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Calcolatore dell’impronta del consumatore

Le persone più attente alle questioni ambientali conoscono già l’esistenza del calcolatore dell’impronta ecologica . Chi lo ha utilizzato, pur considerandosi già attento alle tematiche legate al cambiamento climatico, spesso resta sorpreso dal risultato perché scopre che sta vivendo in maniera insostenibile.

Il Centro di Ricerca della Commissione europea ha creato un proprio calcolatore per definire l’impronta del consumatore in funzione degli obiettivi dello sviluppo sostenibile come definiti dalle Nazioni Unite (SDGs). Cosa è e su cosa si basa?

“Il Consumer Footprint Calculator consente di calcolare gli impatti ambientali del proprio modello di consumo e di valutare come i cambiamenti nello stile di vita possano influenzare la propria impronta di consumo personale.  Prende in considerazione cinque aree di consumo: cibo, mobilità, alloggio, elettrodomestici e beni per la casa.

Lo strumento si basa su un approccio relativo al concetto ‘ciclo di vita’, cioè considera gli impatti che si verificano lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti e l’energia che si consuma.

Il calcolatore copre 16 indicatori di impatto ambientale relativi alle emissioni generate nel suolo, nell’acqua e nell’aria, nonché all’uso delle risorse. Questi 16 indicatori sono quelli adottati nel metodo Product Environmental Footprint della Commissione Europea e possono essere riassunti in un cosiddetto “punteggio singolo”. Si possono così valutare gli impatti dei propri consumi, e concretizzare le azioni atte a raggiungere l’SDG 12 sul consumo responsabile, e molti altri obiettivi di sviluppo sostenibile.”

Comunque non illudetevi! Rispondendo anche alle domande di questo calcolatore, il risultato resterà sempre preoccupante dato che vi confermerà l’insostenibilità dell’attuale modello di società dell’Unione europea. Vi è però la possibilità di una “consolazione” rispetto all’altro calcolatore: scoprire che i più virtuosi, malgrado un modo di vivere insostenibile, hanno generalmente un impatto negativo inferiore al risultato di un cittadino medio europeo. Attenzione! Questo non significa affatto che possiamo accontentarci del male minore e rinunciare a cercare di migliorare le nostre impronte ecologica e di consumatore.

Consumer Footprint Calculator : https://knowsdgs.jrc.ec.europa.eu/cfc

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“European Green Deal” Barometro

Il “barometro” sull’applicazione del Green Deal è stato creato dall’Istituto per la Politica Ambientale Europea (IEEP) e GlobeScan. Obiettivo: seguire la messa in opera delle raccomandazioni indicate nel Green Deal e suggerirne gli adattamenti necessari. Verrà pubblicato annualmente. Il primo è del 29 aprile scorso e induce a una serie di riflessioni, in particolare sul ruolo da affrontare da parte dei singoli Stati membri.

Riportiamo qui alcune delle principali valutazioni:

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I Diritti della Natura – Studio del CESE – e ecocidio

Uno studio del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) pubblicato nel dicembre 2019 acquisisce oggi una particolare importanza. S’intitola I Diritti della Natura (Nature’s Rights) ed affronta cosa dovrebbero fare le istituzioni comunitarie per incorporare nella propria legislazione il concetto di eco compatibilità cioè di salvaguardia della natura in tutte le sue forme, riconoscendole il concetto di elemento vitale con veri e propri diritti giuridici.

La strada consigliata è quella di una Carta dell’Unione Europea dei Diritti Fondamentali della Natura da includere o direttamente nei Trattati dell’Unione europea o con l’adozione di un atto non legislativo inter-istituzionale da parte del Consiglio, del Parlamento e della Commissione.

Anche se non vincolante, la Carta potrebbe generare sia un impatto politico-istituzionale che effetti giuridici rilevanti. Da un punto di vista politico, l’approvazione della Carta potrebbe rappresentare un ambizioso obiettivo all’interno della più ampia politica del Green Deal for Europe e potrebbe essere utilizzata anche dai Governi nazionali come importante risultato raggiunto nell’ambito degli impegni internazionali in materia di cambiamento climatico e ambientale, in dibattiti politici nazionali e di fronte ai propri collegi elettorali.

Riteniamo che attualmente questo documento rivesta particolare importanza, perché il Parlamento europeo in seduta plenaria ha approvato il 19 gennaio 2021 la Risoluzione che invita l’Unione Europea e gli Stati membri a promuovere il riconoscimento dell’ecocidio quale crimine internazionale. In questo contesto, la Carta dei Diritti della Natura indicata dallo studio del CESE potrebbe essere il quadro per la definizione europea dell’ecocidio.

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Valutazione dell’impatto della politica agricola comune (PAC) sulla gestione sostenibile del suolo

Quando si vuole prendere tempo … si fanno fare studi, ricerche, analisi. Molto dipende a chi si affidano queste azioni. Comunque sia, i risultati finali possono essere interessanti per capire se e come andare avanti. Il rapporto sulla Valutazione dell’impatto della politica agricola comune (PAC) sulla gestione sostenibile del suolo acquisisce, proprio in questa fase della discussione sulla PAC, una importanza particolare sia per la PAC sia per la definizione della nuova strategia europea sul suolo.

Chi ha voluto questo studio? Direttamente la Direzione Generale Agricoltura della Commissione Europea. A chi è stato affidato? Al Gruppo Europeo di Interesse Economico, Alliance Environnement: oltre venti persone ne hanno curato l’analisi e la redazione. Lo studio ha preso in considerazione le varie disposizioni della PAC a partire dal 2014 ed ha effettuato verifiche in aree agricole di dieci Stati membri dell’UE.

In sintesi, a noi sembra che il rapporto abbia una solida base sia scientifica che di raccolta degli elementi di valutazione. Il risultato finale è abbastanza chiaro: gli strumenti della PAC malgrado le potenzialità descritte non hanno sostenuto e salvaguardato la produttività e fertilità dei suoli. Il rapporto finale conta quasi 150 pagine: ne riportiamo qui solo alcune considerazioni conclusive sufficientemente rappresentative.

“Solo poche delle attività necessarie per la protezione del suolo sono applicate a livello dell’UE. Inoltre, le attività chiave, come il traffico controllato, la rotazione diversificata delle colture, la no/ridotta/tardiva lavorazione del suolo e l’applicazione del compost, nonché la limitazione delle dimensioni del terreno non sono in alcun caso imposte dal regolamento UE; vale a dire le aree vulnerabili in termini di qualità del suolo (o suscettibilità all’erosione) non beneficiano di disposizioni specifiche stabilite a livello dell’UE.

Esaminando le decisioni degli Stati membri e delle autorità di gestione di mettere in pratica strumenti e misure che promuovono attività per la gestione sostenibile del suolo, lo studio ha rilevato che alla qualità del suolo è stata attribuita meno importanza rispetto ad altre preoccupazioni ambientali (per esempio biodiversità e acqua, che beneficiano di obiettivi dell’UE legalmente vincolanti e istituzioni o servizi dedicati). Questo livello di priorità attribuito alla questione della qualità del suolo sembra derivare principalmente dal livello di consapevolezza che le autorità nazionali e locali hanno dei rischi per il suolo e delle loro possibili conseguenze.

L’assenza di diminuzione del bilancio azotato di crescita dal 2010 suggerisce che la recente attuazione della PAC non è riuscita a fornire un ulteriore contributo all’effetto che le precedenti politiche avevano sulla riduzione dell’uso di fertilizzanti.

L’impatto delle misure e degli strumenti della PAC sulla compattazione del suolo e la salinizzazione rimane molto limitato, poiché nessuno strumento ha affrontato chiaramente tali questioni.

Guardando tempeste, siccità, incendi e impermeabilizzazione del suolo come altri fattori che possono influire sulla qualità del suolo, si può osservare che tali eventi possono avere un impatto su aree molto estese e possono quindi avere un impatto molto significativo sulla qualità del suolo rispetto all’impatto che ci si può aspettare dalla PAC. È anche importante notare che i suoli degradati e spogli sono più colpiti da tempeste e siccità rispetto ai suoli gestiti in modo sostenibile e che la frequenza di eventi naturali estremi dovrebbe aumentare in futuro: questo suggerisce che le misure e gli strumenti della PAC devono aumentare di scala per contrastare, per quanto possibile, gli effetti di questi eventi.

La necessità di limitare l’erosione, aumentare il contenuto di carbonio nei suoli minerali, proteggere i prati e garantire il mantenimento del loro contenuto di carbonio è affrontata esplicitamente nel quadro della PAC. Tuttavia, le norme stabilite a livello dell’UE non sono molto ambiziose e il contributo della PAC per mitigare tali minacce per il suolo dipende quindi dalle scelte di attuazione prese a livello dei singoli Stati membri o delle regioni.”https://op.europa.eu/it/publication-detail/-/publication/85bd465d-669b-11eb-aeb5-01aa75ed71a1/language-en

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Tassonomia … cui prodest?

GNE – Commissione Europea

Già in precedenti Bollettini ci siamo occupati della “Tassonomia – Finanziamento di un’economia europea sostenibile.

Ritorniamo sull’argomento, perché – come prevedibile – suscita non poche discussioni. La Tassonomia dell’UE è lo strumento per aiutare gli investitori, le società, i creatori e i promotori di progetti a concretizzare un’economia a basse emissioni di carbonio, resiliente ed efficiente sotto il profilo delle risorse.

L’Unione Europea sta affrontando con importanti scelte politiche la sfida dovuta alla crisi climatica: compiere passi verso un impegno a zero emissioni nette di gas serra (GHG) entro il 2050; e un obiettivo più concreto per il 2030.

Le ultime possibilità per raggiungere i nostri obiettivi climatici condivisi si stanno avvicinando rapidamente e molti nel mercato sottovalutano ancora la portata e il ritmo della transizione necessaria. La tassonomia è quindi lo strumento guida per concretizzare questi obiettivi e definisce cosa è “verde”. Non dice che tutto il resto è dannoso per l’ambiente o che deve essere escluso dalla transizione verso un’economia più sostenibile. In effetti, una Tassonomia dice il contrario, mostra in modo inclusivo il percorso per la transizione economica. In altre parole, la tassonomia fornisce indicazioni e fiducia in ciò che dobbiamo fare.

Ora il settore industriale si lamenta che i limiti imposti dalla tassonomia sono troppo stretti e che è difficile poterli rispettare in poco tempo.

Cercano pertanto di allungare i tempi della transizione … come se la natura potesse ancora aspettare i tempi dell’industria – soprattutto di quella inquinante – e come se il problema dell’inquinamento fosse nato alla data dell’approvazione della tassonomia.

La tassonomia è comunque anche un problema per i Governi che stanno preparando i loro piani nazionali 2020-2030 per l’energia e per il clima. Si incontrano difficoltà per finanziare i progetti di investimento. La proposta di tassonomia dell’UE dovrebbe essere adottata nelle prossime settimane. Ciò lascia il tempo per garantire che le soglie di emissione proposte non lasceranno l’industria bloccata nel mezzo della transizione energetica.

Malgrado l’importanza e la necessità di un tale strumento, non siamo comunque alla fine del dibattito e della sua definizione. Una rielaborazione è prevista per marzo. D’altronde, se si vuol avanzare rispettoa ció che non è stato fatto negli scorsi decenni, la tassonomia può essere la “chiave” per forzare i più recalcitranti a muoversi per un futuro non più eco- sostenibile, bensí eco – compatibile.

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Consultazioni pubbliche della DG Ambiente su strategie Suolo e Foreste

Abbiamo due occasioni da non perdere per far conoscere le nostre ambizioni e i nostri obiettivi a livello europeo su due tematiche ambientali importanti: suolo e foreste.

La Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea ha infatti lanciato due Consultazioni pubbliche per la preparazione di queste due strategie. Quella sulle Foreste il 29 gennaio con scadenza il 19 aprile, quella sul suolo il 2 febbraio con scadenza il 27 aprile 2021.

Si tratta quindi di compiere un ulteriore passo avanti per la definizione di ambedue le Strategie.

Le consultazioni sono multilingue e i questionari da riempire sono anche in Italiano, da selezionare attraverso l’icona della lingua in alto della pagina web. I questionari vertono su proposte specifiche di possibili azioni da prevedere nelle strategie. Il fatto che siano a scelta multipla permette di trattare automaticamente in maniera statistica numeri molto elevati di risposte (anche decine di migliaia). Dalle domande si deduce già quali saranno i contenuti delle strategie.

Invitiamo tutti i nostri lettori a prendere il tempo di rispondere, ricordando che per poterlo fare ci si deve prima registrare.

Qui i dettagli:

NEWS ARTICLE | 2 FEBRUARY 2021

Commission consults on new EU Soil Strategy

The European Commission has launched an online public consultation on the development of a new EU Soil Strategy:

https://ec.europa.eu/environment/news/commission-consults-new-eu-soil-strategy-2021-02-02_en

Consultazione:

NEWS ARTICLE | 29 JANUARY 2021

Commission consults on new EU Forest Strategy

As part of the European Green Deal, the European Commission has launched an online public consultation on the development of a new EU Forest Strategy.

https://ec.europa.eu/environment/news/commission-consults-new-eu-forest-strategy-2021-01-29_en

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Tabella di Marcia per la nuova strategia per il suolo

Il 5 novembre 2020 è stata pubblicata dalla Commissione europea la Tabella di Marcia (Roadmap) relativa alla Nuova strategia per il suolo: suolo sano per una vita sana.

In quattro pagine abbiamo la sintetica descrizione della situazione e l’indicazione delle diverse fasi da affrontare. La consultazione pubblica è stata effettuata a novembre/dicembre 2020, entro la primavera 2021 saranno attivate le consultazioni con specifici esperti dei e negli stati membri dell’UE, delle istituzioni comunitarie e in particolare dell’Agenzia Europea dell’Ambiente. Il tutto dovrebbe concludersi con un testo, prima dell’estate 2021.

La nuova strategia europea sul suolo avrà come obiettivo la salvaguardia dei suoli europei nei contesti già definiti sia internazionalmente che nell’Unione. Lo si concretizzerà:

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Cartolina Postale – PAC 2027

GNDE – Società Civile  

Nel precedente Bollettino abbiamo parlato della Politica Agricola Comune (PAC). Ci è stato chiesto di motivare la nostra posizione così scettica. A questa domanda, meglio di noi può rispondere l’articolo redatto da Hannes Lorenzen, presidente di ARC2020, il gruppo di associazioni che si batte da anni per una PAC basata su una migliore politica agricola, alimentare, rurale e ambientale in Europa e nel mondo.

Rimandiamo al testo originale per una dettagliata lettura, qui riportiamo solo la parte che descrive lo scenario che avremo con questa PAC nel 2027.

Bruxelles, gennaio 2027

            Finalmente la svolta è stata raggiunta! L’UE ha concretizzato la svolta agricola: radicale e senza compromessi. La realizzazione è arrivata tardi, ma appena in tempo.

            Con il Green Deal, il programma Farm to Fork e l’ambiziosa strategia sulla biodiversità, la Commissione Europea aveva risposto alla forte pressione dell’opinione pubblica alla fine del 2020: ma ancora una volta aveva fallito la politica agricola a causa del blocco del Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura e del Parlamento europeo. La lobby agroindustriale difendeva i pagamenti per ettaro, del tutto inadatti alla politica agricola, e aveva impedito le condizioni sociali ed ecologiche per i pagamenti diretti.

            Solo pochi anni dopo, drastiche correzioni si sono rivelate inevitabili. La crisi Covid, le condizioni meteorologiche estreme con inondazioni catastrofiche nel sud dell’UE e prolungate siccità, gli insuccessi dei raccolti nel nord Europa hanno portato a ulteriori proteste crescenti, anche da parte degli agricoltori. Ciò ha costretto gli Stati membri a riorientare i loro piani strategici per l’intera produzione agricola e forestale e ad attuare gradualmente principi rigenerativi e socio-ecologici nei loro regolamenti rendendoli una condizione per il sostegno pubblico.

            La Commissione europea ha fornito direttive e regolamenti sorprendentemente coerenti a tal fine. Durante la lunga crisi Covid, le strutture centrali di trasformazione e fornitura si erano rivelate inadeguate e l’alimentazione non più sicura. In risposta, la Commissione ha disattivato i pagamenti diretti a speculatori fondiari, grandi investitori e agroindustriali. L’agricoltura strutturata su piccola scala e l’agricoltura solidale con strutture di approvvigionamento locali e regionali è stata dichiarata un aforisma.

Un nuovo spirito europeo di coesione

            Nonostante i soliti blocchi e controversie a Bruxelles, un nuovo spirito europeo di cooperazione e coesione è emerso tra il 2021 e il 2027 sullo sfondo della crisi economica globale innescata dal Covid-19. Una società civile sorprendentemente vitale, movimenti come Fridays for Future e parlamenti rurali hanno creato una nuova fiducia in se stessi nelle regioni.

            La crisi economica, che colpisce principalmente le aree urbane, è stata ora affrontata dalle campagne. Tante giovani famiglie si erano trasferite dalla città alle zone rurali grazie alle nuove possibilità digitali. Sono nate varie reti di imprese innovative, creando nuovi mezzi di sussistenza combinando attività agricole, orticole, di trasformazione alimentare e turistiche con un’ampia gamma di servizi online. L’agricoltura e la silvicoltura socio-ecologica, la formazione digitale e pratica in situ e, soprattutto, l’innovazione sociale nel campo dei sistemi energetici e di trasporto locali e la produzione industriale locale di macchinari e informatica, hanno permesso di ridurre in modo significativo il carico sulle aree urbane e di creare una bio-economia locale adattata ai cambiamenti climatici.

            L’Europa, con il suo nuovo potere integrativo, è diventata un modello per molte regioni del mondo, anche perché il nazionalismo che era stato a lungo dilagante è scomparso a causa della nuova solidarietà tra governi nazionali e regionali. In questo modo, l’Europa si avvicinerà abbastanza all’obiettivo della neutralità climatica già all’inizio del 2027. I nuovi programmi per mobilitare e promuovere i giovani nel quadro di un nuovo contratto sociale intergenerazionale hanno spinto il processo di trasformazione in avanti a una velocità sorprendentemente rapida.

Possiamo solo augurarci che tutto ciò avverrà per davvero.

CAP nel 2027 CAP Reform | Postcards From The Future