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Indignazione emozione complessa

L’indignazione è un’emozione complessa, figlia del risentimento che nasce di fronte a gesti e/o parole in antitesi con i nostri ideali. Vedere o sentire qualcosa che collide con la morale che abbiamo deciso di seguire, ci fa sentire violati, spaventati, adirati, e amaramente stupiti dal fatto che tanta gente non la pensa come noi.

Io sono sempre indignata, sarà per questo che mi è stato proposto di scrivere proprio in questa rubrica. Mi indigno ogni volta in cui vengo a sapere di una nuova fonte d’inquinamento, di maltrattamenti, di greenwashing spicciolo, di sprechi, ma anche quando ingigantiscono le notizie, quando vedo che si scelgono sempre i soldi a discapito di tutto il resto… Praticamente ogni azione che una persona compie fa indignare qualcuno. Le azioni sono frutto della nostra società: un modello di collettività tanto semplicistico quanto enormemente dannoso per la salute e il benessere di tutte le specie viventi sulla Terra.

Cos’è dannoso nel nostro pianeta è sicuramente l’indifferenza. L’indifferenza mi indigna. Ma dopo l’indignazione ci sono due possibili strade da intraprendere, credo. Una strada è quella di non interagire col problema, creando un muro oppure inveendo contro ciò che causa sdegno; l’altra strada prevede, invece, un confronto, perché spesso chi ci sta indignando è inconsapevole di ciò che sta facendo alla nostra sensibilità e al suo stesso pianeta.

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L’agricoltura sociale in Italia: un’opportunità innovativa e inclusiva per le terre emarginate, abbandonate e confiscate

Lo sviluppo dell’agricoltura sociale in Italia è un processo ancora in corso e si riferisce ad un settore dinamico e in via di sviluppo basato su obiettivi agricoli e sociali. Partita con le prime esperienze maturate nei primi anni ’70, oggi l’agricoltura sociale può essere considerata come un’innovazione di sviluppo rurale ben affermata in tutte le regioni italiane e sostenuta da un quadro normativo nazionale.

La Legge Nazionale 141/2015 descrive l’agricoltura sociale “come un aspetto della multifunzionalità delle imprese agricole, finalizzato allo sviluppo dei servizi sociali e degli interventi di inserimento socio-sanitario, educativo e socio-lavorativo, al fine di favorire un agevole e corretto accesso ai servizi concessi alle persone, alle famiglie e alle comunità locali in tutto il territorio nazionale, in particolare nelle aree rurali o disagiate”.

All’interno delle misure di sostegno, la Legge 141 ha riconosciuto all’agricoltura sociale un valore aggiunto per l’uso del suolo pubblico e confiscato alla mafia. Queste misure di sostegno derivano dalle numerose esperienze maturate negli ultimi 20 anni nelle aree marginali e nell’entroterra del nostro Paese o insediate in terreni confiscati alle mafie.

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La superstrada Pedemontana Veneta: una cesura di 94, 5 Km tra Treviso e Vicenza

La superstrada Pedemontana Veneta è il risultato tangibile delle contraddizioni delle politiche di sviluppo territoriale e urbanistico instauratesi a partire dal dopo guerra ad oggi in Veneto.  L’arteria fu concepita nel 1966 nel Piano di Sviluppo Economico regionale come superstrada a scorrimento veloce di superficie, per risolvere l’emergenza traffico di questi territori in piena crescita economica. Dopo una gestazione durata oltre vent’anni, è stata trasformata nella superstrada a pagamento più cara d’Europa (8,80 € per 84,8 Km tratto Montebelluna-Valdastico), realizzata per oltre 70 Km in trincea nell’area idrogeologicamente più fragile del Veneto, con un project financing dove il rischio d’impresa con la firma del Terzo Atto Aggiuntivo della Regione Veneto nel 2017 è tutto a carico della Regione per un importo di 914.910.000 euro in conto capitale e 153.950.000 euro per 39 anni in conto esercizio (Dati Corte dei Conti, 2018).

34 Comuni attraversati, 3000 espropriazioni, per oltre 892 ha di terreno agricolo trasformato in una lingua di cemento e asfalto in nome di una deregolamentazione urbanistica senza eguali. Tra gli espropriati, tanti piccoli proprietari di fondi agricoli a seminativo per i quali la terra oggi ha valore solo come rendita catastale perché eredi di un Veneto contadino per il quale la terra era fatica e miseria, salito al ceto medio negli anni di governo della Democrazia Cristiana quando l’ascensore sociale funzionava ancora. Ma anche tanti imprenditori agricoli che con sacrificio e dedizione da questa terra hanno prodotto l’asparago bianco DOC di Bassano, i duroni IGP di Marostica, il radicchio di Treviso e quello di Castelfranco, l’olio extravergine di oliva del Grappa, la casatella trevigiana DOP, il Grana Padano – solo per elencarne alcuni – rifornendo i mercati agroalimentari di mezzo mondo, esportando il così detto MADE IN ITALY agroalimentare tanto apprezzato. Imprenditori agricoli che si sono visti portare via un pezzo della propria azienda, o della propria vita, senza essere stati adeguatamente risarciti e in tempi certi, in nome di una grande opera considerata strategica per risolvere l’emergenza traffico più lunga della storia… 7 anni! Emergenza, dichiarata il 31 luglio 2009 per Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri con tanto di nomina di un commissario ad hoc.

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Indigniamoci!

Da anni la situazione di degrado del territorio dovuto all’incuria umana è sotto gli occhi di tutti. Inutili le “grida” di esperti, tecnici, ricercatori, scienziati. Neanche le centinaia di morti, ormai migliaia, riescono a smuovere le nostre coscienze e soprattutto quelle dei nostri responsabili pubblici. Tutto deve essere subordinato al profitto, mentre le “buone azioni” sono lasciate ai volontari e alle loro associazioni. Riteniamo si sia toccato il fondo della mistificazione e della disinformazione.

L’incongruità del comportamento dei politici di conseguenza renderebbe plausibile il comportamento insensato dei singoli. Se un ministro agisce in maniera irresponsabile nei confronti dell’ambiente, perché un assessore dovrebbe essere “più attento”? Allora, viva la creazione di rotonde e svincoli stradali e al diavolo le sistemazioni idrauliche e forestali a protezione del suolo. Smottamenti, frane, inondazioni, incendi, grandinate con chicchi grossi come noci, nubifragi, temperature che raggiungono e sorpassano i 40 gradi (e sempre più spesso i 50), venti che sconquassano… sono considerati “momenti isolati” e non il risultato di una economia e di una incuria non più sopportabili. Attenzione: non più sopportabili non dalla “natura” che sa e saprà sempre come difendersi, bensì da noi esseri umani che soccomberemo alle nostre stesse idiozie.

Questa sezione del Bollettino – finora riservata a cercare esperienze, esempi positivi da studiare, adattare, copiare – d’ora in poi si chiamerà “Indigniamoci !” e denuncerà ciò che non va con esempi concreti.

Iniziamo subito dal caso di Edoardo Tranquilli.

Edoardo è un giovane agricoltore e apicoltore di Roma città, uno dei pochi rimasti. Perpetua questo lavoro agricolo, cominciato e continuato da 6 generazioni, malgrado gli consenta solo una fonte modesta di reddito.

Circa 10 anni fa, per costruire viale Enzo Ferrari, gli viene espropriato un pezzo del suo terreno. Fin qui tutto bene: serviva per pubblica utilità, quindi per il bene di tutta la collettività. Il progetto aveva un importante promotore, un grosso imprenditore di zona che rapidamente ottenne importanti compensazioni. La strada venne fatta e il racconto si potrebbe chiudere qui con la soddisfazione di tutti.

Purtroppo non è così: lo stato dei luoghi non venne mai correttamente ripristinato e il terreno fu lasciato in condizioni pietose, pieno di avvallamenti, buche, resti di cantiere, senza recinzioni, aperto alle intrusioni di chiunque. Da ben 10 anni il nostro apicoltore è esposto a furti, deposito di immondizie e rifiuti d’ogni genere. Sono quindi 10 anni che, oltre a combattere cementificazione e speculazione, Edoardo deve combattere anche con sicurezza e degrado… costretto per di più a raccogliere “monnezza non sua” quotidianamente, senza intravedere vie di uscita. Ora è arrivato allo stremo: ha verificato che il suo terreno sta cominciando anche ad inquinarsi.  A questo punto necessita d’urgenza l’intervento pubblico per una bonifica vera e propria e una messa in sicurezza dei luoghi, cosa che avrebbe dovuto essere stata effettuata ancor prima dell’inaugurazione della strada…

Questo esempio è sintomatico della grave carenza concettuale insita nell’esecuzione delle opere cosiddette di pubblica utilità. In assoluto il territorio è un bene che va protetto e messo in sicurezza. Non possiamo lasciare la sua protezione e la sua conservazione sulle spalle dei più deboli, come i singoli agricoltori. Non possiamo neanche “sperare” che siano i responsabili politici o amministrativi a modificare lo stato comatoso in cui versa il territorio. Tocca a noi indignarci e attivarci. Solo se lo facciamo per “piccoli problemi” come l’esempio qui riportato, potremo affrontare anche quelli macroscopici tipo il Ponte Morandi, le frane, le inondazioni, gli smottamenti che ormai avvengono con ritmo costante e non solo in Italia.

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“La forma della città” e PNRR

Uno dei film più noti sulla speculazione edilizia e sull’occupazione dei suoli è sicuramente “Le mani sulla città” di Rosi del 1963. C’è però anche un documentario di Pier Paolo Pasolini “La forma della città” del 1974 altrettanto illustrativo, e forse più “educativo”, che affronta la stessa tematica con un’analisi più profonda.

Si concentra su due città italiane Orte e Sabaudia, ma nel contempo menziona gli sconvolgimenti paesaggistici a Yazd in Persia, ad Al Mukalla nello stato di Aden, a Sana’a nello Yemen del Nord, a Bhatgaon nel Nepal.

Nel documentario Pasolini afferma: “Ora quelle case che ti ho citato prima, quelle case popolari, che cosa vengono a turbare? Vengono a turbare, soprattutto, il rapporto fra la forma della città e la natura. Ora, il problema della forma della città e il problema della salvezza della natura che circonda la città sono un problema unico“.

Lo afferma guardando Orte, città medioevale, e l’edificio che ne turbava il profilo, definendolo “sviluppo senza progresso”. Poi compara la forma di Orte con quella di Sabaudia, città creata dal regime nel 1934, che definisce “incantevole“, sottolineando che “è la realtà dell’Italia provinciale, rustica, paleoindustriale, che ha prodotto Sabaudia e non il fascismo“… quell’Italia che il fascismo non è arrivato a “scalfire“, prova stessa del fallimento del fascismo.

Ma dove non è arrivato il fascismo, è riuscito il “regime democratico” e in particolare la cosiddetta società dei consumi.

«Ora, invece, succede il contrario. Il regime è un regime democratico, eccetera, eccetera, però quella acculturazione, quella omologazione che il fascismo non è riuscito assolutamente a ottenere, il potere di oggi, cioè il potere della società dei consumi, invece, riesce a ottenere perfettamente. […] Il vero fascismo è proprio questo potere della civiltà dei consumi che sta distruggendo l’Italia, e questa cosa è avvenuta talmente rapidamente che non ce ne siamo resi conto, è avvenuta in questi ultimi cinque, sei, sette, dieci anni… è stato una specie di incubo in cui abbiamo visto l’Italia intorno a noi distruggersi, sparire. Adesso, risvegliandoci, forse, da questo incubo, e guardandoci intorno, ci accorgiamo che non c’è più niente da fare».

Perché facciamo riferimento al documentario di Pasolini?

Perché sarebbe bene che gli estensori del PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, guardassero questo documentario. Siamo sicuri che, più di mille rapporti o decine di petizioni, li farebbe riflettere su quanto hanno redatto…e, forse forse – questa è la nostra speranza –  qualcuno di loro potrebbe arrivare a vergognarsene.

La forma della Città: https://www.youtube.com/watch?v=DNLqSG4NkTg

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Centro Planta Palermo

Se a dei professori universitari di tematiche ambientali affianchiamo dei professionisti cultori di piante e domandiamo loro di interessarsi insieme del territorio e del paesaggio in particolare della Sicilia, otteniamo … PLANTA – Centro mediterraneo di Ricerca, Documentazione e Formazione, formalmente costituito nel dicembre 2019.

Planta è il centro studi, ricerche, formazione e documentazione di Palermo su ambiente, biodiversità, aree protette, parchi, verde urbano, giardini e paesaggio, nonché su beni culturali naturali e naturalistici come alberi monumentali, erbari, orti e giardini botanici.

“L’Associazione ha come scopo quello di realizzare, promuovere e diffondere studi connessi alla flora nativa ed esotica, spontanea e coltivata, alla biodiversità naturale e culturale, alle formazioni forestali naturali ed artificiali, alle aree protette, ai parchi e al verde urbano e a quello delle aree archeologiche, ai giardini e al paesaggio, con il fine di favorire approcci multidisciplinari per la loro tutela, conservazione, recupero, riqualificazione e valorizzazione.”

Planta ambisce a mettersi in contatto con altre realtà nazionali e internazionali simili per contribuire a creare collegamenti tra associazioni, reti italiane ed estere. Particolare attenzione sarà riservata a studiosi e ricercatori dei paesi sia mediterranei che tropicali. Infine, istituirà corsi di formazione superiore e professionale nei campi della conservazione della biodiversità (in situ ed ex situ), dei beni culturali e ambientali e della museologia botanica.

Formuliamo i nostri auguri a Planta per un proficuo lavoro e ringraziamo i vari membri fondatori per aver intrapreso questa iniziativa.

http://www.centroplantapalermo.org/

Ulteriori info: direzione@centroplantapalermo.org

Forum SIP

Amici di Cuirone

Cuirone è una frazione del Comune di Vergiate (Varese) nella parte settentrionale del Parco lombardo della Valle del Ticino.

L’associazione Amici di Cuirone senza finalità di lucro, è stata fondata nel 1987 da Giorgio e Miranda Ostini con lo scopo di promuovere la ricerca, la conoscenza, la conservazione e la valorizzazione del luogo attraverso lo studio del patrimonio ambientale, storico, architettonico, artistico, archeologico e dialettale costituito dai beni culturali, materiali e spirituali di Cuirone e del territorio di Vergiate.

Negli anni l’obiettivo si è concretizzato con la costituzione di un Laboratorio di studio territoriale, sia per la realizzazione di mostre e pubblicazioni sull’evoluzione del territorio e della sua comunità a supporto di iniziative di sensibilizzazione rivolte al pubblico e alle istituzioni scolastiche, che per la redazione di osservazioni agli atti di governo del territorio – dai vecchi Piani Regolatori (PRG) ai recenti Piani di Governo del Territorio (PGT) – che risentono del disordinato modello di sviluppo industriale/commerciale/viabilistico che ha caratterizzato la provincia di Varese e più in generale la Lombardia dagli anni sessanta in poi.

Tuttavia Cuirone è rimasto un borgo ben conservato, caratterizzato da case rurali ristrutturate e cascine in pietra spesso fiancheggiate da orti e giardini, circondato da boschi e vaste aree ancora agricole ben si presta a nuovi e più sostenibili modelli di fruizione e di uso del territorio. 

Su iniziativa dell’associazione, Cuirone è stato segnalato tra i “Luoghi del Cuore” del censimento F.A.I. Fondo Ambiente Italiano sin dal 2010 e nel 2012 si è classificata al secondo posto in provincia di Varese tra i luoghi più segnalati e al nono posto a livello nazionale nella categoria borgo.

Dal 2011 Amici di Cuirone è il referente locale per il Comune di Vergiate nell’ambito del Forum nazionale Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i Territori.

Una parte dei lavori dell’Associazione è raccolta nel laboratorio in cui lavorava Giorgio Ostini, artista che amava definirsi solo artigiano. Questo piccolo e operoso spazio continua a vivere nel segno della creatività anche ospitando lavori di altri artisti ed è aperto per chiunque voglia conoscere sia il poliedrico lavoro di Giorgio che le iniziative dell’associazione.

Maggiori informazioni:

Miranda Baratelli Ostini amicidicuirone@gmail.com http://www.cuirone.net/

Forum SIP

Pro Natura Cuneo

Pro Natura Cuneo, fondata il 9 gennaio 1965, fu la prima associazione ambientalista della provincia di Cuneo, nata per volere di alcune eminenti personalità del tempo, nonchè di enti, come la Provincia e il Comune di Cuneo, la Camera di Commercio, la Cassa di Risparmio, la Forestale locale, il Provveditorato agli Studi e l’Ente del turismo provinciale.

E’ significativo che degli enti pubblici, di fronte agli scempi che cominciavano a colpire il territorio, abbiano sentito la necessità di unire attorno a loro alcuni elementi di spicco dell’intellighenzia cuneese di quegli anni per creare un’associazione autonoma finalizzata alla tutela della natura. Eloquente è il motto scelto allora e poi mantenuto all’atto di revisione dello Statuto, poiché caratterizzante quel momento storico e indicativo degli intenti che la nuova associazione si prefiggeva: “Far conoscere la Natura perché conoscendola la si ami e amandola la si protegga”.

Uno dei primi scopi della Pro Natura fu quello “didattico” informativo. Cicli annuali di conferenze su temi a carattere ambientale si susseguono con continui e soddisfacenti successi sin dal 1965, con un’azione mirata nel mondo della scuola: corsi d’aggiornamento per insegnanti (riconosciuti dal Ministero dell’Istruzione), interventi presso le scuole, coinvolgimento degli studenti in attività di ricerca su argomenti quali l’inquinamento luminoso, la tutela delle risorse idriche, la salvaguardia del paesaggio, lo sfruttamento del suolo, ecc.

In sintesi i fini statutari della Pro Natura Cuneo: Continua a leggere “Pro Natura Cuneo”