Esempi di Educazione Ambientale

Nel nostro Bollettino abbiamo sottolineato sempre l’importanza dell’educazione ambientale come reale strumento atto a migliorare le condizioni di vita per le presenti e le future generazioni. Milioni di giovani in tutto il mondo hanno unito la loro voce per richiedere una modificazione radicale dell’attitudine del mondo politico che continua a non gestire le cause e gli effetti del cambiamento climatico. Significa che l’educazione ambientale ha funzionato?

Forse è il contrario, siccome non se ne è fatta abbastanza, i giovani hanno dovuto porsi le domande e cercarsi le risposte da soli.

Va allora valorizzato chi, malgrado tutti i limiti dovuti alla scarsità di mezzi e le opposizioni di carattere ideologico o di interessi, è riuscito a mettere in piedi adeguati momenti di formazione. È il caso dei Laboratori del Riciclo Creativo – Ascoli Piceno che dallo scorso febbraio hanno lanciato le attività – tutti i lunedì pomeriggio e sabato mattina con adulti e bambini – per lavorare insieme, conoscersi e condividere l’amore per la natura e l’ambiente. Continua a leggere “Esempi di Educazione Ambientale”

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Seminario- Il suolo: vera risorsa per l’agricoltura – I motivi per custodirlo

I genitori inviano i propri figli a scuola affinché apprendano. Un professore ambisce che i suoi allievi comprendano. Alla fine sono entrambi orgogliosi quando i figli/allievi li “sorprendono”.

Il seminario “Il suolo: vera risorsa per l’agricoltura – I motivi per custodirlo” che si è tenuto ad Asolo il 25 gennaio scorso, assume per i partecipanti le caratteristiche di un cammino propedeutico ad una reale comprensione della tematica relativa alla protezione del suolo.

Dal dopoguerra ad oggi il dibattito sul suolo ed il suo consumo è sempre stato guidato da quelle categorie professionali che modificano la risorsa suolo trasformandola da materia vivente e produttiva in materia non vivente e improduttiva, giocando sul fattore “rendita catastale”. Al contrario, le categorie che lavorano e usano il suolo per produrre cibo e bevande, sempre relegate ai margini, non riescono a farsi promotrici di una vera e propria tutela del suolo in base alla sua capacità d’uso. Questo vale soprattutto per i suoli in cui l’agricoltura non è abbastanza redditizia, tanto da preferire la trasformazione definitiva dell’uso del suolo in cambio di una rendita economica immediata. Continua a leggere “Seminario- Il suolo: vera risorsa per l’agricoltura – I motivi per custodirlo”

Mondeggi non si vende, si coltiva e si difende!

Nel dicembre 2017 illustravamo in un articolo come si potesse concretizzare il concetto di suolo = bene comune. Descrivevamo in particolare l’esperienza di Mondeggi ove un comitato di cittadini si è opposto alla vendita di villa e terreni di proprietà della Provincia, ora Città Metropolitana, di Firenze.

Sotto la bandiera Terra Bene Comune, il comitato “Mondeggi Bene Comune – Fattoria Senza Padroni” rivendicava e rivendica il recupero dell’intera fattoria per una gestione pubblica, partecipata e autonoma delle terre pubbliche da parte delle comunità locali.

Concludevamo l’articolo illustrando che, malgrado il sostegno di comitati e di cittadini, rimaneva comunque una “spada di Damocle” sulla testa di tutte le persone coinvolte nella fattoria: le istituzioni provinciali mantenevano sul loro tavolo la pratica per la vendita della Villa-Fattoria. Continua a leggere “Mondeggi non si vende, si coltiva e si difende!”

Dobbiamo smettere di usare l’aratro ?

Scuole di pensiero scientifico discutono se lavorare il terreno in profondità o se – al contrario – non “toccarlo” mantenendolo sempre coperto da vegetazione o residui vegetali. A questo dibattito ha voluto dare una risposta definitiva un gruppo di ricercatori dell’università dell’Illinois (Stati Uniti). Ne parliamo perché il risultato della loro ricerca è senza equivoci: il vantaggio dal punto di vista agronomico sta nel non lavorare il suolo.

Per arrivare a questa conclusione i ricercatori hanno comparato i dati di 62 rapporti scientifici.

Negli Stati Uniti già ora su un terzo delle superfici agricole non si usa più l’aratro né mezzi meccanici pesanti. Tale modo di coltivare è supportato da varie considerazioni: oltre alla constatata ripresa di una maggiore fertilità biologica, si aggiunge il risparmio in carburanti e nel costo dello stesso materiale meccanico. Inoltre dal suolo non lavorato si ottiene un migliore e più sano raccolto, soprattutto grazie all’attività microbica presente nel suolo che – non più disturbata – lo mantiene in migliore salute e più fertile.

Ricordiamolo ancora una volta: un grammo di suolo contiene milioni di batteri, centinaia di migliaia di funghi, migliaia di invertebrati (acari, collemboli, nematodi, …) cui va aggiunto il lavoro dei lombrichi e degli animali vertebrati. Il suolo è una “fabbrica” complessa nella quale i vari agenti presenti lavorano in sintonia per attaccare i residui vegetali e la materia organica attraverso triturazione, aerazione, umidificazione al fine di mettere gli elementi nutritivi a disposizione dei semi e delle piante. Invece le lavorazioni profonde effettuate con pesanti strumenti meccanici alterano questo ciclo di vita.

Le scuole agrarie per anni hanno insegnato e spesso continuano ad insegnare che il lavoro con l’aratro (a profondità diverse tra i 20 e i 40 cm, fino ad arrivare allo “scasso” di 90-100 cm) permette l’aerazione del suolo e quindi un suo miglioramento strutturale ed agronomico. Si giustificano tali azioni con l’aumento dell’attività batterica e la moltiplicazione di specie benefiche dovuto all’aerazione e al lavoro di aria, sole e pioggia. Studi scientifici dimostrano al contrario che si sviluppano batteri dannosi per le piante, si fragilizzano i miceli dei funghi necessari alla trasformazione della materia organica per la sua messa a disposizione per le piante, si compattano e in alcuni casi si “vetrificano” – col passaggio delle lame nella terra – vaste superfici di suolo.

La semina diretta invece riduce di per sé la diversità batterica, ma favorisce le specie coinvolte nella fertilità, aumenta la vitalità dei funghi e migliora la loro efficienza nella degradazione della materia organica. Tale constatazione è stata verificata dappertutto nel mondo, in differenti condizioni climatiche, pedologiche ed agronomiche (come il passaggio di erpici per la coltivazione superficiale del suolo, l’uso o il non uso di pesticidi, o la pratica della semina diretta sotto copertura perenne).

Lo studio dell’Università dell’Illinois ha potuto così esaminare le diverse ricerche scientifiche effettuate in vari paesi del mondo, arrivando ad ottenere una visione globale ed un’unica conclusione: il suolo con l’aratura ha un’attività microbica e una massa microbica nonché un’attività enzimatica molto inferiore ripetto al terreno non arato.

Tale conclusione concorda col lavoro dei ricercatori europei. Ad esempio in Francia da più di un decennio esiste una rete di misurazione della qualità del suolo per identificare il livello di vita batterica media presente in un grammo di suolo. Tale piattaforma si chiama Genosol ed è in grado di determinare quale terra è più ricca, quindi informare gli agricoltori sulla reale condizione della fertilità del loro suolo.

Maggiori dettagli nell’articolo: Meta-analysis approach to assess effect of tillage on microbial biomass and enzyme activities

Mai abbassare la guardia – Appello alla Regione Lazio del Forum Territoriale Permanente del Parco delle Energie

Nel Bollettino del giugno 2017 abbiamo descritto l’azione dei cittadini di Roma per la salvaguardia dell’area dell’ex fabbrica CISA-SNIA che si trova a poca distanza dal centro storico sulla via Prenestina.

In effetti il Forum Territoriale Permanente del Parco delle Energie, creato dagli abitanti della zona, è riuscito a mantenere d’uso pubblico un’area completamente rinaturalizzata con al suo interno un lago di acqua sorgiva, il Lago dell’Ex Snia. Negli ultimi 5 anni una grande e capillare mobilitazione ha fatto conoscere questi ambienti naturali a migliaia di persone attraverso iniziative, manifestazioni, visite guidate e laboratori. In particolare decine di classi delle scuole romane, di ogni ordine e grado, hanno visitato l’area e hanno potuto conoscerne il valore naturalistico. Non solo, ricercatori, studiosi, scienziati di tutto il mondo hanno mappato la stupefacente ricchezza della flora e della fauna che trova rifugio ai margini di uno dei comprensori più inquinati d’Europa. Continua a leggere “Mai abbassare la guardia – Appello alla Regione Lazio del Forum Territoriale Permanente del Parco delle Energie”

Malles – impazienza o pazienza?

In Italia vi è un comune che ha di fatto imposto il blocco dell’uso di pesticidi e insetticidi nel proprio territorio. Si tratta del Comune di Malles Venosta situato nel Sud Tirolo a circa 70 km da Bolzano. La sua dislocazione è in territorio italiano, ma di fatto è vicino ai confini di Austria e Svizzera.

La “storia” è riassumibile in poche righe: presa di coscienza dei rischi all’uomo, al suolo, alle piante, agli animali provenienti dall’uso indiscriminato di pesticidi e insetticidi soprattutto – in questa regione – per la coltivazione delle mele. Grazie a un movimento che ha coinvolto praticamente tutti gli abitanti del Comune e delle sue frazioni, il nuovo sindaco e la giunta hanno potuto stabilire un regolamento comunale fortemente limitante l’uso basato su: i) divieto di uso dei due più tossici pesticidi chimici (conosciuti come T+ e T); ii) per lo spargimento dei pesticidi distanza minima di 50 metri di zona tampone dai limiti delle proprietà adiacenti; iii) l’agricoltura biologica sarà sostenuta e incoraggiata nel territorio comunale. Continua a leggere “Malles – impazienza o pazienza?”

Fiume Bruna – No all’inquinamento delle falde

Un caro amico, sempre impegnato nella lotta per la giustizia e la dignità, affermava di avere attaccato alla schiena un cartello di divieto di sosta che nessun altro poteva vedere. Quel cartello gli ricordava in ogni momento che non poteva “fermarsi” e che l’impegno contro le ingiustizie lo obbligava ad essere presente là ove una battaglia per la dignità dell’essere umano era in gioco. Questa rubrica ha lo stesso approccio. Segnala azioni, battaglie, idee, esperienze che permettono al lettore di “scoprire” opzioni alle quali aderire, se possibile, o meglio ancora da “copiare”.

Segnaliamo questa volta il cammino intrapreso dal Comitato per la difesa del fiume Bruna (vedi foto) per dire no al deposito di gessi rossi nella cava Bartolina. I gessi rossi sono i residui della produzione del biossido di titanio (colorante bianco utilizzato in industria e alimentazione, possibile cancerogeno secondo sia l’OMS che l’UE) uniti alla polvere di marmo delle cave di Carrara. Una volta in presenza di acqua, questi “gessi” cedono nelle falde valori fuori norma di cloruri, cromo, vanadio, solfati e manganese, tutti elementi considerati cancerogeni.

Di cosa stiamo parlando? Continua a leggere “Fiume Bruna – No all’inquinamento delle falde”

Il Bosco di Ogigia, comunicare partendo dalla terra

Il Bosco di Ogigia è un progetto di comunicazione su temi dell’ambiente, dell’agricoltura e della sostenibilità portato avanti dai giornalisti Francesca Della Giovampaola e Filippo Bellantoni. L’iniziativa originale parte dal racconto personale della gestione di un piccolo campo (vedi foto), seguendo i principi della permacultura. Nel terreno si sta sviluppando un bosco commestibile (food forest), ovvero una coltivazione mista che imita l’ecosistema boschivo, in cui crescono insieme alberi, arbusti, ortaggi e tutto quanto possa essere utile al soddisfacimento dei bisogni, non solo alimentari, dell’uomo. La comunicazione legata ai temi ambientali è sviluppata sui social network e utilizza soprattutto i video per raggiungere un pubblico vasto e aumentare la sensibilità delle persone verso la salvaguardia della natura.

Il progetto parte dall’interesse di Francesca Della Giovampaola per la permacultura, una disciplina nata in Australia quarant’anni fa per fermare il degrado degli ecosistemi naturali causato dall’uomo. La parola coniata in lingua inglese è una contrazione di “permanent agriculture” ovvero agricoltura permanente, ma anche di “permanent culture”, cultura permanente. La permacultura si interessò all’inizio soprattutto di agricoltura, imputata con i suoi metodi moderni di danneggiare irreparabilmente i sistemi naturali. Ben presto lo sguardo dei permacultori si ampliò per includere altri aspetti della vita delle persone, dall’abitare alle relazioni sociali.  Il messaggio che la permacultura propone in un momento di forti crisi ambientali, sociali ed economiche è positivo: il nostro pianeta può continuare a sostenerci, purché la smettiamo di fare tanta fatica per contrastare la natura e iniziamo a lavorare in armonia con essa. L’applicazione dei principi e dei suggerimenti della permacultura offre risposte concrete a molte delle criticità che ci pone la nostra epoca: dall’esaurimento del petrolio al cambiamento climatico, dall’esplosione demografica alla povertà. Continua a leggere “Il Bosco di Ogigia, comunicare partendo dalla terra”