Ma si può vivere di agricoltura su piccoli spazi?

Filippo Dattola ha lavorato per 10 anni nell’informatica a Bologna e circa 8 anni fa è atterrato a Bruxelles dove è nata la sua connessione con il suolo, appassionandosi all’agricoltura urbana e cercando una risposta alla domanda: “Ma si può vivere di agricoltura su piccoli spazi? “.

Dopo qualche ricerca, si è reso conto che l’unico modo per rispondere a quella domanda era di creare dei progetti, degli esempi che potessero “parlare” meglio di mille parole. Bisognava passare all’azione, essendo l’esempio uno dei più grandi motori del cambiamento. Così, nel 2012, grazie ad una associazione, nasce il suo primo progetto: un grande orto biologico sul tetto della biblioteca nazionale belga, a 50 metri da terra, in pieno centro di Bruxelles (vedi foto).

La produzione non si è fatta attendere: 500 kg di verdure in 500 sacchi di terra profondi solo 30 cm, con tanto di lombrichi. Dopo solo 2 anni di attività, è stato possibile rinunciare ai sussidi pubblici che spettavano al progetto e si è potuto retribuire i volontari col ricavato delle vendite dirette sul posto. La dimostrazione che un suolo può essere generoso anche in quelle condizioni “precarie” e che dove c’è terra, c’è vita! Continua a leggere “Ma si può vivere di agricoltura su piccoli spazi?”

Annunci

Guida all’Agricoltura Sociale della Regione Lazio

L’articolo sull’agricoltura sociale del precedente Bollettino ha attirato l’attenzione di alcuni dei nostri lettori. Ci è stato segnalato il libro della Regione Lazio che raccoglie le informazioni più importanti delle comunità agricole sociali nella regione, a cominciare da quella storica di Capodarco. La nuova versione della “Guida dell’Agricoltura Sociale – Lazio” data 2015 e fotografa in 262 pagine il forte incremento rispetto alla precedente analisi del 2011. Dalle 36 realtà associative si è passati alle 96 della presente versione (un’altra 50na non ha risposto al questionario). Si consolida quindi quel ritorno all’agricoltura di molti giovani che, forse anche a causa della persistente crisi economica, trovano nell’agricoltura sociale un’attività e allo stesso tempo una forte motivazione per la tutela del suolo, dei territori e dei valori di una società più solidale ed umana. Continua a leggere “Guida all’Agricoltura Sociale della Regione Lazio”

Mondeggi, concretizzazione del concetto di Suolo Bene Comune

Chi ha letto il recente libro “Credere, disobbedire, combattere” di Marco Cappato vi avrà trovato concreti esempi di – come scriveva Don Lorenzo Milani – “L’obbedienza non è più una virtù”. La società attuale, imperniata sul solo parametro del profitto, necessita di coraggio per dimostrare che – usando un altro slogan – “un altro mondo è possibile”.

Riuscire a realizzare idee considerate utopiche o visionarie basate sulla salvaguardia della dignità dell’essere umano è la vera sfida che noi oggi dobbiamo affrontare e che le future generazioni dovranno risolvere.

“Suolo bene comune” è uno di questi concetti considerati astratti che invece sintetizza l’importanza del suolo per la vita. Significa l’urgente necessità di un uso del suolo sostenibile. Se si vuole una società economicamente praticabile nel corto periodo ed ecologicamente sostenibile nel lungo, va da sé che gli aspetti biofisici e socioeconomici sono da considerare fra loro inscindibili. Ed è proprio di questo tipo d’approccio che l’essere umano ha la totale responsabilità, poiché può determinare il degrado o la salvaguardia del suolo per il futuro.

Chi è stato capace di concretizzare questo termine astratto?

Sono stati in tanti e, anche se si sente parlare raramente dell’Agricoltura Sociale, essa è una realtà che acquisisce importanza e visibilità crescenti. Non ci riferiamo qui, seppur rilevante, alla confisca dei beni delle cosche mafiose, ma alle iniziative di cittadini che occupano e usano terreni e strutture agricole altrimenti destinate all’abbandono.  Esistono in tutta Italia e dal 2011 possono raggrupparsi sotto il loro Forum Nazionale per un’Agricoltura Sociale che ha tenuto il suo ultimo incontro in Calabria lo scorso 13 e 14 ottobre.

Questa lunga premessa, per presentare l’esperienza dell’occupazione uso e rilancio dei terreni della villa di Mondeggi vicino a Firenze. Storica villa-fattoria, Mondeggi è stata per secoli proprietà di famose famiglie e alla fine è diventata proprietà della Provincia di Firenze. Una gestione del tutto irrazionale ha portato al fallimento (con un grosso debito finanziario) e al successivo abbandono con relativo degrado di tutte le sue strutture. Così la Provincia decide di liberarsene e di venderla. È a questo punto che nasce un comitato di cittadini che si oppone, chiedendo sotto la bandiera “Terra Bene Comune”, una gestione pubblica dei terreni e rivendicando “la gestione partecipata e autonoma delle terre pubbliche da parte delle comunità locali, nell’ambito di progetti di neo-ruralità, privilegiando progetti di agricoltura contadina, naturale, comunitaria, sociale e di sussistenza, entro una nuova relazione tra città e campagna.

I proponenti si sono costituiti come comitato “Mondeggi Bene Comune – Fattoria Senza Padroni” per il recupero dell’intera fattoria. Nonostante l’appoggio del Comune, la Provincia di Firenze ha insistito per la vendita la cui gara è andata deserta grazie anche alle azione dei cittadini e volontari che hanno effettuato dibattiti, sottoscrizioni, appelli e allertato l’attenzione di giuristi, accademici e soprattutto della popolazione. Senza più aspettare è iniziata la Custodia Popolare di Mondeggi con occasioni di conoscenza e di socialità aperte a tutti, cominciando il recupero dei fabbricati e dei poderi.

Altra importante azione è legata al progetto Mondeggi Terreni Autogestiti (il cui acronimo MoTA è usato comunemente in toscana per indicare il fango) con cui si affidano – a chi ne fa richiesta – appezzamenti di terreni per coltivarli e recuperarli a fini agricoli. Va da sé che il vincolo è di usare un’agricoltura biologica rispettosa dell’uomo e dell’ambiente.  La villa è diventata luogo di aggregazione dove, grazie all’azione volontaria di agricoltori più sperimentati e di professori provenienti dalla Facoltà di Agraria, si è rilanciata la produzione agricola prioritariamente per il consumo di chi ci lavora e successivamente per lo scambio con produttori che rispettino gli stessi principi della Fattoria.

Si è pertanto formata una comunità agricola senza padroni, basata sulla solidarietà e non sul profitto, per condividere l’amore per la terra e la natura nel rispetto dei loro ruoli e ritmi. A ciò si aggiunge la creazione di relazioni umane basate sulla reciproca considerazione e la partecipazione, con decisioni comuni prese con vari livelli assembleari.

Rimane comunque una ‘spada di Damocle’ sulla testa di tutte le persone coinvolte nella fattoria: le istituzioni rifiutano questa realtà comunitaria e hanno sempre sul loro tavolo la pratica per la vendita della Villa-Fattoria di cui hanno già alienato i beni mobili. Per cercare di ovviare a questo rischio, si è autocostituita la Comunità di Mondeggi con l’obiettivo di farsi riconoscere come l’entità capace della gestione agricola della Fattoria considerata come bene comune ed a tale scopo è stata redatta la “Dichiarazione di gestione civica di un bene comune”, con la descrizione di regole chiare e condivise.

Numero monografico sul suolo della Rete Rurale Nazionale (RRN)

Il programma Rete Rurale Nazionale è lo strumento operativo, cofinanziato dalla Commissione Europea (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale – FEASR) e dal Ministero delle Politiche Agricole per attuare programmi di sviluppo nel mondo rurale. In Italia tale fondo viene utilizzato anche per sostenere la Rete Rurale Nazionale (RRN) presente in tutte le Regioni. Tra le sue attività ha la pubblicazione di un periodico. Dal primo settembre la rivista ha cambiato nome e veste tipografica, non si chiama più Pianeta PSR ma RRN Magazine ed è un quadrimestrale di approfondimento di tematiche relative alle politiche di sviluppo rurale. Continua a leggere “Numero monografico sul suolo della Rete Rurale Nazionale (RRN)”

Sistema Nazionale delle Ciclovie Turistiche

È passato poco più di un anno dal lancio del protocollo di intesa per la creazione di una serie di percorsi ciclistici di carattere turistico. Insieme al MIT (Ministero Infrastrutture e Trasporti) e al MIBACT (Ministero Beni e Attività Culturali e del Turismo), otto Regioni italiane si sono impegnate a costruire e mantenere i circuiti: Piemonte, Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Basilicata e Puglia.

Questo è il primo passo per la creazione delle ciclovie che dovranno estendersi in tutta la penisola e collegarsi a quelle previste a livello dell’Unione Europea.

I percorsi considerati prioritari, complessivamente per oltre 1.500 chilometri e da completare entro il 2018 sono: i) Verona-Firenze – Ciclovia del Sole; ii) Venezia-Torino – Ciclovia Ven-To; iii) da Caposele (AV) a Santa Maria di Leuca (LE) – Ciclovia dell’acquedotto pugliese o dell’Acqua; iv) Grande raccordo anulare delle biciclette – GRAB di Roma. Continua a leggere “Sistema Nazionale delle Ciclovie Turistiche”

Il “Progetto Scuola” dell’associazione Italian Climate Network Onlus

Nella sezione “Esperienze” cerchiamo di segnalare azioni che possano ispirare il lettore ad agire in prima persona. Illustriamo pratiche che hanno prodotto risultati interessanti e che potrebbero essere adattate a realtà simili dal lettore. Basta volerlo fare.

Questa volta si tratta dell’associazione Italian Climate Network Onlus (ICN) che opera nel campo dell’educazione. Italian Climate Network – partner italiano di 350.org e membro del Climate Action Network (CAN) Europe – è una realtà composta interamente da volontari attivi nello sforzo di creare una coscienza individuale e collettiva riguardo il cambiamento climatico, per la definizione di misure adeguate a contrastare una delle sfide più grandi di questo secolo.

Le attività dell’ICN si articolano su più livelli: dalla partecipazione come osservatori ai negoziati sul clima, per seguire le sessioni negoziali e tenere aggiornato il grande pubblico circa i principali traguardi, alle attività di empowerment e sensibilizzazione realizzate dalle sezioni “Giovani”, “Clima e Salute” e “Donne, Diritti e Clima”, al lavoro per rimarcare aspetti spesso meno noti circa gli impatti del cambiamento climatico. Tra l’altro ICN sostiene people4soil direttamente e tramite la sua rete europea.

Sul piano della divulgazione, l’associazione è particolarmente attiva attraverso il Progetto Scuola: nata nel 2013, tale iniziativa si rivolge alle scuole secondarie di primo e secondo grado allo scopo di fornire agli studenti le conoscenze necessarie per comprendere la questione climatica, non solo trattata dal punto di vista scientifico ma inquadrata nel proprio contesto sociale, economico e politico.

Il programma che viene offerto viaggia su due binari: a) lezione base: incontro di circa un’ora in cui vengono affrontati il problema clima, le conseguenze, le soluzioni; b) percorsi di approfondimento, anche questi della durata di circa un’ora ciascuno, attraverso cui affrontare in maniera più dettagliata una delle seguenti tematiche: il clima e l’energia; i negoziati sul clima; il clima e i diritti umani; il clima e la salute; il clima e la gestione dei rifiuti.

La scelta della durata di un’ora è stata fatta in maniera oculata: non si altera troppo il ritmo scolastico e contemporaneamente si riesce ad entrare in sintonia con gli studenti tramite filmati esplicativi e chiarimenti con domande/risposte. La modularità consente inoltre alle scuole di approfondire le tematiche più vicine a quelle di indirizzo e, quando possibile, di realizzare un percorso didattico che affronti tutti gli aspetti nell’arco di più incontri.

Nell’anno scolastico 2016/17 il Progetto Scuola ha visto lo svolgimento di 30 incontri in 20 scuole situate in 9 differenti Regioni, con una partecipazione complessiva di circa 1400 studenti. La nuova edizione 2017/18 partirà a settembre con l’obiettivo di confermare i risultati raggiunti lo scorso anno.

L’ICN nella sua offerta formativa non tratta in maniera diretta il suolo e le sue problematiche. Le menziona solo in alcuni casi particolari, per esempio se legate ai fenomeni di accaparramento di terre e di acqua. Allora, forse, le varie associazioni del Forum SIP potrebbero cogliere l’opportunità per creare sinergia nel campo dell’educazione. Intravediamo due modalità: a) facilitando il contatto ICN con scuole o strutture didattiche nei territori delle varie associazioni del Forum SIP; b) proponendo la possibilità di includere la tematica del suolo nell’offerta didattica dell’ICN con materiale o con partecipazione adeguata.  Naturalmente entrambe queste modalità necessitano di un confronto diretto tra il gruppo del Forum SIP che si occupa di educazione e il relativo gruppo dell’ICN.

Per richiedere una lezione o per maggiori dettagli: scuole@italiaclima.org

http://www.italiaclima.org/attivita/con-le-scuole/

Referente Progetto: Federico Brocchieri federico.brocchieri@italiaclima.org

Il suolo sostiene la vita ed è pieno di vita

L’articolo sulla biodiversità (Bollettino 33) ha suscitato molta attenzione. Abbiamo ricevuto importanti informazioni e sollecitazioni a tornare sull’argomento. Lo facciamo volentieri, partendo dal motto con cui i pedologi si riferiscono alla biodiversità presente nel suolo: “Il suolo sostiene la vita ed è pieno di vita!”.

A chi volesse avere una visione completa ed esaustiva della biodiversità nei suoli, consigliamo la lettura del Global Soil Biodiversity Atlas. Pubblicato dal Centro Comune di Ricerca della Commissione è un’opera esaustiva tanto sul piano scientifico che didattico. Corredato di numerosissime foto, permette la comprensione della complessità degli organismi, micro e macro, presenti nei suoli.  Continua a leggere “Il suolo sostiene la vita ed è pieno di vita”

Area ex fabbrica CISA-SNIA

In uno dei nostri primi Bollettini abbiamo parlato del “Bosco in Città” iniziativa di cittadini guidati da Italia Nostra che ha portato a salvaguardare una superficie di 110 ha per farli diventare un parco pubblico a pochi km dal centro di Milano. Questo caso fortunatamente non è isolato. Una esperienza simile si trova a Roma su via Prenestina, altezza largo Preneste, non lontano dalla fermata Malatesta della Metro C.

La storia di questa area è emblematica. Si tratta del recupero di una superficie industriale che, una volta dismessa, è stata oggetto di vari tentativi di speculazione edilizia. Solo l’intervento degli abitanti ne ha impedito la cementificazione, trasformandone una parte in un parco, il Parco delle Energie, accanto al centro sociale CSOA exSnia (Centro Sociale Occupato Autogestito eXSnia). Ma raccontiamo la storia dagli inizi. La fabbrica Cisa Snia Viscosa, attiva dal 1923, viene definitivamente dismessa nel 1955. La pineta, sulla collinetta che sovrasta l’area della fabbrica adibita a produzione, ottiene nel 1968, un vincolo paesaggistico, e nel Piano Regolatore Generale di Roma, l’area è destinata a verde e servizi pubblici. Nel 1990, il nuovo proprietario presenta un progetto per un centro commerciale e ottiene la concessione edilizia basata su una mappa del Piano Regolatore Generale, che la magistratura dichiarerà, in seguito, essere stata contraffatta. Nel 1992 durante i lavori per la realizzazione dei parcheggi sotterranei, viene intercettata la falda acquifera che scorre in corrispondenza del fosso della Marranella e si crea di fatto un lago. A nulla valgono i tentativi di convogliare le acque nelle condutture fognarie. Questa operazione provoca lo scoppio del collettore e l’allagamento di largo Preneste. I lavori si interrompono e il lago diventa una realtà permanente (vedi foto). Continua a leggere “Area ex fabbrica CISA-SNIA”