indignamoci

Biodinamica

Il Voudou è una vera religione considerata da molti pura stregoneria. A noi è capitato di partecipare a dei rituali Voudou in Haiti. Nella fattispecie abbiamo potuto assistere, come ospiti “privilegiati”, ad una cerimonia propiziatoria per il periodo dei raccolti. In uno dei momenti di pausa, abbiamo chiesto al “prete” la ragione della – per noi strana – danza che effettuava davanti a un pentolino sul fuoco. Risposta: “Non è una danza, sono dei passi e contandoli calcolo il tempo necessario all’olio per bollire”. Niente di più razionale.

Una volta, in Tailandia, attirati da “mugolii” provenienti da una Pagoda, ci siamo avvicinati ad una delle porte aperte per ascoltare e capire. Dei monaci buddisti in preghiera stavano cantando. Le nostre orecchie percepivamo solo degli “ohmmm” ma tutto il corpo – soprattutto a livello epidermico – era percorso da vibrazioni. Simile esperienza l’avevamo  già sperimentata nel silenzio di una chiesa di uno sperduto convento toscano davanti ad un coro gregoriano di frati francescani.

In Algeria, in pieno periodo di Ramadan, parlando con amici mussulmani ci siamo riferiti al Muezzin che cantava la mattina presto e poi atre 5 volte nella giornata. Cordialmente ci hanno fatto notare che il Muezzin dall’alto della torre della moschea non canta ma prega.

Ancora: avete mai osservato i quadri di pittori cinesi del 1600 – 1900? Siete riusciti a percepire la dimensione Vuoto / Pieno in cui l’artista raggiunge il massimo della sua espressione e la sua opera è paragonabile a quella del Creatore? Difficile comprendere. Le immagini che riportano allo Yin /Yang o alla Montagna / Acqua, accompagnate da poemi scritti in calligrafia cinese … sono simboliche e chiare solo a chi è di cultura cinese.

La premessa qui sopra ci permette di fare riferimento all'”indignazione” esternata da alcuni scienziati e ricercatori in merito alla presenza della “biodinamica” nella legge italiana sull’ agricoltura biologica, appena approvata in Senato.

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Forum SIP

Da agricoltore a agricoltori

Rob Faux, un giovane agricoltore dell’Iowa, offre una risposta indiretta alle parole della Commissaria Kyriakides, menzionate nel precedente articolo. Riportiamo qui parte di un suo articolo in cui, in qualità di agricoltore, chiede un cambiamento di comportamento ai suoi colleghi agricoltori.

“Pratiche che sostengono suoli più sani.

     La ricerca e generazioni di esperienza agricola ci dicono che più persistiamo nell’uso di una pratica che danneggia il suolo, più danni causiamo. Questo effetto cumulativo si applica alla lavorazione del terreno, all’uso di pesticidi e alla monocoltura. Sfortunatamente, questo è esattamente ciò che l’agricoltura corporativa sta propugnando – ed è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno se vogliamo mantenere i suoli sani per le generazioni future.

     Uno degli aggiustamenti più semplici che possiamo attuare per affrontare i problemi del suolo sarebbe quello di allungare la rotazione delle colture. In Iowa, dove vivo, molti agricoltori coltivano il mais nello stesso campo anno dopo anno. Altri alternano mais e soia. Una minoranza avrà tre, quattro e cinque rotazioni di colture. Semplicemente convincere la maggioranza dei coltivatori di colture a file ad aggiungere colture alla rotazione sarebbe un buon primo passo.

     Il suolo è più sano quando ha radici nel terreno. Gli agricoltori devono essere più disposti a trovare il modo di includere le colture di copertura nelle loro rotazioni per fornire la copertura del suolo. Anche il semplice atto di seminare i bordi del campo con erbe perenni o mettere strisce di impollinazione in aree di terreno che rendono poco può aiutare. L’aggiunta di campi di fieno o di erba medica in una rotazione può interrompere il ciclo di lavorazione del terreno per alcuni anni e aiutare il suolo a ricostruirsi. Nessuna di queste cose è terribilmente difficile – sono già state tutte praticate prima.

     I coltivatori di verdure hanno ancora più opportunità perché al suolo piace avere una popolazione diversificata di radici nel terreno. Le colture intercalari e l’aggiunta di piante per attirare gli impollinatori sono alcuni dei passi più semplici che un’azienda di qualsiasi dimensione potrebbe attuare. Una fattoria che mantiene alcune aree selvatiche incoraggia gli impollinatori e la fauna selvatica benefica, il che può effettivamente migliorare le rese. L’aggiunta di animali nella rotazione affronta la potenziale perdita di fertilità e incoraggia il ripristino della biologia del suolo.

     Sfortunatamente, gli agricoltori possono essere disposti ad ammettere che queste pratiche potrebbero essere una buona idea, ma non sono disposti a combattere una battaglia contro le politiche pubbliche che favoriscono l’agribusiness e le aziende agricole. L’agricoltura è un lavoro difficile, spesso c’è poca energia per combattere lo statu quo.

Vale la pena sforzarsi.

     Non pretendo che il processo di adattamento per sostenere la salute del suolo sia facile. Ma le nostre azioni stanno affermando che la salute del suolo non è necessaria. 

È importante sforzarsi ai creare paesaggi di coltivazione più diversificati che includano aree selvatiche e piante perenni. Dobbiamo ridurre l’uso di prodotti chimici in agricoltura e non possiamo permetterci di essere bloccati in un sistema che impegna grandi campi in una sola coltura. Dobbiamo reintegrare gli animali nelle nostre fattorie invece di costringerli in recinti ad alta densità.

     Occorre uno sforzo maggiore da parte nostra, motivato dall’aver finora mal difeso i nostri suoli. Vogliamo alti rendimenti ma non abbiamo l’energia per lottare contro la cultura creata dall’agricoltura corporativa e le politiche che l’hanno messa in atto.

Ci affidiamo al dissodamento meccanico e ai prodotti chimici perché ci danno guadagni a breve termine con minore sforzo.  Ma ignoriamo i costi a lungo termine.

     Il terreno su cui camminiamo vale bene lo sforzo che richiederà per riportarlo in salute. Allora sforziamoci a farlo.

istituzioni europee

Azioni Concrete per il suolo da 68 Nazioni! … e l’Italia?

Il 28 gennaio 2022, 68 ministri dell’agricoltura di tutto il mondo hanno partecipato al Forum globale per l’alimentazione e l’agricoltura (Global Forum for Food and Agriculture) – conferenza internazionale che si tiene ogni anno a Berlino per discutere di questioni di politica agroalimentare. Il tema di quest’anno era “Uso sostenibile del suolo: la sicurezza alimentare inizia dal suolo”. Ne è scaturito un Comunicato congiunto che suona come “musica nota” per coloro che da anni si battono per la salvaguardia del suolo.

Riportiamo alcune righe di presentazione:

“Accettando di attenersi ai contenuti del comunicato – che è il primo nel suo genere – i ministri hanno fissato con successo obiettivi ambiziosi e hanno dimostrato volontà a intensificare gli sforzi per arginare il degrado del suolo. Alcuni dei punti chiave recitano:

  • I suoli devono essere protetti;
  • Occorre progredire con la mitigazione del cambiamento climatico e l’adattamento climatico;
  • La biodiversità del suolo è vitale per suoli sani. Poiché le risorse fondiarie globali sono limitate, devono essere gestite in modo sostenibile;
  • Dovrebbe essere garantito un accesso equo (basato sui diritti) ai terreni agricoli;
  • Investimenti, ricerca, innovazione e digitalizzazione possono svolgere un ruolo significativo nel rendere più sostenibile l’uso dei suoli;
  • Occorre sostenere sistemi alimentari resilienti e sostenibili.”

Se 68 Ministri dell’Agricoltura hanno raggiunto questo alto livello di consenso per proteggere e utilizzare i suoli in modo sostenibile, possiamo sperare che seguiranno vere azioni per concretizzare questi principi così ben illustrati. Purtroppo la totale assenza dell’Italia all’interno di questo “quadro” positivo emerge come nota negativa.

non siamo soli!

L’agricoltura del carbonio una questione prioritaria per l’UE

Siamo nel bel mezzo della Presidenza francese dell’Unione Europea. Semestre non semplice, oltre che per la pandemia anche per i venti di guerra per la situazione in Ucraina. Poche persone perciò seguono gli sforzi del ministro francese dell’agricoltura e la sua azione per creare delle norme per la cattura del carbonio nei suoli.

Secondo il ministro, l’UE non può delegare ad altri la propria sovranità alimentare; ma, oltre a “nutrire”, l’agricoltura nell’Unione deve agire per una transizione agroecologica. Ciò implica delle norme reciproche che assicurino un adeguamento delle differenti politiche agricole. Tali norme standard europee permetterebbero la produzione e il commercio dei prodotti agricoli a livello internazionale per salvaguardare le dimensioni sia ambientale che sociale. Importare prodotti agroalimentari la cui produzione non corrisponde agli standard europei sarebbe “una sciocchezza in termini di sovranità e ambiente”.

Inoltre, l’agricoltura europea deve essere orientata a trattenere e aumentare il carbonio nei suoli onde ridurre l’impatto del cambiamento climatico. Gli agricoltori europei assumono allora un nuovo ruolo come “soldati del clima” e vanno accompagnati in modo da riconciliare “la creazione del valore ambientale con la creazione del valore economico”.

Fin qui … “parole sante”, che sintetizzano il dibattito informale tra i 27 ministri europei dell’agricoltura che si è tenuto a Strasburgo il 7 e 8 febbraio. Le proposte del ministro sono state considerate positivamente all’unanimità ed il Commissario europeo all’agricoltura ha riconosciuto: “È raro che una proposta della Commissione ed una della Presidenza ricevano tale forte sostegno da tutti gli Stati Membri”.  Ma la riunione ha messo anche in luce questioni tecniche delicate ancora da risolvere.

Purtroppo le proposte del ministro francese si scontrano con la cacofonia delle diverse posizioni degli Stati membri dell’UE. Solo alla fine dell’anno, con la proposta che verrà presentata dalla Commissione, si potrà verificare se le parole saranno state tradotte in azioni concretizzabili.

Infatti, l’esperienza dimostra che alle posizioni unanimi dei 27 partner, seguono poi sempre vie discordi e contraddittorie. Basti pensare a come si prevede una riconversione della Politica Agricola Comune con, da una parte i ministri tedeschi che chiedono la fine dei versamenti diretti e l’aumento della produzione biologica, mentre dall’altra alcuni Stati membri insistono per il mantenimento di pesticidi come il glifosato. Ironia della sorte, di quest’ultimo gruppo assieme all’Ungheria, all’Olanda, alla Svezia fa parte … la Francia! Non è un caso che il 10 gennaio scorso 5 ONG francesi abbiano denunciato lo Stato francese per “mancanza alle obbligazioni di protezione della biodiversità e per aver rinnovato l’autorizzazione di pesticidi controversi”. Della serie “Fate quello che il prete dice, non quello che il prete fa”.

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L’agricoltura sociale in Italia: un’opportunità innovativa e inclusiva per le terre emarginate, abbandonate e confiscate

Lo sviluppo dell’agricoltura sociale in Italia è un processo ancora in corso e si riferisce ad un settore dinamico e in via di sviluppo basato su obiettivi agricoli e sociali. Partita con le prime esperienze maturate nei primi anni ’70, oggi l’agricoltura sociale può essere considerata come un’innovazione di sviluppo rurale ben affermata in tutte le regioni italiane e sostenuta da un quadro normativo nazionale.

La Legge Nazionale 141/2015 descrive l’agricoltura sociale “come un aspetto della multifunzionalità delle imprese agricole, finalizzato allo sviluppo dei servizi sociali e degli interventi di inserimento socio-sanitario, educativo e socio-lavorativo, al fine di favorire un agevole e corretto accesso ai servizi concessi alle persone, alle famiglie e alle comunità locali in tutto il territorio nazionale, in particolare nelle aree rurali o disagiate”.

All’interno delle misure di sostegno, la Legge 141 ha riconosciuto all’agricoltura sociale un valore aggiunto per l’uso del suolo pubblico e confiscato alla mafia. Queste misure di sostegno derivano dalle numerose esperienze maturate negli ultimi 20 anni nelle aree marginali e nell’entroterra del nostro Paese o insediate in terreni confiscati alle mafie.

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Fatti non parole! (Inghilterra)

Se in Italia il Ministro dell’Agricoltura annunciasse di concerto col Ministro dell’Ambiente (ci piace menzionarlo ancora così) che parte dei fondi del PNRR saranno destinati a ricompensare gli agricoltori che si prenderanno cura della conservazione della fertilità naturale dei suoli, probabilmente penseremmo che la notizia sia falsa.

Ebbene in Inghilterra gli agricoltori saranno pagati per prendersi cura dei terreni inglesi per la prima volta dal prossimo anno! Inoltre:

“La protezione del suolo è stata scelta come primo pagamento di questo tipo dopo le ripetute promesse del governo di dare la priorità ai suoli del Regno Unito, che sono una riserva vitale di carbonio. Alcune delle misure che gli agricoltori dovranno intraprendere in cambio dei pagamenti sarebbero comunque di routine per molti agricoltori, come piantare colture di copertura su suolo nudo durante l’inverno. I terreni nudi sono preda dell’erosione e del deflusso, quindi garantire che i campi siano coperti da un raccolto in grado di restituire sostanze nutritive al suolo è la chiave per la sua conservazione.”

“Gli agricoltori saranno pagati tra £ 20 e £ 58 per ettaro (in Inghilterra) per misure di base per proteggere e coltivare i loro suoli, e quasi tutti gli agricoltori avranno probabilmente diritto a richiedere i pagamenti, che copriranno i terreni arabili per la coltivazione e prati, brughiere e altri terreni.”

“I gruppi ambientalisti hanno criticato le misure come misere e hanno accusato i ministri di non aver rispettato le loro promesse di utilizzare l’uscita del Regno Unito dall’UE per rafforzare le protezioni ambientali e ridurre gli impatti dannosi dell’agricoltura.”

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Rapporto EEB su agricoltura del carbonio per clima, natura e agricoltori

Ricordiamo che l’European Environmental Bureau (EEB) è la più grande rete delle organizzazioni ambientalistiche europee. Il suo rapporto sull’agricoltura del carbonio per il clima, la natura e gli agricoltori, pubblicato il 21 ottobre scorso, affronta la tematica climatica del carbonio organico partendo dall’assunto che “I Suoli sono al cuore delle crisi del clima e della natura”.

A nostro avviso questo documento potrebbe far parte integrante del rapporto GNDE, per completarne gli aspetti ambientali, non sufficientemente coperti. Invitiamo pertanto e l’EBB e gli estensori del GNDE, se ancora non lo avessero fatto, a … parlarsi e incontrarsi, per poi contattare insieme l’Iniziativa 4per1000.

Riportiamo qui alcuni punti della sintesi del rapporto dell’EEB che riteniamo significativi, ma invitiamo a leggere l’intero rapporto, almeno la versione riservata alle decisioni consigliate alla politica.

“”La nuova attenzione al carbonio nel suolo nell’UE attraverso l’iniziativa “agricoltura del carbonio” offre opportunità per guidare una nuova agenda positiva per i suoli, con benefici per il clima, ma anche per la biodiversità, la redditività delle aziende agricole e la resilienza, a condizione che la politica e le normative adeguate siano in atto. Ciò richiederà innanzitutto di chiarire il significato e la portata dell’agricoltura del carbonio. L’EEB definisce l’agricoltura del carbonio come l’insieme di pratiche di gestione del territorio che riducono le emissioni di gas serra e aumentano il sequestro e lo stoccaggio del carbonio nel suolo e nella vegetazione. Pur apportando benefici alla biodiversità, all’acqua e ai mezzi di sussistenza degli agricoltori, l’agricoltura del carbonio deve adottare un approccio olistico teso verso suoli sani ed ecosistemi sani, fondato nel quadro di “soluzioni basate sulla natura”.

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Farming Simulator – Francia

Una “singolare” iniziativa è stata lanciata dal Ministero dell’Agricoltura francese: un torneo virtuale per attirare e far interessare i giovani al mondo agricolo. Secondo il Ministero, con un allevatore su due che dovrebbe andare in pensione nel prossimo decennio, il torneo è destinato a “ispirare i giocatori a conoscere l’agricoltura e il commercio alimentare“.

Il Ministero lancia quindi una grande competizione di e-sport aperta a tutti: “Farming Simulator: the Tournament”.

Si tratta del video-gioco Farming Simulator – sviluppato da un gruppo tecnologico svizzero – sul mondo agricolo che, in sintesi, propone di assumersi il ruolo gestionale di un agricoltore. Il gioco prevede anche premi per tutti i finalisti, oltre ad uno in denaro (non ancora definito) per il vincitore. Il tutto ha avuto inizio il 27 novembre per concludersi il 6 dicembre.