Forum SIP

La visione condivisa di giustizia e sostenibilità

GNDE – Società Civile  

Poche chiare parole danno il senso dell’azione GNDE per creare una nuova Europa basata sull’inclusione e sul rispetto dei limiti ambientali.

“Ci troviamo di fronte a una crisi climatica, ambientale e sociale e il tempo a nostra disposizione sta per scadere. Ma se ci uniamo dietro una visione condivisa di giustizia e sostenibilità, possiamo costruire un’Europa migliore per le generazioni future.

1 – Non abbiamo molto tempo.

2 – Sappiamo che l’Europa ha gli strumenti e le risorse per prevenire questa crisi.

3 – Siamo stati privati della voce per troppo tempo.

4 – Non accetteremo capri espiatori.

5 – Dobbiamo unirci, mobilitarci e chiedere un Green New Deal.

6 – Possiamo costruire insieme un’Europa democratica.

7 – Siamo con gli europei in tutto il continente

https://gnde.diem25.org/our-vision/

Forum SIP

Forgiare un’Europa resiliente al clima – la nuova strategia dell’UE per l’adattamento ai cambiamenti climatici

Il 24 febbraio 2021 la Commissione europea ha pubblicato “Forgiare un’Europa resiliente al clima: la nuova strategia dell’UE per l’adattamento ai cambiamenti climatici“.

Si direbbe che con questa nuova strategia sia stata innescata la marcia superiore per l’attuazione del Green Deal. Non è così.

Il vice presidente della Commissione europea Timmermans, presentando e difendendo la strategia, ha dichiarato:

“Se oggi intensifichiamo il lavoro sull’adattamento, possiamo assicurarci che l’UE e il pianeta saranno molto più preparati per gli inevitabili cambiamenti che affronteremo domani. Dobbiamo farlo immediatamente ” aggiungendo che l’UE deve” evitare il peggio e prepararsi per l’inevitabile “. https://bit.ly/3vpnulp

L’adattamento climatico significa prepararsi agli inevitabili impatti dei cambiamenti climatici – tempeste, inondazioni, siccità, incendi e ondate di calore più frequenti – che continueranno anche se le nazioni del mondo riducono le loro emissioni.

Possiamo ritrovare queste stesse belle parole anche in molti dei discorsi tenuti da vari responsabili politici negli anni passati. Il risultato finale è che la politica dei piccoli passi non ha modificato il degrado ambientale, anzi lo ha portato a un livello ormai catastrofico. Quando la “casa” continua a bruciare ci vogliono interventi drastici e imperativi.

Per questo le organizzazioni ambientaliste e della società civile hanno criticato la strategia che non impone chiari obiettivi vincolanti che blocchino le cause del cambiamento climatico. Le strutture comunitarie devono smettere di affidarsi a comitati di “esperti” che si confrontano tra di loro solo per trovare punti di compromesso, sempre al ribasso, a danno di uno sviluppo compatibile con i limiti della natura e dell’ambiente.

istituzioni europee

I Diritti della Natura – Studio del CESE – e ecocidio

Uno studio del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) pubblicato nel dicembre 2019 acquisisce oggi una particolare importanza. S’intitola I Diritti della Natura (Nature’s Rights) ed affronta cosa dovrebbero fare le istituzioni comunitarie per incorporare nella propria legislazione il concetto di eco compatibilità cioè di salvaguardia della natura in tutte le sue forme, riconoscendole il concetto di elemento vitale con veri e propri diritti giuridici.

La strada consigliata è quella di una Carta dell’Unione Europea dei Diritti Fondamentali della Natura da includere o direttamente nei Trattati dell’Unione europea o con l’adozione di un atto non legislativo inter-istituzionale da parte del Consiglio, del Parlamento e della Commissione.

Anche se non vincolante, la Carta potrebbe generare sia un impatto politico-istituzionale che effetti giuridici rilevanti. Da un punto di vista politico, l’approvazione della Carta potrebbe rappresentare un ambizioso obiettivo all’interno della più ampia politica del Green Deal for Europe e potrebbe essere utilizzata anche dai Governi nazionali come importante risultato raggiunto nell’ambito degli impegni internazionali in materia di cambiamento climatico e ambientale, in dibattiti politici nazionali e di fronte ai propri collegi elettorali.

Riteniamo che attualmente questo documento rivesta particolare importanza, perché il Parlamento europeo in seduta plenaria ha approvato il 19 gennaio 2021 la Risoluzione che invita l’Unione Europea e gli Stati membri a promuovere il riconoscimento dell’ecocidio quale crimine internazionale. In questo contesto, la Carta dei Diritti della Natura indicata dallo studio del CESE potrebbe essere il quadro per la definizione europea dell’ecocidio.

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istituzioni europee

Tabella di Marcia per la nuova strategia per il suolo

Il 5 novembre 2020 è stata pubblicata dalla Commissione europea la Tabella di Marcia (Roadmap) relativa alla Nuova strategia per il suolo: suolo sano per una vita sana.

In quattro pagine abbiamo la sintetica descrizione della situazione e l’indicazione delle diverse fasi da affrontare. La consultazione pubblica è stata effettuata a novembre/dicembre 2020, entro la primavera 2021 saranno attivate le consultazioni con specifici esperti dei e negli stati membri dell’UE, delle istituzioni comunitarie e in particolare dell’Agenzia Europea dell’Ambiente. Il tutto dovrebbe concludersi con un testo, prima dell’estate 2021.

La nuova strategia europea sul suolo avrà come obiettivo la salvaguardia dei suoli europei nei contesti già definiti sia internazionalmente che nell’Unione. Lo si concretizzerà:

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Politica Agricola Comune ?

Spesso l’Unione europea è stata criticata per la sua “lentezza decisionale”. Vista fuori dai “confini” è qualcosa d’incomprensibile. Vissuta dall’interno, assomiglia invece alle grandi liti tra membri della stessa famiglia. Si paga l’errore di non aver organizzato l’Unione con regole decisionali capaci di avanzare via via che l’Unione accoglieva nuovi Stati membri.

Questa premessa fa capire cosa sta succedendo per la Politica Agricola Comune (PAC). La “lite in famiglia” vede da una parte i giovani scesi in piazza in questi anni, le associazioni ecologiste, i nuovi parlamentari europei ed anche il Commissario all’Ambiente. Dall’altra, le lobby agricole, i produttori agricoli industriali e il Commissario all’Agricoltura. Ne abbiamo già accennato anche in questo bollettino.

Il risultato dello “scontro” non è indolore. Lo si capisce dalla reazione del mondo ecologista che, con l’approvazione del Green Deal for Europe, aveva immaginato un immediato cambiamento nelle politiche europee, PAC inclusa. La delusione è arrivata il 23 ottobre quando anche il Parlamento europeo ha approvato la nuova PAC che, se applicata, renderà impossibile rispettare gli accordi di Parigi ed evitare il collasso climatico.

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istituzioni europee

Gestione sostenibile dei suoli all’interno dell’European Green Deal

In questi ultimi mesi si sono accumulate, sotto l’ombrello del Green New Deal, serie di documenti aventi diretta interconnessione con i suoli. Gli addetti ai lavori hanno letto e analizzato i vari documenti su agricoltura, clima, biodiversità, foreste, ricerca, … cercando di ritrovarvi parametri, dati, indicazioni, obiettivi da considerare comuni.  È un compito arduo: perciò riteniamo più che benvenuto un articolo scritto da due ricercatori del Centro Comune Ricerca (JRC) che analizzano comparano e descrivono le implicazioni per i suoli di tre documenti comunitari: Farm to Fork, Biodiversità, Clima. La sintesi della loro analisi è riportata nell’immagine della nostra copertina, ma lasciamo loro la parola.

“Questo documento affronta l’importanza dei suoli all’interno del Green Deal e identifica la rilevanza dei suoli nella Strategia sulla Biodiversità, Farm to Fork e Climate Law. In tutte e tre le politiche, la salute del suolo beneficerà di obiettivi ambiziosi da raggiungere entro il 2030: riduzione del 50% dei pesticidi, riduzione del 50% dell’eccesso di nutrienti, riduzione del 20% dei fertilizzanti, agricoltura biologica al 25% dei terreni agricoli, aumento del 10% dei fattori relativi al paesaggio, aumento del 30% delle aree protette, ripristino delle zone umide e arresto del degrado del suolo.

Il suolo giocherà quindi un ruolo considerevole nella futura politica agricola (strategia Farm to Fork), nella protezione ambientale (strategia Biodiversità) e nel cambiamento climatico (legge sul Clima).

…  …  …

Il Green Deal europeo definisce una strategia globale per affrontare le sfide legate al clima e all’ambiente. I suoli svolgono un ruolo centrale nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) entro il 2030 (Bouma et al., 2019). Per l’Europa, ciò significa che il suolo deve essere incluso come elemento chiave del Green Deal Europeo (EGD).

Soprattutto i suoli svolgono un ruolo chiave nel raggiungimento dell’ambizioso obiettivo europeo di un’UE climaticamente neutra entro il 2050. In qualità di principale “pozzo” di carbonio, il suolo è determinante nella mitigazione delle emissioni di gas serra e pertanto dovrebbe essere un elemento essenziale della nuova legge sul clima dell’UE.

Inoltre, i suoli detengono una grande riserva di biodiversità (Jeffrey et al., 2010) e quindi sono inclusi nella nuova strategia dell’UE sulla biodiversità 2030. Poiché la strategia sulla biodiversità ha gli obiettivi ambiziosi di migliorare le caratteristiche del paesaggio, aumentare l’agricoltura biologica, impegnarsi con l’installazione di 3 miliardi di nuovi alberi, riduzione dei pesticidi e arresto del degrado del suolo, la gestione sostenibile del suolo vi è quindi pienamente affrontata. Infine, il suolo è il fondamento dell’agricoltura e pertanto dovrà svolgere un ruolo significativo nella strategia europea “Farm to Fork”.

Incorporare un quadro coerente di gestione sostenibile del suolo all’interno di tutte e tre le strategie sarà difficile, dati i necessari compromessi tra obiettivi e traguardi talvolta contraddittori. Un quadro coerente potrebbe essere una revisione della strategia tematica dell’UE per il suolo che tenga conto degli obiettivi e delle ambizioni del Green Deal Europeo.”

Anche a detta dei due redattori, questo articolo non è da considerarsi un documento esaustivo, ma ha l’alto valore aggiunto di fare il punto della situazione sul suolo e le attuali politiche in discussione a livello Europeo. Riteniamo che possa essere considerato, assieme al rapporto del Board di esperti della Direzione Generale Ricerca della Commissione Europea, la leva per arrivare ad una nuova Direttiva europea sul suolo.

Ci ripromettiamo pertanto come Forum SIP di promuovere un dibattitto di analisi/studio di questo articolo, questa volta da strutturare e programmare a livello delle organizzazioni e degli attori interessati dal suolo in Europa. A presto riparlarne dunque.

Questo articolo è pubblicato da: Elsevier

Titolo: The relevance of sustainable soil management within the European Green Deal

(L’importanza della gestione sostenibile del suolo nell’ambito del Green Deal europeo)

Titolo della rivista: Land Use Policy (Politica sull’uso del suolo)

Collegamento DOI CrossRef alla versione mantenuta dall’editore:

https://doi.org/10.1016/J.LANDUSEPOL.2020.104950

Tipo di contenuto: articolo

Copyright: © 2020 Gli autori. Editore: Elsevier Ltd.

istituzioni europee

La strategia forestale europea – Il cammino da seguire

Nella sua risoluzione del 15 gennaio 2020 sul Green Deal europeo, il Parlamento europeo ha chiesto di intensificare le azioni della Commissione europea sulla deforestazione e di presentare una nuova e ambiziosa strategia dell’UE per riconoscere l’importante ruolo che le foreste europee e la loro gestione sostenibile svolgono nella lotta contro i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità.

In quest’ottica, il Parlamento ha deciso di elaborare due relazioni d’iniziativa propria: una sul rafforzamento dell’azione dell’UE per proteggere e ripristinare le foreste mondiali (dal titolo “Raccomandazioni alla Commissione su un quadro giuridico UE per fermare e invertire la deforestazione globale imputabile all’UE“) e l’altra sulla nuova strategia forestale europea dal titolo «La strategia forestale europea — Il cammino da seguire»).

È ovvio che parlando di foreste e della loro perdita, automaticamente ci si riferisce al suolo.

I due documenti del Parlamento europeo (in italiano) danno importanti spunti tecnici e indicazioni politiche che coinvolgono tutti gli attori. Ivi compresi gli operatori economici che raccolgono, estraggono, forniscono e trasformano merci che mettono a rischio le foreste e gli ecosistemi. 

Vi aggiungiamo il collegamento al testo redatto dalla Commissione europea nel luglio 2019 «Intensificare l’azione dell’UE per proteggere e ripristinare le foreste del pianeta» servito come base ai commenti e alle iniziative del Parlamento europeo.

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GNDE (Società Civile): Soccorso, Recupero, Riforma

GNDE – Società Civile  

Il GNDE ha analizzato la crisi prodotta da COVID-19 nell’UE e ha elencato una selezione di raccomandazioni politiche derivate dal Piano per una transizione giusta in Europa che possono orientarci verso una risposta giusta, democratica e sostenibile alla crisi.

Soccorrere:

1. Approvare uno standard europeo per la salute e l’assistenza, che alzi l’asticella per prestazioni sanitarie decenti e protezione sociale universale, e indirizzi le risorse verso le regioni che scendono al di sotto di questo standard, per iniziare a riequilibrare i risultati sanitari e assistenziali in tutta Europa.

2. Adottare un reddito di assistenza – basato sul riconoscimento della necessità delle attività di cura, che sono spesso sottovalutate o invisibili nelle nostre società e svolte in modo schiacciante dalle donne, in particolare dalle madri. Il reddito di assistenza compenserebbe attività come la cura delle persone, dell’ambiente urbano e rurale e del mondo naturale. Proteggerebbe sia coloro che lavorano in prima linea della pandemia, sia coloro che lottano per sostenere le loro famiglie in quarantena.

3. Finanziare un importante programma di riacquisto di alloggi sfitti. Il distanziamento sociale è un privilegio non disponibile per tutti. Con 38 milioni di case libere in tutto il continente, l’Europa può offrire riparo a tutti coloro che ne hanno bisogno.

Recuperare:

1. Finanziare la transizione verde mobilitando una coalizione di banche pubbliche europee – guidata dalla Banca europea per gli investimenti – per emettere obbligazioni verdi che aumentino almeno del cinque per cento il PIL europeo, in finanziamenti che possono essere incanalati nei lavori pubblici verdi.

2. Abbandonare il modello dominante di finanziamento pubblico-privato che vede il denaro pubblico sovvenzionare il profitto privato. I guadagni degli investimenti pubblici devono rimanere in mani pubbliche.

3. Investire i soldi raccolti attraverso una nuova agenzia pubblica, i Green Public Works, che affida le decisioni di investimento alle comunità e genera milioni di nuovi posti di lavoro nell’economia verde.

4. Garantire che tutte le nuove attività di lavoro si basino su un fine settimana di tre giorni, o una settimana lavorativa di quattro giorni con un orario di lavoro complessivo inferiore, con maggiori possibilità di lavoro a distanza. Tali attività devono fornire ai lavoratori e alle comunità il controllo democratico sui loro luoghi di lavoro. Inoltre devono essere locali e garantire che tutti i residenti europei guadagnino salari equi nelle loro comunità.

Riformare:

1. Tutte le istituzioni dell’UE devono passare ad un vero sistema di contabilità dell’indicatore di progresso, anziché al prodotto interno lordo (PIL) – abbandonando il dogma della crescita senza fine, in favore di una metrica che mostra la salute delle nostre società e del mondo naturale.

2. Introdurre un nuovo regolamento per chiarire che la Banca Centrale Europea deve dare la priorità all’occupazione, al progresso sociale e alla protezione ambientale come parte del suo mandato.

3. Estendere il congelamento previsto dalla BCE sui riacquisti di azioni e dividendi agli investitori finchè le banche non avranno ceduto tutte le attività legate ai combustibili fossili.

4. Finanziare una rete di solidarietà verde per unire gemellaggi e accordi di cooperazione tra comuni, regioni, agricoltori e comunità, migliorando la condivisione orizzontale delle informazioni e il processo decisionale politico in tutto il continente.

5. Stabilire il programma di ricerca e sviluppo Green Horizon 2030 e garantire che tutte le tecnologie o tecniche sviluppate nell’ambito del programma siano open source e ideate in collaborazione con altri paesi per supportare l’emergere di economie sostenibili in tutto il mondo.