esperienze in Italia

… e Giudizio Universale sia!

… e Giudizio Universale sia!

No, non sono parole di qualche nuovo messia o un ulteriore annuncio della prossima fine del Mondo. Si tratta invece dell’iniziativa intrapresa da oltre duecento italiani che hanno deciso di denunciare lo Stato italiano per inadempienza e non-azione nei confronti dei problemi legati al cambiamento climatico. Quindi anche in Italia 24 associazioni – assieme a persone adulte e a minori (rappresentati dai genitori) – si è intrapresa la via legale come già ha fatto in Francia, Olanda, Pakistan, Colombia, Irlanda …

Le parole degli organizzatori sono molto chiare:

“L’emergenza climatica è qui: sta già influenzando le nostre vite e non risparmierà nessuno. Tutti i governi italiani hanno rinviato decisioni coraggiose per prevenire il disastro. Ma ora non possiamo più aspettare: ne va del nostro futuro. Questa intollerabile inazione ci spinge a confrontarci con lo Stato e le sue responsabilità. Siamo cittadine e cittadini, studenti, scienziati, avvocati, attivisti e volontari. Siamo tutti e tutte vittime climatiche.

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“La forma della città” e PNRR

Uno dei film più noti sulla speculazione edilizia e sull’occupazione dei suoli è sicuramente “Le mani sulla città” di Rosi del 1963. C’è però anche un documentario di Pier Paolo Pasolini “La forma della città” del 1974 altrettanto illustrativo, e forse più “educativo”, che affronta la stessa tematica con un’analisi più profonda.

Si concentra su due città italiane Orte e Sabaudia, ma nel contempo menziona gli sconvolgimenti paesaggistici a Yazd in Persia, ad Al Mukalla nello stato di Aden, a Sana’a nello Yemen del Nord, a Bhatgaon nel Nepal.

Nel documentario Pasolini afferma: “Ora quelle case che ti ho citato prima, quelle case popolari, che cosa vengono a turbare? Vengono a turbare, soprattutto, il rapporto fra la forma della città e la natura. Ora, il problema della forma della città e il problema della salvezza della natura che circonda la città sono un problema unico“.

Lo afferma guardando Orte, città medioevale, e l’edificio che ne turbava il profilo, definendolo “sviluppo senza progresso”. Poi compara la forma di Orte con quella di Sabaudia, città creata dal regime nel 1934, che definisce “incantevole“, sottolineando che “è la realtà dell’Italia provinciale, rustica, paleoindustriale, che ha prodotto Sabaudia e non il fascismo“… quell’Italia che il fascismo non è arrivato a “scalfire“, prova stessa del fallimento del fascismo.

Ma dove non è arrivato il fascismo, è riuscito il “regime democratico” e in particolare la cosiddetta società dei consumi.

«Ora, invece, succede il contrario. Il regime è un regime democratico, eccetera, eccetera, però quella acculturazione, quella omologazione che il fascismo non è riuscito assolutamente a ottenere, il potere di oggi, cioè il potere della società dei consumi, invece, riesce a ottenere perfettamente. […] Il vero fascismo è proprio questo potere della civiltà dei consumi che sta distruggendo l’Italia, e questa cosa è avvenuta talmente rapidamente che non ce ne siamo resi conto, è avvenuta in questi ultimi cinque, sei, sette, dieci anni… è stato una specie di incubo in cui abbiamo visto l’Italia intorno a noi distruggersi, sparire. Adesso, risvegliandoci, forse, da questo incubo, e guardandoci intorno, ci accorgiamo che non c’è più niente da fare».

Perché facciamo riferimento al documentario di Pasolini?

Perché sarebbe bene che gli estensori del PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, guardassero questo documentario. Siamo sicuri che, più di mille rapporti o decine di petizioni, li farebbe riflettere su quanto hanno redatto…e, forse forse – questa è la nostra speranza –  qualcuno di loro potrebbe arrivare a vergognarsene.

La forma della Città: https://www.youtube.com/watch?v=DNLqSG4NkTg

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Corso sul suolo per “curiosi”

Se chiediamo ad un ricercatore del suolo di spiegarci cosa è il suolo, probabilmente … non comprenderemmo granché della sua spiegazione, non per “cattiveria” ma per deformazione professionale. Un pedologo invece dovrebbe passare chiare informazioni, soprattutto a coloro che per mestiere “comunicano” cioè attori, giornalisti, disegnatori, scrittori … Purtroppo resta ancora un grande gap nel fornire informazioni e dettagli sull’importanza del suolo: da una parte si svolgono corsi universitari e dall’altra arrivano piccoli flash in particolare rivolti alle scuole elementari o secondarie.

Indichiamo allora un corso on line intitolato Il Suolo è Vita creato e realizzato proprio con lo scopo di far capire l’importanza del suolo per la sopravvivenza e quindi la necessità di averne cura.  Chi ne parla lavora / usa il suolo e anche lo studia, ma soprattutto lo “ama”. L’obiettivo è avvicinare i “curiosi” alla scoperta della complessità del suolo, svelandone i “segreti” per riconoscerne lo stato di salute.

Suddiviso in 9 capitoli (con pratiche e applicazioni in campo), vi si impara a fare il compost, il biochar, e ad arricchire il suolo con microrganismi e materiali di scarto seguendo etiche e principi della permacultura. Lo sforzo organizzativo è particolarmente impressionante: oltre 6 ore di filmati e immagini esclusive.

Sottolineiamo che non si tratta di un “corso per negati”, ma per “curiosi” che vogliano comprendere da dove ha origine la vita.

Maggiori info: Francesca del Bosco boscodiogigia@gmail.com

https://bosco-di-ogigia.teachable.com/p/suolo/?coupon_code=SUOLO

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Codice Penale sui delitti ambientali – Legge n. 68 del 22 maggio 2015

È rimbalzata su media e giornali la notizia che la Francia ha raggiunto il “club” dei paesi condannati per non aver agito per fermare il cambiamento climatico. La lista si allunga: Olanda, Pakistan, Colombia, Irlanda … La Francia è ritenuta responsabile di “pregiudizio ecologico” per inazione climatica dal tribunale amministrativo di Parigi. Il processo era iniziato nel 2018 su denuncia di quattro ONG sostenute da una petizione che aveva raccolto 2,3 milioni di firme. Il riconoscimento di questa responsabilità apre la strada a future ingiunzioni del tribunale per obbligare lo Stato ad agire per il clima.

Ci siamo posti la domanda se anche l’Italia potrebbe essere sanzionata ed abbiamo cercato cosa esiste nella legislazione italiana. Nel Codice Penale la legge n. 68 del 22 maggio 2015 – entrata in vigore il 29/05/2015 – prevede Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente. Si occupa di Inquinamento, Disastro ambientale, Traffico materiale radioattivo, Omessa bonifica, Impedimento del controllo e vi aggiunge le aggravanti mafiose.

Come cittadini possiamo sentirci rassicurati e considerarci protetti? Abbiamo la legge, ma chi la sta applicando? In che modo? Vengono attuate procedure con riferimento alle quotidiane notizie dei disastri ambientali o di inquinamento? Se lo Stato non le applica e non fa rispettare la legge, diventa co-responsabile? Ancora, se lo Stato non agisce concretamente per tutelare l’ambiente è perseguibile?

Riportiamo qui il testo del primo articolo della legge:

Art. 1

 1. Dopo il titolo VI del libro secondo del codice penale è inserito il seguente:

 «Titolo VI-bis – Dei delitti contro l’ambiente.

  Art. 452-bis. (Inquinamento ambientale). – E’ punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 100.000 chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili:

   1) delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo;

   2) di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna.

  Quando l’inquinamento è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena è aumentata.

Quindi chi inquina o distrugge, paga o va in prigione. Però un parametro salta immediatamente agli occhi: i tempi della giustizia in Italia sono incompatibili con quelli della natura. Significa che le azioni di denuncia sono molto spesso irrilevanti rispetto ai danni. Allora insieme a “chi inquina o degrada paga”va messo in conto “chi danneggia ripara”. Carcere e multe, anche se di 100.000 euro, da soli sono inefficaci a frenare chi fa scelte dannose per la natura, di cui – non dimentichiamolo! – gli esseri umani fanno parte. Invece, se un’industria, una fabbrica, una fattoria dovrà risanare un territorio per i danni creati e indennizzare gli abitanti, ci penserà molto bene prima di agire contro i limiti della natura. Pensiamo per esempio all’inquinamento da PFAS nelle falde acquifere e nei rubinetti delle case in Veneto, ai siti inquinati della Terra dei Fuochi in Campania, per non menzionare la “solita” ILVA di Taranto.

Invitiamo i lettori a segnalarci casi di denunce arrivate alla fase finale della procedura giudiziaria e delle eventuali sanzioni inflitte.

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Missione Suolo della DG Ricerca – punti di forza e debolezza

Riceviamo e pubblichiamo una analisi sul rapporto del Board di esperti nominati dalla DG Ricerca della Commissione europea: Caring for soil is caring for life.

Ricordiamo che tale rapporto è stato il soggetto del seminario di studio organizzato dal Forum SIP il 24 settembre 2020.

“Il documento intitolato: “Prendersi cura del suolo è prendersi cura della vita” ha il merito di aiutare a porre il suolo al centro dell’attenzione pubblica europea. Rappresenta quindi una occasione per sviluppare la cultura del suolo in Europa e per iniziare politiche e azioni per la conservazione del suolo. Accanto ai numerosi punti di forza che si possono evidenziare ci sono però alcuni punti di debolezza, sui quali è bene discutere.

A mio parere, uno dei meriti principali del documento è quello di sottolineare che il suolo ci interessa non solo per i servizi resi all’uomo, ma anche per se stesso, cioè per il suo valore di corpo naturale e di supporto a tutte le forme di vita, non solo della nostra. Questa posizione contrasta quella che è stata sostenuta e viene tutt’ora ripetuta da molti tra i principali attori della ricerca pedologica e delle politiche europee.

Passando alla visione strategica invece c’è da osservare che l’obiettivo posto dalla Commissione di esperti appare molto ambizioso e difficilmente raggiungibile, in quanto, a detta della stessa Commissione, corrisponderebbe ad un aumento del 100% dei terreni sani rispetto all’attuale valore di riferimento, con l’inversione di tendenza di molti processi di degradazione in atto.

Un’altra preoccupazione che scaturisce dalla lettura di Missione terra riguarda l’allestimento dei laboratori viventi ed esempi faro (lighthouses e living lab).  Si tratta del rischio di investire sempre di più a vantaggio di pochi “premium farmers”, lasciando tutti gli altri agricoltori sempre più indietro. Questa tendenza è già presente ed è evidenziata dai risultati delle politiche della PAC, che vedono l’1,1% delle aziende, quelle di grandi dimensioni, raccogliere il 22,8% degli aiuti economici europei, mentre le piccole aziende, che sono la maggioranza (55%), solo il 5,8%. Nella realizzazione della Missione la selezione dei laboratori viventi ed esempi faro dovrà considerare attentamente la dimensione territoriale e la loro collocazione, di modo che siano veramente motori di sviluppo per un ampio territorio e per comunità agricole numerose.

C’è poi la mancanza di considerazione di una questione fondamentale, le conseguenze ambientali e il degrado del suolo causati dalle politiche della UE relative agli accordi commerciali con Paesi terzi. Questi infatti consentono l’importazione di alimenti e mangimi prodotti con metodi e strumenti non consentiti in Europa. La concorrenza sleale ha messo fuori mercato molti agricoltori europei ed è una delle cause del massiccio abbandono agricolo registrato soprattutto nell’Europa meridionale e orientale. Ma ovunque in Europa il degrado del suolo va di pari passo con il taglio spasmodico dei costi di coltivazione, per competere con i prezzi bassi (e la bassa qualità) di alimenti e mangimi importati.

Missione Suolo avrebbe dovuto chiaramente affermare che nell’attuale sistema di produzione, distribuzione e spreco dei beni di consumo alimentare, la differenza tra il loro prezzo di mercato (relativamente basso) e l’effettivo costo di produzione (relativamente alto) qualcuno la paga: la salute degli agricoltori e del suolo!”  

Maggiori info: Edoardo A.C. Costantini eac.costantini@gmail.com

President Elect – International Union of Soil Sciences Secretary – European Society for Soil Conservation

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Centro Planta Palermo

Se a dei professori universitari di tematiche ambientali affianchiamo dei professionisti cultori di piante e domandiamo loro di interessarsi insieme del territorio e del paesaggio in particolare della Sicilia, otteniamo … PLANTA – Centro mediterraneo di Ricerca, Documentazione e Formazione, formalmente costituito nel dicembre 2019.

Planta è il centro studi, ricerche, formazione e documentazione di Palermo su ambiente, biodiversità, aree protette, parchi, verde urbano, giardini e paesaggio, nonché su beni culturali naturali e naturalistici come alberi monumentali, erbari, orti e giardini botanici.

“L’Associazione ha come scopo quello di realizzare, promuovere e diffondere studi connessi alla flora nativa ed esotica, spontanea e coltivata, alla biodiversità naturale e culturale, alle formazioni forestali naturali ed artificiali, alle aree protette, ai parchi e al verde urbano e a quello delle aree archeologiche, ai giardini e al paesaggio, con il fine di favorire approcci multidisciplinari per la loro tutela, conservazione, recupero, riqualificazione e valorizzazione.”

Planta ambisce a mettersi in contatto con altre realtà nazionali e internazionali simili per contribuire a creare collegamenti tra associazioni, reti italiane ed estere. Particolare attenzione sarà riservata a studiosi e ricercatori dei paesi sia mediterranei che tropicali. Infine, istituirà corsi di formazione superiore e professionale nei campi della conservazione della biodiversità (in situ ed ex situ), dei beni culturali e ambientali e della museologia botanica.

Formuliamo i nostri auguri a Planta per un proficuo lavoro e ringraziamo i vari membri fondatori per aver intrapreso questa iniziativa.

http://www.centroplantapalermo.org/

Ulteriori info: direzione@centroplantapalermo.org

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Associazione di Promozione sociale e culturale 5 agosto 1991 di Buscate (Mi)

Con rinnovato impegno, continuiamo nella presentazione delle Associazioni presenti nel Gruppo Suolo Europa.

L’Associazione di Promozione sociale e culturale 5 agosto 1991 di Buscate (Mi) si è costituita nel 2010, notando che stava per essere dimenticata la memoria della storica battaglia contro la discarica che la Regione Lombardia voleva installare alla Cava San Antonio di Buscate, battaglia iniziata proprio il 5 agosto del 1991 e terminata (vittoriosamente) tre anni dopo. L’Associazione ha contribuito con l’Ecoistituto del Veneto alla pubblicazione del libro ‘Quelli delle cause vinte‘ (Michele Boato ed. Libri di Gaia). Sin dall’inizio l’Associazione si è occupata non solo delle vicende (ancora aperte) del recupero ambientale della Cava San Antonio – diventata ora Cava Campana – ma di molti altri problemi ambientali del territorio comunale e dell’Altomilanese. In particolare citiamo le vicende relative al Piano Cave della Città Metropolitana di Milano, all’Inceneritore ACCAM di Busto Arsizio (Va) posto ameno di 2 km dalla piazza di Buscate, all’inquinamento del fiume Ticino e del Naviglio Grande, alla Cava di Casorezzo. Inoltre, nel 2020, l’Associazione ha orgogliosamente salvato dall’abbattimento un Cedro Diadora di 130 anni, facendolo alla fine dichiarare “albero monumentale”  ed avviandone l’adozione.

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Occhio alla cicca!

In questa sezione del Bollettino cerchiamo di illustrare esperienze che i lettori, con un poco di buona volontà, possano a loro volta ripetere. Presentiamo qui “Occhio alla cicca” un progetto effettuato dall’associazione Marche Rifiuti Zero che ha creato un percorso educativo rivolto ai giovani dai 16 ai 18 anni. Lasciamo la parola agli organizzatori.

“Il progetto vuole far prendere coscienza ai ragazzi della crisi ambientale del Pianeta e della necessità di partecipare alla sua risoluzione da cittadini consapevoli e attivi, a vantaggio della salute della Terra e dei suoi abitanti. Ciò comporta una visione dell’ambiente come bene comune di cui prendersi cura e lo sviluppo di iniziative di integrazione attorno al tema della tutela ambientale. Un obiettivo pratico riguarda anche la realizzazione di campagne di sensibilizzazione sulle buone pratiche in favore della riduzione della plastica e la tutela del mare.

Si promuove un messaggio di educazione civica contro la dispersione delle cicche nell’ambiente, fenomeno purtroppo ancora molto diffuso che, attraverso le nostre attività di clean up (una verrà svolta anche con i ragazzi), continuiamo a rilevare con drammatica frequenza, ma al tempo stesso sottrae allo smaltimento manufatti che ad oggi non hanno altra possibilità di riciclo.” 

In cosa consiste in pratica questo progetto?

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