo sospeso nell’aria per attraversare un baratro. Possiamo concludere che ci sono riusciti senza cadere nel vuoto e già di per sé questo è estremamente positivo. Un altro punto positivo sta nell’essere riusciti a mettere insieme le diverse “anime” della Commissione Europea le cui Direzioni Generali sono come dei ministeri nazionali che fanno fatica a comunicare tra loro. Riteniamo che questo sia il valore aggiunto del documento.

Potremmo fermarci qui, invitando tutti gli interessati a leggerlo e studiarlo.

Invece vogliamo condividere  ancora alcune considerazioni e dubbi.

Se la Strategia è ottima dal punto di vista delle istituzioni europee, noi, non appartenendo direttamente alla “macchina” comunitaria, ci permettiamo uno sguardo più “distaccato”.

La prima cosa che notiamo è l’assenza di una forte enfasi sulla necessità della “consapevolezza”. Il piccolo capitolo 6.2 Alfabetizzazione sul suolo e impegno sociale non ci pare rispondere alle reali necessità. Dovrebbe essere il fulcro su cui innestare tutte le altre azioni. Solo una popolazione informata e attiva potrà permettere il controllo democratico delle azioni indicate nella Strategia. La speranza di poter domandare agli Stati Membri di creare buone leggi, specifiche strutture e concrete azioni rileva di una pia speranza che induce poi a frustrazioni, a non interventi e all’aumento incontrollato del degrado dell’ambiente e dei suoli. Per concretizzare l’azione di consapevolezza occorrono programmi, strutture dedicate e adeguati finanziamenti.

L’altro elemento che ci ha lasciato perplessi è l’abituale insistere sulla raccolta di dati, la loro armonizzazione e messa a disposizione. È un punto che ricorre trasversalmente in tutta la Strategia. A nostro avviso il panel di esperti che si vuole incaricare di dare ulteriori indicazioni (precisato all’inizio della pagina 5) non deve essere composto da “esperti” con l’aggiunta di qualche rappresentante della società civile, ma direttamente da agricoltori, forestali e dalle loro associazioni. Spetta a loro porre le domande ai ricercatori e alle strutture di ricerca come i Living Labs e le soil Lighthouses.

Infine, i fondi sia pubblici che privati si devono usare per sostenere gli attori che si occupano concretamente di ristabilire la fertilità naturale dei suoli, stabilizzare il territorio e conservare il paesaggio. Va invece immediatamente bloccata la speculazione fondiaria. L’articolo 6.1 Finanza privata e fondi UE lascia ampio spazio alla manipolazione di chi considera oggi il suolo come un investimento e non come una risorsa da proteggere.

Il documento della DG Ambiente cerca di far avanzare la tematica suolo, ma rischia di cascare da subito nelle trappole create dalle varie lobby le cui diramazioni arrivano all’interno delle varie Direzioni Generali della Commissione europea. A cominciare da quelle create dalla COPA-COGECA, che lo stesso giorno della pubblicazione della Strategia ha aperto il fuoco di sbarramento con una chiara dichiarazione di guerra.

Non resta quindi che rimboccarci le maniche e cominciare da subito a lavorare per chiarire cosa una Direttiva europea sul suolo debba contenere. Allora, data la complessità della tematica, il 2023 sarà una data forse non troppo lontana.

Buona lettura: https://ec.europa.eu/environment/publications/eu-soil-strategy-2030_en