Mettere radici “Le Macere”

Vi sono state interessanti reazioni al nostro articolo su produrre cibo senza suolo, pubblicato nel numero precedente. Possiamo portare tutte le cure che vogliamo ad una pianta sradicata … tagliarla, potarla, irrigarla, ma qualunque cosa le si faccia essa appassirà e morirà. Allora si deve cominciare col piantarla o seminarla e permetterle di formare le sue radici nel suolo. Solo dopo, la vita può fluire in essa.  Queste semplici riflessioni valgono anche per l’essere umano, cui non a caso si consiglia – quando si sposta in continuazione – di “mettere radici” per avere l’opportunità di costruirsi un futuro di vita armoniosa. Continua a leggere “Mettere radici “Le Macere””

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Produrre cibo senza suolo

Alcuni lettrici e lettori ci hanno invitato a rispondere a questa domanda: “Perché preoccuparsi del suolo quando il futuro della produzione alimentare sarà fatto in industrie/fattorie dentro edifici chiusi e ipercontrollati?”.

Non è una domanda provocatoria, al contrario testimonia di una realtà che si sta affermando sempre più concretamente. Basti osservare il video su YouTube dove in poco più di tre minuti vengono presentate vere fattorie agricole sviluppatesi in capannoni industriali. Appositamente strutturati, questi siti chiusi ospitano grandi pancali metallici o speciali strutture ove crescono piante senza suolo e con speciali meccanismi che distribuiscono alle radici acqua nebulizzata contente le sostanze necessarie per il loro sviluppo. Vengono recuperati sia i substrati inerti che l’acqua “irrigua”, viene controllata l'”insolazione” con speciali specifiche lampade, non c’è nessun rischio di insetti o malattie. Inoltre si facilita la lavorazione per l’uomo (altezze dei pancali, avanzamento e innalzamento automatici, …) e  tutto è controllabile tramite appositi sensori collegati a specifici computer e relativi programmi. Non siamo su Marte, bensì nel cuore di metropoli che possono a loro volta distribuire i loro prodotti quasi a km 0. Continua a leggere “Produrre cibo senza suolo”

L’importanza della difesa del territorio

Non siamo il solo Forum che cerca di occuparsi del territorio. L’esigenza di mettersi insieme, di oltrepassare le barriere ideologiche o psicologiche che inducono a agire da “soli” è diventata una necessità. A questa conclusione è arrivato anche un gruppo di persone e di ricercatori universitari che nel 2015 sono stati riuniti dalla Fondazione Basso. Attraverso una serie di riunioni sono arrivati alla formulazione e creazione del “Forum Diseguaglianze Diversità” (Forum DD). Ufficialmente operativo dall’ottobre 2017, il forum ha avuto la sua conferenza di lancio nel febbraio 2018.

Perché lo segnaliamo?

Per due motivi, il primo è che possiamo e dobbiamo collaborare; il secondo è che tra i loro primi punti di ricerca il Territorio è indicato come una delle importanti tematiche che influenzano disuguaglianze e povertà . Continua a leggere “L’importanza della difesa del territorio”

Raccomandazioni dai Professionisti per l’Italia e dall’ASviS

Ammettiamolo: chi si occupa di suolo, paesaggio e territorio spesso si sente una Cassandra che parla nel deserto. Invece, ogni tanto si scopre che c’è qualcuno che ha “ascoltato” e ha fatto propri alcuni dei principi e valori proferiti.

Abbiamo letto con piacere il documento che il Comitato Unitario Permanente degli Ordini e Collegi Professionali (CUP) e la Rete delle Professioni Tecniche (RPT) hanno presentato alla stampa e ai rappresentanti delle professioni lo scorso 21 febbraio. Il documento si intitola: Professionisti per l’Italia – Idee per la modernizzazione del paese.

Undici sono le tematiche da loro proposte. Attiriamo l’attenzione sulle seguenti: Continua a leggere “Raccomandazioni dai Professionisti per l’Italia e dall’ASviS”

Plaudiamo la Proposta di legge popolare per fermare il Consumo di suolo!

13 mesi di lavoro, più di 75 persone coinvolte nella stesura, larga consultazione e verifica, ecco che il Forum SIP presenta la sua proposta di legge popolare per fermare il consumo di suolo.

Il testo riassume il dramma della situazione italiana e in 10 articoli chiarisce quale è la strada da percorrere se si vuole risolvere il problema.

Invitiamo tutti ad una attenta lettura ed attiriamo l’attenzione sull’articolo 8 che ribadisce la funzione sociale della proprietà, prevista dalla nostra costituzione, ma ripresa più recentemente anche dalla Corte Costituzionale tedesca per mantenere i terreni agricoli nella loro veste di produzione di alimenti e non di mera speculazione.

Non possiamo che allegare il testo e ricordare che a breve si attiverà la campagna per la raccolta delle firme necessarie alla presentazione della proposta al Parlamento italiano.

Ma si può vivere di agricoltura su piccoli spazi?

Filippo Dattola ha lavorato per 10 anni nell’informatica a Bologna e circa 8 anni fa è atterrato a Bruxelles dove è nata la sua connessione con il suolo, appassionandosi all’agricoltura urbana e cercando una risposta alla domanda: “Ma si può vivere di agricoltura su piccoli spazi? “.

Dopo qualche ricerca, si è reso conto che l’unico modo per rispondere a quella domanda era di creare dei progetti, degli esempi che potessero “parlare” meglio di mille parole. Bisognava passare all’azione, essendo l’esempio uno dei più grandi motori del cambiamento. Così, nel 2012, grazie ad una associazione, nasce il suo primo progetto: un grande orto biologico sul tetto della biblioteca nazionale belga, a 50 metri da terra, in pieno centro di Bruxelles (vedi foto).

La produzione non si è fatta attendere: 500 kg di verdure in 500 sacchi di terra profondi solo 30 cm, con tanto di lombrichi. Dopo solo 2 anni di attività, è stato possibile rinunciare ai sussidi pubblici che spettavano al progetto e si è potuto retribuire i volontari col ricavato delle vendite dirette sul posto. La dimostrazione che un suolo può essere generoso anche in quelle condizioni “precarie” e che dove c’è terra, c’è vita! Continua a leggere “Ma si può vivere di agricoltura su piccoli spazi?”

Guida all’Agricoltura Sociale della Regione Lazio

L’articolo sull’agricoltura sociale del precedente Bollettino ha attirato l’attenzione di alcuni dei nostri lettori. Ci è stato segnalato il libro della Regione Lazio che raccoglie le informazioni più importanti delle comunità agricole sociali nella regione, a cominciare da quella storica di Capodarco. La nuova versione della “Guida dell’Agricoltura Sociale – Lazio” data 2015 e fotografa in 262 pagine il forte incremento rispetto alla precedente analisi del 2011. Dalle 36 realtà associative si è passati alle 96 della presente versione (un’altra 50na non ha risposto al questionario). Si consolida quindi quel ritorno all’agricoltura di molti giovani che, forse anche a causa della persistente crisi economica, trovano nell’agricoltura sociale un’attività e allo stesso tempo una forte motivazione per la tutela del suolo, dei territori e dei valori di una società più solidale ed umana. Continua a leggere “Guida all’Agricoltura Sociale della Regione Lazio”

Mondeggi, concretizzazione del concetto di Suolo Bene Comune

Chi ha letto il recente libro “Credere, disobbedire, combattere” di Marco Cappato vi avrà trovato concreti esempi di – come scriveva Don Lorenzo Milani – “L’obbedienza non è più una virtù”. La società attuale, imperniata sul solo parametro del profitto, necessita di coraggio per dimostrare che – usando un altro slogan – “un altro mondo è possibile”.

Riuscire a realizzare idee considerate utopiche o visionarie basate sulla salvaguardia della dignità dell’essere umano è la vera sfida che noi oggi dobbiamo affrontare e che le future generazioni dovranno risolvere.

“Suolo bene comune” è uno di questi concetti considerati astratti che invece sintetizza l’importanza del suolo per la vita. Significa l’urgente necessità di un uso del suolo sostenibile. Se si vuole una società economicamente praticabile nel corto periodo ed ecologicamente sostenibile nel lungo, va da sé che gli aspetti biofisici e socioeconomici sono da considerare fra loro inscindibili. Ed è proprio di questo tipo d’approccio che l’essere umano ha la totale responsabilità, poiché può determinare il degrado o la salvaguardia del suolo per il futuro.

Chi è stato capace di concretizzare questo termine astratto?

Sono stati in tanti e, anche se si sente parlare raramente dell’Agricoltura Sociale, essa è una realtà che acquisisce importanza e visibilità crescenti. Non ci riferiamo qui, seppur rilevante, alla confisca dei beni delle cosche mafiose, ma alle iniziative di cittadini che occupano e usano terreni e strutture agricole altrimenti destinate all’abbandono.  Esistono in tutta Italia e dal 2011 possono raggrupparsi sotto il loro Forum Nazionale per un’Agricoltura Sociale che ha tenuto il suo ultimo incontro in Calabria lo scorso 13 e 14 ottobre.

Questa lunga premessa, per presentare l’esperienza dell’occupazione uso e rilancio dei terreni della villa di Mondeggi vicino a Firenze. Storica villa-fattoria, Mondeggi è stata per secoli proprietà di famose famiglie e alla fine è diventata proprietà della Provincia di Firenze. Una gestione del tutto irrazionale ha portato al fallimento (con un grosso debito finanziario) e al successivo abbandono con relativo degrado di tutte le sue strutture. Così la Provincia decide di liberarsene e di venderla. È a questo punto che nasce un comitato di cittadini che si oppone, chiedendo sotto la bandiera “Terra Bene Comune”, una gestione pubblica dei terreni e rivendicando “la gestione partecipata e autonoma delle terre pubbliche da parte delle comunità locali, nell’ambito di progetti di neo-ruralità, privilegiando progetti di agricoltura contadina, naturale, comunitaria, sociale e di sussistenza, entro una nuova relazione tra città e campagna.

I proponenti si sono costituiti come comitato “Mondeggi Bene Comune – Fattoria Senza Padroni” per il recupero dell’intera fattoria. Nonostante l’appoggio del Comune, la Provincia di Firenze ha insistito per la vendita la cui gara è andata deserta grazie anche alle azione dei cittadini e volontari che hanno effettuato dibattiti, sottoscrizioni, appelli e allertato l’attenzione di giuristi, accademici e soprattutto della popolazione. Senza più aspettare è iniziata la Custodia Popolare di Mondeggi con occasioni di conoscenza e di socialità aperte a tutti, cominciando il recupero dei fabbricati e dei poderi.

Altra importante azione è legata al progetto Mondeggi Terreni Autogestiti (il cui acronimo MoTA è usato comunemente in toscana per indicare il fango) con cui si affidano – a chi ne fa richiesta – appezzamenti di terreni per coltivarli e recuperarli a fini agricoli. Va da sé che il vincolo è di usare un’agricoltura biologica rispettosa dell’uomo e dell’ambiente.  La villa è diventata luogo di aggregazione dove, grazie all’azione volontaria di agricoltori più sperimentati e di professori provenienti dalla Facoltà di Agraria, si è rilanciata la produzione agricola prioritariamente per il consumo di chi ci lavora e successivamente per lo scambio con produttori che rispettino gli stessi principi della Fattoria.

Si è pertanto formata una comunità agricola senza padroni, basata sulla solidarietà e non sul profitto, per condividere l’amore per la terra e la natura nel rispetto dei loro ruoli e ritmi. A ciò si aggiunge la creazione di relazioni umane basate sulla reciproca considerazione e la partecipazione, con decisioni comuni prese con vari livelli assembleari.

Rimane comunque una ‘spada di Damocle’ sulla testa di tutte le persone coinvolte nella fattoria: le istituzioni rifiutano questa realtà comunitaria e hanno sempre sul loro tavolo la pratica per la vendita della Villa-Fattoria di cui hanno già alienato i beni mobili. Per cercare di ovviare a questo rischio, si è autocostituita la Comunità di Mondeggi con l’obiettivo di farsi riconoscere come l’entità capace della gestione agricola della Fattoria considerata come bene comune ed a tale scopo è stata redatta la “Dichiarazione di gestione civica di un bene comune”, con la descrizione di regole chiare e condivise.