Percorsi didattici sul territorio in Veneto

Il Centro Internazionale Civiltà dell’Acqua è una Onlus del Veneto nata per “per un governo più lungimirante delle risorse idriche e per diffondere nuove consapevolezze e comportamenti più sostenibili verso il patrimonio delle acque e del paesaggio“. Il Centro è anche il creatore e l’asse portante del “Water Museum of Venice” (membro del Water Museums Global Network). Un museo digitale che ripercorre i territori delle Tre Venezie, illustrando famosi territori storici, strettamente correlati all’acqua e ai patrimoni naturali. Percorsi digitali geo-referenziati, tramite un’audioguida scaricabile gratuitamente sul proprio smart phone, accompagnano il visitatore proponendo approfondimenti, video e interviste in vari punti del percorso.

Sembrerebbe simile alle diverse applicazioni già esistenti sulla natura e sui luoghi culturali o artistici. Invece questi percorsi hanno caratteristiche che li rendono unici: sono allo stesso tempo una ricostruzione storica, un viaggio naturalistico, una soluzione ecologica e un cammino didattico. Ne sono stati prodotti alcune decine e sono disponibili sia in Italiano che in Inglese.  Ci soffermiamo qui sull’ultimo percorso appena inaugurato quello di Meolo. Eccone l’introduzione: Continua a leggere “Percorsi didattici sul territorio in Veneto”

Pandemie e cambiamento climatico dal punto di vista del diritto

L’11 marzo 2020, l’OMS ha dichiarato che siamo di fronte a una pandemia. Da allora sono proliferate le discussioni sulle sue origini e sono apparsi nuovi studi sui rapporti tra ambiente e salute. Autorevoli scienziati ritengono che l’insorgere e la diffusione delle patologie virali  siano correlati all’azione dell’uomo sulla natura.

Il contenimento dei danni connessi all’emergenza climatica è una sfida che riguarda la salute e il benessere di tutte le popolazioni. Sia i cambiamenti climatici che le pandemie non possono essere contrastati senza il riconoscimento e la tutela del diritto a vivere in un ambiente salubre e ad avere accesso alle risorse esauribili come diritto umano fondamentale.

Diritto internazionale e giurisprudenza si muovono in tale direzione già dalla Conferenza di Stoccolma (1972), seguita dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell’Infanzia (1989) e dalle dichiarazioni di Malé (2007, Governi delle piccole isole in via di sviluppo). Su tutti prevale la «Dichiarazione sui Diritti Umani e sui Cambiamenti Climatici» del Global Network for the Study of Human Rights and the Environment (GNHRE) secondo cui « 5. Tutti gli esseri umani, animali ed ecosistemi viventi hanno diritto al più alto livello di salute raggiungibile privo di inquinamento, degrado ed emissioni dannose e libero da qualsiasi pericolosa interferenza di attività umane sul sistema climatico, così che le crescenti temperature globali siano mantenute ben al di sotto di due gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali.».

Al di là delle dichiarazioni e dei riconoscimenti di carattere generale, la tutela dell’ambiente è stata poi via via associata a specifici diritti umani: alla vita, alla salute, all’acqua, al cibo, alla vita familiare, all’informazione, all’abitazione, a un adeguato standard di vita, nonché ai diritti cosiddetti culturali relativamente ai popoli indigeni. Certo l’associazione tra diritto all’ambiente e diritti umani rappresenta un risultato importante, benché presenti alcuni limiti operativi: il più importante attiene al fatto che la protezione dei diritti umani è incentrata sugli individui (a parte rari casi di gruppi di persone, come i popoli indigeni), problema significativo proprio e soprattutto con riferimento ai cambiamenti climatici. Continua a leggere “Pandemie e cambiamento climatico dal punto di vista del diritto”

Invertiamo il Processo

Gli accordi internazionali, specie quelli sul clima, creano un quadro di riferimento obbligatorio per tutti gli Stati che vi aderiscono. L’inerzia e il non rispetto di questi impegni sono sotto gli occhi di tutti. A poco sono servite manifestazioni anche oceaniche, movimenti giovanili che reclamano un diritto al loro futuro sostenibile, rapporti scientifici sempre più catastrofici, appelli di comunità accademiche. Il mondo politico è refrattario e in molti casi sordo a tali richieste. Chi è responsabile di questa inattività? I governi e i politici si susseguono, ma nessuno risponde delle scelte che perpetuano l’inerzia ancora d’attualità.

Alcune associazioni e cittadini hanno analizzato la problematica della responsabilità: abbiamo i dati di una crisi ambientale e sociale che limitano i normali e riconosciuti diritti umani (es. alla vita, alla salute, lavoro, ad avere un futuro); conosciamo le cause che producono questa crisi; vi sono le soluzioni indicate da ricerche e studi scientificamente verificati. Allora, se uno Stato non ha preso le decisioni adeguate per fermare il degrado, il suo governo ne è responsabile oltre che politicamente anche giuridicamente. Continua a leggere “Invertiamo il Processo”

Re-soil-foundation

Il mondo accademico e il mondo scientifico che si occupano di suolo si stanno organizzando. Novamont, Politecnico di Torino e Università di Bologna hanno lanciato Re Soil Foundation per promuovere la ricerca scientifica e tecnologica su una bioeconomia sostenibile con al centro il suolo e i territori.

Per alcuni la Novamont è una entità poco conosciuta. Si tratta del centro di ricerca creato nel 1990 all’interno del gruppo Montedison con l’obiettivo di sviluppare prodotti chimici a basso impatto ambientale, utilizzando materie prime di origine agricola da derivare per esempio da mais, grano e patate. Due erano inizialmente le linee di ricerca: il biodiesel e le bioplastiche.

Al momento della crisi della Montedison, Novamont venne acquisita dalla Banca Commerciale Italiana e da investitori privati, tra cui dal 2016 anche l’ENI.

La Fondazione Re Soil si deve all’iniziativa della Dr.ssa Catia Bastioli che da anni segue per Novamont il settore bioplastiche e alla sua recente nomina nella Mission Board sul suolo di “Horizon Europa”, il nuovo programma quadro di ricerca della Commissione Europea. Continua a leggere “Re-soil-foundation”

Banca della Terra

Non se ne parla molto, ma in Italia esiste la Banca della Terra. Viene definita come un’opportunità e per l’imprenditoria privata e per il recupero dei terreni abbandonati. In pratica si cerca di favorire l’accesso dei giovani agricoltori a terreni agricoli e forestali. La Banca della Terra è in realtà una lista dei terreni, sia pubblici che privati, messi a disposizione per affitto o concessione.

Qual è l’obiettivo? Riprendere la gestione del territorio per ridurre i rischi dovuti all’abbandono delle terre.

Cosa si vuole ottenere?

Favorire l’occupazione in particolare giovanile, rivalorizzare i terreni pubblici e privati attraverso un loro uso produttivo, rilanciare l’agricoltura e le foreste legandole alla salvaguardia dell’ambiente e del territorio, preservare la biodiversità, tutelare il paesaggio, prevenire i dissesti idrogeologici, difendere le zone e le popolazioni di montagna dalle calamità naturali, incrementare i livelli di sicurezza contro incendi e deterioramento ambientale, arrestare la perdita di produzione locale, …

La “Banca nazionale delle Terre Agricole“, è stata istituita in Italia con la Legge 28 luglio 2016, n.154, Art.16 ed è amministrata dall’ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare).

Ci si basa su una identificazione e mappatura delle zone incolte abbandonate. Può essere alimentata sia con i terreni derivanti dalle attività fondiarie gestite dall’Istituto stesso, sia da quelli appartenenti a Regioni e Province Autonome o altri soggetti pubblici interessati a dismettere i propri terreni. Nel loro sito si può consultare la mappa nazionale delle zone incolte abbandonate e dei terreni messi a disposizione ed eventualmente presentare una manifestazione di interesse per l’acquisizione del terreno.

È comunque lasciata al livello regionale o comunale la gestione delle superfici identificate. Continua a leggere “Banca della Terra”

Strumenti collaborativi e conflitti ambientali

Già in passato abbiamo affrontato in questo Bollettino temi relativi al controllo democratico.  A Milano, lo scorso 22 novembre, si è svolto un interessante convegno su “Sviluppare collaborazione nei confitti ambientali e urbani“. Abbiamo chiesto ad una delle relatrici, l’avv. Veronica Dini, di illustrarci perché e come ci si debba occupare di strumenti collaborativi nell’ambito dei conflitti ambientali. Gentilmente ci ha inviato il seguente contributo.

“La prima ragione consiste nel fatto che, come ci racconta la cronaca, di ambiente non possiamo non (pre)occuparci: troppe sono le urgenze e troppo rilevanti sono le sfide da affrontare. Il secondo motivo attiene al fatto che la gestione e la tutela dell’ambiente riguardano beni e interessi fondamentali che, quanto meno, sono percepiti come contrapposti: in questo campo, dunque, il conflitto è ineludibile e destinato ad aggravarsi con il progressivo esaurirsi delle risorse disponibili. Continua a leggere “Strumenti collaborativi e conflitti ambientali”

I giardini di Pomona

Non per caso Eva e Adamo, nell’immaginario riportato in molti quadri, si “coprono” con una foglia di fico. È una pianta che esiste da “sempre”: se ne sono trovati resti risalenti a circa 23.000 anni fa! D’altronde il frutto di questa pianta è qualcosa che gli esseri umani hanno sempre apprezzato. Oggi vive una rinnovata attenzione, perché della pianta del fico si utilizza tutto: foglie, latice, buccia, germogli, oltre naturalmente al frutto sia fresco che seccato.

Il Comune di Cisternino (Brindisi), situato nel centro della Valle d’Itria (meglio nota come valle dei trulli), ospita nel suo territorio “I Giardini di Pomona”, un conservatorio botanico che abbina la conservazione della biodiversità alla ricerca e alla divulgazione scientifica indirizzata a scuole di ogni ordine e grado, professionisti, amatori e turisti.  Questa banca genetica vivente nasce dal desiderio/dovere di trasmettere alle generazioni future la preziosa eredità selezionata nel corso dei millenni da innumerevoli generazioni di agricoltori. Per raggiungere tale scopo sono stati restaurati i muretti a secco, i terrazzamenti, le cisterne preesistenti e gli immobili, rispettando i canoni della tradizione locale e trasformando la proprietà in un parco-giardino, aperto al pubblico durante tutto l’anno. Continua a leggere “I giardini di Pomona”

Le audizioni del Parlamento Europeo dei Commissari Proposti

La nuova Commissione Europea si insedierà ufficialmente … e non rispetterà la data prevista del 1° novembre 2019!  Questo ritardo non va considerato negativamente, bensí come un elemento di democrazia. Nel mese di ottobre si sono tenute le audizioni dei singoli Commissari proposti per la nuova Commissione europea. Sono tutte disponibili nel sito del Parlamento Europeo nelle 23 lingue comunitarie, quindi anche in italiano. Sono interessanti non tanto per vedere come i Commissari proposti si sono “difesi” dalle domande da parte dei membri parlamentari, quanto per capire quali priorità prenderanno in considerazione nel quadro generale delle politiche tracciate dalla nuova Commissione e approvate dal Consiglio e dal Parlamento. Ecco brevemente le nostre impressioni sui Commissari proposti che ci “toccano” da vicino.

Il Commissario all’Ambiente, Virginijus Sinkevicius (Lettonia), ha risposto su tematiche relative a biodiversità, foreste, inquinamento, aria, plastica, cemento, economia circolare, farmaci, disturbatori endocrini, e soprattutto pesca. Nuovo a questo esercizio, ha comunque dato prova di competenza e serietà. Continua a leggere “Le audizioni del Parlamento Europeo dei Commissari Proposti”