English

Another step backwards on the Green Deal

What a scandal!

Speaking to EU agriculture ministers, the European Commissioner for food security Stella Kyriakides informed her audience that “it has not yet been decided” when the proposed directive for a 50% reduction in pesticide use will be presented. This means the Green Deal plan to halve pesticide use by 2030 is being effectively put on ice. Naturally this is justified by talk of the war in Ukraine and geopolitical instability.

There is unanimous agreement that “pesticides are harmful to health and the environment” and that we should strive increasingly to decontaminate the land and water systems. Logic would suggest that we can’t “postpone” the elimination of something that does harm, imperilling the hopes of the younger generations for the future.

So what would a “voice in the wilderness” like our own say about this?

“The war in Ukraine has brought home to us contradictions we have never wanted to see before. The Covid19 pandemic should have taught us that the globalized world consumes more than nature can protect or replenish.  This means that we must come up with new policies that release us from the chains with which unrestrained global liberalization has bound us. Instead, just as for energy – in which we see coal and nuclear power returning to the equation – so for farming, there is a return to chemicals and intensive production. Once again all the (feeble) attempts that should, in theory at least, have allowed us to achieve a green transition are being called into question. In other words, instead of looking ahead we are continuing to look backwards.

Continua a leggere “Another step backwards on the Green Deal”
Forum SIP

L’utopia può diventare realtà? 

La guerra in Ucraina, oltre allo scempio e alle atrocità, ha prodotto un’ulteriore riflessione sulla necessità per l’UE di raggiungere l’autonomia energetica. Nel Bollettino precedente abbiamo illustrato l’iniziativa REPowerEU lanciata in tutta fretta dalla Commissione europea. Ma cosa diceva – già nel settembre 2019 – a tale proposito il Rapporto Green New Deal for Europe?

“Il Green New Deal per l’Europa sostituirà tutte le infrastrutture per i combustibili fossili, assicurando allo stesso tempo che i lavoratori il cui sostentamento dipende dalle industrie dei combustibili fossili possano godere in futuro di uno standard di vita ancora più alto di quello attuale. Questo non significa bandire immediatamente tutti i combustibili fossili. Significa riorganizzare la nostra economia intorno alle tecnologie sostenibili e all’energia verde in modo che i combustibili fossili diventino inutili. L’unica eccezione è il fracking, che proponiamo di vietare immediatamente. Il fracking rilascia una quantità significativa di metano nell’atmosfera e ha dimostrato di essere altamente dannoso per l’ambiente.”

“Il GNDE farà una transizione dell’Europa verso il 100% di energia rinnovabile. Al fine di garantire che questa transizione non danneggi le regioni che dipendono fortemente dal nucleare per fornire sia posti di lavoro che energia a basso costo, il GNDE fornisce forti incentivi alle autorità nazionali e regionali per avviare progetti verdi che possano garantire la transizione e che i posti di lavoro nel nucleare siano sostituiti, uno per uno, da posti di lavoro verdi. Il GNDE quindi non vieta l’energia nucleare in Europa, ma piuttosto pone le basi per la sua obsolescenza”.

Ci vuole un atroce conflitto e forti tragedie umane per far diventare “logiche” idee che sono state bollate all’inizio come “utopiche”.

https://gnde.diem25.org/faq

Forum SIP

Un altro passo indietro rispetto al Green Deal

Che scandalo!

Parlando di fronte ai ministri dell’agricoltura dell’UE, la Commissaria europea alla sicurezza alimentare Stella Kyriakides ha informato che il progetto di direttiva per la riduzione del 50% dei pesticidi “non è ancora deciso quando sarà presentato”. In questo modo si congela di fatto il piano per dimezzare l’uso di pesticidi entro il 2030 previsto dal Green Deal. Naturalmente anche questo viene giustificato con la guerra in Ucraina e l’instabilità geopolitica.

Ora, vi è unanimità nell’affermare che “I pesticidi sono dannosi alla salute e all’ambiente” e che dobbiamo sempre più provvedere a decontaminazione di terre e acque. Logica vorrebbe che l’eliminazione di qualcosa che fa male non si possa “rimandare”, visto che mette in gioco le speranze di futuro delle prossime generazioni.

Cosa vi avrebbe detto allora un “predicatore nel deserto” come potremmo essere noi?

“La guerra in Ucraina ci ha sbattuto in faccia le contraddizioni che non abbiamo voluto mai vedere. Già la pandemia di Covid19 avrebbe dovuto insegnarci che un mondo globalizzato consuma più di quanto la natura riesce a proteggere e ricostruire.  Si devono allora realizzare nuove politiche che ci liberino dai vincoli in cui ci ha costretto la liberalizzazione globale e selvaggia. Invece, come per l’energia – in cui si rilanciano il carbone e il nucleare – anche per l’agricoltura si rilanciano la chimica e la produzione intensiva. Si rimettono in discussione tutti i (già timidi) tentativi che dovevano, almeno in teoria, permetterci di arrivare ad una transizione verde. In altre parole, invece di guardare avanti si continua a guardare indietro.

Continua a leggere “Un altro passo indietro rispetto al Green Deal”
Forum SIP · Senza categoria

Geopolitica del Green Deal Europeo

Il Green Deal Europeo (GDE) ha implicazioni che vanno ben al di là dei limiti territoriali dell’Unione Europea, per questo si parla di implicazioni geopolitiche del GDE. Due interessanti analisi su questo soggetto sono state affrontate nel 2021.

La prima nel febbraio, presentata dall’Istituto Bruegel, autori Mark Leonard, Jean Pisani-Ferry, Jeremy Shapiro, Simone Tagliapietra and Guntram Wolff, propone sette azioni:

“1. Aiutare i paesi vicini esportatori di petrolio e gas a gestire le ripercussioni del Green Deal europeo. L’UE dovrebbe impegnarsi con questi paesi per promuovere la loro diversificazione economica, anche in energia rinnovabile e idrogeno verde che potrebbero in futuro essere esportati in Europa.

2. Migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento di materie prime critiche e limitare la dipendenza, in primo luogo dalla Cina. Le misure essenziali includono una maggiore diversificazione dell’offerta, un aumento dei volumi di riciclaggio e la sostituzione di materiali critici.

3. Collaborare con gli Stati Uniti e altri partner per creare un “club per il clima” i cui membri applicheranno misure di adeguamento del confine del carbonio simili. Tutti i paesi, inclusa la Cina, sarebbero i benvenuti se si impegnassero a rispettare gli obiettivi e le regole del club.

Continua a leggere “Geopolitica del Green Deal Europeo”
Forum SIP

Le tre iniziative della Commissione Europea del 17/11/2021

Il 17 novembre scorso, la Commissione europea ha pubblicato la nuova strategia UE sul suolo per il 2030 (EU Soil Strategy for 2030). Lo stesso giorno altri due importanti documenti sono stati presentati: la Proposta di regolamento sui prodotti liberi da deforestazione (Proposal for a regulation on deforestation-free products) e Proposta per un nuovo regolamento sulle spedizioni di rifiuti (Proposal for a new regulation on waste shipments).

Queste le parole con cui il Vice Presidente della Commissione e il Commissario all’Ambiente hanno presentato le tre iniziative.

Frans Timmermans – Vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo: “Per vincere la lotta che stiamo sferrando alle crisi del clima e della biodiversità nel mondo dobbiamo assumerci la responsabilità di agire sia all’interno che all’esterno. Il regolamento sul disboscamento risponde all’appello dei cittadini che chiedono di ridurre al minimo il contributo europeo a questo problema e promuovere consumi sostenibili. Le nuove norme che disciplinano le spedizioni di rifiuti promuoveranno l’economia circolare e garantiranno che le esportazioni di rifiuti non danneggino l’ambiente o la salute umana in altre parti del pianeta. E con la strategia per il suolo riporteremo i terreni in buona salute, faremo sì che siano usati in modo sostenibile e ricevano la necessaria protezione giuridica.”

Virginijus Sinkevičius – Commissario responsabile per l’Ambiente, gli oceani e la pesca: “Se ci aspettiamo dai partner politiche più ambiziose in materia di clima e ambiente, dovremmo smettere di esportare l’inquinamento e di sostenere il disboscamento. I regolamenti sul disboscamento e sulle spedizioni di rifiuti che stiamo proponendo sono i tentativi legislativi in assoluto più ambiziosi al mondo per affrontare queste questioni. Con le proposte odierne ci assumiamo le nostre responsabilità e concretizziamo i nostri impegni riducendo l’impatto che produciamo sull’inquinamento e sulla perdita di biodiversità nel pianeta. Abbiamo inoltre presentato una strategia innovativa dell’UE per il suolo, con una solida agenda politica che mira a garantire al suolo lo stesso livello di protezione delle acque, dell’ambiente marino e dell’aria.”

https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_21_5916

English

Suggestions for changing behaviour:         How to spend a lot of money

If someone offered you a million euros to spend on helping to save the environment, how would you spend it? on 20 or so small projects, or all on one big project?

This may seem like a silly question, but it reflects what actually happens. Take for example the Italian NRRP (National Recovery and Resilience Plan) and you will see that the choice has been made to give the money immediately to those who can spend it, and that is powerful industrial groups who already receive all kinds of public funds. Many SMEs will remain on the sidelines because they do not have the ability to go through the bureaucratic processes (often designed to be difficult) that are required in order to access small sums of money. Here’s a concrete example: if the Italian energy multinational puts forward a solar panel project costing 100 million euros, it is more likely to be funded than a small municipality asking for 20,000 euros. In bureaucratic terms, the assessment and approval take more or less the same amount of time. So to spend the money more quickly, the big projects are funded and the small ones go without, even though the latter’s impact would be much more concrete and closer to the needs of the people.

Is this situation typical just of Italy? Unfortunately not. Rather, it is policy for programmes and projects at the European level, as well as for member states. It’s not by chance that the Corporate Europe Observatory has denounced in advance the organization of France’s 6 month presidency, which is due to start in January 2022. In brief, the report states that the preparations for the French Presidency reveal a growing confusion between public interest and private interest. This is due especially to the close collaboration with big French companies, through lobbying, public events and requests for contributions from business associations and focus groups (which are closely linked to the big corporations), with precious little transparency… while civil society and the public in general are kept at arm’s length.

The stakes are high, because legislative proposals and policies that are crucial for Europe’s future will be adopted or developed during the French Presidency, in particular the firming up of the Green Deal, the climate package “Fit for 55”, the regulation of digital technology and the future of recovery funds.

English

The European Green Deal isn’t all it’s cracked up to be

Our attention has been drawn to an article by Laura Basu on the Green Deal with the title ‘Six reasons why the EU isn’t as green as it claims’. The subtitle is even more explicit: “Don’t be fooled: the European Green Deal isn’t all it’s cracked up to be“.

What are these 6 reasons? The European Green Deal:

1) Clings to the dogma of economic growth

2) Is built on ‘green colonialism’

3) Is funding big polluters

4) Buys into false solutions

5) Is being hijacked by corporate lobbyists

6) Is kneecapped by the Energy Charter Treaty

The article attacks directly the feeble solutions that have been proposed and shows why they will not substantially alter the environmental situation in the EU. It is no longer enough to maintain an EU based on ever weaker compromises. It’s time for bold policies that stand a chance of limiting the environmental damage caused by humans. Unfortunately, neither the Green Deal nor the latest agreements at the G7 lay the foundations for a possible future that respects environmental limits.

Forum SIP

Il Green Deal europeo non è tutto quello che pretende essere

Un articolo di Laura Basu sul Green Deal dal titolo ‘Six reasons why the EU isn’t as green as it claims‘ (‘Sei ragioni perché l’UE non è così verde come pretende’) ha attirato la nostra attenzione. Ancora più esplicito è il sottotitolo; “Non lasciarti ingannare: il Green Deal europeo non è tutto quello che pretende essere“.

Quali sono queste 6 ragioni?

Il green Deal europeo:

1) Si aggrappa al dogma della crescita economica

2) È costruito sul “colonialismo verde”

3) Sta finanziando i grandi inquinatori

4) Investe in false soluzioni

5) Viene dirottato dai lobbisti aziendali

6) È messo in ginocchio dal Trattato sulla Carta dell’Energia

L’articolo attacca direttamente le deboli soluzioni proposte e spiega perché esse non modificheranno il presente declino ambientale nell’UE. Non è più il tempo di compromessi sempre al ribasso. È tempo di politiche audaci per sperare di limitare i danni ambientali causati dall’uomo. Purtroppo né il Green Deal né gli ultimi accordi del G7 gettano le basi per un possibile futuro rispettoso dei limiti ambientali.