Ricerca e Innovazione per l’obiettivo Zero Fame nel Mondo

La Prof.sa Roberta Sonnino dell’Università di Cardiff, su nostra richiesta, ci ha gentilmente inviato una sintesi del suo intervento del 16 ottobre al convegno tenutosi al Parlamento Europeo: “Zero Fame nel Mondo entro il 2030 è possibile”. Alleghiamo le relative diapositive che hanno accompagnato la presentazione.

“Iniziative globali come gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) e gli impegni climatici della Conferenza sul Clima di Parigi (COP21) ci forniscono obiettivi chiari per la creazione di sistemi alimentari più sostenibili che offrano diete sane per tutti. Ci sono stati dei progressi nel raggiungimento di questi obiettivi in un passato non troppo lontano. Tra il 1990 e il 2015, la percentuale totale di persone affamate sul pianeta si è ridotta di circa la metà, specialmente nelle aree in cui i governi hanno attuato politiche basate sulla riduzione della povertà, sulla sicurezza alimentare e sulla crescita inclusiva (ad esempio, il Brasile).

Negli ultimi tre anni, tuttavia, questa tendenza positiva si è interrotta. Le cifre ufficiali della FAO ci dicono che la fame è di nuovo in aumento, a causa di una combinazione nociva di guerre, espansione urbana incontrollata, maggiore incidenza di siccità e inondazioni e scarsità di risorse (incluso il suolo). C’è una richiesta urgente di riformulare il problema della fame che emerge da questo quadro desolante e, ovviamente, una richiesta per l’identificazione di nuove soluzioni a questa crisi in corso. Continua a leggere “Ricerca e Innovazione per l’obiettivo Zero Fame nel Mondo”

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Un esempio di controllo democratico – Francia

L’accaparramento delle terre è un fenomeno mondiale. Difficile che vi si possa far fronte battendovisi individualmente. Necessitano leggi e disposizioni specifiche, cui va aggiunto un controllo partecipato sul territorio che solo la popolazione di quell’area può fare efficacemente. Illustriamo qui il caso della SAFER Auvergne-Rhône-Alpes che ha volutamente installato una struttura di controllo democratico nel proprio territorio.

Già in un precedente Bollettino avevamo introdotto alcune esperienze di altri Stati Membri per la protezione e il mantenimento delle superfici agricole. Per la Francia avevamo menzionato le SAFER (Société d’Aménagement Foncier et d’Etablissement Rural) che esistono dal 1962. Esse sono uno strumento pubblico per il mantenimento alle attività agricole e forestali delle superfici agricole. Via via hanno acquisito sempre più mansioni e oggi si occupano anche di servizi alle collettività territoriali, delle decisioni su grandi infrastrutture, e della protezione dell’ambiente (risorse naturali, protezione del paesaggio, …). Continua a leggere “Un esempio di controllo democratico – Francia”

13 dicembre riunione annuale a Katowice (Polonia)

Eccoci: come annunciato l’Iniziativa terrà la sua riunione annuale il prossimo 13 dicembre all’Università di Slesia a Katowice in concomitanza con la 24^ Conferenza sul Clima (COP24: 3-14 dicembre). Questa è la seconda “giornata” dell’Iniziativa, dopo quella di Bonn del novembre del 2017. La giornata prevede due sezioni: al mattino e nel primo pomeriggiosi svolgerà la sessione plenaria con la presentazione di esperienze di terreno (Terzo Forum dei Partners); a fine pomeriggio, la quarta assemblea generale del Consorzio (solo per i membri ufficialmente riconosciuti). In parallelo vi sarà una sessione di posters.

L’Iniziativa sarà preceduta dalla riunione del Comitato Tecnico Scientifico (11 e 12 dicembre). Continua a leggere “13 dicembre riunione annuale a Katowice (Polonia)”

Agricoltura e allevamento industriale renderanno impossibili diversi obiettivi dello sviluppo sostenibile

Siamo di fronte ad un consumo di prodotti alimentari e di allevamento che inducono una situazione insostenibile. Una precisa analisi di come il nostro consumo di carni e prodotti lattieri influenzino gli obiettivi dello sviluppo sostenibili (SDGs) è stata presentata dal Dr. Peter Stevenson in un convegno a Bruxelles. Su nostra richiesta il Dr Stevenson ha accettato di sintetizzare i punti salienti del suo intervento che dimostrano in modo inequivocabile l’insostenibilità dell’attuale agricoltura e allevamento industriali. La presentazione integrale in formato PowerPoint è disponibile nel sito del CIWF (Compassion in world framing) di cui il Dr. Stevenson è il consulente responsabile per la politica.

“Il secondo degli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile (SDG2) invoca il raddoppio della produttività e dei redditi dei piccoli produttori agricoli. Al contrario l’agricoltura e l’allevamento industriale mettono fuori competizione proprio i piccoli agricoltori e allevatori minando i loro mezzi di sostentamento. Ciò è stato sottolineato dal Direttore Generale della FAO nel suo intervento al Global Forum su Alimentazione e Agricoltura di quest’anno: Continua a leggere “Agricoltura e allevamento industriale renderanno impossibili diversi obiettivi dello sviluppo sostenibile”

… quando si vuole si può !

A proposito di pensieri tradotti in azioni, riportiamo qui due iniziative che hanno indirettamente a che fare col suolo, ma che consideriamo altamente qualificanti.

La prima riguarda la Svezia, la seconda un supermercato ad Amsterdam.

Svezia: “Trasformare il nostro mondo” è l’agenda per lo sviluppo sostenibile dell’ONU da raggiungere entro il 2030. Oltre all’Obiettivo di Zero consumo di suolo fertile vi sono elencati i 169 traguardi per i 17 obiettivi denominati Sustainable Development Goals (Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile). Uno di loro prevede lo sviluppo di energie sufficienti per una nazione in autonomia e senza emissione di CO2. Ebbene la Svezia raggiungerà tale traguardo il prossimo dicembre 2018 con 12 anni di anticipo, in particolare ha investito sull’eolico arrivando a una capacità di produzione di 18 terawatt-ora all’anno.

Con la raggiunta autonomia energetica la Svezia ottiene due vantaggi: Continua a leggere “… quando si vuole si può !”

Agricology

Esiste un’evidente convergenza sulla necessità di passare dall’agricoltura industriale basata sulla chimica e sulla meccanizzazione ad un’agricoltura più ecologica basata su ritmi e capacità resilienti della natura. A partire dalla FAO alle varie organizzazioni agricole nazionali e internazionali, ci si pongono le domande su come produrre cibo proteggendo allo stesso tempo l’ambiente. Si parte dalla necessità di riconsiderare il suolo come il substrato da difendere e rigenerare. Per questo si parla sempre più di coltivare il suolo per difenderlo e ridargli fertilità.

L’Iniziativa 4×1000 è uno degli strumenti che dovrebbe permettere il concretizzarsi di questa convergenza. La sua piattaforma rilancia la possibilità di raccogliere le informazioni, le pubblicazioni, le esperienze e le idee di coloro che agiscono in tale senso. Non è però la sola, da poco più di un decennio una comunità di agricoltori e alcuni ricercatori hanno cominciato a collaborare creando “Agricology“. Sono partiti dalla necessità di ripensare il modo di coltivare per ovviare alla diminuzione della fertilità del suolo, il controllo delle infestanti e l’aumento del costo degli input. Obiettivo: condividere le conoscenze per creare sistemi agricoli più efficienti, resilienti e redditizi. Si tratta di un’agricoltura sostenibile che usi delle pratiche tecniche agroecologiche come la ridotta lavorazione del terreno, le colture di copertura e il reintegro del bestiame.

Crediamo sia di particolare interesse per i nostri lettori la pubblicazione in 12 parti di “Conosci i tuoi suoli” (Know your soils) che risulta un accompagnamento dell’agricoltore a “guardare” il suolo con occhi diversi per riconsiderarne uso e valorizzazione.

Cipro – naturally crossed plants

Una interessante notizia ci proviene dai ricercatori in Cipro (Cyprus Agricultural Research Institute). Essi vogliono studiare come in Europa si possa ottenere una più grande biodiversità di colture aumentando la loro produzione quantitativa, ma anche quella qualitativa nonché la loro resilienza e gusto.

In un campo sperimentale di 11 ha, essi stanno coltivando più di 20 varietà di piante differenti tra cui il mais. I ricercatori ciprioti, nel quadro di un progetto europeo, stanno verificando una tecnologia di coltivazione sperimentale per identificare le piante più adatte al caldo torrido di Cipro e alla mancanza di acqua.

Ogni pianta di mais studiata è geneticamente diversa dall’altra e si fa molta attenzione a ciò che accade a livello delle radici. Si esamina così sia i parametri quantitativi che qualitativi. I primi aiutano a stabilire la resa delle piante e la stabilità di tale resa che sono i dati più difficili da valutare, in quanto fortemente influenzati dall’ambiente circostante. Invece i parametri qualitativi riguardano principalmente il contenuto di nutrienti e la biomassa fogliare. Continua a leggere “Cipro – naturally crossed plants”

Iniziativa 4 per 1000: La piattaforma collaborativa è stata attivata

Annunciata nelle sue grandi linee all’Assemblea Generale dell’Iniziativa a Bonn lo scorso novembre, la Piattaforma Collaborativa è stata attivata. Riservata ai Membri registrati, servirà a lanciare, sviluppare e dibattere specifici argomenti e progetti. Elaborata in tre lingue permette interazioni indipendentemente dalle dislocazioni geografiche o tematiche.

La Piattaforma è accessibile al seguente sito: https://hub.4p1000.org/, ma si necessita di una password di accesso. Inizialmente si devono introdurre i dati sia personali che di interesse tematico che sono raggruppati per ora in una decina di categorie. Si ha comunque accesso a tutti I gruppi di lavoro che via via si formeranno, anche se si può limitare la partecipazione ai dibattiti e ai progetti specifici che uno seleziona. I vari gruppi offrono varie opportunità per lavorare assieme. Agiscono principalmente come Forum di dibattito, come depositi di documentazione per materiale di riferimento, per spazio di collaborazione per articoli o illustrazione di esperienze e per la messa in comune di eventi, iniziative, informazioni relative alla tematica del gruppo stesso.

Naturalmente è un esercizio on-going che si svilupperà in funzione della partecipazione e dell’uso che i vari partecipanti ne vorranno fare. Gli inizi saranno comunque “lenti” per la novità dello strumento e per la lontananza dei membri che, ricordiamolo, hanno culture e modi di partecipare/discutere differenti. Specie in questa prima fase, il ruolo di “animatore” dovrebbe essere affidato a qualcuno che già usa regolarmente questi metodi di discussione a distanza.