non siamo soli!

Rapporto sulla guida agli investimenti sul suolo   

The World Business Council for Sustainable Development’s Soil Investment Hub (WBCSD) -Piattaforma per gli investimenti sul suolo del Consiglio Mondiale delle Imprese per lo Sviluppo Sostenibile – lo scorso dicembre ha pubblicato il rapporto “Soil Investment Guidance Report“. Si tratta di una guida su come investire correttamente sulla salute dei suoli ed è il risultato di un studio basato su pubblicazioni della FAO e di altri istituzioni internazionali, e su interviste a 40 compagnie appartenenti al WBCSD e ad altre organizzazioni esterne, compreso interlocutori chiave come accademici, agricoltori, ONG e reti globali. Tra le istituzioni contattate si trova anche l’Iniziativa 4X1000.  

Il rapporto mira a sostenere le aziende alimentari e agricole che investono in soluzioni di impatto, di alto valore e a lungo termine per suoli sani attraverso le loro catene di approvvigionamento e oltre. Tre sono i pilastri su cui costruire una agricoltura intelligente per il clima: produttività, resilienza e mitigazione. Partendo da queste basi, il documento Identifica 13 meccanismi di investimento che hanno una connessione distinta con impatti materiali e tipi di ritorni finanziari, ambientali e sociali. Le indicazioni mirano a uniformare le classificazioni del suolo come risorsa della catena di valore e fornire un portafoglio di meccanismi di investimento sul suolo cui sia possibile dare delle priorità per individuare soluzioni di suolo sano. Pertanto non si suggerisce di investire sui suoli per speculazioni finanziarie, ma per il loro valore intrinseco con riferimento agli obiettivi dello sviluppo sostenibile.

Interessante notare come sia presente la preoccupazione di evitare che queste operazioni – effettuabili da multinazionali o grosse compagnie nazionali – siano percepibili come greenwashing. Non a caso viene sottolineata l’importanza di tenere conto negli investimenti anche degli aspetti sociali come i diritti umani e la giustizia sia sociale che ambientale. D’altronde non si può negare che tali dubbi possano sorgere quando si percorre la lista delle compagnie citate come esempi nel documento: Bayer, Cargill, Danone, General Mills, IDH, MIMTA, Nestle, OCP, PepsiCo, Rabobank, Unilever, UPL, Walmart.

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