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GSE – Addio?  

Questo è l’ultimo Bollettino del Gruppo Suolo Europa (GSE), gruppo di lavoro del Forum Salviamo il Paesaggio. Non significa che non ci occuperemo più di Suolo e dimensione europea. Se necessario sarà fatto con articoli specifici direttamente nel sito del Forum SIP . Mentre l’attuale sito web del GSE https://angelidelsuolo.wordpress.com/ rimane comunque accessibile per coloro che si interessano all’analisi su suolo e dimensione europea.

Anche l’indirizzo suolo.europa@gmail.com rimarrà attivo e servirà principalmente per ricevere le informazioni sulle azioni internazionali di cui il Forum SIP fa ufficialmente parte.

La nostra speranza è che un gruppo di giovani, con i loro contributi e con i loro metodi di comunicazione, si attivi per continuare lo studio e approfondimento della tematica suolo/territorio/paesaggio in relazione all’Unione europea.

Ringraziamo tutti coloro che in questi anni hanno contribuito a dar vita a questo Bollettino / Newsletter. Discretamente, con continuità, regolarità e costanza hanno permesso di arrivare a 1200 articoli, a quasi 27500 visualizzazioni e circa 14650 visitatori del sito internet. Si tratta di un capitale di conoscenze ancora utile e che potrà ulteriormente essere sfruttato da chi intenda approfondire le tematiche presentate in questi quasi sette anni.  Nei prossimi mesi l’elenco degli articoli sarà compilato e inviato a tutti gli iscritti a questa lista di distribuzione in modo da permetterne una più facile e rapida consultazione.

Un ultimo grazie  va a tutti coloro che ci hanno seguito, letto, commentato e criticato: i loro contributi hanno permesso di tenere aggiornata una fruttuosa attività di comunicazione.

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L’utopia può diventare realtà? 

La guerra in Ucraina, oltre allo scempio e alle atrocità, ha prodotto un’ulteriore riflessione sulla necessità per l’UE di raggiungere l’autonomia energetica. Nel Bollettino precedente abbiamo illustrato l’iniziativa REPowerEU lanciata in tutta fretta dalla Commissione europea. Ma cosa diceva – già nel settembre 2019 – a tale proposito il Rapporto Green New Deal for Europe?

“Il Green New Deal per l’Europa sostituirà tutte le infrastrutture per i combustibili fossili, assicurando allo stesso tempo che i lavoratori il cui sostentamento dipende dalle industrie dei combustibili fossili possano godere in futuro di uno standard di vita ancora più alto di quello attuale. Questo non significa bandire immediatamente tutti i combustibili fossili. Significa riorganizzare la nostra economia intorno alle tecnologie sostenibili e all’energia verde in modo che i combustibili fossili diventino inutili. L’unica eccezione è il fracking, che proponiamo di vietare immediatamente. Il fracking rilascia una quantità significativa di metano nell’atmosfera e ha dimostrato di essere altamente dannoso per l’ambiente.”

“Il GNDE farà una transizione dell’Europa verso il 100% di energia rinnovabile. Al fine di garantire che questa transizione non danneggi le regioni che dipendono fortemente dal nucleare per fornire sia posti di lavoro che energia a basso costo, il GNDE fornisce forti incentivi alle autorità nazionali e regionali per avviare progetti verdi che possano garantire la transizione e che i posti di lavoro nel nucleare siano sostituiti, uno per uno, da posti di lavoro verdi. Il GNDE quindi non vieta l’energia nucleare in Europa, ma piuttosto pone le basi per la sua obsolescenza”.

Ci vuole un atroce conflitto e forti tragedie umane per far diventare “logiche” idee che sono state bollate all’inizio come “utopiche”.

https://gnde.diem25.org/faq

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Un altro passo indietro rispetto al Green Deal

Che scandalo!

Parlando di fronte ai ministri dell’agricoltura dell’UE, la Commissaria europea alla sicurezza alimentare Stella Kyriakides ha informato che il progetto di direttiva per la riduzione del 50% dei pesticidi “non è ancora deciso quando sarà presentato”. In questo modo si congela di fatto il piano per dimezzare l’uso di pesticidi entro il 2030 previsto dal Green Deal. Naturalmente anche questo viene giustificato con la guerra in Ucraina e l’instabilità geopolitica.

Ora, vi è unanimità nell’affermare che “I pesticidi sono dannosi alla salute e all’ambiente” e che dobbiamo sempre più provvedere a decontaminazione di terre e acque. Logica vorrebbe che l’eliminazione di qualcosa che fa male non si possa “rimandare”, visto che mette in gioco le speranze di futuro delle prossime generazioni.

Cosa vi avrebbe detto allora un “predicatore nel deserto” come potremmo essere noi?

“La guerra in Ucraina ci ha sbattuto in faccia le contraddizioni che non abbiamo voluto mai vedere. Già la pandemia di Covid19 avrebbe dovuto insegnarci che un mondo globalizzato consuma più di quanto la natura riesce a proteggere e ricostruire.  Si devono allora realizzare nuove politiche che ci liberino dai vincoli in cui ci ha costretto la liberalizzazione globale e selvaggia. Invece, come per l’energia – in cui si rilanciano il carbone e il nucleare – anche per l’agricoltura si rilanciano la chimica e la produzione intensiva. Si rimettono in discussione tutti i (già timidi) tentativi che dovevano, almeno in teoria, permetterci di arrivare ad una transizione verde. In altre parole, invece di guardare avanti si continua a guardare indietro.

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Da agricoltore a agricoltori

Rob Faux, un giovane agricoltore dell’Iowa, offre una risposta indiretta alle parole della Commissaria Kyriakides, menzionate nel precedente articolo. Riportiamo qui parte di un suo articolo in cui, in qualità di agricoltore, chiede un cambiamento di comportamento ai suoi colleghi agricoltori.

“Pratiche che sostengono suoli più sani.

     La ricerca e generazioni di esperienza agricola ci dicono che più persistiamo nell’uso di una pratica che danneggia il suolo, più danni causiamo. Questo effetto cumulativo si applica alla lavorazione del terreno, all’uso di pesticidi e alla monocoltura. Sfortunatamente, questo è esattamente ciò che l’agricoltura corporativa sta propugnando – ed è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno se vogliamo mantenere i suoli sani per le generazioni future.

     Uno degli aggiustamenti più semplici che possiamo attuare per affrontare i problemi del suolo sarebbe quello di allungare la rotazione delle colture. In Iowa, dove vivo, molti agricoltori coltivano il mais nello stesso campo anno dopo anno. Altri alternano mais e soia. Una minoranza avrà tre, quattro e cinque rotazioni di colture. Semplicemente convincere la maggioranza dei coltivatori di colture a file ad aggiungere colture alla rotazione sarebbe un buon primo passo.

     Il suolo è più sano quando ha radici nel terreno. Gli agricoltori devono essere più disposti a trovare il modo di includere le colture di copertura nelle loro rotazioni per fornire la copertura del suolo. Anche il semplice atto di seminare i bordi del campo con erbe perenni o mettere strisce di impollinazione in aree di terreno che rendono poco può aiutare. L’aggiunta di campi di fieno o di erba medica in una rotazione può interrompere il ciclo di lavorazione del terreno per alcuni anni e aiutare il suolo a ricostruirsi. Nessuna di queste cose è terribilmente difficile – sono già state tutte praticate prima.

     I coltivatori di verdure hanno ancora più opportunità perché al suolo piace avere una popolazione diversificata di radici nel terreno. Le colture intercalari e l’aggiunta di piante per attirare gli impollinatori sono alcuni dei passi più semplici che un’azienda di qualsiasi dimensione potrebbe attuare. Una fattoria che mantiene alcune aree selvatiche incoraggia gli impollinatori e la fauna selvatica benefica, il che può effettivamente migliorare le rese. L’aggiunta di animali nella rotazione affronta la potenziale perdita di fertilità e incoraggia il ripristino della biologia del suolo.

     Sfortunatamente, gli agricoltori possono essere disposti ad ammettere che queste pratiche potrebbero essere una buona idea, ma non sono disposti a combattere una battaglia contro le politiche pubbliche che favoriscono l’agribusiness e le aziende agricole. L’agricoltura è un lavoro difficile, spesso c’è poca energia per combattere lo statu quo.

Vale la pena sforzarsi.

     Non pretendo che il processo di adattamento per sostenere la salute del suolo sia facile. Ma le nostre azioni stanno affermando che la salute del suolo non è necessaria. 

È importante sforzarsi ai creare paesaggi di coltivazione più diversificati che includano aree selvatiche e piante perenni. Dobbiamo ridurre l’uso di prodotti chimici in agricoltura e non possiamo permetterci di essere bloccati in un sistema che impegna grandi campi in una sola coltura. Dobbiamo reintegrare gli animali nelle nostre fattorie invece di costringerli in recinti ad alta densità.

     Occorre uno sforzo maggiore da parte nostra, motivato dall’aver finora mal difeso i nostri suoli. Vogliamo alti rendimenti ma non abbiamo l’energia per lottare contro la cultura creata dall’agricoltura corporativa e le politiche che l’hanno messa in atto.

Ci affidiamo al dissodamento meccanico e ai prodotti chimici perché ci danno guadagni a breve termine con minore sforzo.  Ma ignoriamo i costi a lungo termine.

     Il terreno su cui camminiamo vale bene lo sforzo che richiederà per riportarlo in salute. Allora sforziamoci a farlo.

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Il Bollettino del Gruppo Suolo Europa     

Con lo scioglimento del Gruppo Suolo Europa si va gradualmente verso la fine della pubblicazione del Bollettino / Newsletter mensile. Si è trattato di un utile strumento di comunicazione che negli anni ha acquisito una sua visibilità e un numero fedele di lettori. Le statistiche forniscono dati interessanti: in media, ogni mese, vi sono tra i 300 e i 400 visitatori del sito del Gruppo Suolo Europa con circa il doppio di visualizzazioni (in concomitanza con le pubblicazioni). Inoltre circa i due terzi dei visitatori sono non italiani. I più “affezionati” sono i lettori degli Stati Uniti seguiti da quelli di Germania, Belgio, ma anche Singapore, Canada, … . Sono dati che sottolineano il positivo impatto del Bollettino a livello sia italiano che internazionale.

Ma allora perché fermarci?

Nel 2015, quando abbiamo iniziato, in Italia e in EU le pubblicazioni riguardanti il suolo erano poche e quasi tutte specialistiche. Erano quasi inesistenti quelle che si occupavano della dimensione europea del suolo / territorio / paesaggio. Oggi c’è una cacofonia di pubblicazioni e siti web che ne parlano, e quasi tutte riportano le stesse informazioni su dati, decisioni, politiche europee. Praticamente, non passa settimana senza un dibattito, una discussione, un documento che illustri cosa bolle in pentola sul suolo a livello europeo. Forse servirebbe di più una specie di rassegna stampa che non il nostro Bollettino.

Ma un altro motivo ci spinge a fermarci: il nostro Bollettino/Newsletter è nato per far comprendere l’importanza del suolo e sensibilizzare un pubblico di “non iniziati”. Crediamo di non essere riusciti nell’intento: i nostri articoli sono considerati sempre interessanti ma adatti ad un pubblico già sensibilizzato che si “conforta” nel leggerli. Soprattutto ci delude di non essere riusciti ad “agganciare” o quantomeno incuriosire le generazioni più giovani che usano altri modi per comunicare, basati su mezzi che stimolano più l’azioni che non l’analisi o la lettura.

In altre parole ci siamo resi conto che il nostro approccio è obsoleto.

Pertanto preferiamo fermarci qui, accogliendo le manifestazioni di empatia, di simpatia e di apprezzamento del nostro operato come un invito a cambiare.

Ognuno dei redattori del Bollettino continuerà ad operare per il suolo.

Il nostro passo indietro vuole permettere alle nuove generazioni di assumersi direttamente la responsabilità della protezione del suolo, in accordo con le loro proprie modalità e comportamenti.

Naturalmente, se ce lo chiederanno, non mancherà la nostra disponibilità ad affiancarli.

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Convenzione internazionale per l’eliminazione dell’industria bellica

Torniamo sul rapporto Green New Deal for Europe la cui seconda edizione è stata redatta nel dicembre del 2019. Ricordiamo che il documento di oltre 90 pagine è scaricabile direttamente in versione PDF. Aggiungiamo qui che è disponibile la lista delle 85 azioni politiche che il documento raccomanda di mettere in pratica e attiriamo l’attenzione sulla numero 52: “Negoziare una nuova Convenzione internazionale per l’eliminazione dell’industria bellica per consentire ai paesi di tutto il mondo di investire nella lotta contro i danni climatici.”

Cosa si intende con questo obiettivo?

“Infine, i maggiori consumatori di petrolio nel mondo sono le organizzazioni militari attraverso i veicoli da guerra di aria, terra e mare. L’UE deve utilizzare il Metodo Aperto di Coordinamento con gli Stati membri per bloccare tutti i movimenti di equipaggiamento militare non necessari. L’UE deve anche essere assertiva nella sua Politica Comune Estera e di Sicurezza per la prevenzione di guerre e di condizioni che provocano la guerra, negoziando una nuova Convenzione Internazionale per l’Eliminazione dell’Industria Bellica. Ciò mirerà a ridurre i budget militari del governo al fine di finanziare la lotta dell’umanità contro i danni climatici.”

Utopia? No, al contrario è quanto di più necessario per lo stesso futuro dell’Unione Europea.

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REPowerEU

REPowerEU è il piano europeo per interrompere la dipendenza dell’UE dal gas russo, e per trovare la libertà nelle sue scelte energetiche. Il piano è stato annunciato con parole dure a causa della guerra in Ucraina. L’obiettivo principale dovrebbe essere quello di proteggere coloro che fanno fatica a pagare le bollette energetiche, le famiglie e le imprese più esposte.

In che cosa consiste? Ecco come lo ha presentato il Vice presidente esecutivo della Commissione Frans Timmermans:

REPowerEU “Si basa su due approcci:

Primo: diversificheremo l’offerta e introdurremo più gas rinnovabili.

    Con più importazioni di GNL e gasdotti, possiamo rimpiazzare 60 miliardi di metri cubi di gas russo entro i prossimi 12 mesi. Raddoppiando la produzione sostenibile di biometano possiamo sostituire altri 18 miliardi di metri cubi, utilizzando la politica agricola comune per aiutare gli agricoltori a diventare produttori di energia. Possiamo anche aumentare la produzione e l’importazione di idrogeno rinnovabile. Un acceleratore di idrogeno svilupperà un’infrastruttura integrata e offrirà a tutti gli Stati membri l’accesso a idrogeno rinnovabile a prezzi accessibili. 20 milioni di tonnellate di idrogeno possono sostituire 50 miliardi di metri cubi di gas russo. Inizieremo anche a sostituire il gas naturale con gas rinnovabili.”

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Il Rapporto del GIEC / IPCC

Il 27 febbraio 2022 è stato pubblicato il rapporto del Gruppo Intergovernamentale di Esperti sull’Evoluzione del Clima – GIEC (Intergovernmental Panel on Climate Change – IPCC) dal titolo Cambiamento Climatico 2022: Impatti, Adattamento e Vulnerabilità. Il testo è estremamente chiaro e la sua conclusione inequivocabile: non si può più né rimandare gli interventi necessari, né optare per misure interlocutorie.

“Questo rapporto riconosce l’interdipendenza di clima, ecosistemi e biodiversità e le società umane. Integra le conoscenze in modo più forte attraverso le scienze naturali, ecologiche, sociali ed economiche rispetto alle precedenti valutazioni IPCC. La valutazione degli impatti e dei rischi del cambiamento climatico, nonché l’adattamento, è contrapposta a tendenze globali non climatiche che si sviluppano contemporaneamente come ad esempio la perdita di biodiversità, il generale consumo insostenibile delle risorse naturali, il degrado del suolo e degli ecosistemi, la rapida urbanizzazione, i cambiamenti demografici umani, le disuguaglianze sociali ed economiche e una pandemia.”

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