Updated figures on land take

Land Take refers to the concept of the occupation and use of farmland for purposes other than farming or forestry, to build infrastructure, homes, industrial buildings and so on.

Land take occurs above all in peri-urban areas, where the demand for new infrastructure is high and soil quality, for historical reasons of human settlement, is good.

The most recent figures on the situation regarding land take in the EU were published by the European Enviornment Agency last December. They have been published on the Agency’s website and provide interactive information and data on land take in the 39 countries that are members of the Agency including the 28 (now 27) that belong to the EU.

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Dati aggiornati sul Land Take

Il termine inglese Land Take sintetizza il concetto di occupazione e uso del terreno agricolo per scopi differenti da quelli agricolo o forestale, per costruire infrastrutture, abitazioni, edifici industriali, ecc.

Lo traduciamo con “consumo di suolo” e si verifica soprattutto nelle aree periurbane, dove la domanda di nuove infrastrutture è elevata e la qualità del suolo, per motivi storici di insediamento umano, è buona.

I dati più recenti sulla situazione di occupazione dei suoli nell’Unione Europea sono stati pubblicati dall’Agenzia Europea dell’Ambiente nel dicembre scorso. Sono stati messi a disposizione nel sito dell’Agenzia e forniscono in maniera interattiva le informazioni e i dati sul consumo di suolo in 39 paesi membri dell’Agenzia di cui i 28 (ora 27) dell’UE.

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Stato dell’Ambiente in Europa (SOER) 2020

Gli addetti ai lavori lo chiamano direttamente con il suo acronimo inglese SOER. Si tratta del rapporto sullo stato dell’ambiente in Europa redatto ogni cinque anni dall’Agenzia Europea per l’Ambiente. Per Natale lo abbiamo trovato sotto l’albero. È un documento di cui non è necessario sottolineare l’importanza. Va letto e meditato, mentre gli amministratori pubblici e i rappresentanti politici dovrebbero tenerlo sulla scrivania o, come suggerito da alcuni, direttamente sul comodino.

Non possiamo rallegrarci, in sintesi “abbiamo perso il treno” e l’Europa non riuscirà a centrare gli obiettivi fissati per il 2030. Si raccomanda allora un intervento urgente che possa nell’arco dei prossimi 10 anni fare quello che non si è fatto negli ultimi 40. Il rapporto non può per la sua natura essere “negativo” o “pessimista”, pertanto si continua a sostenere la speranza e a richiedere un intervento urgente che affronti l’allarmante tasso di perdita di biodiversità, gli effetti sempre maggiori dei cambiamenti climatici e l’eccessivo sfruttamento delle risorse naturali.

Possibile?

Il raffronto col precedente rapporto SOER del 2015, ci fornisce dati spietati.

Lo stato dell’ambiente è peggiorato, le prospettive sono ambigue e nel complesso le tendenze ambientali in Europa non sono migliorate. Prendiamo il campo della biodiversità: dei 13 obiettivi strategici specifici fissati per il 2020 in questo settore, solo due hanno buone probabilità di essere raggiunti: la designazione di zone marine e zone terrestri protette. Guardando al 2030, se le attuali tendenze persistono il deterioramento dell’ambiente naturale si aggraverà e aria, acqua e suolo continueranno a essere inquinati.

Già il suolo!

Basta una occhiata alla figura qui allegata che riporta schematicamente e sinteticamente la stato dell’ambiente in Europa. Non è necessario leggere, saltano agli occhi immediatamente le tre sole linee orizzontali completamente rosse (colore che indica “Dominano tendenze/sviluppi al peggioramento” e “Non a buon punto”). Corrispondono a:

Urbanizzazione e uso del suolo da parte di agricoltura e silvicoltura

Condizioni del suolo

Cambiamenti climatici e impatti sugli ecosistemi

In altre parole, i peggiori allievi della classe!

Per urbanizzazione e uso del suolo Non a buon punto neanche per il 2050.

Se partiamo dalle parole di Franklin Dehousse – professore all’Università di Liegi e precedentemente giudice alla Corte di Giustizia dell’Unione europea – che commentando le affermazioni del Presidente della Repubblica francese sulla NATO ha detto: “Non è la NATO che è nello stato di morte cerebrale, ma la classe politica europea” (pubblicate in Belgio su Le Vif/Express no. 47 | 21 novembre 2019), allora la situazione ambientale in Europa NON potrà migliorare.

Allora ai giovani che manifestano e che chiedono risultati e concretezza, possiamo per il momento rispondere Chi vive sperando muore cantando.

valorizzazione capitale sociale e obiettivi

The Green Deal for Europe

In queste settimane si sente sempre più parlare del Green Deal for Europe(Patto Verde per l’Europa) con cui la nuova Commissione Europea si è presentata per rispondere alle proteste dei giovani e della società civile che domandano e pretendono cose concrete e non fiumi di parole. Il Commissario Frans Timmermans ne ha la delega specifica.

Fino ad oggi le questioni ambientali erano state bloccate dalla precedente Commissione Europea. Ora assistiamo ad una rivitalizzazione delle strutture comunitarie su questa tematica in vista della preparazione del Patto Verde. Ma quest’ultimo cosa contiene? …

Lo si può capire leggendo il documento presentato ufficialmente l’11.12.2019 e disponibile in inglese, francese e tedesco nel sito della Commissione Europea (Bruxelles, COM(2019) 640 finale). È una lista di buone intenzioni e belle parole, con descrizioni di attività frenetiche” da attuare entro il 2020 e il 2021 per preparare piani, direttive, legislazioni. La Commissione proclama questo documento come una Tabella di Marcia da attuare insieme a cittadini, società civile, Stati membri e paesi extraeuropei.

La prima pagina è entusiasmante! Si cambia sistema rispetto alla Commissione degli ultimi cinque anni: Continua a leggere “The Green Deal for Europe”

La Risoluzione del PE per la COP 25 a Madrid

L’eco della settimana sul clima tenutasi a Madrid dal 2 al 13 dicembre si sta spegnendo grazie anche all’arrivo del periodo delle feste. A parole in questi momenti ci sentiamo tutti profondamente più “buoni”. Per la fine dell’anno facciamo propositi di generosità, di salute, di pace. In tale contesto di “dolcezza”, ci piace ricordare che il Parlamento europeo ha decretato l’emergenza climatica e ambientale (Risoluzione del 28 Novembre 2019 (2019/2930(RSP), un voto simbolico per mantenere alta la pressione sui leader dell’UE in vista della COP25 sul clima e per l’arrivo dell’esecutivo della nuova Commissione Europea. Inoltre, in parallelo, lo stesso Parlamento Europeo il 29 novembre ha approvato la risoluzione dal titolo: “Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici 2019 in programma a Madrid, Spagna (COP 25)” (P9_TA(2019)0079).

È un documento di 25 pagine: leggerlo ci ha fatto bene. Riportiamo qui quello che dice sul suolo, ma invitiamo a leggerlo (esiste in tutte le lingue comunitarie) nella sua totalità e ci auguriamo che sia ripreso dal Green Deal for Europe della Commissione europea: Continua a leggere “La Risoluzione del PE per la COP 25 a Madrid”

Suolo … qualcosa si muove …

Dopo anni di silenzi e di attesa, qualcosa in merito al suolo si sta muovendo anche a livello europeo.

Proviamo a mettere in fila il perché di questa percezione:

  • La Commissione europea nel suo nuovo programma quadro di ricerca Horizon Europa (2021-2027) ha definito una “missione” specifica: Prodotti alimentari e salute del suolo, di cui è stato già nominato il Board che lo dovrà accompagnare. https://angelidelsuolo.wordpress.com/2019/09/01/membri-dei-mission-boards-di-horizon-europe/
  • Il rapporto del Panel Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC o GIEC) del 7 agosto 2019, ha “denunciato” lo stato di degrado in cui versa la maggioranza dei suoli nel mondo, affermando che il suolo è sotto pressione da parte delle attività umane e dei cambiamenti climatici. https://angelidelsuolo.wordpress.com/2019/10/01/il-rapporto-ipcc-o-giec-su-cambiamenti-climatici-e-territorio/
  • A settembre 2019 l’Agenzia Europea per l’Ambiente pubblica Land and Soil in Europe (Terreno e suolo in Europa), con cui fotografa la situazione di pericolo per i suoli dell’Unione europea. Inoltre fornisce tramite immagini le spiegazioni di concetti complessi come gestione sostenibile di terreni e suoli, relazione con il cambiamento climatico e ruolo del suolo nell’accumulo di carbonio e azoto. Termina ricordando l’importanza del suolo nei 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile (SDG) definiti dalle Nazioni Unite per il 2030. https://www.eea.europa.eu/publications/eea-signals-2019-land

Ecco che allora la conferenza “Soil and the SDGs: challenges and need for action” dello scorso 25 novembre assume un rilievo particolare. Organizzata dalla Direzione Generale Ambiente della Commissione europea, ha cercato di definire i pilastri su cui innestare una proposta politica sul suolo nei prossimi mesi. Il documento di riferimento (rapporto ancora provvisorio ma disponibile) – posto come premessa al dibattito – da una parte mette in evidenza l’importanza del suolo per ognuno degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG), dall’altra chiarisce che gli indicatori di neutralità del degrado del suolo (Land Degradation Neutrality – alias il Target n. 3 del SDG n. 15 ‘Vita sul terreno’) forniscono un buon punto di partenza per misurare i progressi in relazione agli stessi SDG.  Certo servono ancora altre azioni di armonizzazione tra gli Stati membri per renderli pienamente operativi. Si tratta però di un ulteriore documento che continua a “fotografare” la tematica suolo secondo angoli e prospettive che alla fine conducono alle stesse raccomandazioni. Continua a leggere “Suolo … qualcosa si muove …”

Ruralization

Ruralization è un progetto – finanziato dalla DG Ricerca della Commissione Europea e iniziato nel maggio 2019 con durata fino ad aprile 2023 – che ambisce a riequi

ruralisation

librare la tendenza che attualmente favorisce lo sviluppo urbano rispetto a quello rurale. Allo stesso tempo vuole offrire alle nuove generazioni possibilità di lavoro in un quadro di sostenibilità economica ambientale e sociale. Il consorzio di ricerca  è composto da 18 partner di 12 stati differenti e per l’Italia partecipa l’Università della Calabria.

Pur essendo una ricerca – e quindi svolga la raccolta ed elaborazione di dati per offrirne un possibile modello interpretativo e decisionale – Ruralization ha un approccio particolarmente interessante perché si concentra su ambizioni, sogni, idee relative al mondo rurale delle nuove generazioni. Ne dovranno scaturire futuri rurali alternativi in termini di possibilità, probabilità e preferibilità. I risultati del progetto produrranno nuove opzioni e prospettive tanto per i nuovi insediamenti rurali quanto per i responsabili politici, con strumenti pratici per gli attori rurali.

Trovare e sviluppare queste pratiche innovative richiede il coinvolgimento delle parti interessate, come agricoltori, giovani e imprenditori rurali. Attualmente RURALIZATION sta creando un database per aiutare a connettersi con le principali parti interessate.

Per aderire al database iscriversi qui: https://www.ruralization.eu/contacto

GROW Observatory

Un interessante convegno “Interfaccia politica dell’Osservatorio” si è tenuto a Bruxelles il 3 e 4 settembre scorso, organizzato da GROW Observatory. Quest’ultimo è un progetto di ricerca finanziato dalla Commissione Europea che ha come obiettivo la creazione di un movimento di cittadini (nel senso di soggetti di una nazione che, come tali, godono di diritti politici) capaci di generare, condividere e usare le informazioni e i dati relativi al terreno. In questo modo s’intende affrontare consapevolmente le urgenti sfide che la scienza e la società devono risolvere per quanto riguarda la conservazione e l’uso della risorsa suolo.

Il progetto si basa sulla possibilità di raccolta dati sul suolo (temperatura, umidità, ecc.) attraverso un sensore messo nel suolo dall’agricoltore, trasmessi via satellite ad un centro elaborazione dati e restituiti all’agricoltore sotto forma di informazioni utili per coltivare. I dati a loro volta sono elaborati per essere messi a disposizione della comunità locale e dei decisori politici. Al di là della struttura e dei responsabili del progetto, è interessante la possibilità di stabilire stretti legami tra i rappresentanti del mondo dei ricercatori e quello degli agricoltori pionieri.

Alla presenza di rappresentanti della FAO, della Direzione Generale (DG) Ambiente e della DG Ricerca della Commissione Europea, di ricercatori e di rappresentanti della società civile si è svolto un confronto aperto e fortemente utile per le prospettive di sviluppo offerte da questa esperienza.

Va sottolineato che quello dell’elaborazione dati e azione “Osservatorio” è solo uno degli aspetti del progetto, forse il meno conosciuto; mentre un altro basato sulla formazione on line (attraverso Massive Open Online Courses – MOOC) ha ottenuto un franco e rapido successo che ha permesso la creazione di legami tra gli stessi agricoltori (importante la distinzione tra agricoltori e agricoltori pionieri), la società civile e il mondo – spesso chiuso – dei ricercatori e degli accademici. Ne scaturisce che il concetto di scienza dei cittadini non è un concetto astratto. Al contrario, esso diviene il fulcro su cui costruire le basi di una scienza partecipata a diretto contatto con le realtà di coloro che la vivono.

Alla domanda di base del convegno, se l’Osservatorio può essere lo strumento per ottenere una politica più consona alle esigenze di una protezione e uso del suolo per le prossime generazioni, la risposta è sicuramente positiva. L’ulteriore sviluppo va posto allora nella giusta direzione col passaggio da una struttura basata sulla disponibilità (il progetto di ricerca) ad una permanente organizzata per raccogliere i dati provenienti dagli agricoltori e dai cittadini, elaborarli e fornirli agli stessi agricoltori e ai vari attori responsabili della gestione di quel territorio.