istituzioni europee

Valutazione dell’impatto della politica agricola comune (PAC) sulla gestione sostenibile del suolo

Quando si vuole prendere tempo … si fanno fare studi, ricerche, analisi. Molto dipende a chi si affidano queste azioni. Comunque sia, i risultati finali possono essere interessanti per capire se e come andare avanti. Il rapporto sulla Valutazione dell’impatto della politica agricola comune (PAC) sulla gestione sostenibile del suolo acquisisce, proprio in questa fase della discussione sulla PAC, una importanza particolare sia per la PAC sia per la definizione della nuova strategia europea sul suolo.

Chi ha voluto questo studio? Direttamente la Direzione Generale Agricoltura della Commissione Europea. A chi è stato affidato? Al Gruppo Europeo di Interesse Economico, Alliance Environnement: oltre venti persone ne hanno curato l’analisi e la redazione. Lo studio ha preso in considerazione le varie disposizioni della PAC a partire dal 2014 ed ha effettuato verifiche in aree agricole di dieci Stati membri dell’UE.

In sintesi, a noi sembra che il rapporto abbia una solida base sia scientifica che di raccolta degli elementi di valutazione. Il risultato finale è abbastanza chiaro: gli strumenti della PAC malgrado le potenzialità descritte non hanno sostenuto e salvaguardato la produttività e fertilità dei suoli. Il rapporto finale conta quasi 150 pagine: ne riportiamo qui solo alcune considerazioni conclusive sufficientemente rappresentative.

“Solo poche delle attività necessarie per la protezione del suolo sono applicate a livello dell’UE. Inoltre, le attività chiave, come il traffico controllato, la rotazione diversificata delle colture, la no/ridotta/tardiva lavorazione del suolo e l’applicazione del compost, nonché la limitazione delle dimensioni del terreno non sono in alcun caso imposte dal regolamento UE; vale a dire le aree vulnerabili in termini di qualità del suolo (o suscettibilità all’erosione) non beneficiano di disposizioni specifiche stabilite a livello dell’UE.

Esaminando le decisioni degli Stati membri e delle autorità di gestione di mettere in pratica strumenti e misure che promuovono attività per la gestione sostenibile del suolo, lo studio ha rilevato che alla qualità del suolo è stata attribuita meno importanza rispetto ad altre preoccupazioni ambientali (per esempio biodiversità e acqua, che beneficiano di obiettivi dell’UE legalmente vincolanti e istituzioni o servizi dedicati). Questo livello di priorità attribuito alla questione della qualità del suolo sembra derivare principalmente dal livello di consapevolezza che le autorità nazionali e locali hanno dei rischi per il suolo e delle loro possibili conseguenze.

L’assenza di diminuzione del bilancio azotato di crescita dal 2010 suggerisce che la recente attuazione della PAC non è riuscita a fornire un ulteriore contributo all’effetto che le precedenti politiche avevano sulla riduzione dell’uso di fertilizzanti.

L’impatto delle misure e degli strumenti della PAC sulla compattazione del suolo e la salinizzazione rimane molto limitato, poiché nessuno strumento ha affrontato chiaramente tali questioni.

Guardando tempeste, siccità, incendi e impermeabilizzazione del suolo come altri fattori che possono influire sulla qualità del suolo, si può osservare che tali eventi possono avere un impatto su aree molto estese e possono quindi avere un impatto molto significativo sulla qualità del suolo rispetto all’impatto che ci si può aspettare dalla PAC. È anche importante notare che i suoli degradati e spogli sono più colpiti da tempeste e siccità rispetto ai suoli gestiti in modo sostenibile e che la frequenza di eventi naturali estremi dovrebbe aumentare in futuro: questo suggerisce che le misure e gli strumenti della PAC devono aumentare di scala per contrastare, per quanto possibile, gli effetti di questi eventi.

La necessità di limitare l’erosione, aumentare il contenuto di carbonio nei suoli minerali, proteggere i prati e garantire il mantenimento del loro contenuto di carbonio è affrontata esplicitamente nel quadro della PAC. Tuttavia, le norme stabilite a livello dell’UE non sono molto ambiziose e il contributo della PAC per mitigare tali minacce per il suolo dipende quindi dalle scelte di attuazione prese a livello dei singoli Stati membri o delle regioni.”https://op.europa.eu/it/publication-detail/-/publication/85bd465d-669b-11eb-aeb5-01aa75ed71a1/language-en

Forum SIP

Commissione Europea: Rapporto “Alimentazione per il 2030 – percorsi d’azione”

La Direzione Ricerca della Commissione europea ha redatto un buon rapporto dal titolo “Percorsi d’azione dell’alimentazione per il 2030: la politica di ricerca e innovazione come motore per sistemi alimentari sostenibili, sani e inclusivi“.

Partendo da un’analisi sistemica dell’alimentazione e considerandone le varie implicazioni a livello europeo e mondiale, illustra quanto finora è stato fatto nella ricerca e indica su quali “percorsi” continuare a investire. Il rapporto non è esaustivo, ma esplicativo: riesce a inquadrare la tematica dell’alimentazione in tutta la sua complessità, sintetizzata dalla figura qui in basso.

Dieci i percorsi suggeriti e inquadrati in funzione di Nutrizione, Clima, Circolarità, Innovazione:

Cambiamento dei sistemi e della governabilità

Trasformazione dei sistemi alimentari urbani

Cibo dagli oceani e risorse di acqua dolce

Proteine alternative e cambiamento dietetico

Spreco alimentare ed efficienza delle risorse

Il mondo del microbioma

Alimentazione sana, sostenibile e personalizzata

Sistemi di sicurezza alimentare del futuro

Sistemi alimentari Africa

Sistemi e dati alimentari

Il suolo è ben inserito nel 1° e naturalmente nel 6° percorso. Riportiamo quanto indicato nel primo: “Suolo, pozzo di carbonio: una risorsa non rinnovabile (FAO) sempre più degradata ed erosa. La rigenerazione del suolo e il suo contenuto organico possono essere migliorati in un sistema circolare, attraverso il ritorno controllato di materia organica ai terreni agricoli (SDGs 2, 13 e 15). Il miglioramento della salute del suolo e il ripristino dei suoli degradati rendono la terra più fertile, riducono l’erosione del suolo e catturano le emissioni di gas serra.”

istituzioni europee

Politica Agricola Comune ?

Spesso l’Unione europea è stata criticata per la sua “lentezza decisionale”. Vista fuori dai “confini” è qualcosa d’incomprensibile. Vissuta dall’interno, assomiglia invece alle grandi liti tra membri della stessa famiglia. Si paga l’errore di non aver organizzato l’Unione con regole decisionali capaci di avanzare via via che l’Unione accoglieva nuovi Stati membri.

Questa premessa fa capire cosa sta succedendo per la Politica Agricola Comune (PAC). La “lite in famiglia” vede da una parte i giovani scesi in piazza in questi anni, le associazioni ecologiste, i nuovi parlamentari europei ed anche il Commissario all’Ambiente. Dall’altra, le lobby agricole, i produttori agricoli industriali e il Commissario all’Agricoltura. Ne abbiamo già accennato anche in questo bollettino.

Il risultato dello “scontro” non è indolore. Lo si capisce dalla reazione del mondo ecologista che, con l’approvazione del Green Deal for Europe, aveva immaginato un immediato cambiamento nelle politiche europee, PAC inclusa. La delusione è arrivata il 23 ottobre quando anche il Parlamento europeo ha approvato la nuova PAC che, se applicata, renderà impossibile rispettare gli accordi di Parigi ed evitare il collasso climatico.

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istituzioni europee

La strategia forestale europea – Il cammino da seguire

Nella sua risoluzione del 15 gennaio 2020 sul Green Deal europeo, il Parlamento europeo ha chiesto di intensificare le azioni della Commissione europea sulla deforestazione e di presentare una nuova e ambiziosa strategia dell’UE per riconoscere l’importante ruolo che le foreste europee e la loro gestione sostenibile svolgono nella lotta contro i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità.

In quest’ottica, il Parlamento ha deciso di elaborare due relazioni d’iniziativa propria: una sul rafforzamento dell’azione dell’UE per proteggere e ripristinare le foreste mondiali (dal titolo “Raccomandazioni alla Commissione su un quadro giuridico UE per fermare e invertire la deforestazione globale imputabile all’UE“) e l’altra sulla nuova strategia forestale europea dal titolo «La strategia forestale europea — Il cammino da seguire»).

È ovvio che parlando di foreste e della loro perdita, automaticamente ci si riferisce al suolo.

I due documenti del Parlamento europeo (in italiano) danno importanti spunti tecnici e indicazioni politiche che coinvolgono tutti gli attori. Ivi compresi gli operatori economici che raccolgono, estraggono, forniscono e trasformano merci che mettono a rischio le foreste e gli ecosistemi. 

Vi aggiungiamo il collegamento al testo redatto dalla Commissione europea nel luglio 2019 «Intensificare l’azione dell’UE per proteggere e ripristinare le foreste del pianeta» servito come base ai commenti e alle iniziative del Parlamento europeo.

Forum SIP

GNDE (Società Civile): Soccorso, Recupero, Riforma

GNDE – Società Civile  

Il GNDE ha analizzato la crisi prodotta da COVID-19 nell’UE e ha elencato una selezione di raccomandazioni politiche derivate dal Piano per una transizione giusta in Europa che possono orientarci verso una risposta giusta, democratica e sostenibile alla crisi.

Soccorrere:

1. Approvare uno standard europeo per la salute e l’assistenza, che alzi l’asticella per prestazioni sanitarie decenti e protezione sociale universale, e indirizzi le risorse verso le regioni che scendono al di sotto di questo standard, per iniziare a riequilibrare i risultati sanitari e assistenziali in tutta Europa.

2. Adottare un reddito di assistenza – basato sul riconoscimento della necessità delle attività di cura, che sono spesso sottovalutate o invisibili nelle nostre società e svolte in modo schiacciante dalle donne, in particolare dalle madri. Il reddito di assistenza compenserebbe attività come la cura delle persone, dell’ambiente urbano e rurale e del mondo naturale. Proteggerebbe sia coloro che lavorano in prima linea della pandemia, sia coloro che lottano per sostenere le loro famiglie in quarantena.

3. Finanziare un importante programma di riacquisto di alloggi sfitti. Il distanziamento sociale è un privilegio non disponibile per tutti. Con 38 milioni di case libere in tutto il continente, l’Europa può offrire riparo a tutti coloro che ne hanno bisogno.

Recuperare:

1. Finanziare la transizione verde mobilitando una coalizione di banche pubbliche europee – guidata dalla Banca europea per gli investimenti – per emettere obbligazioni verdi che aumentino almeno del cinque per cento il PIL europeo, in finanziamenti che possono essere incanalati nei lavori pubblici verdi.

2. Abbandonare il modello dominante di finanziamento pubblico-privato che vede il denaro pubblico sovvenzionare il profitto privato. I guadagni degli investimenti pubblici devono rimanere in mani pubbliche.

3. Investire i soldi raccolti attraverso una nuova agenzia pubblica, i Green Public Works, che affida le decisioni di investimento alle comunità e genera milioni di nuovi posti di lavoro nell’economia verde.

4. Garantire che tutte le nuove attività di lavoro si basino su un fine settimana di tre giorni, o una settimana lavorativa di quattro giorni con un orario di lavoro complessivo inferiore, con maggiori possibilità di lavoro a distanza. Tali attività devono fornire ai lavoratori e alle comunità il controllo democratico sui loro luoghi di lavoro. Inoltre devono essere locali e garantire che tutti i residenti europei guadagnino salari equi nelle loro comunità.

Riformare:

1. Tutte le istituzioni dell’UE devono passare ad un vero sistema di contabilità dell’indicatore di progresso, anziché al prodotto interno lordo (PIL) – abbandonando il dogma della crescita senza fine, in favore di una metrica che mostra la salute delle nostre società e del mondo naturale.

2. Introdurre un nuovo regolamento per chiarire che la Banca Centrale Europea deve dare la priorità all’occupazione, al progresso sociale e alla protezione ambientale come parte del suo mandato.

3. Estendere il congelamento previsto dalla BCE sui riacquisti di azioni e dividendi agli investitori finchè le banche non avranno ceduto tutte le attività legate ai combustibili fossili.

4. Finanziare una rete di solidarietà verde per unire gemellaggi e accordi di cooperazione tra comuni, regioni, agricoltori e comunità, migliorando la condivisione orizzontale delle informazioni e il processo decisionale politico in tutto il continente.

5. Stabilire il programma di ricerca e sviluppo Green Horizon 2030 e garantire che tutte le tecnologie o tecniche sviluppate nell’ambito del programma siano open source e ideate in collaborazione con altri paesi per supportare l’emergere di economie sostenibili in tutto il mondo.

Forum SIP

GNDE (Società Civile) ≠ GNE (Commissione Europea) – Cambiamento di comportamento

GNDE– Società Civile  

Che occorra passare da un Green New Deal for EU (GNDE) a un Global Green New Deal è quanto in sintesi emerge dall’analisi dell’impatto del COVID19 sul pianeta.

Quattro le lezioni da tenere sempre presente:

  1. La realtà fisica non puó essere negata;
  2. Il tempo è la variabile cruciale;
  • La solidarietà sociale è assolutamente fondamentale;
  1. iv) Si puó cambiare rapidamente quando vi è la necessità.

L’umanità non ha mai subito sfide così globali che necessitano di soluzioni globali – ora più che mai è importante unirsi a livello transnazionale nelle azioni future per affrontare le catastrofi sanitarie e climatiche. Questo è il motivo per cui il DiEM25 e il Sanders Institute sostengono Progressive International che chiede un New Green Deal Globale.

Come già illustrato nei precedenti Bollettini, la GNDE offre una risposta immediata all’attuale crisi. Esso prevede la costruzione di una società equa mentre si sviluppano le tecnologie necessarie per scongiurare i cambiamenti climatici. La sua proposta di uno standard europeo per la salute e l’assistenza, ad esempio, stabilisce un modello minimo per l’assistenza sanitaria pubblica in tutto il continente, istituendo un sistema sanitario resiliente per far fronte alle future crisi sanitarie. Rendere disponibile la tecnologia verde a basso o zero costo per i paesi in via di sviluppo potrebbe pure contribuire a ridurre la pressione sull’ambiente e limitare la migrazione involontaria. La campagna Green New Deal per l’Europa estende la cooperazione con altre organizzazioni di base al fine di convincere i governi nazionali ad approvare le leggi e attuare le direttive dell’UE che spingono l’economia e la società verso una transizione equa sostenibile.

È allora arrivato il momento del Nuovo Patto Verde Globale!

GNE – Commissione Europea

“Non è tutto oro ciò che riluce” e neppure “può la mano destra non sapere cosa fa la mano sinistra”. Queste considerazioni ci sono venute in mente leggendo le dichiarazioni del Commissario europeo all’agricoltura, Janusz Wojciechowski, e quelle del Commissario europeo all’Ambiente, Virginijus Sinkevičius. Continua a leggere “GNDE (Società Civile) ≠ GNE (Commissione Europea) – Cambiamento di comportamento”

istituzioni europee

La macchina europea si è messa in moto

Il confinamento ha accelerato la preparazione dei documenti previsti dalla Commissione europea per il Green Deal for Europe. Ne emerge un quadro complesso a volte entusiasmante, spesso contraddittorio. Elenchiamo qui i documenti che, secondo noi, vanno letti. Sono tutti disponibili in inglese, e per alcuni esistono delle versioni in italiano.

  1.  Strategia europea della Biodiversità per il 2030 (Biodiversity EU Strategy for 2030),Contiene un intero paragrafo sul suolo e la sua importanza. Introduce la  preparazione di una specifica direttiva sul suolo entro la fine del 2021.
  2. Dal produttore al consumatore (From Farm to Fork), Cerca di mettere tutti d’accordo ed è cosa impossibile, ma ha almeno il merito di indicare dei limiti e degli obiettivi precisi entro il 2030.
  3. Analisi dei legami tra la riforma della PAC e il Green Deal (Analysis of links between CAP Reform and the Green Deal). Tutto tende a sottolineare che l’attuale proposta PAC è in linea col Green Deal. Utopia, menzogna o eufemismo?
  4. Legge europea sul clima (European Climate Law). Da approfondire e dettagliare.
  5. Tassonomia: rapporto finale del gruppo di esperti tecnici sulla finanza sostenibile (Taxonomy: Final report of the Technical Expert Group on Sustainable Finance)

Grosso volume di circa 700 pagine, necessario per capire cosa e come sia possibile finanziare le azioni del Green Deal.

È chiaro per tutti che non possiamo tornare alla “normalità” di prima del COVID19. Allora  bisogna impegnarci a seguire la discussione su questi documenti e su gli altri che seguiranno per contribuire al loro miglioramento e alla loro ridefinizione. Vi è l’assoluta necessità/urgenza di un impegno comune nel coinvolgere tutti gli attori interessati per ottenere un quadro di riferimento europeo per la salvaguardia dei suoli.  Il Forum SIP deve agire in prima persona anche su tale fronte.

Forum SIP

GNDE (Società Civile) ≠ GNE (Commissione Europea) – W la differenza: “La normalità è il problema”

Nel clima di incertezza creatosi col Covid 19 si vive in situazione di attesa. Sembra quasi di essere tutti posizionati su una linea di partenza in attesa dello sparo dello starter. Per andare dove? Per ricominciare tutto come prima, una volta eliminati vincoli e limiti?

Questa tragedia – in cui i morti si contano a migliaia – deve, e sottolineiamo deve, farci riflettere e riconsiderare il nostro modo di vivere. La generazione più penalizzata è quella dei più anziani, proprio quella che ha permesso nel dopoguerra di costruire in Europa un’oasi felice nel mondo. Un’oasi di pace di solidarietà di comprensione chiamata Unione Europea. Sono state le loro energie e le loro rinunce a permetterci una vita dignitosa, fondata su valori invidiati da chi non è membro dell’UE. Sono loro che hanno creato sanità, cibo e educazione per tutti, senza se e senza ma. Li stiamo lasciando andare per primi. Nelle case di riposo di molti Stati – per decisione di carattere politico o di urgenza – non ricevono il sostegno sanitario necessario. Non vogliamo criticare, chiediamo solo a ognuno di avere un pensiero di saluto per questi anziani che nel momento finale della loro esistenza rimangono soli, senza la presenza e il conforto dei loro cari.

Le politiche basate sul profitto di smantellamento delle attività pubbliche hanno prodotto lo sfacelo che è sotto i nostri occhi. La cosiddetta TINA (“Non c’è alternativa”) è risultato un fallimento, così come la mondializzazione/globalizzazione selvaggia. Nel momento della crisi è allo Stato che ci si rivolge e alla sua capacità di regolare non solo l’emergenza sanitaria, ma anche la sopravvivenza economica delle imprese e dei singoli.

Il GNDE e il GNE, con tutti i loro limiti hanno l’obiettivo di indurci a cambiare modo di vivere, attraverso il rispetto dell’ambiente e la coesione sociale. Sembravano suoni di campane provenienti da un villaggio lontano, quasi un flebile suono rispetto ai rumori assordanti della nostre occupazioni quotidiane. Ora, in questa tempesta mondiale, devono essere il nostro punto di riferimento, di approdo e di speranza. Continua a leggere “GNDE (Società Civile) ≠ GNE (Commissione Europea) – W la differenza: “La normalità è il problema””