Sistema Nazionale delle Ciclovie Turistiche

È passato poco più di un anno dal lancio del protocollo di intesa per la creazione di una serie di percorsi ciclistici di carattere turistico. Insieme al MIT (Ministero Infrastrutture e Trasporti) e al MIBACT (Ministero Beni e Attività Culturali e del Turismo), otto Regioni italiane si sono impegnate a costruire e mantenere i circuiti: Piemonte, Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Basilicata e Puglia.

Questo è il primo passo per la creazione delle ciclovie che dovranno estendersi in tutta la penisola e collegarsi a quelle previste a livello dell’Unione Europea.

I percorsi considerati prioritari, complessivamente per oltre 1.500 chilometri e da completare entro il 2018 sono: i) Verona-Firenze – Ciclovia del Sole; ii) Venezia-Torino – Ciclovia Ven-To; iii) da Caposele (AV) a Santa Maria di Leuca (LE) – Ciclovia dell’acquedotto pugliese o dell’Acqua; iv) Grande raccordo anulare delle biciclette – GRAB di Roma. Continue reading “Sistema Nazionale delle Ciclovie Turistiche”

Annunci

Il “Progetto Scuola” dell’associazione Italian Climate Network Onlus

Nella sezione “Esperienze” cerchiamo di segnalare azioni che possano ispirare il lettore ad agire in prima persona. Illustriamo pratiche che hanno prodotto risultati interessanti e che potrebbero essere adattate a realtà simili dal lettore. Basta volerlo fare.

Questa volta si tratta dell’associazione Italian Climate Network Onlus (ICN) che opera nel campo dell’educazione. Italian Climate Network – partner italiano di 350.org e membro del Climate Action Network (CAN) Europe – è una realtà composta interamente da volontari attivi nello sforzo di creare una coscienza individuale e collettiva riguardo il cambiamento climatico, per la definizione di misure adeguate a contrastare una delle sfide più grandi di questo secolo.

Le attività dell’ICN si articolano su più livelli: dalla partecipazione come osservatori ai negoziati sul clima, per seguire le sessioni negoziali e tenere aggiornato il grande pubblico circa i principali traguardi, alle attività di empowerment e sensibilizzazione realizzate dalle sezioni “Giovani”, “Clima e Salute” e “Donne, Diritti e Clima”, al lavoro per rimarcare aspetti spesso meno noti circa gli impatti del cambiamento climatico. Tra l’altro ICN sostiene people4soil direttamente e tramite la sua rete europea.

Sul piano della divulgazione, l’associazione è particolarmente attiva attraverso il Progetto Scuola: nata nel 2013, tale iniziativa si rivolge alle scuole secondarie di primo e secondo grado allo scopo di fornire agli studenti le conoscenze necessarie per comprendere la questione climatica, non solo trattata dal punto di vista scientifico ma inquadrata nel proprio contesto sociale, economico e politico.

Il programma che viene offerto viaggia su due binari: a) lezione base: incontro di circa un’ora in cui vengono affrontati il problema clima, le conseguenze, le soluzioni; b) percorsi di approfondimento, anche questi della durata di circa un’ora ciascuno, attraverso cui affrontare in maniera più dettagliata una delle seguenti tematiche: il clima e l’energia; i negoziati sul clima; il clima e i diritti umani; il clima e la salute; il clima e la gestione dei rifiuti.

La scelta della durata di un’ora è stata fatta in maniera oculata: non si altera troppo il ritmo scolastico e contemporaneamente si riesce ad entrare in sintonia con gli studenti tramite filmati esplicativi e chiarimenti con domande/risposte. La modularità consente inoltre alle scuole di approfondire le tematiche più vicine a quelle di indirizzo e, quando possibile, di realizzare un percorso didattico che affronti tutti gli aspetti nell’arco di più incontri.

Nell’anno scolastico 2016/17 il Progetto Scuola ha visto lo svolgimento di 30 incontri in 20 scuole situate in 9 differenti Regioni, con una partecipazione complessiva di circa 1400 studenti. La nuova edizione 2017/18 partirà a settembre con l’obiettivo di confermare i risultati raggiunti lo scorso anno.

L’ICN nella sua offerta formativa non tratta in maniera diretta il suolo e le sue problematiche. Le menziona solo in alcuni casi particolari, per esempio se legate ai fenomeni di accaparramento di terre e di acqua. Allora, forse, le varie associazioni del Forum SIP potrebbero cogliere l’opportunità per creare sinergia nel campo dell’educazione. Intravediamo due modalità: a) facilitando il contatto ICN con scuole o strutture didattiche nei territori delle varie associazioni del Forum SIP; b) proponendo la possibilità di includere la tematica del suolo nell’offerta didattica dell’ICN con materiale o con partecipazione adeguata.  Naturalmente entrambe queste modalità necessitano di un confronto diretto tra il gruppo del Forum SIP che si occupa di educazione e il relativo gruppo dell’ICN.

Per richiedere una lezione o per maggiori dettagli: scuole@italiaclima.org

http://www.italiaclima.org/attivita/con-le-scuole/

Referente Progetto: Federico Brocchieri federico.brocchieri@italiaclima.org

Il suolo sostiene la vita ed è pieno di vita

L’articolo sulla biodiversità (Bollettino 33) ha suscitato molta attenzione. Abbiamo ricevuto importanti informazioni e sollecitazioni a tornare sull’argomento. Lo facciamo volentieri, partendo dal motto con cui i pedologi si riferiscono alla biodiversità presente nel suolo: “Il suolo sostiene la vita ed è pieno di vita!”.

A chi volesse avere una visione completa ed esaustiva della biodiversità nei suoli, consigliamo la lettura del Global Soil Biodiversity Atlas. Pubblicato dal Centro Comune di Ricerca della Commissione è un’opera esaustiva tanto sul piano scientifico che didattico. Corredato di numerosissime foto, permette la comprensione della complessità degli organismi, micro e macro, presenti nei suoli.  Continue reading “Il suolo sostiene la vita ed è pieno di vita”

Area ex fabbrica CISA-SNIA

In uno dei nostri primi Bollettini abbiamo parlato del “Bosco in Città” iniziativa di cittadini guidati da Italia Nostra che ha portato a salvaguardare una superficie di 110 ha per farli diventare un parco pubblico a pochi km dal centro di Milano. Questo caso fortunatamente non è isolato. Una esperienza simile si trova a Roma su via Prenestina, altezza largo Preneste, non lontano dalla fermata Malatesta della Metro C.

La storia di questa area è emblematica. Si tratta del recupero di una superficie industriale che, una volta dismessa, è stata oggetto di vari tentativi di speculazione edilizia. Solo l’intervento degli abitanti ne ha impedito la cementificazione, trasformandone una parte in un parco, il Parco delle Energie, accanto al centro sociale CSOA exSnia (Centro Sociale Occupato Autogestito eXSnia). Ma raccontiamo la storia dagli inizi. La fabbrica Cisa Snia Viscosa, attiva dal 1923, viene definitivamente dismessa nel 1955. La pineta, sulla collinetta che sovrasta l’area della fabbrica adibita a produzione, ottiene nel 1968, un vincolo paesaggistico, e nel Piano Regolatore Generale di Roma, l’area è destinata a verde e servizi pubblici. Nel 1990, il nuovo proprietario presenta un progetto per un centro commerciale e ottiene la concessione edilizia basata su una mappa del Piano Regolatore Generale, che la magistratura dichiarerà, in seguito, essere stata contraffatta. Nel 1992 durante i lavori per la realizzazione dei parcheggi sotterranei, viene intercettata la falda acquifera che scorre in corrispondenza del fosso della Marranella e si crea di fatto un lago. A nulla valgono i tentativi di convogliare le acque nelle condutture fognarie. Questa operazione provoca lo scoppio del collettore e l’allagamento di largo Preneste. I lavori si interrompono e il lago diventa una realtà permanente (vedi foto). Continue reading “Area ex fabbrica CISA-SNIA”

Certificazione biologica in Italia

L’articolo sul Consiglio dei Certificatori Biologici Europei (EOCC) apparso nel Bollettino n. 34 ha attirato l’attenzione di alcuni lettori che hanno chiesto maggiori informazioni sullo stato della certificazione biologica in Italia. Torniamo quindi sull’argomento al fine di fornire alcuni dettagli a coloro che vogliano far riconoscere le proprie produzioni da parte di organismi italiani ufficialmente abilitati alla certificazione.

Non è ancora tutto codificato o finalizzato a livello sia italiano che europeo. La certificazione dipende infatti dall’ente di controllo e dalla sua incisività rispetto sia alle verifiche periodiche sia alla propria credibilità. Per questo notiamo continui riaccorpamenti/aggregazioni di associazioni e nascite di nuovi consorzi di certificazione.

Dal 1982 l’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (AIAB) collega varie associazioni regionali italiane che si occupano di agricoltura biologica e di sviluppo sostenibile. Inizialmente aveva ricevuto dal Ministero le funzioni di organismo di controllo e certificazione. Continue reading “Certificazione biologica in Italia”

Biodiversity? Did you say biodiversity?

We are looking at a shameful manipulation of reality. More and more architects and engineers are making the effort to create areas containing traces of eco-friendliness. Milan now has the vertical wood in the Porta Garibaldi area. Other buildings (banks, public and private offices, …) contain trees, plants, shrubbery. But what about soil? It appears to be no longer necessary: all one needs nowadays is substrata, to which add water and nutritional elements. Those in charge will monitor plant growth and their development. As a result, two questions may arise: 1. Why all this? And 2. How much will it cost? Answers to these questions evoke safeguarding biodiversity alias plant, insect and animal biodiversity protection and net improvement of air quality. Costs are high and afforded by … those that have money! We are not sure that those plants, especially those in a closed building, help in protecting biodiversity and clean air. In the end, it is clear that normal people without high revenues cannot afford it.

We would therefore like to tell you about an initiative, which is also a challenge in itself:

“Biodiversity: a way to cultivate it home, every day”. Continue reading “Biodiversity? Did you say biodiversity?”

Biodiversità? Avete detto biodiversità?

Assistiamo ad una vergognosa manipolazione della realtà. Sempre più architetti e ingegneri si sforzano di costruire luoghi contenenti una parvenza di vita ecologica. Milano si è dotata del bosco verticale a Porta Garibaldi. Altri palazzi (banche, uffici pubblici, privati …) hanno al loro interno alberi, piante, arbusti. Ma dov’è il suolo? Sembra non sia più necessario: si possono usare vari substrati ai quali basta fornire acqua e elementi nutritivi. Del personale specializzato si occupa di seguire la crescita e lo sviluppo delle piante. Due domande sorgono spontanee: perché tutto ciò? quanto costa? Le risposte ricevute evocano la salvaguardia della biodiversità di piante, insetti e animali con un miglioramento della qualità dell’aria. Costi? Elevati e sopportati da chi … se lo può permettere. Siamo sicuri che piante “nutrite” aiutino biodiversità e producano aria più pulita specie se al chiuso? E soprattutto: come fa chi non se lo può permettere?

Ecco allora che vi segnaliamo un’esperienza, che di per sè rapprresenta una sfida:

“Coltivare la biodiversità: un percorso per farlo a casa tua, ogni giorno”.

L’Associazione Culturale Amici di Cuirone aderente al Forum Salviamo il Paesaggio in collaborazione con Slow Food Condotta Provincia di Varese, a partire dallo scorso ottobre ha allestito una mostra nel piccolo borgo di Cuirone di Vergiate (Varese) per avvicinare ogni persona a godere di quello che la natura offre. Il messaggio è chiaro: non c’è bisogno di andare lontano, la terra – anzi madre terra come ricorda san Francesco d’Assisi – ci circonda, offrendoci l’opportunità di scoprire gli equilibri che essa ha creato. Questi equilibri sono all’interno del riconoscimento della diversità biologica in cui terra, piante, animali, insetti lavorano tutti alacremente per formare e sostenere la vita sul pianeta. Continue reading “Biodiversità? Avete detto biodiversità?”

Discariche rifiuti speciali? Ebbene sì, persino nei Parchi d’Interesse Sovracomunali!

La protezione del territorio in Italia e in Europa è tematica davvero “sfuggente”. Organismi istituzionali se ne occupano, leggi ferree ne tutelano i vincoli, … ma alla fine tocca sempre ai cittadini intervenire per frenare le aberrazioni.

Nel 2014 l’Italia è stata condannata dalla UE al pagamento di una multa da svariate decine di milioni di euro (la sentenza è del 2007), per il mancato rispetto degli obblighi comunitari relativi alla gestione delle discariche e dei rifiuti in esse contenuti. Lo smaltimento dei rifiuti è per l’Italia un problema annoso, insieme a quello delle discariche: il caso italiano è forse un esempio emblematico delle carenze delle istituzioni preposte.

Nelle numerose discariche messe sotto sequestro dalla Magistratura per illeciti ed irregolarità nella gestione, i rifiuti sia urbani che industriali lasciano in eredità falde inquinate, territori devastati, elevato rischio per la salute degli abitanti. Inoltre è ormai risaputo che vengono impiegati ingenti mezzi (economici e non) per addomesticare le leggi e gli amministratori. Cosí come si sa che solo le popolazioni locali sono capaci di trovare le risorse – umane, economiche, tecniche – per opporsi a certe scelte pubbliche viziate da tatticismi burocratici, interessi privati, se non mafiosi.

Bisognerebbe studiare e valorizzare proprio quegli esempi che riescono a cambiare direzione. Si tratta di persone che si raggruppano e vigilano sul loro territorio con l’obiettivo di ridare identità alla popolazione, perché possa riappropriarsi della sua storia ed autodeterminare il suo futuro. Esse non solo agiscono localmente contro criticità quali le attività industriali estrattive e la gestione dei rifiuti, bensì pensano alle problematiche ambientali globali.

Nell’Altomilanese si battono da anni contro la devastazione di un’area di 70 ettari di terreni agricoli sita tra i Comuni di Casorezzo e Busto Garolfo (area inserita nel Parco del Roccolo – Parco Locale d’Interesse Sovracomunale). Lí da tempo si svolgono attività di escavazione e di discarica per rifiuti speciali (circa 300.000 metri cubi, già operanti) e ora se ne vorrebbe aggiungere una nuova da 500.000 metri cubi, sempre per rifiuti speciali (terre da siti contaminati, terre di fonderia, terre di bonifica …). In più, altri 2.000.000 di metri cubi circa saranno scavati per essere utilizzati successivamente come ampliamento. Il tutto a poche centinaia di metri dai centri abitati e direttamente sopra una falda acquifera già problematica.

Nonostante la contrarietà dei cittadini e di 50 comuni dell’Altomilanese e del Magentino Abbiatense, la Città Metropolitana di Milano (ex Provincia di Milano) ha dato parere favorevole alla Valutazione d’impatto ambientale (VIA). La Regione invece, dopo 3 audizioni coi rappresentanti delle comunità interessate, ha sottoscritto all’unanimità una risoluzione di opposizione al progetto.

L’unica possibilità di bloccare questo ulteriore scempio ambientale è stato il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR), ricorso supportato da una dettagliata relazione scientifica. Quindi un tavolo di discussione con la Città Metropolitana ha portato alla fattibilità di un progetto pilota che, dotato di più attuale metodologia scientifica, prevede la modifica del concetto di valutazione d’ impatto ambientale precedentemente utilizzato.

Perché citiamo questa storia? Perché

  1. Viene riconosciuto che la VIA (Valutazione Impatto Ambientale), sebbene affidata ad una Università, ha affrontato l’analisi in termini tecnicistici, mentre la comunità scientifica da tempo ormai considera l’ambiente non più un mero supporto geofisico delle attività antropiche, bensí un sistema complesso costituito da diverse comunità viventi, uomo incluso;
  2. Possa essere praticato un progetto pilota di gestione “esportabile” e, coinvolgendo la Regione ad un tavolo allargato di discussione, si possa modificare la norma rendendola più coerente ai fini della tutela ambientale;
  3. I cittadini sono stati riconosciuti come i veri protagonisti nella gestione e programmazione del loro territorio. Hanno dovuto occuparsi del ricorso ed hanno preso parte a tutti i tavoli di discussione. Come ricorrenti si sono avvalsi di ricercatori, tecnici scientifici internazionali, hanno sostenuto tutti i costi, hanno creato una specifica azione di crowdfunding. Hanno cioè dimostrato volontà e capacità di aggregazione di un gran numero di attori.

Resta da porsi una doppia domanda:

  • Perché si devono attivare i cittadini e le popolazioni locali?
  • Perché le amministrazioni – preposte alla gestione del territorio – non agiscono direttamente in sua tutela e delle generazioni future?

Maggiori informazioni, anche su come inviare eventuali contributi monetari, Luigi Dell’Arena: soundcooker@gmail.com