esperienze in Italia

Corso sul suolo per “curiosi”

Se chiediamo ad un ricercatore del suolo di spiegarci cosa è il suolo, probabilmente … non comprenderemmo granché della sua spiegazione, non per “cattiveria” ma per deformazione professionale. Un pedologo invece dovrebbe passare chiare informazioni, soprattutto a coloro che per mestiere “comunicano” cioè attori, giornalisti, disegnatori, scrittori … Purtroppo resta ancora un grande gap nel fornire informazioni e dettagli sull’importanza del suolo: da una parte si svolgono corsi universitari e dall’altra arrivano piccoli flash in particolare rivolti alle scuole elementari o secondarie.

Indichiamo allora un corso on line intitolato Il Suolo è Vita creato e realizzato proprio con lo scopo di far capire l’importanza del suolo per la sopravvivenza e quindi la necessità di averne cura.  Chi ne parla lavora / usa il suolo e anche lo studia, ma soprattutto lo “ama”. L’obiettivo è avvicinare i “curiosi” alla scoperta della complessità del suolo, svelandone i “segreti” per riconoscerne lo stato di salute.

Suddiviso in 9 capitoli (con pratiche e applicazioni in campo), vi si impara a fare il compost, il biochar, e ad arricchire il suolo con microrganismi e materiali di scarto seguendo etiche e principi della permacultura. Lo sforzo organizzativo è particolarmente impressionante: oltre 6 ore di filmati e immagini esclusive.

Sottolineiamo che non si tratta di un “corso per negati”, ma per “curiosi” che vogliano comprendere da dove ha origine la vita.

Maggiori info: Francesca del Bosco boscodiogigia@gmail.com

https://bosco-di-ogigia.teachable.com/p/suolo/?coupon_code=SUOLO

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Codice Penale sui delitti ambientali – Legge n. 68 del 22 maggio 2015

È rimbalzata su media e giornali la notizia che la Francia ha raggiunto il “club” dei paesi condannati per non aver agito per fermare il cambiamento climatico. La lista si allunga: Olanda, Pakistan, Colombia, Irlanda … La Francia è ritenuta responsabile di “pregiudizio ecologico” per inazione climatica dal tribunale amministrativo di Parigi. Il processo era iniziato nel 2018 su denuncia di quattro ONG sostenute da una petizione che aveva raccolto 2,3 milioni di firme. Il riconoscimento di questa responsabilità apre la strada a future ingiunzioni del tribunale per obbligare lo Stato ad agire per il clima.

Ci siamo posti la domanda se anche l’Italia potrebbe essere sanzionata ed abbiamo cercato cosa esiste nella legislazione italiana. Nel Codice Penale la legge n. 68 del 22 maggio 2015 – entrata in vigore il 29/05/2015 – prevede Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente. Si occupa di Inquinamento, Disastro ambientale, Traffico materiale radioattivo, Omessa bonifica, Impedimento del controllo e vi aggiunge le aggravanti mafiose.

Come cittadini possiamo sentirci rassicurati e considerarci protetti? Abbiamo la legge, ma chi la sta applicando? In che modo? Vengono attuate procedure con riferimento alle quotidiane notizie dei disastri ambientali o di inquinamento? Se lo Stato non le applica e non fa rispettare la legge, diventa co-responsabile? Ancora, se lo Stato non agisce concretamente per tutelare l’ambiente è perseguibile?

Riportiamo qui il testo del primo articolo della legge:

Art. 1

 1. Dopo il titolo VI del libro secondo del codice penale è inserito il seguente:

 «Titolo VI-bis – Dei delitti contro l’ambiente.

  Art. 452-bis. (Inquinamento ambientale). – E’ punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 100.000 chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili:

   1) delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo;

   2) di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna.

  Quando l’inquinamento è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena è aumentata.

Quindi chi inquina o distrugge, paga o va in prigione. Però un parametro salta immediatamente agli occhi: i tempi della giustizia in Italia sono incompatibili con quelli della natura. Significa che le azioni di denuncia sono molto spesso irrilevanti rispetto ai danni. Allora insieme a “chi inquina o degrada paga”va messo in conto “chi danneggia ripara”. Carcere e multe, anche se di 100.000 euro, da soli sono inefficaci a frenare chi fa scelte dannose per la natura, di cui – non dimentichiamolo! – gli esseri umani fanno parte. Invece, se un’industria, una fabbrica, una fattoria dovrà risanare un territorio per i danni creati e indennizzare gli abitanti, ci penserà molto bene prima di agire contro i limiti della natura. Pensiamo per esempio all’inquinamento da PFAS nelle falde acquifere e nei rubinetti delle case in Veneto, ai siti inquinati della Terra dei Fuochi in Campania, per non menzionare la “solita” ILVA di Taranto.

Invitiamo i lettori a segnalarci casi di denunce arrivate alla fase finale della procedura giudiziaria e delle eventuali sanzioni inflitte.

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Missione Suolo della DG Ricerca – punti di forza e debolezza

Riceviamo e pubblichiamo una analisi sul rapporto del Board di esperti nominati dalla DG Ricerca della Commissione europea: Caring for soil is caring for life.

Ricordiamo che tale rapporto è stato il soggetto del seminario di studio organizzato dal Forum SIP il 24 settembre 2020.

“Il documento intitolato: “Prendersi cura del suolo è prendersi cura della vita” ha il merito di aiutare a porre il suolo al centro dell’attenzione pubblica europea. Rappresenta quindi una occasione per sviluppare la cultura del suolo in Europa e per iniziare politiche e azioni per la conservazione del suolo. Accanto ai numerosi punti di forza che si possono evidenziare ci sono però alcuni punti di debolezza, sui quali è bene discutere.

A mio parere, uno dei meriti principali del documento è quello di sottolineare che il suolo ci interessa non solo per i servizi resi all’uomo, ma anche per se stesso, cioè per il suo valore di corpo naturale e di supporto a tutte le forme di vita, non solo della nostra. Questa posizione contrasta quella che è stata sostenuta e viene tutt’ora ripetuta da molti tra i principali attori della ricerca pedologica e delle politiche europee.

Passando alla visione strategica invece c’è da osservare che l’obiettivo posto dalla Commissione di esperti appare molto ambizioso e difficilmente raggiungibile, in quanto, a detta della stessa Commissione, corrisponderebbe ad un aumento del 100% dei terreni sani rispetto all’attuale valore di riferimento, con l’inversione di tendenza di molti processi di degradazione in atto.

Un’altra preoccupazione che scaturisce dalla lettura di Missione terra riguarda l’allestimento dei laboratori viventi ed esempi faro (lighthouses e living lab).  Si tratta del rischio di investire sempre di più a vantaggio di pochi “premium farmers”, lasciando tutti gli altri agricoltori sempre più indietro. Questa tendenza è già presente ed è evidenziata dai risultati delle politiche della PAC, che vedono l’1,1% delle aziende, quelle di grandi dimensioni, raccogliere il 22,8% degli aiuti economici europei, mentre le piccole aziende, che sono la maggioranza (55%), solo il 5,8%. Nella realizzazione della Missione la selezione dei laboratori viventi ed esempi faro dovrà considerare attentamente la dimensione territoriale e la loro collocazione, di modo che siano veramente motori di sviluppo per un ampio territorio e per comunità agricole numerose.

C’è poi la mancanza di considerazione di una questione fondamentale, le conseguenze ambientali e il degrado del suolo causati dalle politiche della UE relative agli accordi commerciali con Paesi terzi. Questi infatti consentono l’importazione di alimenti e mangimi prodotti con metodi e strumenti non consentiti in Europa. La concorrenza sleale ha messo fuori mercato molti agricoltori europei ed è una delle cause del massiccio abbandono agricolo registrato soprattutto nell’Europa meridionale e orientale. Ma ovunque in Europa il degrado del suolo va di pari passo con il taglio spasmodico dei costi di coltivazione, per competere con i prezzi bassi (e la bassa qualità) di alimenti e mangimi importati.

Missione Suolo avrebbe dovuto chiaramente affermare che nell’attuale sistema di produzione, distribuzione e spreco dei beni di consumo alimentare, la differenza tra il loro prezzo di mercato (relativamente basso) e l’effettivo costo di produzione (relativamente alto) qualcuno la paga: la salute degli agricoltori e del suolo!”  

Maggiori info: Edoardo A.C. Costantini eac.costantini@gmail.com

President Elect – International Union of Soil Sciences Secretary – European Society for Soil Conservation

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Centro Planta Palermo

Se a dei professori universitari di tematiche ambientali affianchiamo dei professionisti cultori di piante e domandiamo loro di interessarsi insieme del territorio e del paesaggio in particolare della Sicilia, otteniamo … PLANTA – Centro mediterraneo di Ricerca, Documentazione e Formazione, formalmente costituito nel dicembre 2019.

Planta è il centro studi, ricerche, formazione e documentazione di Palermo su ambiente, biodiversità, aree protette, parchi, verde urbano, giardini e paesaggio, nonché su beni culturali naturali e naturalistici come alberi monumentali, erbari, orti e giardini botanici.

“L’Associazione ha come scopo quello di realizzare, promuovere e diffondere studi connessi alla flora nativa ed esotica, spontanea e coltivata, alla biodiversità naturale e culturale, alle formazioni forestali naturali ed artificiali, alle aree protette, ai parchi e al verde urbano e a quello delle aree archeologiche, ai giardini e al paesaggio, con il fine di favorire approcci multidisciplinari per la loro tutela, conservazione, recupero, riqualificazione e valorizzazione.”

Planta ambisce a mettersi in contatto con altre realtà nazionali e internazionali simili per contribuire a creare collegamenti tra associazioni, reti italiane ed estere. Particolare attenzione sarà riservata a studiosi e ricercatori dei paesi sia mediterranei che tropicali. Infine, istituirà corsi di formazione superiore e professionale nei campi della conservazione della biodiversità (in situ ed ex situ), dei beni culturali e ambientali e della museologia botanica.

Formuliamo i nostri auguri a Planta per un proficuo lavoro e ringraziamo i vari membri fondatori per aver intrapreso questa iniziativa.

http://www.centroplantapalermo.org/

Ulteriori info: direzione@centroplantapalermo.org

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Associazione di Promozione sociale e culturale 5 agosto 1991 di Buscate (Mi)

Con rinnovato impegno, continuiamo nella presentazione delle Associazioni presenti nel Gruppo Suolo Europa.

L’Associazione di Promozione sociale e culturale 5 agosto 1991 di Buscate (Mi) si è costituita nel 2010, notando che stava per essere dimenticata la memoria della storica battaglia contro la discarica che la Regione Lombardia voleva installare alla Cava San Antonio di Buscate, battaglia iniziata proprio il 5 agosto del 1991 e terminata (vittoriosamente) tre anni dopo. L’Associazione ha contribuito con l’Ecoistituto del Veneto alla pubblicazione del libro ‘Quelli delle cause vinte‘ (Michele Boato ed. Libri di Gaia). Sin dall’inizio l’Associazione si è occupata non solo delle vicende (ancora aperte) del recupero ambientale della Cava San Antonio – diventata ora Cava Campana – ma di molti altri problemi ambientali del territorio comunale e dell’Altomilanese. In particolare citiamo le vicende relative al Piano Cave della Città Metropolitana di Milano, all’Inceneritore ACCAM di Busto Arsizio (Va) posto ameno di 2 km dalla piazza di Buscate, all’inquinamento del fiume Ticino e del Naviglio Grande, alla Cava di Casorezzo. Inoltre, nel 2020, l’Associazione ha orgogliosamente salvato dall’abbattimento un Cedro Diadora di 130 anni, facendolo alla fine dichiarare “albero monumentale”  ed avviandone l’adozione.

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Occhio alla cicca!

In questa sezione del Bollettino cerchiamo di illustrare esperienze che i lettori, con un poco di buona volontà, possano a loro volta ripetere. Presentiamo qui “Occhio alla cicca” un progetto effettuato dall’associazione Marche Rifiuti Zero che ha creato un percorso educativo rivolto ai giovani dai 16 ai 18 anni. Lasciamo la parola agli organizzatori.

“Il progetto vuole far prendere coscienza ai ragazzi della crisi ambientale del Pianeta e della necessità di partecipare alla sua risoluzione da cittadini consapevoli e attivi, a vantaggio della salute della Terra e dei suoi abitanti. Ciò comporta una visione dell’ambiente come bene comune di cui prendersi cura e lo sviluppo di iniziative di integrazione attorno al tema della tutela ambientale. Un obiettivo pratico riguarda anche la realizzazione di campagne di sensibilizzazione sulle buone pratiche in favore della riduzione della plastica e la tutela del mare.

Si promuove un messaggio di educazione civica contro la dispersione delle cicche nell’ambiente, fenomeno purtroppo ancora molto diffuso che, attraverso le nostre attività di clean up (una verrà svolta anche con i ragazzi), continuiamo a rilevare con drammatica frequenza, ma al tempo stesso sottrae allo smaltimento manufatti che ad oggi non hanno altra possibilità di riciclo.” 

In cosa consiste in pratica questo progetto?

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Nel futuro mangeremo cemento?

Nell’ambito della settimana riservata a “Tecnologia è Umanità – Mutazioni per un futuro sostenibile”, pianificata dal Politecnico di Torino tra il 12 e 15 di novembre, è stato organizzato un interessante dibattito su “La tutela del suolo: conservazione e rinaturalizzazione”.

Luca Mercalli, Michele Munafò, Paolo Pileri sono stati invitati da Guido Montanari a rispondere alla domanda: Nel futuro mangeremo cemento?

La difficile domanda ha impegnato i quattro in un’analisi che affronta tutti gli aspetti legati al consumo di suolo.

Michele Munafò ha fornito i dati pubblicati nel rapporto ISPRA del 2020 da cui scaturisce un’immagine pietosa della situazione italiana: nell’ultimo anno sono stati persi altri circa 60 km2 di suolo, equivalenti a circa 2 m2 al secondo, cioè 16 ha al giorno.

Luca Mercalli ha definito la lotta per fermare il consumo del suolo una “inutile battaglia”, spiegando che in Italia sono stati invertiti i parametri: invece di salvaguardare il suolo come elemento fondamentale per la sopravvivenza delle generazioni future, vengono trascinati in tribunale gli amministratori locali che cercano di bloccare o limitare i danni dovuti alla cementificazione (es. Matilde Casa sindaco del Comune di Lauriano Po). “Inutile” perché malgrado la “grandiosa rovina” evidente agli occhi di tutti, il mondo politico/decisionale continua a non voler vedere il degrado che comporta la perdita dei molteplici servizi ecosistemici forniti dal suolo. Questa voluta cecità impedisce di cambiare le regole e le legislazioni esistenti che ancora permettono la cementificazione (centri commerciali, piste di go-kart, nuovi ospedali, …) e la perdita del capitale naturale non rinnovabile, cioè il suolo.

Paolo Pileri ha sottolineato il fallimento delle legislazioni regionali che, sotto un’aureola di protezione ecologica, permettono la continuazione dello spreco di suolo fertile. Inoltre, culturalmente si continua a considerare il suolo solo come “superficie” e non come “spessore” in cui agisce l’attività di macro e microrganismi fondamentali per tutti i servizi ecosistemici richiesti al suolo. Questa situazione è in particolare dovuta al “vuoto cosmico” dell’informazione sul suolo a livello mediatico e soprattutto culturale: molto raramente viene spiegato il ruolo del suolo per la vita. In questo quadro, i politici tendono a non prenderlo in considerazione, soprattutto ai livelli decisionali più bassi come i comuni. Quelli periferici a grandi città, per esempio, non esitano a mettere nei loro piani aree edificabili come se dovessero raddoppiare la popolazione in pochi anni, quando in Italia abbiamo una decrescita di abitanti. Perfino la Corte dei Conti raccomanda di limitare i piani urbanistici comunali perché troppo sovradimensionati.

Guido Montanari, infine, ha illustrato, che malgrado tutte le difficoltà, si può ancora intervenire e anche rapidamente, ad esempio detassando chi recupera aree dismesse e aumentando le tasse a chi usa suolo nuovo. Il “negativismo” degli interlocutori serve solo da stimolo per far cambiare la dimensione culturale e politica che tuttora pervade la comunità italiana. L’interessante dibattito è durato poco meno di una ora e se ne può vedere la registrazione integrale direttamente su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=NkPq512f_F0

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Agricoltura senza suolo

Alcune notizie riguardanti le colture senza suolo ci inducono ad una serie di riflessioni. Molti considerano questa agricoltura detta “verticale” il futuro dell’alimentazione. Anche a Parigi ci si cimenta con la produzione sul tetto di uno dei padiglioni della fiera, nel quartiere della Défense, su una superficie di 15000 metri quadri. Obiettivo: produrre centinaia di chili di frutta e vegetali attraverso l’aeroponica, cioè la tecnica con cui le piante – senza suolo – sono alimentate con nutrienti liquidi. Si tratta della più grande fattoria aeroponica su tetto al mondo.

In quanto agronomi “classici”, rimaniamo sempre un po’ perplessi di fronte a simili esperienze. Non abbiamo niente contro, ma ci domandiamo se è possibile far dipendere dall’essere umano il controllo di tutti i parametri della Natura. Uno sguardo al passato ci fa particolarmente riflettere. Un esempio: pochi anni fa in Piemonte residui di pesticidi erano presenti nel 91.5% dei punti di campionamento delle acque superficiali e nel 65.9% di quelli delle acque profonde. Inoltre nelle acque sia superficiali che profonde della regione sono presenti, tra gli altri, i diserbanti Atrazina (e i suoi metaboliti), Terbutilazina (e metaboliti), Glifosato (e metaboliti), Metolaclor, ecc. ecc. L’impiego dell’atrazina è vietato dal 1994, in Piemonte dal 1990: dopo 30 anni è ancora lì, nelle acque superficiali e di falda. Nel 2016 si è poi trovato DDT (il cui uso in Italia è vietato da 42 anni) in campioni di acque sotterranee piemontesi e in campioni di quelle superficiali, in percentuale superiore agli standard europei.

Nel passato eravamo cattivi, ma ora siamo buoni: l’alimentazione aeroponica sarà controllata da un computer con intelligenza artificiale annessa. Così non si potrà sbagliare e sarà dato il giusto alimento al momento in cui la pianta ne ha bisogno … e gli essudati radicali che sono la linfa vitale per batteri funghi micro e anche macro fauna? Vengono lavati ed espulsi.

Si continua così a perpetuare il concetto che l’importante è solo la produzione della pianta. Allora chiediamo di aprire le finestre e guardare fuori: fiumi che straripano, ponti che crollano, smottamenti, frane, città sott’acqua … No! in queste condizioni oggi non possiamo sentirci “buoni”. Allora, coraggio! riprendiamo a difendere il suolo che come mostra l’immagine della nostra copertina è il perno per il rilancio sia italiano che europeo.

Andate a visitare il padiglione alla Défense, osservate attentamente le piante, toccatele, accarezzatele, forse loro si renderanno conto che almeno voi capite l’importanza del suolo.